Fonte: Ansa
ROMA - Meno di 24 ore per passare dalla speranza alla certezza. Ovidio Bompressi torna libero. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo ha graziato, firmando in tempo record il decreto che il Guardasigilli Clemente Mastella aveva preannunciato e inviato al Quirinale.
L'ex di Lotta Continua, condannato a 22 anni di carcere per l'omicidio del commissario Calabresi e da tempo agli arresti domiciliari nella sua casa di Massa Carrara per motivi di salute, è felice e ringrazia attraverso le parole della moglie Giulia. Il braccio di ferro ingaggiato su di lui dall'ex Guardasigilli leghista Roberto Castelli, pervicacemente contrario a un atto di clemenza per Bompressi e per Adriano Sofri, si è concluso dopo quattro anni.
Durante i quali è stato un succedersi di domande di grazia (una di Bompressi stoppata nel 2002 da Castelli, una seconda presentata dai familiari), di massima attenzione al caso da parte del presidente Carlo Azeglio Ciampi, di un fallito tentativo di soluzione parlamentare con la cosidetta 'legge Boato', fino al conflitto sollevato nel giugno del 2005 dal Quirinale dinanzi alla Corte Costituzionale per chiedere di annullare il rifiuto di Castelli. Nel frattempo Bompressi, dimagrito fino all'anoressia, è entrato ed uscito dal carcere, ottenendo prima un differimento pena e poi gli arresti domiciliari.
La decisione del 3 maggio scorso della Corte Costituzionale ha rappresentato la svolta: con l'annullamento del veto posto nel novembre del 2004 da Castelli, i giudici costituzionali hanno stabilito una volta per tutte che la grazia è un potere esclusivo del Capo dello Stato proprio per la sua natura umanitaria. Una decisione, questa, che solo poche settimane fa in molti avevano definito una 'vittoria di Pirro'. La sentenza arrivava infatti proprio nel momento in cui scadeva il settennato di Ciampi e Castelli stava lasciando via Arenula. Cosa avrebbe fatto Napolitano? La prima mossa del nuovo inquilino del Colle è stata quella di istituire presso il Quirinale un ufficio grazie 'ad hoc'.
La prima mossa del neo Guardasigilli Mastella è stata invece quella di togliere dall'imbarazzo il presidente. Da sempre favorevole a un atto di clemenza per Sofri e Bompressi, due persone malate cui si può offrire un gesto di "spontanea umanità ", Mastella ha incaricato i suoi uffici di risolvere il caso alla luce della sentenza della Corte Costituzionale. I tecnici di Via Arenula hanno così prospettato la soluzione: l'iter dell'atto di clemenza per Bompressi deve riprendere dal punto in cui si è fermato. Vale a dire, dalla trasmissione del decreto di grazia chiesto dal Quirinale nel 2004 e mai trasmesso da Castelli. Mastella non ci ha pensato su due volte. Ieri ha dato il via libera al suo capo di gabinetto, Ettore Ferrara, e questa mattina ha inviato il fascicolo al Quirinale.
In tempo record il presidente Napolitano ha firmato nel pomeriggio. Una firma, quella del Capo dello Stato, accompagnata da una telefonata al Guardasigilli, da cui ora dipende anche la mossa successiva: aggiornare il fascicolo su Sofri, che a differenza di Bompressi, non ha mai presentato domanda di grazia ma per il quale Mastella ha già ipotizzato un atto di clemenza entro la fine dell'anno.
La grazia per Bompressi e quella, possibile, per Sofri ha fatto andare su tutte le furie l'ex Guardasigilli. Il leghista Castelli ha prima parlato di "colpo di teatro" da parte di un Mastella "maldestro", salvo poi rincarare la dose nel momento in cui il Capo dello Stato ha firmato la grazia: "ingiustizia é fatta" - ha detto - "Napolitano non è il presidente di tutti gli italiani ma della metà ". Mastella si è limitato a dare "un consiglio amichevole" al suo predecessore: "si occupi di cose diverse e meno di giustizia. Altrimenti diventa un'ossessione, un supplizio mentale...".




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