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Originariamente Scritto da ragazzosemplice
la galleria delvento di PRato ha una sezione di 5 metri circa, quella dei giapponesi di 45 vedi un po' tu la differenza. Il modellino delponte testato dai giapponesi era 45 metri di larghezzza e 300 di lunghezza.
I treni non ce li hanno voluti pèerchè su un ponte di quel tipo non ci sono sufficienti garanzie di sicurezza.
E noi ne vogliamo mettere due, robe da matti.
... a parte che i test non sono stati effettuati nella galleria di Prato, che tra l'altro sarebbe stata sufficiente visto che non è necessario testare i ponti sospesi con modelli in scala particolarmente elevata, visto che, allo scopo, gli studi in galleria del vento son serviti a valutare il comfort di attraversamento e a ottimizzare la stabilità e la configurazione delle torri.
... visto che non mi sembra questa la sede per inoltrarsi troppo in particolari tecnici, mi stupisce che essere di una parte politica vi porti addirittura a reputare così fessi i "nostri" (e non solo) docenti universitari che sono intervenuti a centinaia per progettare quest'opera ...
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io sono per l'indipendenza della sicilia....senza ponte si è meno legati all'italia.
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Originariamente Scritto da vota DC
senza ponte si è meno legati all'italia.
Vero, ecco perche bisogna farlo.
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Originariamente Scritto da vota DC
io sono per l'indipendenza della sicilia....senza ponte si è meno legati all'Italia.
Ma, contento tu: se ti piace più la Libia ...
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Originariamente Scritto da vota DC
io sono per l'indipendenza della sicilia....senza ponte si è meno legati all'italia.
D'altra parte... "Credo che la costruzione del ponte sullo Stretto farà finalmente della Sicilia una terra al 100% italiana". 6 Aprile 2006.
Lascio immaginare di chi sia questa perla.
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Originariamente Scritto da vend. solitario
Ma, contento tu: se ti piace più la Libia ...
... se gli piace più la Libia è liberissimo di andarci ... ma la Sicilia rimane in Italia ... GRAZIE!
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Originariamente Scritto da rosita13
Sono dell'idea che il ponte per il Sud sia positivo e vantaggioso anche per l'economia! Vorrei creare un comitato pro-ponte ma vorrei, oltre che cercare gente che appoggi l'iniziativa, sentire la voce di coloro che non fossero d'accordo. Credo sia un motivo di crescita e di confronto.
... e comunque, tra una cosa e l'altra, mi sono dimenticato di dire che un comitato pro ponte esiste già ... è stato costituito in sicilia, dove evidentemente non tutti sono contrari alla costruzione del ponte, al quale hanno aderito anche professionisti, fra cui architetti e ingegneri.
Tra le iniziative del comitato c'è quella di fare pressione sul governo italiano affinché i lavori per il ponte abbiano inizio secondo il programma già stabilito.
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ciao a tutti
perdonatemi ma ogni volta che sento di grandi opere in sicilia (stante cuffaro al governo tra l'altro), non riesco a sorvolare sulla mafia e gli affari sulle opere pubbliche...per me l sicilia ha bisogno di un po' di pulizia, poi, se restano soldi da buttare il ponte sullo stretto...
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Piero Busetta: "Ponte sullo Stretto, non è lo Stato a pagare"
Pubblichiamo l'intervento del prof. Busetta sul quotidiano "La Sicilia" del 4 giugno
Domani pomeriggio a Messina si sfilerà per il Ponte. Si progetta una scippo ed i siciliani si mobilitano. Stufi di luoghi comuni come quello di non costruire "cattedrali nel deserto", scendono in piazza. Per bonificare il deserto piuttosto che per non costruire cattedrali.
La rete autostradale siciliana, con il completamento della Messina-Palermo, va verso un livello interessante ed una grande infrastruttura dà il senso di una discontinuità con un passato che vedeva la Sicilia come area di solo consumo. Ma il vero problema sarebbero le risorse. Nessuno si è mai chiesto perché nelle ultime Finanziarie non ci sia mai stato un euro per il Ponte?
La risposta è semplice: il piano finanziario per la realizzazione del Ponte non richiede contributi a fondo perduto da parte dello Stato. Ma allora perché si continua a parlare si soldi pubblici per il Ponte? Anche qui la risposta è facile. Gli azionisti della società "Stretto di Messina", chiamati a ricapitalizzare per 2,5 miliardi di euro, sono società a controllo pubblico (Fintecna, Anas, Rfi). E' qui che nasce l'equivoco. Infatti, le risorse che gli azionisti destinano al Ponte rappresentano un investimento imprenditoriale, basato su analisi di rendimento e prospettive di recupero e non un contributo a fondo perduto. Il vero impiego di risorse pubbliche si avrebbe qualora il progetto, secondo schemi già seguiti in passato, venisse finanziato in larga misura con contributi a fondo perduto. Mentre una società per azioni, seppure a controllo pubblico, investe in un progetto quando i parametri consentono di prevedere il recupero del capitale e la sua remunerazione.
E' superfluo dire che, come ogni iniziativa imprenditoriale, nessuno può assicurare il recupero del capitale investito e quindi anche gli azionisti pubblici, se l'operazione non dovesse andare a buon fine, perderebbero il loro capitale. Ma tale ipotesi sarebbe esclusa dal piano economico-finanziario elaborato dalla "Stretto di Messina" e validato da advisor competenti. D'altronde non si può dimenticare che opere pubbliche come l'Alta Velocità, le Metropolitane sono interamente a carico dello Stato.
L'aumento di capitale copre il 40% del valore dell'opera, il restante 60%, i 3,5 miliardi che ancora mancano all'appello saranno coperti attraverso finanziamenti di tipo project finance, contratti in più tranche sui mercati finanziari nazionali ed internazionali. In altre parole, senza garanzie da parte dello Stato.
I prestiti bancari e gli altri strumenti finanziari che verranno emessi, al momento opportuno, saranno sottoscritti da investitori istituzionali operanti sui mercati finanziari nazionali ed internazionali. Questi sono i famosi "privati" che molti si domandano dove siano e perché non sono stati coinvolti da subito.
La risposta è semplice: il denaro è una merce che ha un costo, ottenere oggi finanziamenti che serviranno più in là nel tempo sarebbe uno spreco. In ultima analisi sarà ancora il mercato a confermare la fattibilità economico finanziaria del Ponte secondo l'impostazione data.
Al punto in cui si è giunti, con l'appalto consegnato, parlare di altre priorità è solo un modo per far contenti gli illusi. Il nuovo vice ministro delle Infrastrutture, Angelo Capodicasa, intervenga per smorzare i toni prima, e poi arrivare ad una conclusione realizzativa. Anche se, per come si sono messe le cose, questa sembra una mission impossibile, che solo l'impegno combattivo della gente potrà portare ad una via d'uscita.
Peraltro è la credibilità del sistema Italia sui mercati che viene messa in discussione. Il Ponte è stato deciso con legge del 1971, più legislature ne hanno confermato la realizzazione, nelle gare internazionali sono state coinvolte circa sessanta aziende, per un terzo straniere. Oggi sono stati incaricati di realizzare l'opera italiani, giapponesi, statunitensi, danesi, spagnoli, canadesi. Quanto costa, in termini di credibilità del Paese, dire loro: "Signori, abbiamo scherzato"?
Piero Busetta*
*Ordinario di Statistica Economica alla facoltà di Economia dell'Università di Palermo, Presidente delle fondazione "Angelo Curella"
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Io ho dei colleghi siciliani e parlando con loro, che meglio di me conoscono la realtà dell'isola, mi dicevano che prima di spendere soldi per un ponte si dovrebbero mettere a posto cose come strade, acquedotti, trasporti pubblici, sanita ....
Insomma tutte quelle cose che dovrebbero essere "normali" in un paese come l'Italia che si vanta di essere "progredito".
Facendo poi il conto che per raggiungere il ponte si deve percorrere la Salerno-Reggio Calabria, che è una autostrada per modo di dire, e che a parte i periodi festivi la situazione traghetti è tranquilla ... non sarebbe meglio spendere tutti quei soldi in altro?
Franz