Testata: IL SOLE 17/03/2006
24 ORE
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POLITICA P ag. 1 2
VIAGGIO NEL NORDEST
In Veneto svolta «neo-dorotea»
A Vicenza fuori dal partito gli organizzatori delle ronde notturne anti-immigrati
Mariano Maugeri
DAL NOSTRO INVIATO
TREVISO - Dal doroteismo al neodoroteismo, passando dal leghismo. La parabola del Nordest delle urla e ora dei
silenzi dovrebbe essere un caso da manuale per cogliere l'alchemica capacità dei veneti di distillare un analcolico
partito di governo da un acolicissimo movimento di protesta.
Il Veneto del 2006 è più simile a quello del 1976 che non del 1996. Una sorta di regressione nel grembo del partito
unico. Vicenza è la rappresentazione di questa mutazione antropologica. La Lega di Manuela Dal Lago, da due
mandati presidente della Provincia, è la copia in scala minore e localista della Dc di Mariano Rumor. Localista per
vocazione e costrizione: le ambizioni della Dal Lago di candidarsi alle Politiche sono state stroncate da tutt'altro che
nobili rivalità interne alla Lega. La Dal Lago non se ne dà pena, e dimentica della secessione bossiana, («sono
federalista, non secessionista») governa con un equilibrio degno dei trisavoli della Repubblica Serenissima.
Equilibrio non significa mollezza. E la Presidente, che è pure capogruppo della Lega al consiglio comunale di
Vicenza, l'ha dimostrato quando ha cacciato dal partito un consigliere comunale, Franca Equizi, che scimmiotta
Mario Borghezio di Torino e il beneamato ottuagenario (dai leghisti veneti, s'intende) Giancarlo Gentilini da Treviso,
per due mandati sindaco e ora prosindaco ma in attesa di tornare primo cittadino dopo aver saltato un giro. La Equizi
vuole cancellare i campi rom, fa le ronde notturne per far sloggiare gli immigrati che di giorno lavorano in fabbrica e
la notte dormono sulle panchine dei giardini di Campomarzio, rompe pure le balle in Consiglio comunale
opponendosi alle varianti urbanistiche e progetti edilizi del sindaco forzista Enrico Hullweck (ma ex leghista ed ex
missino). Qual è la colpa della Equizi? Aver fatto la leghista di lotta. Pratica obbligatoria 10 anni fa, incoraggiata
cinque anni fa, ma adesso del tutto fuori linea e fuori moda. Il consigliere comunale della Lega si prende le rivincite a
modo suo. E sfoggia uno smalto delle unghie verde Lega, cappotto e foulard in tinta e un eloquio senza sfumature
come quello dei suoi maestri. Solo una cosa spiffera al cronista: «Bossi mi ha detto di vigilare sulle porcherie
urbanistiche che si stanno commettendo a Vicenza». La Dal Lago allarga le braccia: «Xe fora de testa».
Ottanta chilometri più a Nord, c'è una città che renderebbe felici generazioni di novellieri. Treviso è un pezzo d'Italia
che va per conto proprio e si diverte ancora per i blitz dell'immarcescibile Gentilini. L'ultimo risale a due settimane fa,
quando si è spinto in visita pastorale in una zona periferica, San Liberale, aizzando gli abitanti a non affittare le case
agli immigrati. Propaganda tardiva, perché nella classe terza elementare della scuola di quartiere ci sono undici
bambini extracomunitari e un trevigiano. Qui la Lega è il partito pigliatutto: sindaco, presidente della Provincia, trenta
sindaci, tre deputati, un senatore e tremila militanti. Un partito popolare, radicato, amato. Lo capisci dal suo
segretario provinciale, Toni Da Re, un uomo di potere stando alla messe di consensi. Ma i trevigiani, un po' come i
napoletani, amano sorprendere. E quando chiedi di scambiare quattro chiacchiere ti risponde di andare in un
autolavaggio circondato da colonne di Tir. Lui tiene con la sinistra il cellulare incollato all'orecchio e con la destra la
pistola sparasapone che sgrassa le auto prima che s'infilino nel tunnel. Da Re, padre partigiano e comunista, si
stupisce di generare meraviglia: «Questo è il mio lavoro: quando non ho impegni politici lavo le auto. Le Lega? Per
fare il federalismo che vogliamo ci serve il 51 per cento».
La maggioranza assoluta, o giù di lì, la Lega trevigiana ce l'avrebbe già se non fosse arrivato un guastafeste di nome
Giorgio Panto, il Berlusconi del Nordest: tre emittenti televisive, un'azienda che fabbrica «le Mercedes degli infissi» e
una religione germanocentrica che sgrana come un rosario durante i talk show: «Il Veneto deve diventare come il
Baden Wurttemberg». Panto, già passato alla storia delle tv private per essere stato il primo sponsor di «Colpo
grosso», ora vuole lasciare una traccia nella storia politica italiana come &la spina che trafiggerà il cuore della
Lega». Sembra il reliquiario di un parroco di campagna, ma è il manifesto di Progetto Nordest, il partito di Panto. Due
consiglieri regionali, il 19% dei voti in provincia di Treviso (il 6% in Veneto) e la candidatura al Senato il 9 aprile sono
il suo biglietto da visita. Da Treviso non più con rancore, ma con furore.
MARIANO MAUGERI