Europa: 17 milioni di bimbi poveri
l'Italia è penultima in classifica
La richiesta al governo: "Serve un garante a tutela dei bambini"
Nel nostro Paese tre milioni di minori a rischio
di CLOTILDE VELTRI


ROMA - Nell'Europa dell'opulenza aumentano i bambini che vivono al di sotto della soglia di povertà. E' quanto emerge dal secondo rapporto sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza in Italia diffuso dal Gruppo di lavoro per la Crc, la Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, alla vigilia dell'anniversario della ratifica della stessa Convenzione (firmata dall'Italia il 27 maggio 1991).

Se in Europa 17 milioni di piccoli vivono in condizioni disagiate, non solo economicamente, l'Italia si conquista un triste secondo posto nella classifica continentale con il 16,3% dei minori poveri, appena prima dell'Irlanda (in base a un' indagine presentata tre anni fa a Bruxelles). Un primato affatto lusinghiero sul quale "Save the Children" - che ha coordinato la stesura del rapporto per l'Onu messo a punto da 45 organizzazioni nonprofit - cerca di richiamare l'attenzione delle istituzioni italiane raccomandando una serie di interventi a breve termine che pongano un freno al fenomeno.

Famiglie povere, bambini poveri
In assenza di dati certi e recenti - problema questo sollevato dai ricercatori - il rapporto utilizza una serie di indicatori che stabiliscono come la condizione esistenziale dei bambini italiani sia peggiorata negli ultimi anni. Innanzitutto il tenore di vita delle famiglie. In base allo scenario tracciato dal rapporto Italia 2006 dell'Eurispes sono ben 5 milioni e 200 mila i nuclei familiari a rischio povertà. In questa cifra sono compresi anche i nuclei indigenti che rappresentano il 23% delle famiglie italiane. Complessivamente gli individui a rischio sono 15 milioni, di cui 3 milioni sono minori di 18 anni.

Ancora. Un recente studio di Bankitalia evidenzia come il 20% delle famiglie meno ricche non abbia migliorato la propria condizione nel corso del decennio 1995-2005, mentre i più ricchi hanno mantenuto la posizione o sono scivolati in una fascia appena inferiore. Se le famiglie attraversano una fase di recessione di conseguenza anche i minori staranno peggio: "il 20% dei bambini italiani vive in condizioni di disagio economico se non addirittura di povertà", si legge nel rapporto.

Quando la madre non lavora
Altro indicatore utilizzato nel rapporto per spiegare il fenomeno dell'indigenza minorile è il tasso di occupazione delle madri. L'Ocse ha accertato che più le madri trovano lavoro, meno problemi economici hanno i figli. In Italia, il tasso di occupazione femminile - soprattutto nelle regioni del centro sud - nel quarto trimestre del 2005 ha subito una contrazione dello 0,2% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Il quadro è allarmante, ma l'analisi di "Save the Children", mette in luce aspetti anche peggiori. Per esempio i dati sanitari come natalità, copertura vaccinale, assistenza sanitaria "da cui emerge che il sud Italia è talmente povero che se fosse un paese a se stante sarebbe il più povero tra i 25 paesi della Comunità europea, con un tasso di mortalità infantile quattro volte più alto della media comunitaria".

Minori stranieri, ultimi degli ultimi
Se i bambini italiani hanno un'elevata probabilità di vivere nell'indigenza, i bambini stranieri che approdano in Italia senza genitori - i cosiddetti minori non accompagnati -, rappresentano la categoria più svantaggiata. Gli ultimi degli ultimi, insomma. Nel nostro paese si calcola che al 30 settembre 2005 questi piccoli fossero 6.426, provenienti soprattutto da Romania, Marocco e Albania. Bambini senza un punto di riferimento, spesso senza permesso di soggiorno, senza possibilità di accesso ai servizi scolastici e sanitari. Quindi facili prede del racket della prostituzione o del lavoro nero. Sfruttati agli angoli delle strade per l'accattonaggio o venduti al mercato del sesso.

Soprattutto i piccoli rumeni rom sembrano essere la minoranza etnica più a rischio. Spiega infatti Arianna Saulini, responsabile dell'area diritti umani di "Save the Children Italia": "La diffusione della prostituzione minorile, a volte collegata alla tratta dei minori, è una delle facce della scarsa tutela e solitudine dei minori stranieri, benché il fenomeno coinvolga anche molti minori italiani. All'interno del fenomeno della prostituzione merita una particolare attenzione quella maschile straniera tanto poco conosciuta quanto diffusa".

Dopo la "Bossi-Fini"
E, da questo punto di vista, suggerisce il gruppo di lavoro che ha redatto il rapporto, la legge "Bossi-Fini" e le successive circolari ministeriali non hanno fatto altro che peggiorare la condizione dei minori stranieri impedendo loro, di fatto, la regolarizzazione e l'accesso ai servizi.

Se questo è lo scenario, destinato evidentemente a peggiorare, "Save the Children" lancia un vero e proprio appello al nuovo governo di Romano Prodi perché prenda provvedimenti seri. L'istituzione del Garante per l'infanzia, la raccolta e la disanima di dati sui minori, l'accoglienza dei piccoli stranieri ai quali deve essere garantito il permesso di soggiorno e l'approvazione di una legge sul diritto di asilo sono tra le priorità elencate dall'organizzazione non governativa.

(26 maggio 2006)

http://www.repubblica.it/2006/05/sez...-poverta.html#