Il Giornale di Sicilia il giorno del voto:
"L'importante è evitare il comunismo"

Per il quotidiano palermitano, la scelta tra Monarchia e Repubblica passava in secondo piano rispetto alla paura dettata dallo spettro della dittatura fascista e del pericolo "rosso". La linea editoriale contrastava significativamente con quella dell'inglese Times, che scriveva: "L'Italia ha bisogno dei suoi uomini migliori per l'Assemblea, senza troppo riguardo alla loro appartenenza ai partiti"


Lunedì 10 giugno 1946: "Il presidente della Corte di Cassazione proclama i risultati del referendum istituzionale. Repubblica 12.672.767-Monarchia 10.688.905". E' con un'edizione straordinaria della sera che il "Giornale di Sicilia" annuncia la definitiva vittoria della Repubblica, dopo una settimana di conteggi e sospetti di brogli elettorali.

L'avvicinamento alle elezioni era cominciato, a dire il vero, senza eccessivi clamori. Il primo articolo risale al 29 maggio ed è un trafiletto sulla campagna elettorale: "50 milioni di manifesti elettorali affissi in tutta Italia", è il titolo del pezzo che contiene, in sostanza, i numeri della propaganda dei partiti candidati all'assemblea costituente. L'indomani, "a tre giorni dalle consultazioni", un'apertura lancia il conto alla rovescia: "La proclamazione dell'esito avverrà dopo una settimana". Tra le curiosità del testo ci sono anche le "quotazioni" sull'esito referendario. In media, nelle città italiane la Monarchia è data per favorita a 2,43, mentre la Repubblica è quotata 2,62. Nella stessa pagina, in basso, si parla della visita di re Umberto II in Sicilia e Calabria dove, si legge, "è stato acclamato". All'interno del giornale è inserito un artigianale fac-simile della scheda elettorale e vengono spiegate le operazioni di voto.

Il 31 maggio è già tutto pronto: "Centoquarantamila uomini proteggeranno l'ordine pubblico", è il titolo dell'articolo, nel quale si torna ancora una volta sulle spese dei vari partiti, stimata intorno ai 16 miliardi (siamo nel 1946). Fa notizia, inserito nel sommario, anche "un comizio di donne che si svolge a Roma". Senza tanti toni sensazionalisti arriva la vigilia dell'election day. "Si prevede una larga affluenza di elettori alle urne per la votazione" è l'apertura del "Giornale di Sicilia", che descrive le ultime operazioni per la costituzione degli uffici elettorali specificando in fondo alla pagina che "si potrà votare anche lunedì nei seggi con più di 500 iscritti". Nella stessa pagina viene pubblicata una lettera aperta del Re al popolo italiano.

Neanche il tempo di capire da che parte sta lo storico giornale siciliano che arriva il fatidico 2 giugno: "Il popolo italiano esprime il suo orientamento politico". Per la prima volta, il giornale prende posizione: "Che al vertice della piramide ci sia un Re o un Presidente eletto - si legge nell'articolo di apertura - non ha importanza. L'importante è non sbagliare via, non imboccare quella della nuova dittatura che si chiama comunismo". La linea editoriale del Giornale di Sicilia contrasta con un articolo che riporta le impressioni dell'inglese "Times": "L'Italia - si legge - ha bisogno dei suoi uomini migliori per l'Assemblea, senza troppo riguardo alla loro appartenenza ai partiti".

Siamo al giorno dopo le elezioni. "Il popolo italiano ha votato con disciplina e perfetto ordine", apre il Giornale di Sicilia, che al centro della pagina riporta "i primi risultati per tre milioni di voti". Spazio anche alle note di colore al quanto significative: da "un elettore di 25-30 anni che ha chiesto per quale lista fosse candidato il papa" a una donna che "voleva votare Sant'Antonio perché facesse tornare il figlio prigioniero". Già tempo di bilanci a due giorni dalle elezioni. Il 4 giugno una grande apertura a tutta pagina pubblica i primi risultati degli scrutini affermando "una netta prevalenza della Democrazia cristiana".

I giornali del 5, 6 e 7 giugno dedicano ampio spazio al risultato del referendum, comunicando i risultati nelle varie province e spiegando quando e secondo quali modalità s'insedierà il nuovo governo. Saranno due edizioni straordinarie, quella appunto di mercoledì 10 e giovedì 11 giugno a pubblicare i dati sui voti ottenuti da Monarchia e Repubblica.

Riccardo Vescovo (01 giugno 2006)

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