Sarò breve:
E’ scontato che il 2 giugno 1946 ci furono vistosi brogli nella computazione delle schede elettorali del referendum fra monarchia e repubblica. Non lo dico io ma lo dice, in maniera ineccepibile, lo stesso Romita, all’epoca Ministro degli Interni, repubblicano arrabbiato, nelle sue memorie dove tenta, senza riuscirci, di coprire questa frode.
Sono convito che questa sia una ricorrenza che:
- divide gli italiani, già divisi, spaccati fra loro, per motivi politici;
- che se all’Italia fosse stato consentito di restare una monarchia, avremmo avuto una storia diversa. Non avremmo avuto una democrazia bloccata per sessant’anni, i comunisti sarebbero andati al governo come ci sono andati i laburisti, all’epoca marxisti inglesi, e poi sarebbero semplicemente diventati social democratici senza aspettare altri trent’anni;
- che non si sarebbero create le oligarchie, economica, industriale, giornalistica, politica che esiste oggi ne’ si sarebbero create i settarismi;
- che non si sarebbero create le divisioni e le pulsioni indipendentiste che ci sono ma che, l’Italia sarebbe potuta diventare una federazione con un simbolo centrale forte di identità italiana.




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Però il loro ruolo era quasi monarchico-costituzionale, nel senso che era un'incarico vitalizio al di sopra delle parti e privo, perlopiù, di reale influenza.