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Citazione:
Originariamente Scritto da Franzele
Non condivido l'idea che al multiculturalismo debba corrispondere l'assenza di radici. Le culture possono cambiare, condizionarsi a vicenda.
Certo è vero.
Tuttavia anche qui si può avere un atteggiamento passivo oppure uno attivo.
L'atteggiamento passivo è quello di chi ritiene che questo cambiare e condizionarsi sia una sorta di legge fisica, come la legge di gravitazione universale.
L'atteggiamento passivo è quello di chi invece decide di scegliere, selezionare, stabilire arbitrariamente cosa accettare e cosa rifiutare, nonché, ovviamente, se farlo oppure no. Insomma di continuare a "marcare la distinzione" anche quando ci si "mescola" (o meglio, quando si sceglie se mescolarsi o no, come, dove, quando, con chi e perché).
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Citazione:
Originariamente Scritto da Alvise Nutti
Certo è vero.
Tuttavia anche qui si può avere un atteggiamento passivo oppure uno attivo.
L'atteggiamento passivo è quello di chi ritiene che questo cambiare e condizionarsi sia una sorta di legge fisica, come la legge di gravitazione universale.
L'atteggiamento passivo è quello di chi invece decide di scegliere, selezionare, stabilire arbitrariamente cosa accettare e cosa rifiutare, nonché, ovviamente, se farlo oppure no. Insomma di continuare a "marcare la distinzione" anche quando ci si "mescola" (o meglio, quando si sceglie se mescolarsi o no, come, dove, quando, con chi e perché).
Distinzione interessante. Ne discende chiaramente che bisogna essere consapevoli della propria identità, della propria storia e della propria cultura. Altrimenti che scelte si possono fare?
Permettimi però di osservare che la distinzione è forse troppo teorica e schematica, nel senso che nella realtà ci sono elementi di passività e di attività (non possiamo scegliere tutto, ma non dobbiamo subire tutto). In quella che può sembrare une necessità si possono trovare delle opportunità.
Saluti
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Citazione:
Originariamente Scritto da Franzele
Distinzione interessante. Ne discende chiaramente che bisogna essere consapevoli della propria identità, della propria storia e della propria cultura. Altrimenti che scelte si possono fare?
Certamente. E visto che, necessariamente, vi saranno gradi più o meno approfonditi di consapevolezza (più che altro, anche ipotizzando che in una società vi sia una consapevolezza generalizzata, come poteva essere nella Germania o nella Francia del 1870-1914, vi sarà sempre una maggioranza che ne avrà una percezione "istintiva") è necessario che chi ha la responsabilità di decisioni collettive in materia abbia una consapevolezza profonda.
Citazione:
Permettimi però di osservare che la distinzione è forse troppo teorica e schematica, nel senso che nella realtà ci sono elementi di passività e di attività (non possiamo scegliere tutto, ma non dobbiamo subire tutto). In quella che può sembrare une necessità si possono trovare delle opportunità.
Saluti
Certo, è teorica e schematica come tutte quante le distinzioni che si tendono a fare quando si parla in astratto di fenomeni reali. In verità (e vado parzialmente fuori tema) se c'è un motivo per cui ho sempre trovato poco soddisfacente la sociologia e molto soddisfacente la storia, è proprio a causa della difficoltà estrema di concepire delle generalizzazioni soddisfacenti.
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Citazione:
Originariamente Scritto da Alvise Nutti
Certo è vero.
Tuttavia anche qui si può avere un atteggiamento passivo oppure uno attivo.
L'atteggiamento passivo è quello di chi ritiene che questo cambiare e condizionarsi sia una sorta di legge fisica, come la legge di gravitazione universale.
L'atteggiamento passivo è quello di chi invece decide di scegliere, selezionare, stabilire arbitrariamente cosa accettare e cosa rifiutare, nonché, ovviamente, se farlo oppure no. Insomma di continuare a "marcare la distinzione" anche quando ci si "mescola" (o meglio, quando si sceglie se mescolarsi o no, come, dove, quando, con chi e perché).
Concordo...con alcuni considerando....
...io penso che il multiculturalismo sia un dato di fatto ed implicazione necessaria degli aattuali processi della globalizzazione economica e, latu sensu, del mondialismo....
...il multiculturalismo va affrontato, certamente, ma non lo si puo' ignorare o, peggio, eliminare con interventi ad hoc ispirati ad istanze isolazioniste e protettive...o assolutiste (nel senso di a-relativiste)...
...cio' non vuol dire che bisogna porsi davanti al multiculturalismo in maniera passiva, ma che occorra incanalarlo, strutturarlo, per quanto sia possibile, per renderlo compatibile e sostenibile...
...poi penso che il multiculturalismo possa essere utile per incoraggiare ed alimentare il processo (lento ma forse inevitabile) della riformabilità dell'Islam...
...l'erosione delle identità culturali, a ben guardare, è iniziata prima che il multiculturalismo assumesse gli attuali connotati...
...credo che occorra curiosità e coraggio...penso che la partatita vada giocata,con regole precise, fino in fondo!