Napoli, cinque arresti per minacce ai candidati
Elezioni amministrative Napoli
Cinque persone, ritenute affiliate a un clan camorristico del centro storico di Napoli, sono state fermate dalla polizia con le accuse di estorsione aggravata, scambio elettorale politico-mafioso e violazione della legge che regola le elezioni amministrative. Secondo la procura di Napoli, le indagini svolte «hanno rivelato uno spaccato allarmante dell'attuale campagna elettorale».
I cinque, fermati dalla squadra mobile su disposizione della Direzione distrettuale antimafia, sono ritenuti appartenenti al clan Faiano, facente capo alla famiglia Di Biasi. Dalle indagini è emerso - oltre alla presenza di candidati gravati da precedenti penali che hanno falsamente dichiarato di essere in possesso dei requisiti di eleggibilità - che numerosi candidati sono stati sottoposti a minacce e intimidazioni, finalizzate al pagamento di vere e proprie tangenti per poter distribuire materiale elettorale, svolgere la propaganda ed effettuare affissioni di manifesti in determinate zone.
Si tratta di Luigi Di Biasi, 55 anni, Vittorio Di Napoli, di 61, Massimiliano Artuso, di 38, Ciro Piccirillo, di 44 e Francesco Angri, 60 anni, già agli arresti domiciliari per altri motivi. I provvedimenti sono stati emessi dai pm Raffaele Marino e Sergio Amato, coordinati dal procuratore aggiuntoFranco Roberti, nell'ambito delle indagini che la procura sta conducendo in relazione alle denunce - presentate da numerosi candidati - riguardanti la regolarità della campagna elettorale.
I fermi sono avvenuti in particolare dopo le dichiarazioni di un candidato alle Municipalità, il quale - spiegano gli inquirenti - è stato oggetto di una serie di intimidazioni da parte di esponenti di spicco della criminalità organizzata nella zona dei Quartieri spagnoli, dove opera appunto il clan Faiano della famiglia Di Biasi. Questo candidato ha riferito di essere stato più volte avvicinato dagli indagati, subendo minacce e intimidazioni: lo scopo era fargli pagare 2500 euro per poter svolgere la propria campagna elettorale ai Quartieri spagnoli. Anche i familiari del candidato sarebbero stati pesantemente minacciati: il padre è stato prelevato e portato al cospetto di Luigi Di Biasi, la sorella avvicinata da due degli indagati che l'hanno minacciata impugnando delle pistole, la figlia minore a sua volta avvicinata e minacciata. Dalle indagini emerge anche un profilo di vero e proprio voto di scambio: alcuni candidati al Consiglio comunale e alla Municipalità avrebbero «appaltato» la loro campagna elettorale ad esponenti dei clan, ottenendo in cambio di denaro la promessa di voti e la garanzia dell'esclusiva in determinate zone dell'affissione di manifesti. Nello stesso tempo gli esponenti delle cosche si impegnavano a minacciare gli avversari dallo svolgere in quella zona la loro propaganda. Secondo la Dda è venuto fuori uno spaccato «allarmante» che avrebbe inquinato il voto e la campagna elettorale.
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È davvero un segnale di cambiamento, per la prima volta viene allo scoperto l'intimidazione camorristica nel voto, denunciata subito e fermata dallo Stato.
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