Lega, il giallo degli assegni protestati - PRIMO PIANO - Italiaoggi
La vicenda è legata a una Fondazione del Carroccio, nel cui cda ci sono anche Calderoli, Bossi e Cota
Spuntano 8 titoli irregolari emessi per un valore di 11.450 euro
Ci sono i nomi di quasi tutto lo stato maggiore della Lega. Compaiono, tra gli altri, i ministri Umberto Bossi e Roberto Calderoli, il candidato governatore del Piemonte Roberto Cota, il sottosegretario Maurizio Balocchi, il presidente della commissione bilancio della camera Giancarlo Giorgetti e l'ex ministro Francesco Speroni. Tutti quanti «protestati», come si usa dire con termine tecnico. Nei loro confronti, ha scoperto ItaliaOggi, sono stati levati protesti per l'emissione di assegni irregolari. In tutto parliamo di 8 protesti, nei confronti di altrettanti esponenti leghisti, per un importo complessivo di 11.450 euro.
Questa, in sostanza, è la realtà che emerge dal registro protesti, dove sono segnate tutte le operazioni in questione. Ma per quale motivo questi assegni sarebbero irregolari? Iniziamo con il dire che la faccenda è legata alla Fondazione Stati Generali del Nord, una onlus che i vertici del Carroccio costituirono l'8 aprile del 2003. Si tratta di un ente che ha sede a Milano e che, come si apprende dall'oggetto sociale, si occupa «della tutela dei diritti civili proponendo lo sviluppo dei valori etici, sociali, politici ed economici del popolo lombardo e conseguentemente dei popoli del Nord a questo legati in tutti i loro aspetti». Il patrimonio della fondazione, sempre secondo quanto si apprende da una semplice visura camerale, ammonta a 52 mila euro. Ebbene, praticamente tutti i consiglieri di amministrazione dell'ente sono stati protestati. Si tratta, nel dettaglio, del presidente della fondazione, nonché ministro della semplificazione, Roberto Calderoli, per un assegno di 2 mila euro; del capogruppo del Carroccio alla camera, Roberto Cota, per un assegno di 2.500 euro; del sottosegretario alla semplificazione, nonché tesoriere della Lega, Maurizio Balocchi (600 euro); del ministro delle riforme, Umberto Bossi (200 euro); dell'ex ministro Francesco Speroni (1.500 euro); del presidente della commissione bilancio della camera e mente economica del partito Giancarlo Giorgetti (1.200 euro); dell'ex senatore Francesco Moro (1.500 euro); del deputato Angelo Alessandri (1.950). I protesti sono stati tutti levati tra l'8 luglio e il 16 luglio del 2008 e tutti quanti iscritti nel registro dei protesti l'8 agosto dello stesso anno (qualche mese dopo le ultime elezioni politiche). Naturalmente si ricorre al protesto in caso di mancata riscossione dell'assegno. Sul punto, dal registro si viene a conoscenza del motivo, tecnicamente «codice», del mancato pagamento: «irregolarità dell'assegno-assegno denunciato smarrito/rubato-assegno recante firma di traenza illeggibile». Si tratta di un'epressione burocratica, che è riportata in calce a ogni nome. Così come identico è il riferimento alla città, ovvero Verona, e identico il numero di conto corrente.
E qui passiamo al giallo, perché ovviamente ItaliaOggi ha chiesto lumi a ogni livello del Carroccio, dall'ufficio stampa e amministrativo del partito agli staff dei parlamentari coinvolti. Nessuno sembra sapere o ricordare nulla. Nessuno risulta essere a conoscenza di questi protesti. Un fatto certo è che ad avere il potere di firmare gli assegni, per la fondazione, è Balocchi. Il cui staff, però, non è stato in grado di fornire dettagli, al massimo di avanzare un'ipotesi: «Forse si tratta di una truffa, in quel caso ricorreremo all'autorità giudiziaria». Insomma, qualcuno ipotizza che ci potrebbe essere stato un «taroccatore» di assegni, naturalmente all'insaputa dei diretti interessati. Come spiegare, però, che il numero di conto corrente è uguale per tutti gli esponenti del Carroccio, come se tutti risultassero cointestatari? «Impossibile», dicono dagli uffici amministrativi della Lega e anche da quelli della fondazione, dove si ripete come un mantra il fatto che l'unico autorizzato a muovere i soldi sia Balocchi. Eppure il documento estratto dal registro dei protesti parla chiaro. Un responsabile della fondazione, che ha contattato ItaliaOggi nella serata di ieri, ha spiegato che «la fondazione è praticamente dormiente dalla sua nascita e che il patrimonio risulta intaccato, al di là di qualche spesa effettuata». E poi, ha aggiunto, «non è vero che Bossi e nel cda». Quest'ultima affermazione, però, è smentita dalla visura della fondazione, che colloca Bossi nel cda dal giorno della fondazione. L'ex senatore Moro, uno dei pochi a parlare direttamente, ha esordito dicendo di non far parte dell'ente («no, guardi, quel Francesco Moro non sono io ma un omonimo»). Ma di fronte alla data di nascita non ci potevano essere dubbi («beh, ormai è una vita che non vado più ai consigli di amministrazione»). Nel frattempo, hanno detto tutti all'unisono, «verificheremo».
In attesa di risolvere il giallo.




Rispondi Citando
hefico:

