«Sarebbe ora che Berlusconi intervenisse a dire che la ricreazione è finita», si augura un fedelissimo come Antonio Tomassini, forte del 62 per cento strappato a Varese. C'è fermento nel partito del cavaliere, alcuni premono per un rientro nella normale dialettica politica di una destra all'opposizione, altri d'accordo con il cavaliere pensano alle barricate e all'opposizione dura senza paura, specialmente quelli del Lombardo Veneto e della Sicilia di Cuffaro. Concorde con queste posizioni c'è poi la Lega per intero, disposta a quanto si intende dalle ultime dichiarazioni di Castelli persino a riportare la battaglia della Secessione. A sera l’ex premier ha diffuso una dichiarazione entusiasta delle 13.538 preferenze catturate a Napoli, in calce alla quale esprime «fiducia all’attuale dirigenza e alla sua strategia di radicamento sul territorio». Tradotto in italiano, significa che il comandante in capo non scarica sui luogotenenti la colpa del disastro elettorale a Roma e a Torino, dove il partito è crollato al 10 per cento, e tantomeno della delusione all’ombra del Vesuvio, anzi li assolve. Lui stesso si rende conto che i problemi veri sono altri. La «Triade azzurra», per ora, non si tocca. Così ha sentenziato ieri Silvio Berlusconi, blindando al loro posto i vertici di Forza Italia. In scala gerarchica: Sandro Bondi, Fabrizio Cicchitto e Denis Verdini.
E mentre si dice persino che Buttiglione e Alemanno abbiano voluto perdere le elezioni preterinzionalmente per poter contrastare la leadersheap di Berlusconi e quindi "la pericolosa politica di rottura contro le istituzioni" dove Forza Italia e Lega sembra vogliano parare, c'è chi parla di congresso straordinario di Forza Italia con una mozione dirompente in vista, numerose teste tagliate e persino delegazioni straniere in avvallo a quanto potrebbe avvenire.


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