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  1. #1
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    Predefinito come in Francia un economista di prestigio risponde a un volantino di lotta al CPE

    20-03-2006
    La Francia e le riforme del mercato del lavoro Olivier Blanchard Una pericolosa ignoranza, di Olivier Blanchard*
    Si può certamente non essere d’accordo con il Cpe, il contratto di primo impiego, proposto dal governo francese. Su Telos, Bernard Brunhes e Eric Chaney ci hanno fornito alcuni argomenti convincenti a questo proposito. Ma ciò non significa che sull’occupazione si possa dire la prima cosa che ci passa per la mente. Come invece ci porta a pensare la lettura di un volantino propagandistico contro il Cpe, firmato dalle sezioni di Attac, del Ps, del Pcf, del 13° arrondissement: “Contro il Cpe e le scelte liberiste del Governo, utilizziamo gli utili degli azionisti per finanziare la creazione su vasta scala di posti di lavoro, e l’incremento del potere d’acquisto (…). Combattere davvero la disoccupazione significa ad esempio: creare posti di lavoro nei servizi pubblici e nel pubblico impiego (insegnamento, ospedali), ridurre gli orari di lavoro imponendo nuove assunzioni, riconquistare potere d’acquisto aumentando i salari a tutti, contro la precarietà, fare del contratto a tempo indeterminato la norma”. Come si possono dire (o pensare) certe sciocchezze? Come si può avere una conoscenza così scarsa dei meccanismi economici?

    Verità lapalissiane

    Partiamo da un fatto (o piuttosto una verità lapalissiana): gli impieghi privati sono creati dalle imprese. Aggiungiamo un secondo fatto: le imprese creano posti di lavoro solo se spinte dal loro interesse, se così facendo ricavano un profitto. Possiamo trovarlo increscioso, giudicare il sistema immorale, se non peggio; ma tutto ciò è nondimeno la realtà.
    Continuiamo con altri fatti. Se cala il profitto che le aziende ricavano dal creare occupazione, taglieranno i posti di lavoro. Come possiamo dubitare che se tassiamo gli utili, sia direttamente sia tassando gli azionisti, le imprese non investiranno di meno? E che la perdita di investimenti non implicherà alla fine meno posti di lavoro e meno assunzioni? Come possiamo pensare che un aumento dei salari, e quindi dei costi di produzione, porti le imprese a un incremento stabile dell’occupazione? Come possiamo pensare che se le imprese possono assumere solo con contratti a tempo indeterminato, le assunzioni aumenteranno, e la disoccupazione tra i giovani diminuirà?
    La soluzione è dunque, come propone il volantino, nella massiccia creazione di posti di lavoro pubblici?
    Anche in questo caso, i fatti si impongono. A meno di privatizzare l’educazione e la sanità, che non è probabilmente ciò che gli autori del volantino hanno in mente, gli impieghi pubblici devono essere finanziati dalle imposte. E le imposte supplementari chi le paga? Le imprese? Se scegliamo questa soluzione, il loro profitto diminuisce, e ritorniamo così all’esempio precedente. Gli impieghi pubblici aumenteranno, ma a discapito dell’occupazione totale e della disoccupazione. Chi paga, allora? Le famiglie? Sono davvero pronte a finanziare una crescita del settore pubblico? Possiamo seriamente dubitarne. E anche se lo fossero, pagare più tasse implicherebbe una diminuzione della domanda, e quindi dell’occupazione nel settore privato.
    Dobbiamo dunque rassegnarci, e cercare di aumentare il numero dei posti di lavoro attraverso la riduzione degli orari di lavoro? Dopo le 35 ore i lavoratori sono pronti ad accettare una nuova diminuzione del salario? Anche in questo caso, abbiamo seri dubbi.

    Allora, non c’è una soluzione? Dobbiamo per forza accettare un capitalismo selvaggio, un sistema dove le imprese dettano legge, e i lavoratori sono obbligati a ringraziare? Certo che no. Non siamo più nel XIX secolo, e la Francia è un paese ricco. Abbastanza ricco per offrire una formazione e una protezione sociale generosa ai suoi lavoratori. Il punto è come farlo meglio, aumentando nello stesso tempo gli incentivi per le imprese a creare dei posti di lavoro. Queste sono le vere questioni, questo è il vero dibattito. Un dibattito che in altri paesi ha luogo. A giudicare dal contenuto del volantino, in Francia ne siamo ancora piuttosto lontani.

    * articolo disponibile anche sul sito www.telos-eu.com



    da lavoce.info


    ce ne fossero anche da noi economisti anche di meno prestigio che avessero il coraggio di parlare così chiaro...

  2. #2
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    Ha ragione, ma Blanchard non critica la critica al CPE, ma la proposta di tassare gli utili azionari, un'altra cosa.

  3. #3
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    si infatti il titolo del thread mi pare chiaro a riguardo..

    lo leggessero i nostri sindacalisti a riguardo... la strumentalizzazioni di tali lotte spesso porta all'effetto contrario di quello desiderato.

  4. #4
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    Grande Blanchard, ho penato per l'esame sul suo manuale, ma è uno che si inserisce nel dibattito pubblico sempre con intelligenza e chiarezza.

  5. #5
    Cometa Rossa
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    Citazione Originariamente Scritto da Alberich
    Grande Blanchard, ho penato per l'esame sul suo manuale, ma è uno che si inserisce nel dibattito pubblico sempre con intelligenza e chiarezza.
    Scusa per l'OT ma a me il suo libro, nonostante la rifinitura di Giavazzi e i suoi eccellenti pregi (riferimenti empirici, riferimenti ai problemi di attualità e alla politica) mi sembra troppo semplice e a volte così poco formale da ignorare anche la descrizione dei dettagli dei fenomeni economici.

  6. #6
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    la versione originale in inglese senza la penna di Giavazzi secondo me è meglio..

    come testi di macro preferisco il buon vecchio Stiglitz almeno come testo iniziale, per micro invece... senza ombra di dubbio la Bibba è il "Mas Colell".. peccato che lo si usi poco nelle università italiane, almeno nei corsi di primo e secondo livello.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da *-RUDY-*
    la versione originale in inglese senza la penna di Giavazzi secondo me è meglio..

    come testi di macro preferisco il buon vecchio Stiglitz almeno come testo iniziale, per micro invece... senza ombra di dubbio la Bibba è il "Mas Colell".. peccato che lo si usi poco nelle università italiane, almeno nei corsi di primo e secondo livello.
    Bhe il Mas Colell è difficile prima del dottorato è ammissibile solo nei corsi di micro avanzata delle specialistiche in scienze economiche e da fare "a pezzi".

    Di econometria, tu che hai la possibilità di accedere facilmente alle versioni originali, cosa dici? Io ho iniziato sul classico "Johnston" per muovere poi al Greene quando le cose si fanno più complesse, ma mi è stato consigliato il Maddala (si scrive così?).

  8. #8
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    Il manuale di Blanchard in effetti è molto, molto semplice. Io ho penato per l'esame in sè, avendo avuto la brillante idea di prepararlo da non frequentante (e a Scienze Politiche come basi di matematica siamo a zero).
    Saluti

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Paul Z.
    Bhe il Mas Colell è difficile prima del dottorato è ammissibile solo nei corsi di micro avanzata delle specialistiche in scienze economiche e da fare "a pezzi".

    Di econometria, tu che hai la possibilità di accedere facilmente alle versioni originali, cosa dici? Io ho iniziato sul classico "Johnston" per muovere poi al Greene quando le cose si fanno più complesse, ma mi è stato consigliato il Maddala (si scrive così?).
    confidenza.. quanto ero in Italia, facevo le esercitazioni di econometria.

    allora il mio preferito testo iniziale è quello di Jeff Wooldridge mi pare che inizi con "an introduction.."
    da non confondere con la sua bibbia sui Panel Data.

    Altrimenti tra quelli storici a me è sempre piaciuto il Gujirati, preciso, chiaro, semplice e conciso.

    Il Greene va bene come manuale, ha avuto la buona idea di condensare gli handbook of eonometrics che sono 6000 pagine in un libro di 1000.

    Il problema del Johnstone è che gli autori che hanno curato la versione italiana, lo hanno un po' troppo personalizzato, anche se di fatto è l'unico testo scritto in Italiano.
    In ogni caso, scrivimi in privato che ti dico circa la reperibilità di tutti questi testi o se hai problemi con la materia.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Paul Z.
    Bhe il Mas Colell è difficile prima del dottorato è ammissibile solo nei corsi di micro avanzata delle specialistiche in scienze economiche e da fare "a pezzi".

    Di econometria, tu che hai la possibilità di accedere facilmente alle versioni originali, cosa dici? Io ho iniziato sul classico "Johnston" per muovere poi al Greene quando le cose si fanno più complesse, ma mi è stato consigliato il Maddala (si scrive così?).
    noi per iniziare abbiamo usato Goldberger.
    Di compatto c'e' anke Takeshi Amemiya
    Mr. Hyde


 

 
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