
Originariamente Scritto da
south force
Chissà questa volta chi ne trarrà vantaggio...
Almeno per me è una mortificazione vedere come Prodi continui a combattere la sua crociata per l'Europa e non riesca a capire che ci crede solo lui e pochi altri.
Tra poco procederà alla svendita di Eni ed Enel, a qualche Stato straniero e ringrazierà anche gli acquirenti, facendo credere agli italiani che sia un bene vendere le uniche aziende che fanno guadagnare anche (e soprattutto) lo Stato.
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ROMA (Reuters) - Le imprese italiane, soprattutto quelle a partecipazione pubblica, devono abbandonare "il mito del campione nazionale" se vogliono competere sui mercati internazionali con fusioni e aggregazioni soprattutto in Europa.
Lo ha detto il presidente del consiglio, Romano Prodi, intervenendo all'assemblea annuale di Confindustria precisando che lo Stato-azionista non deve anteporre i propri interessi alle regole del mercato e delle liberalizzazioni.
"Il governo eserciterà il proprio ruolo di guida ed indirizzo nel pieno rispetto delle regole di mercato . Senza mai derogare da questo fondamentale principio, ci attiveremo per il rilancio economico e finanziario delle imprese in difficoltà e per l'espansione, soprattutto internazionale, delle aziende più solide e più dinamiche", ha detto Prodi.
Il presidente del Consiglio ha aggiunto che "riteniamo che, anche per le imprese a partecipazione pubblica, occorra abbandonare definitivamente il mito dei campioni nazionali, per affrontare invece i mercati globali, anche attraverso acquisizioni e fusioni con operatori stranieri, soprattutto in ambito europeo".
"Come ogni altro azionista, anche lo Stato mira alla valorizzazione delle proprie partecipate; sarebbe ingenuo disconoscere che privatizzazioni e dividendi hanno contribuito a contribuiranno al contenimento del disavanzo pubblico. A differenza di ogni altro azionista, però, lo Stato è nella condizione di definire le regole all'interno delle quali operano i soggetti economici, privati e pubblici. Ebbene, non permetteremo che si incorra nell'errore di anteporre i nostri interessi di azionista all'esigenza di procedere sulla strada della liberalizzazione del mercato e della concorrenza", ha concluso.