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Gli ipocriti
Lo sapete: il governo egiziano ha accusato l'Italia di razzismo per i fatti di Rosarno. Conoscete anche alcune risposte, con l'ovvio riferimento alle violenze in Egitto contro i copti. Oppure avete letto la spiegazione di Marcello Foa, sulle dinamiche interne tra governo egiziano e settori dell'integralismo religioso. Foa dice, in sostanza, che Mubarak deve sbraitare affinché l'opposizione al suo governo non possa sfruttare il malumore per l'atteggiamento governativo, troppo vicino all'Occidente e ad Israele e troppo poco attento alle sorti dei palestinesi. Non a caso cita il muro che separa l'Egitto da Gaza. Ma nelle settimane scorse, di un altro muro si è parlato, ossia quello sotterraneo e di acciaio, sempre tra Egitto e Gaza. Tale muro, se la notizia è vera (non c'è conferma da parte del paese nordafricano), verrà costruito usando competenze americane e servirà, una volta di più, a bloccare il passaggio di persone da e per Gaza.
Anche per questo una parte dell'opposizione egiziana si lamenta e anche per questo il governo di Mubarak inscena la sua protesta contro l'Italia. Solo che, leggendo di questo nuovo muro, così come dell'ipocrisia egiziana, mi è venuto in mente anche dell'altro.
[...] "È giunto il tempo di lavorare a nuove aspirazioni", ha auspicato Pacifici che ha anche manifestato a Benedetto XVI l'apprezzamento per la posizione coraggiosa assunta sul tema dell'immigrazione. "Noi, che fummo liberati dalla schiavitù in terra d'Egitto, come ricorda il primo Comandamento, siamo al Suo fianco - ha assicurato - perché tale tema venga affrontato con "giustizia". Possiamo e dobbiamo contrastare paura e sospetto, egoismo ed indifferenza; rafforzare la cultura dell'accoglienza e della solidarietà, dell'altruismo e della sete di conoscenza dell'altro. Dobbiamo contrastare quelle ideologie xenofobe e razziste che alimentano il pregiudizio, far comprendere che i nuovi immigrati vengono a risiedere nel nostro continente, per vivere in pace e per raggiungere un benessere che ha forti ricadute positive per la collettività tutta. [...] ("Una preghiera per la pace universale", L'Osservatore Romano, 18/01/2010)
Avrete capito che quanto riportato sopra sono parole di Riccardo Pacifici, portavoce della comunità ebraica romana, pronunciate durante l'ultima visita di Benedetto XVI alla principale sinagoga della Capitale. Citando un altro passo:
[...] "Sono passati 24 anni dalla storica e indimenticabile visita di Giovanni Paolo II in questa Sinagoga. Allora fu forte la richiesta rivolta al Papa dai nostri dirigenti di riconoscere lo Stato d'Israele, cosa che effettivamente avvenne pochi anni dopo. Fu un ulteriore segno di tempi cambiati e più maturi. Lo Stato di Israele è un'entità politica, garantita dal diritto delle genti. Ma nella nostra visione religiosa non possiamo non vedere in tutto questo anche un disegno provvidenziale. Nel linguaggio comune si usano spesso espressioni come "terra santa" e "terra promessa", ma si rischia di perderne il senso originario e reale. La terra è la terra d'Israele, e in ebraico letteralmente non è la terra che è santa, ma è eretz haQodesh la terra di Colui che è Santo; e la promessa è quella fatta ripetutamente dal Signore ai nostri patriarchi, Abramo, Isacco e Giacobbe di darla ai loro discendenti, i figli di Giacobbe-Israele, che effettivamente l'hanno avuta per lunghi periodi. Nella coscienza ebraica questo è un dato fondamentale e irrinunciabile che è importante ricordare che si basa sulla Bibbia". [...] ("Una preghiera per la pace universale", L'Osservatore Romano, 18/01/2010)
Stavolta, a parlare, nella stessa occasione, è Riccardo Di Segni, rabbino capo a Roma. Dopo questa cascata di miele, un po' di sapori piccanti. Ad esempio, le affermazioni di Ehud Olmert, pronunciate nel 2007 e in altre occasioni, sul pericolo, per Israele, di sparire se la soluzione a due Stati crolla, oppure quelle recenti di Netanyahu, sulla costruzione di una nuova barriera al confine con l'Egitto, in maniera da impedire il passaggio di immigrati irregolari e garantire il carattere "democratico" ed "ebraico" di Israele. Aggiungiamo l'aumento vertiginoso di revoche di cittadinanza ad arabi residenti a Gerusalemme Est (notizia Ansa del 2 dicembre 2009). Oppure lo scandalo, troppo poco mediatizzato, degli insegnamenti di rabbini come Yitzhak Shapira e Yosef Elitzur, che educano all'uccisione di bambini gentili, anche neonati, se si presume una loro crescita iniqua per gli interessi ebraici. Ecc.
Ora, come leggere il miele dei Pacifici e dei Di Segni, alla luce di quanto appena riportato? Contesti diversi? Ovvio, ma l'ebraismo romano e italiano non è un mondo a parte rispetto ad Israele, come d'altronde si evince dalle parole dello stesso Di Segni.
L'ebraismo italiano vuole l'Italia multietnica, ossia vuole l'annullamento dell'Italia degli italiani. Allo stesso tempo esalta il legame con Israele, rivendicando il mito biblico, quindi il carattere ebraico di quella terra. Non a caso, Olmert afferma la necessità, sposata anche in tempi recenti dall'ebraismo americano, di una soluzione a due Stati, non semplicemente perché si debba dare una terra loro propria ai palestinesi, ché sarebbe una conseguenza, quanto affinché gli ebrei abbiano una propria terra a propria discrezione. E, d'altronde, la soluzione a due Stati è una soluzione razzista, proprio perché fondata sulla divisione etnica e religiosa.
Ma, intanto, l'Italia deve essere multietnica...




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hefico:
