I campioni delle libertà ci hanno abituati a delle elezioni farsa. Protestano con strilli da gorilla quando un dei loro amici non viene eletto a gridano al broglio, ma quando mettono le mani loro qualunque avanzo di galera diventa “un vero democratico”.
Il Montenegro è ora uno Stato indipendente. I favorevoli alla secessione dalla Serbia hanno vinto con il 55,4 per cento dei voti superando di pochissimo il quorum imposto dalle autorità internazionali al 55 per cento. Podgorica torna ad essere dunque capitale incontrastata del Montenegro.
Con l’indipendenza del Montenegro, viene portata a termine la dissoluzione della Jugoslavia.. Nel 2003, grazie alla mediazione dell’Unione europea, si istituì l’Unione di Serbia e Montenegro, ormai ultima Repubblica ex federale rimasta fedele a Belgrado grazie ad un referendum che vide vincitore il ‘no’ alla secessione. Un’unione a maglie larghe che ha dato a Podgorica un largo potere decisionale ed una vasta autonomia. Un’autonomia tale che il Montenegro è diventata una base mafiosa di prim’ordine: ma questo agli americani non è mai disturbato, con la mafia convivono benissimo quando serve: basti pensare alla Sicilia del ’43 , quando gli americani , aiutati da Lucki Luciano, imposero il controllo della mafia in 96 comuni, mettendo le basi di una sanguinaria criminalità. O al presedidente dell’ENI , Enrico Mattei, assassinato dalla mafia per ordine delle sette sorelle petrolifere.
Questa volta però, l’esito degli scrutini, certamente pilotato, ha dato ragione ai ‘sì’. Con 55,4 per cento dei voti contro il 44,6, e con un’affluenza record dell’86,3 per cento dei 484.718 elettori con diritto di voto, si aggiungerà una nuova frontiera nel Vecchio Continente.
Sotto lo slogan ‘Ostaggi della Serbia’, il premier Milo Djukanovic ha condotto la sua campagna favorevole alla secessione, vincendo infine la sua battaglia. Secondo criteri anagrafici, sono i giovani che hanno principalmente accolto le sollecitazioni del premier montenegrino, mentre i più anziani, forse con l’ausilio di nostalgia ed esperienza, sono stati contrari alla secessione. Sono state riscontrate anche analogie geografiche nelle votazioni, con le aree del nordest per l’unione al contrario di quelle della costa, favorevoli invece all’indipendenza. Il fronte dei sì ha inoltre violato la barriera etnica: solo il 49% degli abitanti è infatti montenegrino, mentre il 31 per cento è di origine serba, il 14 per cento bosniaca e il 9 per cento circa albanese.
L’esito delle votazioni è stato però condizionato da diversi fattori favorevoli alla separazione dei due Stati. In primo luogo la possibilità stessa di avere un referendum, una soluzione non concessa a tutti; in secondo luogo lo stallo delle trattative dell’Unione europea con la Serbia Montenegro; in terzo luogo, un fattore che ha dell’inverosimile, il divieto ai montenegrini residenti in Serbia di votare. Quanto di meno “democratico” si possa immaginare. Situazioni il più delle volte artificiose e volute dai poteri forti del continente.
L’esito del referendum è stato ovviamente accolto con euforia dalle autorità europee, che molto hanno fatto per questa secessione. L’Ue “rispetterà pienamente, senza alcun dubbio”, il volere del popolo montenegrino all’indipendenza dalla Serbia ma “è adesso molto importante” che i due Paesi “parlino tra di loro”. Le solite balle dei burattini di Bruxelles.
Ma è quanto affermato l’Alto Rappresentante ( altissimo, monumentale, una colossale nullità politica) per la Politica Estera e di Sicurezza Comune dell’Unione europea, ( che in realtà non esiste) Javier Solana, che durante la guerra nei Balcani era a capo dell’Alleanza atlantica che bombardò senza tante discussioni una Jugoslavia in ginocchio. Ma adesso, grazie alla gentile concessione del referendum, si aspetta che il Podgorica mantenga le promesse, raggiungendo atlantici ed eurocrati.
La NATO ed accoliti non ha mai nascosto più di tanto di sostenere la distruzione della sovranità serba e il Montenegro è l’unico sbocco al mare di Belgrado. Il motivo ostentato fin dallo scoppio della guerra è stato quello di portare maggiore stabilità nella regione. La solita nauseante ed ipocrita politica del “peace keeping” Ma i veri motivi che hanno condotto questa fomentazione al disgregamento sono stati strategici, geopolitici ed economici. Aspetti che rendono questa secessione un fatto di convenienza.
Le brame atlantiche, come la completa separazione degli Stati Jugoslavi, rischiano però di non essere ancora al termine. La questione del Kosovo, infatti, non è ancora stata risolta. Il recente distacco del Montenegro dalla Serbia, aumenta le possibilità che questo possa avvenire anche con il Kosovo pure se quest’ultimo è da sempre legato alla Serbia, perché terra serba a tutti gli effetti.
Così sarebbe però finalmente concluso il disegno. Dopodiché gli atlantici potranno fare finalmente i loro comodi nella regione, senza più avere uno Stato forte che li contrasti.
C’è però un paradosso che rende la situazione balcanica antitetica rispetto al resto dell’Europa. Mentre nel resto del continente si stanno sgretolando le frontiere per costituire un’Europa unita, nei Balcani sorgono sempre più barriere e confini malgrado, il più delle volte, il popolo sia lo stesso.
Ma non si può chiedere di più all’Europa dei servi e degli ipocriti.




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