La cattolica diessina Livia Turco contro il diessino Grillini, autore della proposta di legge sui pacs. Le risponde ironicamente Giulio Giorello


Cara Livia Turco le leggi si dovrebbero fare in barba a sceriffi e preti


• da Corriere della Sera Magazine del 25 maggio 2006, pag. 18

di Giulio Giorello

Appena celebrata la «roccia dell'amore totale e irrevocabile tra uomo e donna» come base «di una società che diventi una casa per tutti» (quel divorzista di Enrico VIII al fine è servito!), Benedetto XVI trova i soliti entusiasti glossatori, teo-con e affini. Scrive sul Foglio Fabio Canessa, persona normalmente equilibrata: «La disinvolta archiviazione di ogni pensiero forte genera smarrimento in una coscienza incapace di sentirsi parte di un'identità condivisa e in un Paese impreparato a tutto». Non si comprende bene se si tratti dell'Ovest americano degli anni Settanta o della Spagna di Zapatero anche perché di Papa e sceriffi si parla assai in quel numero del quotidiano (12 maggio). Ma la confusione tra chi impugna un pastorale e chi porta sul petto la mitica stella di latta non giova nè al rispetto della legge degli uomini nè all'osservanza della Legge del Signore. Se la destra fa piangere, la sinistra, però, fa ridere: al «debolista» Grillini ribatte stizzita Livia Turco (Ds): «Dico solo che non si fanno leggi per ritorsione alle posizioni del Vaticano». Infatti, le leggi si dovrebbero fare per garantire i diritti degli individui, sceriffi e preti permettendo.