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Citazione:
Originariamente Scritto da Alex il Rosso
Prima di tutto sono un geologo e parlo di cose che conosco e poi ti vorrei ricordare che, purtroppo, le carte sismiche si fanno anche e soprattutto sui terremoti che sono stati registrati in passato. Un esempio:
Nel terremoto del Friuli del 1976 si sono avuti mille morti perchè?
Perchè sono crollate un sacco di abitazioni, anche di centinaia di anni, anche chiese trecentesche, tanto che dopo l'evento si è dovuta rivedere tutta la classificazione sismica della zona andando a riclassificare come altamente sismiche aree che fino ad allora erano considerate mediamente o lievemente sismiche.
Adesso ti è chiaro perchè chiedevo ripetutamente se sono stati sentiti i geologi?
Gli ingegneri progettano (o dovrebbero farlo) tenendo conto degli studi geologici e se questi non sono fatti bene allora in base a che parametri le opere vengono calibrate? Per il Ponte sullo Stretto, tali studi sono stati fatti bene?
Ti ricordo poi che il ponte sullo stretto è in fase di progetto preliminare e con la gara di appalto la Impregilo S.p.a. si è aggiudicata la progettazione definitiva ed esecutiva, oltre che la realizzazione dei lavori. Se non lo sai, nella realizzazione delle opere pubbliche succede spessissimo che una volta cominciati i lavori, la ditta esecutrice si trovi di fronte ad imprevisti, che costringano a varianti in corso d'opera con conseguente aumento dei costi. Secondo te le varianti nel corso della costruzione del ponte a campata unica più grande del mondo sono da prevedere o no?
Infine non ti consiglierei di ridere troppo del Vajont, la diga è stata progettata talmente bene (è ancora là) che ha resistito perfettamente alla frana, ma a causa della variante in corso d'opera e di studi geologici fatti frettolosamente per mandare avanti i lavori del tempo, si è avuto il disatro che ha provocato 2000 morti. (guardati lo spettacolo di Marco Paolini).
Intanto non intendevo assolutamente ridere del Vajont, sul quale non intendo dilungarmi, ma sulle corbellerie che ho sentito sul famigerato Ponte.
Inoltre, mi stupisco che ci si soffermi sui concetti di progetto preliminare, definitivo, esecutivo che sono praticamente delle formalità burocratiche in un contesto del genere, perchè di studi ne sono fatti a iosa anche perchè un opera di quelle dimensioni nessuno si sogna di progettarla a occhio: alla fine ricavati i modelli qualche numero bisogna pur mettercelo.
Ma non è tanto quì il mitivo per cui rido, quanto al catastrofismo che ho letto che il ponte non starebbe in piedi perché una ventata se lo prtarebbe via o perché sta sulla zona più sismica della Terra (ma quando mai?), ecc. ecc.
Quindi da bravo fai il geologo e lascia altre profssionalità occuparsi della progettazione che, ti voglio rassicurare, si basa su studi di vari dipartimenti universitari, ciascuno con un compito specifico, anche di geologia. Poi è chiaro che potranno esserci delle varianti in corso d'opera, soprattutto per motivi imprevisti ...
Non capisco perché tanto scettiismo da quando Berlusconi si è dimostrato favorevole a questopera (manco fosse lui il progettista) ...
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Citazione:
Originariamente Scritto da ragazzosemplice
NO anche la stabilità della strutura sulla quale non vi è nessuna garanzia di sicurezza in quanto non vi sono precendenti. Basta leggere l'intervista a Majowiecki e vedere cosa hanno fatto i giapponesi per costruire un ponte di soli 500 metri più lungo di quello danese.
... cosa avrebbe detto?
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Citazione:
Originariamente Scritto da ragazzosemplice
Anche le commissioni di Alta Sorveglianza di FF.SS e ANAS?
Le Delegazioni di Alta Sorveglianza dell’ANAS, delle FF.SS. e del Ministero dei LL.PP., nel luglio 1995, concludono:“... che il Progetto di Massima Definitivo, presentato nel dicembre 1992, pur nel contesto degli indubbi e validi apporti progettuali forniti, non possa ancora essere indicato quale progetto definitivamente idoneo ad essere sviluppato in un progetto esecutivo, secondo il quale procedere alla costruzione del ponte e del globale attraversamento”.
Allo stato attuale, peraltro, le incertezze tecniche del caso permangono
Aggiornati per piacere, siamo nel 2006, analizziamo il progetto preliminare 2003.
Citazione:
Originariamente Scritto da Ichthys
Il Consiglio Comunale deve dire la sua ed è di Centro Destra, il Consiglio Provinciale deve anch'esso dire la sua ed è di Centro Destra, La Regione è di Centro Destra e in Calabria l'opposizione di Centro Destra è molto forte senza contare che i moderati dell'Unione sono d'accordo col progetto e Di Pietro lo ha pure confermato. Quindi, a conti fatti, i detrattori del ponte nell'area interessata sono in forte minoranza... e non solo nell'area interessata.
Non so a livello nazionale che forza abbiano i Verdi, Rifondazione, PdCI e quanto interesse a bloccare quest'opera.
Di Pietro, dopo aver detto che era impossibile negare il grande lavoro che è stato fatto dal suo predecessore, spero sia una continuità e lavori per la modernizzazione di questo paese.
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Citazione:
Originariamente Scritto da Caere
Intanto non intendevo assolutamente ridere del Vajont, sul quale non intendo dilungarmi, ma sulle corbellerie che ho sentito sul famigerato Ponte.
Inoltre, mi stupisco che ci si soffermi sui concetti di progetto preliminare, definitivo, esecutivo che sono praticamente delle formalità burocratiche in un contesto del genere, perchè di studi ne sono fatti a iosa anche perchè un opera di quelle dimensioni nessuno si sogna di progettarla a occhio: alla fine ricavati i modelli qualche numero bisogna pur mettercelo.
Ma non è tanto quì il mitivo per cui rido, quanto al catastrofismo che ho letto che il ponte non starebbe in piedi perché una ventata se lo prtarebbe via o perché sta sulla zona più sismica della Terra (ma quando mai?), ecc. ecc.
Quindi da bravo fai il geologo e lascia altre profssionalità occuparsi della progettazione che, ti voglio rassicurare, si basa su studi di vari dipartimenti universitari, ciascuno con un compito specifico, anche di geologia. Poi è chiaro che potranno esserci delle varianti in corso d'opera, soprattutto per motivi imprevisti ...
Non capisco perché tanto scettiismo da quando Berlusconi si è dimostrato favorevole a questopera (manco fosse lui il progettista) ...
E io ti ribadisco che la progettazione si fa proprio dopo aver svolto gli studi geologici accuratamente. Nel caso di un'opera considerata strategica e fortissimamamente voluta essenzialmente per motivi politici chi ti dice che sono stati considerati tutti gli studi, anche quelli particolarmente severi nei confronti dell'opera?
Non entro poi nel merito della valutazione di impatto ambientale perchè poi potremmo restare a discutere qui fino a domani.
Per quel che riguarda le varie fasi progettuali preliminare, definitiva ed esecutiva inoltre non sono "formalità burocratiche" ma, oltre ad essere previste dalla legge, ed in particolare anche dal nuovo codice unico dei contratti e degli appalti che recepisce le normative comunitarie ed entrato in vigore l'altro mese, sono stabilite in modo tale da garantire che le opere pubbliche vengano progettate nel modo corretto, usando le migliori soluzioni tecniche, limitando il più possibile gli errori di progettazione e prevedendo dettagliatamente la copertura finanziaria dell'opera, approfondendo via via la progettazione nei dettagli nel corso delle varie fasi.
Negli uffici lavori pubblici degli enti italiani giacciono da sempre miriadi di progetti bloccati in fase di approvazione perchè non vi sono fondi o perchè poi risultati superati o inapplicabili a seguito di nuovi studi più accurati o perchè non più di interesse con il cambio delle amministrazioni.
Un ultimo dubbio: come mai alla gara di appalto per l'affidamento della progettazione definitiva ed esecutiva e esecuzione dei lavori non ha partecipato alcuna cordata di imprese straniere nonostante il progetto fosse fattibile ed i soldi in palio fossero così cospicui?
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Citazione:
Originariamente Scritto da Alex il Rosso
Secondo te le varianti nel corso della costruzione del ponte a campata unica più grande del mondo sono da prevedere o no?
I giapponesi hanno avuto problemi con il Akashi-Kaikyo?
Tu che sei geologo, sono cosi diversi in sensi geologici lo stretto di messina alle isole del giappone o alla baia di san francisco?
Per eventuali aumenti dei prezzi delle materie prime (incerti) esistono nei mercati finanziari dei Futures, dove puoi fissare il prezzo pagando un piccolo premio (certo).
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A proposito, dimenticavo (lo studio completo di mappe lo trovate su http://users.libero.it/geosystem/pdf...%20Stretto.pdf)
Giornale di Geologia Applicata 3 (2006) 83-90, doi: 10.1474/GGA.2006-03.0-11.0104
Aspetti geologici e di stabilità per il Ponte sullo Stretto di Messina
Alessandro Guerricchio1, Maurizio Ponte2
1Ordinario di Geologia Applicata - Dipartimento Difesa del Suolo “V. Marone” - Università della Calabria.
E-mail: guerrich@dds.unical.it (autore corrispondente)
2Assegnista di ricerca - Dipartimento Difesa del Suolo “V. Marone” - Università della Calabria
E-mail: mauponte@dds.unical.it
Geological and stability aspects for the Messina Strait Bridge (Southern Italy)
ABSTRACT: The Calabrian slope, involved in the building of the Strait of the Messina Bridge is made up of Tyrrhenian
sandy marine terraces resting on magmatites and has been considered to be stable according to several researchers. The
present paper presents a quite different interpretation of the conditions of the slope which has been involved in ancient large
deep seated gravitational slope deformations of Upper Pleistocene epoch, that caused the loss of peak mechanical
characteristics of the terrains. It is pointed out by tilted bodies, bulgings and deep cuts crosswise to the slope, as well as by
altimetric variations of the ancient Tyrrhenian coast line. The scarp of the DSGSD is a “scissor-like” rupture, in which it is
quite likely that all the stresses that caused its progression are at present concentrated in the southern part of the DSGSD,
near the area in which the Calabrian tower of the Bridge will fall. Anyway, we cannot exclude that this DSGSD has not
reexhumed a preceding surface of a normal fault, from which the DSGSD itself has to be distinguished for modality of
movement and seismic answer. The slope stability analysis carried out for the gelogical section traced according to the
Bridge axis in non-seismic conditions furnishes a safety factor value a little greater than 1, which means that the slope is
very close to a critical condition. The same analysis, carried out refferring to a pseudostatic condition furnishes a safety
factor less than 1. Due to the depth of the slip surfaces (some of which exceed 250 meters) it is very difficult to plan slope
stabilization works to allow the building of the tower.
Key terms: Calabria, earthquakes, DSGSD, big landslides, stability analyses
Termini chiave: Calabria, terremoti, DGPV, grandi frane, verifiche di stabilità
Riassunto modalità di movimento che per la risposta sismica.
Verifiche di stabilità condotte per la sezione in asse
Il versante calabrese interessato dalla costruzione del Ponte ponte forniscono fattori di sicurezza di poco superiori
sullo Stretto di Messina è costituito da terrazzi marini all’unità in condizioni statiche ed inferiori all’unità in
tirreniani, poggianti su magmatiti, considerato stabile da condizioni pseudostatiche
vari ricercatori.
Il presente lavoro propone una interpretazione 1. Premessa completamente differente circa le condizioni del versante,
che è stato coinvolto in un’antica grande deformazione Nel presente studio vengono affrontate le problematiche
gravitativa profonda in epoca pleistocenica, che ha relative alla stabilità del versante calabrese interessato dal
provocato il decadimento delle caratteristiche meccaniche costruendo Ponte sullo Stretto di Messina.
dei terreni. Essa è evidenziata da corpi basculati, Il versante in esame è costituito da un basamento
rigonfiamenti e profonde rotture trasversali al versante magmatico su cui poggiano terrazzi marini tirreniani, le cui
stesso, nonché da variazioni altimetriche della linea di costa variazioni delle quote attuali sono da attribuirsi alle DGPV
tirreniana. ed alle grandi frane lungo costa.
La scarpata della DGPV è una rottura “a forbice”, nella Sono state eseguite numerose verifiche di stabilità in
quale è molto probabile che le tensioni che l’hanno causata condizioni statiche e pseudostatiche su molte sezioni
siano ancora attualmente concentrate nella sua porzione topografiche nelle aree limitrofe a quella ove insisterà la
meridionale, proprio nell’area in cui andrà a ricadere la torre torre calabrese del ponte, che hanno fornito coefficienti di
del ponte dal lato Calabria. sicurezza prossimi od inferiori all’unità. In particolare, si
In ogni caso, non si può escludere che questa DGPV non riportano i risultati relativi alle analisi condotte con
abbia riesumato la preesistente superficie di una faglia riferimento alla sezione tracciata in asse ponte.
diretta, dalla quale la DGPV deve essere distinta sia per
Guerricchio A., Ponte M. / Giornale di Geologia Applicata 3 (2006) 83-90
2. Lineamenti geologici e tettonici
Lo Stretto di Messina ricade in una zona del bacino del
Mediterraneo contrassegnata, nel Quaternario, ma
soprattutto negli ultimi 700.000 anni, da un’attività
geodinamica molto intensa. In tale periodo, nel versante
occidentale dell’Aspromonte, infatti, si registra un
sollevamento di circa 300m comprovato dai resti di
superfici terrazzate (Miyauchi et al., 1994); a quote
inferiori, tra i 160 e i 100m sul livello del mare, altri lembi
di terrazzo marino, databile al Tirreniano (125.000 anni dal
presente), ultimo periodo interglaciale che precede quello in
cui viviamo, consentono di valutare il tasso di sollevamento
medio a 1,2 mm/anno, recentemente aggiornato a 1,3-1,8
mm/anno a seguito del ritrovamento di una spiaggia
sollevata fino a 4m sull’attuale livello marino, risalente a un
periodo tra i 2.500 e i 3.500 anni dal presente (Antonioli et
Al., 2002).
Sotto l’aspetto tettonico, lo Stretto di Messina è
impostato in un sistema di faglie di lunghezza regionale che
definiscono una struttura del tipo fossa tettonica (Ghisetti,
1992). Alcune di esse sono affioranti, altre sommerse nei
fondali dello Stretto o nel Mar Tirreno; alla loro attività,
oltre i suddetti innalzamenti, si devono terremoti
particolarmente energetici e distruttivi, fino al decimo e
undicesimo grado della scala Mercalli. Dagli studi di
geodesia spaziale si evince che la Sicilia e la Calabria sono
coinvolte da spostamenti orizzontali dell’ordine dei
10mm/anno (Anzidei et al., 2001) e che, pur partecipando
entrambe a un movimento verso N, tendono a divergere
(Oldow et al., 2002). Ciò a causa della tettonica estensionale
che caratterizza la zona assiale della regione calabrese e la
Sicilia orientale, compreso l’offshore dello Stretto con la
scarpata della faglia di Malta, forse la struttura
sismogeneratrice dei terremoti distruttivi della Sicilia
orientale del 1169 e del 1693. Malgrado tali informazioni
provengano da ricerche di geodesia spaziale, non c’è ancora
accordo su quali siano le faglie attive cui attribuire i suddetti
meccanismi, responsabili, tra l’altro, anche dei più forti
terremoti accaduti in tempi storici, quali quelli del 1783
(Vivenzio, 1783; Sarconi, 1784; Mercalli, 1897) e del 1908.
Fino ad oggi la faglia di Cittanova, o faglia
d’Aspromonte, è stata in genere identificata quale
l’espressione superficiale della struttura sismogenetica del
terremoto del 1783 (Cotecchia, Guerricchio e Melidoro,
1986; Guerricchio e Ronconi, 1997). Essa è attiva e ha
prodotto numerosi eventi sismici nell’Olocene e in tempi
storici, di energia così elevata da generare rotture sulla
superficie terrestre, oltre che nell’area epicentrale della
piana di Gioia Tauro anche nella zona dello Stretto di
Messina. In quest’ultima, infatti, si riconoscono profondi
“squarci” (“trenches”) nelle rocce granitoidi particolarmente
dure e resistenti del rilievo collinare allungato in senso E-W
bordante lo Stretto dal lato calabrese. Tra essi vanno
ricordati, ad esempio, quello che, iniziando dalla località di
Piano Matiniti, si dirige verso Campo Piale e poi verso Villa
San Giovanni con direzione E-W e l’altro che, sempre da
Piano Matiniti, giunge verso Cannitello assumendo una
orientazione all’incirca NW-SE. Se consideriamo la
somiglianza geologica tra la faglia di Cittanova e quelle del
Mesima, di Sant’Eufemia, di Delianova e Armo con essa
confinanti, unitamente alla distribuzione delle intensità dei
principali “recenti” terremoti catastrofici, può dedursi che,
con molta probabilità, le suddette faglie siano le strutture
sismogeneratrici di questi ultimi sismi avvenuti tra
Catanzaro e lo Stretto di Messina. Questo sistema, che
immerge verso il Tirreno, cioè verso O, potrebbe forse
essere correlato al processo di rotazione della cerniera dello
slab litosferico ionico in subduzione con contestuale
assottigliamento della crosta oceanica tirrenica. Pertanto, la
struttura dello Stretto di Messina, prima definita fossa
tettonica, può rappresentare la zona di svincolo o di
trasferimento tra le faglie della Calabria meridionale
immergenti verso ovest (Mesima, Cittanova, Sant’Eufemia,
Delianova e Armo) e quella materializzabile con la scarpata
di Malta immergente verso E, lungo la quale si concentra
l’attività tettonica e magmatica della Sicilia orientale,
caratterizzata da sismicità distruttiva e intenso magmatismo
(Baratta, 1910; Hirn et al., 1997).
3. Brevi considerazioni sui tempi di ritorno dei
sismi
Per quanto riguarda i tempi di ritorno dei terremoti
catastrofici dello Stretto di Messina (Valensise e Pantosti,
1992) si è fatto riferimento a dati archeosismologici da cui
risulta che nel IV secolo d.C. si concentrano fasi di
distruzione e abbandono da terremoto in Calabria e in
Sicilia. Tali dati ben si accorderebbero con quanto avvenuto
in conseguenza del catastrofico sisma del 1783 e pertanto
quell’evento sarebbe il penultimo nella zona dello Stretto.
Va però sottolineato che la valutazione dei tempi di
ritorno di terremoti in strutture così complesse sotto
l’aspetto tettonico, qual è quella dello Stretto di Messina, è
molto complicata e difficile. Se infatti paragoniamo il
tempo di ritorno di un terremoto generato dal movimento di
una faglia a quello di un pendolo, sarebbe relativamente
facile calcolare il suo tempo di ritorno (periodo); ma se al
movimento della prima faglia (primo pendolo) venissero
accoppiati anche quelli di una seconda faglia (secondo
pendolo) e di una terza faglia (terzo pendolo), ecc., tra loro
collegate, si complicherebbe notevolmente il calcolo. È
proprio il caso dello Stretto di Messina in cui sono
numerose le faglie attive, alcune delle quali non facilmente
osservabili.
Attualmente, per i modelli di occorrenza dei terremoti si
fa riferimento a tre metodi di analisi (Cornell, 1968).
Secondo l’approccio completamente probabilistico
(poissoniano), si fissa un tempo di ritorno, un intervallo di
tempo, cioè, in cui si ipotizza possa verificarsi un certo
fenomeno di una certa intensità con una data probabilità (ad
esempio del 95%).
Guerricchio A., Ponte M. / Giornale di Geologia Applicata 3 (2006) 83-90
Fig. 1 - DTM della Calabria meridionale con la traccia delle
principali faglie attive e la distribuzione dei punti di maggiore
intensità dei sismi del 1783. Questi ultimi, a partire da nord, si
distribuiscono lungo le faglie del Mesima, di Cittanova, di
Delianova e in parte di Sant’Eufemia. Al centro dello Stretto
ricade l’epicentro del terremoto del 1908 (M = 7,1) con i relativi
punti di maggiore intensità, sulla costa quello di Reggio Calabria
del 1975 (M = 4,5) e nell’Aspromonte orientale quello di
Ferruzzano del 1978 (M = 5). Le principali faglie, la cui parte
ribassata è indicata dai trattini indicanti pure l’immersione del
piano di faglia, convergono nello Stretto
Southern Calabria DTM with traces of the main active faults and
locations of the 1783 earthquake major intensity points. These last,
starting from N, are located along Mesima, Cittanova, Delianova
and partially Sant’Eufemia faults. The 1908 earthquake epicentre
falls in the middle of the Messina Strait (M = 7,1) with the major
intensity points, the epicentre of 1975 earthquake of Reggio
Calabria (M = 4.5) along the coast, and the epicentre of 1978
earthquake of Ferruzzano (M = 5) in the eastern Aspromonte.
Main faults, whose lowered part and dip are indicated by dashes,
converge toward the Strait
Tale approccio implica, quindi, anche l’assunzione di un
certo rischio (pari al 5% nell’esempio considerato) che si
verifichi un fenomeno di intensità più elevata rispetto a
quello in esame. Secondo tale approccio, inoltre, il fatto che
nell’intervallo di tempo considerato il fenomeno
effettivamente si verifichi non influenza in alcun modo la
probabilità che esso possa ripetersi. In altri termini, si ha
una sorta di “mancanza di memoria” del tempo trascorso
dall’ultimo evento. In particolare, per un processo
poissoniano, la probalilità che un evento abbia ampiezza A
maggiore di a è:
P (A> a, t) = 1 – e-.t
dove ...
è la frequenza di eccedenza dell’ampiezza. Questa
analisi fornisce le basi per la previsione a medio termine.
Un secondo metodo, che riguarda la previsione a breve
termine, comprende un processo poissoniano per la
sismicità moderata e un modello renewal con meccanismo
di “memoria” a un livello per la sismicità più elevata.
Il terzo metodo, che consente la previsione a lungo
termine, è il cosiddetto “approccio ibrido”: processo
poissoniano per le regioni sismiche e terremoto
caratteristico per le faglie. Nell’approccio ibrido, in cui si
utilizzano i dati sulle singole faglie, il fatto che il fenomeno
nell’intervallo di tempo considerato effettivamente si
verifichi modifica la probabilità che esso possa ripetersi. In
particolare, contrariamente a quanto si potrebbe ritenere, se
accade un evento sismico nel periodo considerato, aumenta
la probabilità che esso possa ripetersi in virtù di una sorta di
“reazione a catena” nell’attivazione di meccanismi di faglie
sismogenetiche. Basandosi quindi sull’osservazione del
fenomeno, in tale metodo c’è anche una componente
deterministica. Inoltre, si dovrebbe modificare l’intervallo
di tempo in oggetto, considerandone uno “nuovo” a partire
dal momento in cui si è verificato il fenomeno stesso.
Come si intuisce, prevedere il tempo di ritorno di un
terremoto non è una procedura agevole. A nostro avviso,
sebbene le strutture che hanno generato i sismi catastrofici
relativamente recenti, del 1638, del 1783 e del 1908,
possano essere state diverse, esse devono tuttavia avere un
loro collegamento essendosi i sismi verificati in una zona
calabro-sicula molto ristretta. Poiché il periodo trascorso tra
un evento e l’altro è in media di circa 135 anni, si ritiene,
forse con presunzione, che il prossimo evento di particolare
energia possa accadere tra gli anni 2030-2050.
Fig. 2 - Sezione geologica del versante calabrese dello Stretto di
Messina, desunto dagli studi della Società Stretto di Messina SpA,
che riporta la sola presenza di faglie dirette (linee spesse). Lungo
le tratteggiate delle rotture gravitative, ricostruite attraverso
rilevamenti sul terreno e dall’esame delle fotografie aeree
stereoscopiche, sono state condotte le verifiche di stabilità
Geological section of the Calabrian slope of the Strait of Messina,
desumed by the studies of the Stretto di Messina Society, that only
reports the presence of normal faults (thick lines). Along the
gravitative dashed ruptures, reconstructed by field surveys and
stereoscopic aerophotographs examinations, stability analyses
have been carried out
Guerricchio A., Ponte M. / Giornale di Geologia Applicata 3 (2006) 83-90
Fig. 3 - Mappa della batimetria dello Stretto di Messina, da cui si
evince la lunga scarpata della faglia di Malta con carattere di
trascorrenza sinistra orientata NNO-SSE, che converge, all’altezza
dell’Etna, su quella orientata NE-SO più direttamente interessante
la zona del Ponte e che rappresenta un elemento importante per la
struttura della fossa tettonica dello Stretto
Bathymetric map of the Strait of Messina, from which it can be
desumed the long Malta fault scarp, with left-transcurrence
characteristic, NNW-SSE oriented, which converges, level with
Etna volcano, on that NE-SW oriented, more directly involving the
Bridge area and which represents an important element for the
tectonic structure of the Strait
Fig. 4 – Le variazioni delle quote attuali del terrazzo tirreniano
(125ka) (da Bordoni e Valensise, 1998, modificata) che vanno
attribuite alle DGPV ed alle grandi frane lungo costa
Variations in the Tyrrhenian terrace present elevations (125ka)
(modified after Bordoni and Valensise, 1998), to ascribe to
DSGSD and big lanslides along the coast
4. Principali osservazioni geomorfologiche e
verifiche di stabilità
Lo studio geologico-geomorfologico del versante calabro
interessato dal costruendo Ponte sullo Stretto ha evidenziato
la diffusa fragilità di quel territorio, come già affermato in
diversi studi precedenti (Guerricchio e Melidoro, 1981;
Guerricchio, 1988, 2000, 2001; Guerricchio et al., 2002;
Guerricchio, 2005). Contrariamente a quanto risulta dagli
studi in letteratura, i numerosi corpi rocciosi del versante
orientale dello Stretto dal lato Calabria, interpretati come
terrazzi marini stabili, in particolare quelli tirreniani, sono
risultati coinvolti da antichi movimenti gravitativi profondi
di vaste dimensioni, come comprovano, ad esempio, pure le
forti oscillazioni planoaltimetriche delle quote del terrazzo
tirreniano (Fig. 4). In tali masse rocciose così mobilitate, e
quindi deformate, sono state perse le caratteristiche di
resistenza meccanica originaria soprattutto lungo le fasce
prossime alle “superfici” di scorrimento. Si osservano
basculamenti, rigonfiamenti da carico, rilassamenti da
rotture di più piccole dimensioni e profonde incisioni
trasversali al versante, in una prima analisi interpretabili
come fenomeni di erosione meteorica.
Va, al contrario, messa in evidenza la presenza di
un’estesa scarpata di rottura da “deformazione gravitativa
profonda di versante” (DGPV) e/o da grande frana, di epoca
tardo-pleistocenica, la quale, molto alta e sviluppata nella
sua porzione settentrionale, tende a diminuire, fino ad
azzerarsi, procedendo verso S (Fig. 5). Trattasi quindi di
una rottura a forbice in cui è quasi certo che attualmente
tutti i massimi sforzi, che porteranno alla prosecuzione della
rottura stessa, sono concentrati nella zona meridionale
presso la quale ricade la torre calabrese del Ponte. Inoltre, i
vari fossi interpretati come generati unicamente
dall’erosione meteorica sono il prodotto, invece, di aperture
per “espansione laterale” dell’ammasso coinvolto dal
movimento dell’antica frana, successivamente modellati
dalle acque meteoriche. Non può, però, escludersi che il
grande corpo di antica “frana” non abbia anche “riesumato”
una precedente superficie di faglia diretta, da cui esso va
differenziato per modalità di movimento e di risposta
sismica. A tale riguardo sono state sottoposte a verifica
dinamica numerose sezioni geologiche sulle quali sono state
riportate: a) le superfici di scorrimento potenziali desunte
anche dai rilevamenti di campagna e dall’esame di
fotografie aeree stereoscopiche di varie epoche; b)
numerosi trench o “strappi” del terreno, generalmente
prodotti dall’attività sismica pregressa; c) il verso dei
fenomeni di trazione che ha generato i relativi trench; d) le
principali faglie pleistoceniche da neotettonica.
Nelle verifiche di stabilità non è stata tenuta in conto la
presenza della falda idrica sotterranea, che i rilevamenti di
campagna hanno consentito di fissare a circa dieci metri di
profondità dal piano campagna.
Guerricchio A., Ponte M. / Giornale di Geologia Applicata 3 (2006) 83-90
Fig. 5 - Carta geomorfologica finalizzata alle deformazioni gravitative profonde di versante (DGPV), alle grandi frane e ai principali
trench prodotti da sismi di elevata energia, indicati dalle linee con “barbette” fitte lateralmente ad alcuni fossi. Sono pure riportate le
principali faglie. Nel versante dello Stretto la linea arcuata, che borda verso monte le superfici terrazzate, rappresenta la rottura della
DGPV che lo coinvolge interamente con un motivo di deformazione a corda molle. I segni – (meno) indicano le zone ribassate e/o
basculate per frane o deformazioni da sismi
Geomorphological map directed to deep seated gravitational slope deformations (DSGSD), big landslides and main trenches induced by
high energy earthquakes, pointed out by lines with fine-tooth beside some ditches.
Main faults are marked too. In the Strait slope the curved line, which bounds uphill the terraced surfaces, represents the DSGSD main
rupture which completely involves it with an upward convex shape. Minus signs (-) indicate areas lowered or tilted by landslide or
deformations induced by earthquakes
Fig. 6 - Sezione stratigrafica dello Stretto di Messina (da pubblicazione della Società Stretto di Messina SpA): 1. ghiaia sabbiosa della
piana costiera, Olocene; 2. ghiaie sabbiose marine, “ghiaie di Messina”, Pleistocene; 3. argille e sabbie, Pliocene; 4. conglomerato di
Pezzo e arenarie, Miocene; 5. basamento cristallino, Paleozoico. Le rotture riportate come faglie, specialmente dal lato calabrese, sono
talora originate da DGPV, con possibile superficie di scorrimento ultima che giunge al piede della scarpata sottomarina, alquanto inclinata
per effetto delle spinte dei movimenti di massa
Stratigraphic section of the Strait of Messina (after Stretto di Messina Society): 1. sandy gravel of coastal plain, Holocene; 2. marine
sandy gravels, “Messina gravels”, Pleistocene; 3. clays and sands, Pliocene; 4. Pezzo conglomerates and sandstones, Miocene; 5.
crystalline basement, Palaeozoic. Ruptures reported as faults, especially on the calabrian side, are sometimes produced by DSGSD, with
possible ultimate slip surface which reaches the toe of the submarine slope, quite inclined and bulged due to the pushes of the mass
movements
Guerricchio A., Ponte M. / Giornale di Geologia Applicata 3 (2006) 83-90
Fig. 7 - Sezione longitudinale del Ponte sullo Stretto, con l’indicazione di rotture da DGPV nel versante calabrese (le frecce indicano il
verso del movimento)
Longitudinal section of the Bridge on the Strait, with indications of the DSGSD ruptures in the calabrian slope (arrows indicate the
direction of movement)
Dai risultati delle indagini geognostiche eseguite dalla del progetto preliminare del Ponte sempre dalla Società
società Stretto di Messina SpA sono state dedotte le Stretto di Messina SpA.
litologie profonde costituenti il territorio in esame, che L’analisi, di tipo “pseudostatica”, considerando i
sono, a partire dall’alto: depositi sabbioso-ghiaiosi coefficienti sismici dettati dalla nuova normativa che andrà
terrazzati; ghiaie di Messina; limi e trubi; conglomerato di in vigore nei prossimi mesi, è stata effettuata con l’ausilio
Pezzo; plutoniti. del programma di calcolo Slob 4.0, è stata condotta con
A ogni litologia sono stati attribuiti i range dei parametri riferimento ad 8 superfici di scorrimento (Fig. 8).
geotecnici indicati nella relazione geotecnica e di calcolo
Fig. 8 – Sezione geologica in asse Ponte con le superfici di scorrimento analizzate, numerate da 1 a 8
Geological section drawned according to the Bridge axis with the analysed slip surfaces, numbered from 1 to 8
In virtù delle ipotesi fatte, in condizioni pseudostatiche e fondazioni.
senza considerare la presenza di una falda, il versante risulta La situazione più preoccupante è stata riscontrata per le
coinvolto da movimenti franosi attivi che potranno scarpate subacquee al di sotto della fondazione della torre
pregiudicare la corretta funzionalità del Ponte. del Ponte. Un evento sismico di entità anche inferiore a
Le analisi di stabilità eseguite hanno fornito risultati quello del 28 dicembre 1908 potrebbe mobilitare parte del
preoccupanti, con valori dei coefficienti di sicurezza ben al versante, in particolare la zona di appoggio della torre
di sotto dell’unità su tutte le superfici testate. stessa. A causa delle elevate profondità cui si sviluppano le
A titolo di esempio nelle Tabb. 1 e 2 si riportano i superfici di scorrimento ricostruite (alcune superano i 250m
risultati relativi alla superficie n. 1, completamente di profondità dal piano campagna), è impossibile realizzare
subacquea, e n. 6, coinvolgente l’area di impronta delle interventi di stabilizzazione del versante.
Guerricchio A., Ponte M. / Giornale di Geologia Applicata 3 (2006) 83-90
Tab. 1 – Risultati verifiche di stabilità superficie n. 1
Stability analysis results for the slip surface n. 1
Tab. 2 – Risultati verifiche di stabilità superficie n. 6
Stability analysis results for the slip surface n. 6
5. Conclusioni scarpate, sia subaeree che subacquee, eventualmente
ripensando l’impianto fondazionale dell’opera stessa. A
Lo studio sulla stabilità del versante calabrese interessato nostro avviso, anche spostando di qualche centinaio di metri
dal costruendo Ponte sullo Stretto di Messina, eseguito nel l’impronta a terra sul versante calabrese, infatti, non
presente lavoro indica che, in caso di sisma di particolare produrrebbe significativi effetti positivi per la stabilità, in
energia, la struttura potrebbe essere coinvolta in fenomeniquanto è praticamente tutta l’area in esame ad essere
gravitativi di importanti dimensioni. È ben chiaro, com’è interessata dai succitati fenomeni, come, peraltro,
noto, il limite che un approccio alle verifiche di stabilità evidenziato dalle numerose rotture (trenches) ivi presenti,
bidimensionale presenta. I metodi che affrontano il riconducibili ad episodi sismici relativamente recenti.
problema in piano, infatti, non consentono di tenere conto Inoltre, sebbene la struttura sia stata calcolata nel rispetto di
degli effetti tridimensionali, per cui non è da escludersi che tutte le prescrizioni vigenti e nell’ipotesi di sismi
verifiche condotte con riferimento ad un modello 3D, che caratterizzati da accelerazioni al suolo particolarmente
necessiterebbero di una grande mole di dati di elevata severe (fino a 0.58g), un eventuale, anzi probabile,
qualità per tarare gli stessi, potrebbero condurre a risultati meccanismo di instabilità che dovesse coinvolgere ildifferenti. Tuttavia, il gran numero di sezioni analizzate in versante su cui insiste la “torre” lato Calabria produrrebbe
condizioni pseudostatiche che forniscono coefficienti di una sollecitazione di tipo impulsivo sulla struttura consicurezza prossimi od inferiori all’unità deve indurre a serissime conseguenze sulla stabilità strutturale.
considerare seriamente l’aspetto relativo alla stabilità delle
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Preceduta da una teoria ed istoria generale dei
tremuoti. II Edizione, Stamperia Reale, 2 vol.,
Napoli.
-
Citazione:
Originariamente Scritto da Alex il Rosso
E io ti ribadisco che la progettazione si fa proprio dopo aver svolto gli studi geologici accuratamente.
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... non so dove abiti, ma penso non nel Sahara, e non credo che tu ogni volta che si fa una metropolitana, ad es, ti danni per sapere se sono stati svolti accurati studi geologici ...
Di numeri ce ne sono stati messi in quantità industriali, molti dei quali provengono da studi geologici e geotecnici ...
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aggiungo che più che di tempi di ritorno, si può dire che sono state tenute in considerazione l'intensità sismiche e l'onda di tsunami più elevate mai registrate in quella zona, e si è riscontrata la resistenza a venti anche di velocità di 120 nodi, quando in quell'area si sono misurati al massimo di 80 nodi ...
Ribadisco che gli imprevisti ci possono sempre essere, infatti non si è tenuto conto se un asteroide dovesse colpire il ponte :D ma un conto discutere di imprevisti, un conto dire che non si è tenuto conto di relazioni geologiche o che andrebbe giù col vento o con un terremoto ...
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I giapponesi hanno avuto problemi con il Akashi-Kaikyo?
E' lungo la metà di quello di MEssina, per testarne la sicurezza i giapponesi hanno costruito una galleria del vento unica al mondoperchè non si fidavano a farlo di soli 500 metri più lungo di quello danese senza ulteriori garanzie. E i treni assolutamente non ci passano, nemmeno uno.
Gli intelligentoni italiani ce ne vogliono due, senza per altro nessuna garanzia di sicurezza come sottolineato dalle commissioni di Alta Sorveglianza.
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Citazione:
Originariamente Scritto da ragazzosemplice
I giapponesi hanno avuto problemi con il Akashi-Kaikyo?
E' lungo la metà di quello di MEssina, per testarne la sicurezza i giapponesi hanno costruito una galleria del vento unica al mondoperchè non si fidavano a farlo di soli 500 metri più lungo di quello danese senza ulteriori garanzie. E i treni assolutamente non ci passano, nemmeno uno.
Gli intelligentoni italiani ce ne vogliono due, senza per altro nessuna garanzia di sicurezza come sottolineato dalle commissioni di Alta Sorveglianza.
... questo lo hai detto già, quello che non hai detto è cosa sarebbe emerso dall'intervista a Majowiecki circa il ponte sullo stretto ...