Intervista con Glutter, blogger di Hong Kong
Traduco l’intervista a Glutter, blogger e artista di Hong Kong, che avevo pubblicato tempo fa in inglese. Allora mi ero ripromessa di intervistare di tanto in tanto alcuni blogger per capire chi sono, perché bloggano, e che ruolo ha internet e il blog nel paese in cui vivono. Dopo la prima chiacchierata, mi sono fermata per mancanza di tempo. Non che ora ne abbia, ma ci riprovo.
Il vero nome di Glutter è Sham-Shackleton e il suo blog è stato nominato, nel 2005, da Reporter sans Frontier fra i migliori della categoria libertà di pensiero. Per saperne di più clicca qui.
L’intervista è stata realizzata via mail.
Glutter, ho letto che hai aperto il tuo blog nel Luglio 2003, perché hai iniziato a scrivere e con quale obiettivo?
Volevo far conoscere il movimento democratico di Hong Kong. Era appena terminata la protesta per l’articolo 23 e mi ero così lasciata trasportare che ho cominciato a esprimere quello che pensavo. Ho iniziato e non ho più smesso. Due anni dopo sono ancora qui a scrivere su quello che sento, sulla democrazia, sulla libertà di pensiero in Cina, sulla censura di internet e sulle imprese americane che contribuiscono a renderla sempre più efficace.
Il mio obiettivo è sensibilizzare le persone sulle questioni importanti che, credo, dovrebbero interessar loro ogni giorno. Io sono come tutti, ho pensieri, cose che mi piacciono e che non mi piacciono, amo e combatto. Solo che credo in queste cause politiche e spero lo faccia anche chi mi legge.
Hai mai avuto problemi con la censura?
Si, nell’aprile del 2004 il mio blog è stato chiuso per 10 mesi, e ancora oggi a volte succede. La prima volta che è accaduto, ho organizzato una “manifestazione” online alla quale hanno aderito più di 100 siti in tutto il mondo, che volontariamente hanno deciso di oscurarsi per un po’ di tempo. La protesta è andata avanti per quaranta giorni, e si è conclusa il giorno per la libertà di stampa. Mi hanno censurato perché ho scritto che sognavo una Cina democratica, un paese in cui un miliardo di persone possa scegliere il proprio governo.
Quanti blogger ci sono in Cina e avete qualche contatto tra voi?
Non ho idea. Molti studi si sono occupati del blog cinesi ma non ricordo che numero indicassero. Quando ho iniziato a scrivere avevo qualche amico blogger, ma lavoro a storie un po’ più serie e non ho davvero tempo per incontrarmi con loro.
Quali sono i blog che le autorità cinesi filtrano di più?
Vengono filtrati soprattutto siti politici. Qualsiasi cosa abbia a che fare con la democrazia in Cina e a Hong Kong, con la libertà del Tibet, la violazione della libertà di espressione e di informazione, il massacro di Tiananmen nel 1989. Il governo comunista non ha mai reso noto quello che è successo quel giorno. La maggior parte dei cinesi ancora non ne è a conoscenza, e chi sa è costretto al silenzio. Le autorità non vogliono far conoscere ai cinesi che hanno sparato a loro connazionali e hanno ammazzato con i carri armati.
Internet, secondo te, sta contribuendo a cambiare la loro condizione?
Penso che internet permetta alle donne di trovare informazioni sul loro corpo, sul sesso, o incontrare persone con cui discutere della loro vita. Alcune donne attraverso internet riescono a esprimersi e ad essere aiutate su alcune questioni che da noi sono ancora considerate tabù come l’aborto, gli abusi sessuali, gli anticoncezionali. Loro in internet trovano qualcuno con cui parlare e condividere la propria esperienza. Le cose, purtroppo, sono molto più complicate nella vita reale. Ma questo non solo per le donne cinesi, ma per le donne in generale. Internet ci ha reso più forti e ci ha permesso di avere più informazioni sulla nostra vita e sulla nostra salute come mai prima d’ora era avvenuto.
Cosa sogni per il tuo futuro e per quello della Cina?
Libertà, uguaglianza e rispetto per un miliardo di persone
Come vedete ora più che mai...LA CINA E' VICINA






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