Anche questa tornata elettorale è passata. Del risultato, mi pare, che tutti possano ritenersi soddisfatti; nessuno ha prevalso sull’altro, e questa per i più non è mica una soddisfazione da poco. L’orticello è salvo, e l’erba del vicino non è più verde della propria. Certo, stì orticelli ormai danno solo cetrioli; nessuno si chiede il perché e ci si accontenta di riuscire a farli venire il più piccoli possibile. Fanno meno male.
A questo punto sembra inutile anche riunirli tutti assieme sti orticelli; si avrebbe una maggior varietà di cetrioli e tutti potrebbero provare quelli degli altri, ma il risultato non cambierebbe poi di tanto.
Considerazioni idiote. Ma non sembra che la situazioni meriti di meglio. Solo cetrioli.
Anzi, ringraziamo che questi crescano rigogliosi da soli; non li cerchiamo e non li vogliamo ma affettuosamente ci trovano sempre. Cetrioli intelligenti loro(difficile) oppure culi stupidi i nostri(facile)? Forse questa è la diatriba che ci terrà impegnati per i prossimi mesi.
Nessuno sa più che cos’è la terra, cosa è possibile farci e come. Non la coltiva più nessuno; nessuno semina, nessuno raccoglie. Qui ormai se ubriacano tutti all’osteria e la zappa s’è arrugginita nella rimessa.
Ma se ci fosse qualcuno disposto a riprenderla in mano stà zappa, che dovrebbe fare?
a) Prendere solo il manico e darlo in testa a tutti gli altri.
b) Arrotare e lucidare la lama della zappa e girare il verso del manico.
c) mettere zappa e manico in un secchio d’acqua.
Risposta a) E’ quello che si fa oggi. Inutile e i risultati sono sotto gli occhi di chi non se li benda.
Risposta b) Una cosa d’impegno, volenterosa e di gran moda in tempi di crisi, ma che ai fini agricoli non serve ad una mazza.
Risposta c) Dopo tot tempo, il legno del manico della zappa si ritira. Questo lo rende non più a misura dell’anello che lo lega alla zappa, pertanto, mettendo il tutto a mollo, il legno si rigonfia e torna ad incastrarsi nell’apposito alloggio. E la zappa è di nuovo abile ed arruolata.
Ora, anche ammesso che si sappia ripristinare lo strumento, come usarlo?
Qui la faccenda si fa veramente ardua, impossibile direi; ci si arena, si rimette la zappa nella rimessa e si ritorna all’osteria.
………..Ma che ce frega, ma che ce ‘mporta…………
E tutti vissero ubriachi e zerovirgolanti.
La metafora è stata lunga, ma come si dice; contadino, scarpe grosse e cervello fino.
Tornando a ciò che ci compete, i prefissi telefonici, tutti sappiamo che dobbiamo abbandonarli per arrivare a numeri più dignitosi; tutti sappiamo dove vogliamo arrivare, ma solo pochi e fin’ora inascoltati hanno una vaga idea di come arrivarci.
Visto che nessuno si fila nessuno, allora metto pure la mia.
Argomentiamo.
Per arrivare dove dobbiamo arrivare, che strumenti abbiamo?
Anzi meglio, abbiamo lo strumento principe necessario, cioè un’organizzazione che sia in grado di gestire e muoversi non dico come, ma alla stregua del più mediocre partito presente nella parte opposta?
Abbiamo una parvenza d’organizzazione che sappia muoversi seguendo le regole del gioco a cui si decide di partecipare?
Abbiamo un’organizzazione che quelle regole le conosce?
Abbiamo un’organizzazione che quelle regole, oltre a conoscerle sa anche come sfruttarle, muoverle a proprio favore e ricavarne il massimo dal minimo impegno?
Abbiamo un’organizzazione cioè che sappia cos’è la politica, quella pratica, quella dei voti che si pretende cadano dal cielo ma che invece bisogna cercarli nel basso, e sappia muoversi in essa saltando paletti senza che questi gli si infilino tutti in quel posto?
No, nessuno ce l’ha.
Nessuno ce l’ha, tutti vorrebbero averla ma nessuno muove un dito perché ciò avvenga.
Significherebbe rimettere tutto in discussione, rimettersi in discussione.
E questo, in questo ambiente, è INAMMISSIBILE!!
Significherebbe, finalmente, misurarsi con i problemi reali della realtà che ci circonda, ma dalla quale evidentemente si cerca in tutti i modi di fuggire. Perfettamente legittimo, fino a quando però, quella realtà, non si pretende di volerla cambiare o perlomeno volgerla a proprio favore. Perché in tal caso allora quella realtà bisogna conoscerla bene, anzi meglio; accettarne le regole e trovare il modo di aggirarle, lasciare che le sue meschinità scivolino addosso senza lasciar segni, svicolare le trappole ed imparare a farne, prevedere non una ma le venti mosse successive degli avversari.
Tornare infine tra la gente, ma non a chiacchiere. Quei candidati di tutti i partitucoli che l’hanno fatto, probabilmente hanno avuto le loro soddisfazioni. Quelli che se ne sono restati a casa, che continuassero a restarci.
La politica del “voto” è questa. Può piacere o non piacere, ma dal momento che si decide di farla, se ne accettano le regole. Senza subirle possibilmente, o comunque imparando in fretta a non farlo.
Ho letto di “extraelettoralismo”. Che vuol dire?
O si è un partito politico, alias movimento e ci si muove e ci si adegua per il fine ultimo dell’azione politica che è il portare le proprie idee tra il popolo e confrontrarsi con esso anche attraverso le elezioni, oppure ci si dedica alla cultura, alla metafisica alla filosofia, alle rievocazioni storiche, alle partite di risiko etc. etc.
Altre strade percorribili non ne esistono. Chi dice il contrario, cerca alibi alla propria incapacità, non si sa quanto dovuta, voluta o subita, di muoversi nell’agorà.
Lo strumento è uno e uno solo, con qualsiasi altro la partita non esiste; vince sempre l’avversario.
E se si gioca sempre per perdere allora, che si ritorni alla cultura, alla metafisica, alla filosofia etc. etc. etc.
Ci si vede a cave


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