Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
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    Talking Il ricco compagno Castro

    NEW YORK, 5 MAGGiO - Con una fortuna di 900 milioni di dollari, Fidel Castro e' piu' ricco della regina Elisabetta II d'Inghilterra, che si ferma a 500 milioni. E' uno dei dati che spiccano nella classifica 2006 stilata da Forbes sui patrimoni piu' consistenti di re, regine e dittatori ('kings, queens & dictators'). E se il lider maximo si colloca al 7/o posto, al primo c'e' decisamente, grazie al petrolio, re Abdullah dell'Arabia Saudita, con 21 miliardi di dollari, uno in piu' del sultano del Brunei.

  2. #2
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    e il re del Nepal come sta messo?

    magari è più povero di Casini e Dalema e fa una vita più ritirata e lo vojono caccià!

  3. #3
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    L'AVANA - Il presidente di Cuba Fidel Castro ha negato ieri con foga l'articolo della rivista Forbes che gli ha attribuito una ricchezza pari a 900 milioni di dollari e ha detto che se il magazine Usa riuscisse a provare quello che ha scritto sarebbe pronto a dimettersi.

    La rivista finanziaria ha collocato Castro al settimo posto nella classifica degli uomini al potere più ricchi al mondo nel suo annuale numero "Fortune di Re, Regine e Dittatori".

    Castro è andato in televisione brandendo una copia del periodico americano per dire ai cubani che la storia era la "calunnia ripugnante" di una rivista capitalista.

    Con il presidente della banca di Cuba al suo lato, Castro ha sfidato Forbes a provare il dato.

    "Se possono dimostrare che possiedo un conto corrente estero, con 900 milioni di dollari, con un milione, con mezzo milione, con centomila o anche un solo dollaro, mi dimetto", ha detto alla fine di una trasmissione di quattro ore.

    "E' così ridicolo dire che io abbia una ricchezza di 900 milioni di dollari, una fortuna senza eredi. Per cosa avrei bisogno di tutti quei soldi se presto avrò 80 anni?".

    Castro, al potere dalla rivoluzione comunista del 1959, ha detto che la sua fortuna non è niente e che guadagna 900 pesos cubani al mese, pari a 40 dollari.

    Re e sceicchi dei paesi del golfo arabo sono sempre nei primi posti della classifica di Forbes, pubblicata il 22 maggio.

    Castro sarebbe davanti alla regina Elisabetta, il cui patrimonio si aggirerebbe attorno ai 500 milioni di dollari calcolati in proprietà, preziosi e francobolli da collezione, un'eredità di suo nonno. Dai suoi possedimenti sono esclusi Buckingham Palace e i gioielli della Corona. La regina salì al trono nel 1952, sette anni prima che Castro prendesse il potere.

    Lo scorso anno Castro minaccio Forbes di fargli causa dopo che la rivista lo incluse nella classifica 2005 con una fortuna stimata in 550 milioni di dollari.

    La stima di Forbes comprende le aziende di stato che sono state ritenute di suo controllo a Cuba, e tra queste c'è il centro congressi dell'Avana, il centro commerciale Cimez e la casa farmaceutica che esporta vaccini.

    Forbes ha scritto che parte dei profitti di queste società finiscono nelle tasche di Castro ha citato indiscrezioni su conti svizzeri di Castro, ma non ha fornito altri dettagli.

  4. #4
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    Lightbulb I compagni, figli dei massoni...e bugiardi come sempre

    Senza vergogna
    Il PRC voterà il rifinanziamento delle missioni militari...
    www.arcipelago.org





    (11 maggio 2006)

    Come previsto, il Comitato Politico Nazionale del PRC ha incoronato Franco Giordano come successore di fausto bertinotti alla guida del partito. Il nuovo segretario ha ottenuto i voti della maggioranza bertinottiana (con l'eccezione di Alfonso Gianni e Ramon Mantovani), arricchita da alcuni transfughi dall'area dell'Ernesto. Gli esponenti dell'Ernesto e di Sinistra Critica si sono astenuti, mentre il gruppo di Progetto Comunista (Ferrando) ha votato simbolicamente lo stesso Ferrando.

    Ma la decisione più significativa assunta dal massimo organo rappresentativo del PRC non è stata l'elezione del successore di bertinotti (voluta da bertinotti medesimo), bensì quella di respingere un ordine del giorno che si pronunciava per il ritiro del contingente italiano dall'Afghanistan e impegnava i gruppi parlamentari a non votare il rinnovo del finanziamento delle missioni militari italiane in Iraq, Afghanistan, Bosnia e Kosovo. Contro l'o.d.g. hanno votato sia i bertinottiani che gli esponenti di "Essere Comunisti" (Grassi) e di "Sinistra Critica" (Cannavò), a favore solo Progetto Comunista (Ferrando) e FalceMartello (Bellotti).

    Con questo voto sciagurato - e con l'impostazione generale esposta dal neosegretario Giordano - il PRC ha confermato ufficialmente il tradimento delle ragioni del popolo pacifista e del movimento contro la guerra, svendute in cambio della poltrona di bertinotti e dei futuri incarichi ministeriali.

    L'appoggio fattuale del PRC alla partecipazione italiana alle occupazioni militari si accompagna quindi al voltafaccia sulla realizzazione del progetto TAV in Val di Susa ed a quelli sulla Legge Biagi e la Riforma Moratti, (non più da abrogare ma da "migliorare"), oltre, naturalmente, a quello sulla legge elettorale proporzionale. Fornendo tutte le garanzie richieste dai poteri forti interni e internazionali, il partito di bertinotti porta a compimento l'approdo governativo nel quadro blindato dell'alternanza; si dissolvono non solo le ragioni del pacifismo, ma le stesse ragioni fondative del PRC, sacrificate sull'altare della governance e del bipolarismo. Non c'è più un solo motivo per cui un comunista possa giustificare il proprio sostegno ad una tale accolita di venduti, ma non c'è più nemmeno un solo motivo per cui anche chi crede semplicemente nella democrazia e nell'onestà possa riporre fiducia in questi volgari trasformisti. C'è bisogno, ora più che mai, di riportare in piazza le ragioni della pace, della solidarietà, della giustizia. C'è bisogno, ora più che mai, di una nuova soggettività politica, comunista e alternativa al bipolarismo.

    www.arcipelago.org

    fonte: info@arcipelago.org

    ---------------------------

    Senza se e senza ma...via dall'Iraq

  5. #5
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    LA VOGLIA DI GUERRA DEL PRC

    E' strano che la notizia che il Comitato Politico del PRC abbia votato contro un ordine del giorno che impegnava i parlamentari del partito a non votare il rifinanziamento delle missioni militari all'estero sia passata sotto silenzio. Nemmeno il Manifesto ha ritenuto di dover informare i suoi lettori su un evento politico che noi, invece, riteniamo interessante, e per molte ragioni.
    I fatti: domenica 7 maggio il "parlamentino" del PRC è convocato per nominare il nuovo Segretario, dopo l'elezione di fausto bertinotti alla Presidenza della Camera dei Deputati. In sé, la riunione è di scarso interesse, perchè lo stesso bertinotti ha già indicato in Franco Giordano il proprio successore e l'opposizione al regio decreto del Signore dei Cammelli è ridotta alla piccola pattuglia dei sostenitori di Marco Ferrando e ad un paio di bertinottiani eccentrici. Però - come sempre avviene in queste occasioni - vengono presentati e sottoposti al voto dell'assemblea alcuni documenti politici, nella forma dell'ordine del giorno. In teoria, il voto del Comitato Politico Nazionale (CPN) è la massima espressione della volontà politica del partito e - sempre in teoria - ad esso sono tenuti ad attenersi tutti gli iscritti, parlamentari compresi.
    Alcuni o.d.g. vengono dunque presentati anche al CPN del 7 maggio: Alberto Burgio ne presenta uno sulle vicende della multinazionale olandese Getronics, un gruppo di dirigenti (Giovanni Maraia, Alberto de Ambrogio, Bruno Steri, Valter De Cesaris, Italo Di Sabato e Patrizia Sentinelli) ne presenta invece un altro sul Codice Ambientale approvato dal governo uscente. Quest'ultimo o.d.g. "impegna tutto il partito, le istanze locali e i parlamentari nelle Camere e nel Parlamento Europeo per tutte le azioni che siano volte all’”affossamento” del provvedimento, in particolare per la sospensione urgente del Codice e comunque per l’impugnazione del Codice alla Corte Costituzionale da parte delle autonomie locali". Anche Marco Ferrando presenta un o.d.g., che chiede il ritiro immediato delle truppe italiane dall'Afghanistan e impegna i parlamentari del PRC a non votare il rifinanziamento delle missioni militari all'estero, in Iraq, Afghanistan e Balcani. I primi due o.d.g. vengono approvati all'unanimità, mentre quello di Ferrando viene respinto a stragrande maggioranza: votano contro i bertinottiani, i seguaci di Grassi e quelli di Cannavò. A favore, solo la pattuglia di Ferrando e gli esponenti della corrente di Bellotti (FalceMartello), che conta meno rappresentanti delle dita di una mano.
    Non si ha notizia di reazioni, nonostante il fatto sia stato reso noto (oltre che su Arcipelago) nelle edizioni on line del Corriere della sera e dell'Unità, e probabilmente (non ne siamo certi) anche in quelle cartacee, sia pure in pochissime battute. Il solo elemento di valutazione di cui disponiamo, dunque, sono le espressioni postate su Indymedia, dove qualche anonimo bertinottiano - oltre a prendersela con il nostro sito - sostiene che l'o.d.g. di Ferrando era una provocazione priva di senso, perchè il CPN del 7 maggio doveva solo eleggere il nuovo Segretario. Spiegazione deboluccia, visto che, come si è detto, nello stesso CPN sono stati presentati e votati altri o.d.g., sicuramente più innocui di quello di Ferrando, ma pur sempre politicamente impegnativi per il Partito.
    Il problema, allora, non è Ferrando che presenta documenti "per rompere le palle" (come ha elegantemente scritto su Indymedia un peone bertinottiano), ma che il PRC non si impegna affatto ad opporsi al prossimo rifinanziamento delle "nostre" missioni militari, con buona pace di tutti quelli che hanno votato quel partito nella convinzione che fosse una garanzia perlomeno per tirar fuori il Paese dalle avventure militari e coloniali al seguito di Bush e della N.A.T.O. Naturalmente, non mancherà occasione di verificare anche il comportamento dei Comunisti Italiani, ma per ora ci sembra che sia il Partito della Rifondazione Comunista ad aver definitivamente gettato la maschera.
    La voglia di guerra del PRC è, in realtà, banale voglia di governo, di poltrone, di incarichi. Probabilmente, non è nemmeno corretto parlare di "Bolognina del PRC", perchè - come abbiamo già scritto - nella "svolta" di Occhetto vi era qualcosa di drammatico, se non altro per lo scenario in cui andava a collocarsi, con il crollo del socialismo reale e dell'Unione Sovietica, mentre nella "svolta" di bertinotti si intravedono più che altro le caratteristiche della commedia all'italiana. Per restare in tema cinematografico, bertinotti sta ad Occhetto come Giovannona Coscialunga sta all'Angelo Azzurro. Tuttavia, per il movimento contro la guerra e per i lavoratori, i tradimenti del PRC avranno conseguenze nefaste, come il mancato ritiro delle truppe italiane dai teatri di guerra rischia di avere conseguenze nefaste per tutti noi: se adesso contiamo le bare che tornano da Kabul e da Nassirya, chi può escludere che un giorno Roma si risvegli come è già toccato a Madrid e Londra? Noi facciamo le corna e ci grattiamo tutto il grattabile, ma la scaramanzia potrebbe non bastare.

    dal sito: http://www.arcipelago.org/

  6. #6
    Ducezio
    Ospite

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    Non farlo sapere in giro.
    Altrimenti lo incensano sul forum DR.

 

 

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