| Venerdi 26 Maggio 2006 - 13:44 | Giovanni Lanza |

Era il 1171 quando Re Enrico II sbarcò in Irlanda per instaurare un feudalesimo distribuendo numerose terre a favore dei baroni inglesi. Veniva così distrutta la struttura tribale preesistente basata sulla proprietà comune della terra e nascevano i contrasti tra invasori e popolazione locale. Per tutto il Medioevo l’isola sarà scossa da ribellioni e repressioni che aumenteranno la presenza del potere nobiliare inglese ai danni di coloro che premevano per la nascita di una monarchia nazionale irlandese. Invece nel 1541, attraverso l’ “Act of Supremacy”, Enrico VIII esporta la Riforma e assume il titolo di Re d’Irlanda. Da allora la presenza dei coloni protestanti inglesi, e presbiteriani scozzesi, si farà sempre più forte come sarà più forte lo sfruttamento delle terre irlandesi confiscate ai legittimi proprietari. Con la concessione della città di Derry alle 12 corporazioni lavorative londinesi (oggi Londonderry), il “sistema delle piantagioni” e il decreto parlamentare di Londra che sancì l’esproprio totale delle terre agli irlandesi, il governo inglese oppresse sempre di più la popolazione autoctona e cattolica dell’isola. L’Irlanda per tutta l’epoca moderna rimase sotto il dominio straniero conoscendo una breve indipendenza (1641-49) durante la I rivoluzione inglese, ma la repressione successiva sarà ancora più dura di quelle precedenti con la deportazione di oltre 60.00 irlandesi alle isole dei Carabi. Durante la II rivoluzione inglese il Re Giacomo II, rifugiatosi in Irlanda, viene sconfitto da Guglielmo III d’Orange, il quale inviò altri coloni nell’isola costringendo migliaia di cattolici all’esilio. Questa vittoria viene ancora oggi ricordata dagli orangisti dell’Irlanda del Nord come simbolo della vittoria dei privilegi dei protestanti sui cattolici. Gli irlandesi non saranno più eleggibili nel Parlamento inglese fino al diciannovesimo secolo che vide in Irlanda una delle più grandi carestie. Essa provocò la morte di oltre un milione di persone mentre furono due milioni quelli che fuggirono in America. Intanto nell’isola comincia a sorgere un movimento indipendentista che raccoglie tutti gli irlandesi di qualsiasi religione. Aiutati da volontari francesi e capeggiati dal protestante Theobald Wolfe Tone, nel 1798 i ribelli irlandesi (United Irishmen) ottengono significativi successi contro gli inglesi dichiarando l’indipendenza. Anche questa come la precedente durerà poco tempo e la repressione successiva fu altrettanto dura. Questa data viene ricordata per un motivo molto importante. Dapprima l’indipendentismo irlandese era basato sulla volontà dei differenti clan gaelici, ma da allora si fece movimento politico della popolazione cattolica irlandese. Nel 1885 con Gladstone al governo, la politica inglese nei confronti dell’Irlanda si fa più morbida. Per contrastare le numerose rivolte e scontri che avvengono a Belfast, Londra propone di concedere un’autonomia all’Irlanda attraverso l’ ”Home Rule”. L’Irlanda sarebbe rimasta sotto la corona inglese, ma questa proposta venne considerata dai protestanti come un passo verso l’indipendenza del Paese che li avrebbe portati in una situazione di minoranza rispetto alla componente cattolica. L’ “Home Rule Bill” venne bocciata e Gladstone fu costretto a dimettersi, ma anche in Inghilterra sorgono movimenti a favore degli irlandesi. Nel 1907 nasce il Sinn Fein (Noi Stessi) Partito politico dei cattolici irlandesi, la pressione è più forte tanto che nel 1912 con David Lloyd Gorge la legge dell’”Home Rule” passa. L’isola fu sconvolta da scontri tra le fazioni cattoliche e protestanti. I primi vogliono l’indipendenza piena mentre i protestanti affiancano l’Ulster Volounteer Force, che attraverso la violenza vuole ristabilire la supremazia totale degli orangisti. Nel 1914 l’Inghilterra entra in guerra, l’”Home Rule” viene sospesa; dapprima il movimento armato del Sinn Fein (Irish Volounteers) si schiera con la Corona inglese, ma da una costola di questo gruppo ci fu un tentativo di impossessarsi delle armi per portarle in Irlanda a favore di una guerra di liberazione finale. Il lunedì di Pasqua del 1916 un gruppo di armati occupa il centro di Dublino dichiarando per l’ennesima volta l’indipendenza del Paese. Nonostante una repressione violenta, che vide ripristinare la corte marziale (15 persone vennero giustiziate), l’indipendenza tanto agognata non tarderà a venire. Nel 1918 il Sinn Fein trionfa alle elezioni ma non andrà ad occupare i posti del Parlamento di Londra bensì di quello di Dublino mentre il suo nuovo braccio armato, l’IRA, guiderà la guerriglia nel Paese. L’Inghilterra allora preparò la divisione dell’isola intervenendo con il “Government of Ireland act” che stabilì la creazione di due Parlamenti divisi: a Belfast per 6 delle nove contee dell’Ulster (Irlanda del Nord) ed a Dublino per il resto del Paese. Nonostante le proteste di molti l’Irlanda accetta lo status di dominion e la divisione del Paese; ciò comporterà l’allontanamento dal Sinn Fein dei protagonisti che firmarono il trattato, tra i quali Micheal Collins. Nei decenni successivi la lotta del Sinn Fein continuò così come continuarono gli scontri nell’Irlanda del Nord. Qui le leggi continuavano a favorire gli orangisti basti pensare che a Londonderry 15000 cattolici venivano rappresentati da 8 deputati mentre i 9000 protestanti da 12. Nel lunedì di Pasqua del 1949 l’Irlanda abbandona lo status di dominion (esce dal Commonwelth) e diventa una Repubblica a tutti gli effetti. Il problema con la parte centro meridionale dell’isola può dirsi concluso anche se solo nel 1956 verrà stipulato un accordo di cooperazione commerciale tra Dublino e Londra. Nel Nord Irlanda le marce orangiste nei quartieri cattolici, in ricordo della vittoria di Guglielmo d’Orange, fanno salire la tensione alle stelle. Mentre l’IRA si fa sempre più minacciosa vengono adottate nuove forme di protesta pacifiste care a Martin Luther King. Nel 1967 nasce il NICRA (North Ireland Civil Right Association) e l’anno successivo il PD (People’s democracy), le loro principali attività sono quelle di organizzare manifestazioni per il rispetto dei diritti civili. Gli scontri con i protestanti sono inevitabili. Quest’ultimi organizzano una provocatoria processione per il quartiere cattolico di Londonderry ma vengono respinti dai cattolici, i quali costringono la polizia, intervenuta per sedare gli animi, ad abbandonare la zona. Il quartiere venne poi militarizzato dai soldati inglesi ma essi non riuscirono a penetrare al suo interno dove sventolava la bandiera nazionale irlandese. Il quartiere venne ribattezzato dai cattolici “free Derry”. Da allora l’esercito inglese rimase permanentemente sul territorio nordirlandese; per placare i disordini di Belfast venivano costruiti muri di lamiere e fino spinato che dividevano i quartieri cattolici e protestanti della città. Il numero dei morti causati dagli attacchi dell’esercito di liberazione irlandese cresceva, così come cresceva la violenza della repressione inglese nelle carceri ove venivano rinchiusi i combattenti e rappresentanti politici. Nelle carceri alcuni detenuti cominciarono lo sciopero della fame. Emblematico il caso di Bobby Sands imprigionato senza prove certe di colpevolezza, morì – eletto deputato con un plebiscito cattolico - nel 1981 nella cella dove viveva in condizioni disumane. Le torture perpetuate nelle carceri segrete ai danni degli esponenti politici hanno portato la Commisione per la tortura delle Nazioni Unite ad aprire un’inchiesta, per la prima volta della sua storia, sul Regno Unito. Ma ciò avvenne solo nel 1991. L’episodio più grave causato dai soldati inglesi sui civili irlandesi avvenne a Londonderry il 30 gennaio del 1972. Al termine di una manifestazione di protesta le forze dell’ordine spararono sui civili uccidendo 13 persone. Nel decennio successivo un famoso giornalista inglese, Paul Johnson, direttore di “Spectator”, faceva notare come in Irlanda i governi inglesi, succedutisi nella storia, provarono ogni tipo di intervento: dalla riforma della terra alla colonizzazione, dai parlamenti farsa a quelli veri, legge marziale, legge civile, genocidio, apartheid e divisione del Paese. Nulla di tutto ciò ha funzionato, l’unica cosa che ancora l’Inghilterra doveva provare era il ritiro totale ed incondizionato dall’isola. In effetti l’Ulster divenne sempre più una patata bollente per Londra che avrebbe voluto sbarazzarsene senza più problemi. Questo non è stato possibile a causa della componente unionista dell’isola, anch’essa organizzata militarmente ed anch’essa pronta a compiere attacchi a Dublino. L’opinione internazionale era a favore degli irlandesi quella dei governi di meno. La causa è l’appoggio che i guerriglieri dell’IRA davano (e danno) a quelle popolazioni in lotta per la libertà (palestinesi e baschi) e quelle in lotta contro l’imperialismo americano dominante in Sudamerica. Il governo di Clinton era molto più aperto e sensibile alla causa irlandese di quello degli ultimi governi Bush, il quale vede con preoccupazione l’ingerenza di alcuni militanti dell’IRA nelle questioni di “casa”. Oggi, grazie ad una modernizzazione delle città, alle numerose possibilità lavorative, ad un miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini cattolici ed ad una gestione comune, tra Dublino e Londra, degli affari interni di Belfast, la situazione sembra più tranquilla, ma è solo apparenza. L’Ira (e il suo braccio politico, il Sinn Fein) è contestata dai radicali della “Real Ira”. Tuttavia è l’Ira che ha deciso di abbandonare la lotta armata e di partecipare allo sviluppo politico del Paese. L’Irlanda del Nord ha un vero Parlamento dotato di grandissima autonomia; i diritti civili sono molto più rispettati ed anche tra cattolici e protestanti sembra che la tensione sia di gran lunga diminuita rispetto agli anni 80’-’90
Negli ultimi 30 anni, in questa che viene considerata la guerra civili più lunga della storia, sono morte più di 3000 persone.
Giovanni Lanza