Ettore Tolomei
"Irrendentista e interventista"


Quello di Ettore Tolomei è un nome che viene sempre associato, in un contesto negativo, alla questione altoatesina. "Boia del Tirolo" e "becchino del Sudtirolo tedesco" sono gli epiteti più gentili creati per lui dai suoi detrattori. La sua tomba è stata più volte devastata da odiosi attentati di marca sudtirolese, che qualificano ampiamente il grado di civiltà di chi li ha commessi…
Tra gli ambienti del separatismo altoatesino e dal pangermanesimo più bieco, il suo nome è evocato quasi come un "babau", invece noi italiani dobbiamo essere eternamente grati a questa nobile figura d'irredentista che, con tutti i limiti ed i suoi errori, seppe in momenti difficili tenere alta la fiaccola dell'italianità dell'Alto Adige.
Nacque a Rovereto il 16 agosto 1865, da una famiglia con una certa tradizione patriottica e ghibellina, al punto di festeggiare, cosa inaudita nella bigotta società trentina dell'epoca, la redenzione di Roma il XX settembre 1870.
Sin dall'età ginnasiale, quindi, Tolomei manifesta, ingenuamente, quelle idee di italianità che gli pervengono dalla famiglia. A diciotto anni termina il liceo e prosegue gli studi non in Austria, bensì a Firenze e poi a Roma, dove si laurea in lettere nel 1887.
Durante gli studi si avvicina ai repubblicani "storici" e ai mazziniani intransigenti: erano essi, infatti, che maggiormente soffiavano sul fuoco dell'irredentismo e tra gli altri avevano come punto di riferimento due uomini politici provenienti proprio dalle terre irridente: il Trentino Ergisto Bezzi, già dei Mille, che ad ogni elezione rinunciava al mandato per non giurare fedeltà a la monarchia, ed il triestino Salvatore Barzilai, che diverrà ministro nel corso della Grande Guerra. Nell'ottica di allora, quindi, il Tolomei era un uomo di sinistra piuttosto inviso ai politici triplicasti. Anche suo fratello Ferruccio era politicamente impegnato in quegli ambienti: egli sarà, infatti, tra gli organizzatori della spedizione garibaldina in Grecia contro l'impero ottomano (1897), cui parteciperà come ufficiale medico.Da studente Ettore Tolomei invia alcune corrispondenze ai giornali trentini e collabora al "Capitan Fracasso". Dopo la laurea trova posto come insegnante al ginnasio italiano di Tunisi ed in questa nostra "colonia mancata" (la Tunisia era abitata da decine di migliaia di italiani e fu proprio la sua assegnazione alla Francia piuttosto che a noi, il primo segno di incrinatura della Triplice Alleanza, giacché Germania ed Austria ben si guardarono dall'appoggiare gli interessi coloniali italiani, anzi…) svolge benemerita opera di italianità. Ben presto, però è richiamato in Austria per il servizio militare e ne approfitta per iscriversi al corso di geografia dell'università di Vienna.
Terminato il servizio di leva torna a Roma (siamo nel 1890), dove fonda la rivista "La Nazione Italiana" che, ufficialmente, apre la lotta irredentista, per il confine al Brennero. Con quella rivista si aprì una fase nuova dell'irredentismo, dove ci cercò con argomenti storici e scientifici di dimostrare le buone ragioni delle aspirazioni nazionali italiane. Alla rivista, su cui scrisse anche il celeberrimo Giulio Cesare Abba, collaborarono autori provenienti da tutte le parti dell'Italia irredenta, Corsica compresa. Sono anni molto fecondi, quelli, per Tolomei ed entra in contatto con numerosi personaggi che gli saranno in seguito molto utili, tra cui Giosuè Carducci , il cui prestigio egli vorrebbe utilizzare per sensibilizzare gli ambienti politici romani alla questione altoatesina.
Nel 1894 abbandona l'attività politico-giornalistica per qualche tempo e poi si reca ad insegnare alle scuole italiane di Salomicco.
Nel 1900 torna in Italia e per primo, tre anni dopo, scala la cima del Glokenkarkeskofel, dagli studiosi della Società Geografica indicato come il punto più settentrionale della penisola italiana. Scala la cima assieme al fratello Ferruccio e ad Enrico del Cai di Roma; con le loro antesignane dell'alpinismo femminile trentino, le sorelle Elvira ed Ilda Tomasi "…i nomi uniti di Roma e di Trento suonano di fasto augurio", scriverà nella relazione alpinistica pubblicata nel 1905 dal bollettino del Cai, relazione che lo renderà famoso nell'ambiente alpinistico italiano ed internazionale. Il fatto di essere stato il primo a scalare la cima gli da il diritto di battezzarla e così l'oscuro Glokeneccetera piglierà il nome di "Vetta d'Italia".
Nel 1906 si stabilisce a Gleno, dove la sua famiglia aveva delle proprietà e dove acquista un podere e a questa località altoatesina legherà il suo nome. Qui fonda la rivista di studi "Archivio per l'Alto Adige", il cui scopo è quello di sostenere sulla base di solide motivazioni scientifiche l'italianità dell'Alto Adige. Glottologia, toponomastica, ogni branca dello scibile è indagata in funzione di questo scopo. Tra i primi collaboratori nomi illustri; Pasquale Villari, Carlo Battisti, Isaia Graziadio Ascoli, Angelo De Gubermatis, Torquato Taramelli e tanti altri. Giunsero anche gli auguri del Carducci. La rivista continua tuttora ad uscire, a Firenze, presso l'Istituto di Studi per l'Alto Adige (via Cesare Battisti, 4).
La pubblicazione, che alla zona da il nome del dipartimento napoleonico di cui faceva parte Bolzano, viene subito sequestrata e suscita violenti contrasti tra patrioti italiani e pangermanisti. Ciò contribuisce a fargli propaganda, soprattutto tra personalità politiche italiane che sapranno bene utilizzarla quando sarà il momento è abbastanza noto il fatto che dietro il tavolo di lavoro di Sidney Sonnino facessero bella mostra di sé le annate dell' "Archivio", è proprio grazie a questa rivista di altissimo livello che l'Italia sta a buon diritto a nord di Salorno e che la redenzione dell'Alto Adige non può essere considerata una brutale annessione imperialistica, non dimentichiamocelo!
Nel 1914 Tolomei torna in Italia e si batte per l'intervento, stampando opuscoli di propaganda in numerose lingue e diffusi anche all'estero. Allo scoppio della guerra si arruola negli alpini e, per evitare la fine di Cesare Battisti se catturato, cambia i propri dati anagrafici in Eugenio Treponti da Verona. A contatto col comando supremo continua instancabile il lavoro propagandistico e scientifico. Intensifica in quegli anni anche gli studi sulla toponomastica dell'Alto Adige, opera per cui è stato in passato molto criticato, in gran parte a torto. E' assodato che non compì da solo gli studi toponomastici e si fece per così dire aiutare da alcuni tra i più valenti studiosi, dell'epoca (Carlo Battisti, Ettore De Toni, il sudtirolese Alois Lun) e le traduzioni dei toponimi altoatesini sono, in moltissimi casi, la restituzione del toponimo originario come risulta da antichi documenti. Ora qualcuno vorrebbe cancellare la toponomastica italiana dell'Alto Adige, quindi bisogna avere il coraggio di gridare forte e chiaro che in centinaia e centinaia di casi è facile dimostrare che il toponimo neolatino è attestato assai prima di quello tedesco! Se Tolomei ed i suoi collaboratori hanno commesso qualche errore di traduzione, esso riguarda perlopiù microtoponimi marginali.
Nel 1918 l'Austria crolla e l'Italia raggiunge i propri confini naturali. Tolomei si insidia a Bolzano, dove gli viene affidato il Commissariato alla Lingua e alla Cultura per l'Alto Adige. Deve subito battersi contro quei compatrioti che avrebbero voluto rinunciare al territorio altoatesino. Ha pure uno scontro con il sindaco, già borgomastro austriaco, tale Julius Perathoner, un figuro pieno di livore e di odio antiiitaliani.
Nel 1919 viene inviato a Parigi dove gioca un ruolo di fondamentale importanza per convincere la nostra delegazione a fissare definitivamente il Brennero come frontiera politica, oltre che naturale, tra Austria ed Italia.
Tolomei non fu solo un uomo politico, ma anche un intellettuale ed a lui si devono la creazione dell'Archivio di Stato di Bolzano, dell'Istituto di Studi per l'Alto Adige e della Biennale d'Arte di Bolzano.
Nel 1923 verrà nominato senatore per i suoi meriti culturali e patriottici; non sarà mai servile, però, nei confronti del regime ed in Senato, per esempio, si scaglierà contro la pena di morte, suscitando così le ire degli eterni "benpensanti".
Una certa storiografia da un tanto al chilo, ha dipinto il Tolomei come l'artefice della politica fascista in Alto Adige. Ebbene, anche qui bisogna dire che Ettore Tolomei non aveva il potere né di fare le leggi, né di farle applicare e quindi è del tutto fuori luogo volerlo far passare come il capro espiatorio di tutto ciò che accadde in Alto Adige dal 1922 al 1943. Fuori luogo e troppo comodo, per far dimenticare le vastissime fasce di collaborazionismo e di consenso nei confronti del regime fascista presenti nella popolazione e nella società sudtirolese.
Un capitolo interessante da Studiare e da approfondire sarebbe quello dei rapporti tra Tolomei ed Hitler. I due si incontrarono segretamente a Monaco di Baviera nel 1928 ed è probabile che i rapporti, perlomeno epistolari, siano continuati. Il partito di Hitler aveva, caso insolito nel panorama dell'estrema destra tedesca dell'epoca, una passino rinunciataria nei confronti dell'Alto Adige che coincideva con quella del Tolomei! E' probabile che nell'archivio del senatore, trafugato dai nazisti dopo l'8 settembre 1943, ci fossero degli scomodi "dossier" sui rapporti segreti tra ambienti fascisti e nazionalsocialisti prima della presa di potere di Hitler. L'archivio non è mai stato più ritrovato, anche se da qualche parte dovrebbe pur essere, giacché diversi studiosi austriaci e tedeschi hanno pubblicato documenti che potevano provenire solo da lì. In quell'archivio c'erano anche centinaia di documenti storici sull'italianità dell'Alto Adige e bisognerebbe recuperarlo ed affidarlo a qualche istituto specializzato, che lo mettesse poi a disposizione degli storici (sto pensando all'Archivio Centrale dello Stato o al Museo del Risorgimento di Trento).
Nel 1939 accade un fatto piuttosto grave: Germania ed Italia decidono di dare ai sudtirolesi il diritto di optare per la rispettiva cittadinanza con l'allontanamento, previo indennizzo, di chi optava, per la Germania.
Anche qui Tolomei si trova d'accordo con Hitler ed inneggia al trattato. Eppure esso andava proprio contro la tesi, non del tutto peregrina, sempre dal Tolomei sostenuta, secondo cui i sudtirolesi non erano veri e propri tedeschi, ma neolatini germanizzati nel corso dei secoli. Sradicare un popolo è una cosa altamente incivile ed averlo giustificato (anche se non fu il Tolomei l'idea delle opzioni) non ha certo fatto onore a quell'uomo, che pure tanti meriti ha avuto.
Durante la guerra si ritira dalla politica e si isola nel primo podere di Gleno ma l'8 settembre viene arrestato dai tedeschi. Viene deportato, così vecchio, prima a Dachau e poi in Turingia. Fu una dura prigionia, anche se qualche trombone esistenzialista ha cercato di far credere che la prigionia del vecchio senatore sia stata una specie di vacanza.
La zona ove si trova viene occupata dai russi che non lo vogliono mollare: un nipote ed alcuni amici riescono a farlo fortunosamente fuggire e a riportarlo in Italia. Vecchio e minato nel fisico è costretto a riprendere la lotta contro gli italiani che, oltre all'Istria, Briga e Tenda vorrebbero rinunciare anche all'Alto Adige. Come consulente riservato del Ministero degli Esteri riuscì a vincere anche quest'ultima battaglia. Scrisse le proprie "Memorie di vita", che Garzanti pubblicò nel 1948 e si spense a Roma il 25 maggio 1952. Venne seppellito nel cimitero di Montagna, il comune da cui dipendeva l'amato villaggio di Gleno e, come abbiamo accennato all'inizio, non ebbe pace neppure da morto.
Chi sfoglia le annate dell' "Archivio per l'Alto Adige" dal 1906 al 1943, il più bel momento alla memoria di Tolomei, capisce bene perché certi ambienti lo possono odiare a tal punto: è infatti grazie all'opera di quest'uomo se in Alto Adige, oggi, siamo a casa nostra.

Achille Ragazzoni