Iniziamo questo nuovo tread riportando alcuni iterventi del precedente tread da cui questo deriva per fare un inizio concreto.
Da Informatore
Noi che ci riconosciamo in Cristo e che cerchiamo di seguirne il cammino - nonostante le nostre miserie - dobbiamo però renderci conto che SPESSO in Suo nome abbiamo condannato e confinato gli "ultimi" e tra questi i cosiddetti omosessuali. Così il Vangelo, da opportunità di autentica LIBERAZIONE NELLA GRAZIA, è divenuto segno di maledizione e la stessa redenzione è parsa un cammino possibile solo ai pochi GIUSTI E PERFETTI mentre, come si sa, Cristo è venuto proprio per tutti.
Caro amico,
ritengo cristianamente ingiusto un discorso nel quale ci si pone ETERNAMENTE a favore o contro i temi proposti da molte associazioni gay.
Il Vangelo non è CONTRO il mondo ma SOPRA il mondo per ELEVARE il mondo a sé. Cristo non è CONTRO i peccatori ma SOPRA i peccatori per sollevarli a sé.
Allo stesso modo la castità non è CONTRO il sesso e il suo esercizio (di qualsiasi genere sia) ma al di sopra del sesso, oltre ad esso, ed è per questo che richiama lo stato del Regno dove non ci sarà né marito né moglie!
Così la Chiesa, più che misurare quanto lecito sia un amore rispetto ad un altro, quanto naturale sia un amore rispetto ad un altro, deve puntare alle realtà NON UMANE perché a quelle è chiamato l'uomo oltre questa terra.
La Chiesa è qui per PREPARARE l'uomo a quelle realtà che saranno ETERNE mentre queste sono transitorie.
Oggi c'è piuttosto una tendenza inversa che si concentra OSSESSIVAMENTE sul definire - a volte in modo assai artificiale - cosa vada bene da cosa non vada bene.
Questo è un discorso molto rischioso perché RIDUCE il Cristianesimo a pura ETICA.
Invece sappiamo che Cristo non ha indicato una VIA ETICA ma ha donato un MODO DI VITA NELLA GRAZIA. La prima rimane ancora troppo umana (se fosse mai possibile alle sole forze dell'uomo!), la seconda è decisamente CRISTIANA!!!
Viceversa molti ambienti di Chiesa oggi hanno uno stile "ariano" perché sono concentrati sulla pura etica, sul definire il lecito e l'illecito per l'uomo, si schiacciano in una dimensione puramente orizzontale che non apre ad alcun respiro per una esperienza di Grazia!
Sono infatti convinto che c'è ancora molta strada da fare.
C'è una tremenda difficoltà, quasi un' IMPOSSIBILITA', a parlare evangelicamente all'UOMO DI OGGI in modo da fargli comprendere che Cristo non è CONTRO di lui ma PER LUI. Questo perché si tende sempre ad usare di Cristo per CONDANNARE. Tutto il cammino religioso e culturale ha usato spesso di Cristo per confinare, condannare, espellere, scomunicare, non tanto per riammettere e sanare ma per AMMAZZARE SOCIALMENTE il prossimo.
Tutta la storia religiosa del nostro continente ce lo ricorda....
Viceversa Cristo, alla peccatrice, dice: "Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più" (Gv 8, 11).
SI NOTI, sebbene dica "non peccare più", aggiunge: "NEANCH' IO TI CONDANNO"!!!
Mentre al centurione, che aveva un "pes" (dal greco un "ragazzo" o, come viene anche tradotto, uno "schiavo"- "doulos") a cui era molto affezionato (un possibile riferimento ad una convivenza omoaffettiva del Centurione?) Cristo non giudica IL VALORE DI TALE AFFETTO, quanto sia NATURALE o non naturale, ma LODA la sua fede (Lc 7,2). CHE SIGNIFICA?
TUTTO QUESTO evidentemente ci indica che la Chiesa stessa, seguace di Cristo, è invitata a stare SOPRA le situazioni perché deve ELEVARE ossia PORTARE le persone OLTRE il loro attuale stato, qualsiasi esso sia.
Purtroppo oggi molti ambienti di Chiesa pare non testimonino questo ma una RIGIDA E RADICALE ESCLUSIONE nella quale non si respira afflato di misericordia ma molta molta PAURA.
Allora se ci si pone contro e si contrasta in modo tagliente (anche in nome di Cristo) idee e tendenze non solo non si giungerà ad elevare ma si scaccerà inevitabilmente da sé molti uomini che inconsciamente cercano UN DI PIU', un orizzonte più ampio di quello nel quale vivono e che, forse, li "stringe".
Contrastando brutalmente si offre l'idea che la redenzione sia solo per i redenti e Cristo sia venuto solo per i SANI. In realtà non esiste da nessuna parte un sano e un redento da se stesso!
ALLORA È COMPRENSIBILE COME TUTTA L'UMANITA' (non solo i gay) non abbia certamente bisogno di una Chiesa che si manifesta così.
Evidentemente la prosecuzione di una tal "politica ecclesiastica" accentuerà solo l'allontanamento delle masse e l'apostasia generale.
sempre da Informatore
MALATTIA PER LA MEDICINA - MALATTIA PER LA TEOLOGIA ASCETICA
Il presente scritto cerca di porre qualche pista di ricerca per giungere ad un poco di chiarezza davanti alla questione gay per un credente cristiano.
Per la MEDICINA odierna l'atteggiamento e l'inclinazione gay non è una malattia.
L'oggetto considerato dalla medicina è, infatti, il corpo umano, il suo funzionamento e, nella psicologia, il comportamento delle persone.
Dal punto di vista somatico e comportamentale la scienza oggi generalmente non individua nel modo di essere gay una malattia.
Se è possibile fare un esempio, senza però dare alcuna valutazione morale in rapporto al mondo gay, tutto questo è analogo a chi pratica in modo saltuario l'onanismo o la masturbazione.
È ovvio che, per la scienza, un uomo che fa queste pratiche saltuariamente non è da considerarsi malato né somaticamente né psicologicamente.
Per di più i biologi osservano che in natura ci sono animali che praticano l'onanismo. Al momento ho in mente il caso di una tipologia di scimmie (1).
Da questo punto di vista, dunque, l'onanismo è considerato sicuramente naturale, ossia espressione di un aspetto della natura che ci circonda.
Non ho molta competenza a descrivere il concetto di patologia (o malattia) dal punto di vista medico, per cui al momento mi fermerò fin qui.
È chiaro, però, quale sia il campo analizzato dalla scienza medica e, da questo punto di vista, i suoi risultati risultano essere perfettamente coerenti.
Dal punto di vista della TEOLOGIA ASCETICA, invece, le cose stanno in modo differente.
La teologia ascetica non ha davanti a sé una natura come quella che ci circonda nel cui mondo animale si riscontra l'onanismo e l'omosessualità.
La teologia ascetica ha presente l'umanità redenta di Cristo (2) ed è da qui che definisce il suo concetto di malattia e di sanità.
Evidentemente l'umanità di Cristo è una realtà naturale ma elevata dalla grazia ad una condizione increata. Lo stesso uomo deificato, per la teologia bizantina, diviene increato per grazia, ossia assurge ad avere le stesse caratteristiche di Dio!
Così ciò che è NATURALE in riferimento all'umanità di Cristo (oggetto della teologia ascetica) è INNATURALE per il punto di partenza della scienza che considera la natura a noi circostante, quella natura che i cristiani vedono segnata dalle conseguenze del peccato ancestrale il cui approdo drammatico è la morte (3).
Nei vangeli si nota che Cristo risorto passa attraverso le pareti, cammina sulle acque, comanda ai venti... Tutto questo è segno di una umanità che partecipa ad un altro LIVELLO DELL'ESSERE.
A questo punto il nostro comune modo di vivere - pieno di passioni di ogni tipo - è NATURALE per la scienza ma INNATURALE per la teologia ascetica, SANO (nei debiti limiti) per la scienza ma più o meno MALATO per la teologia ascetica.
Così, per tornare all'esempio dell'onanismo saltuario (non compulsivo che è indice di qualche problema), se questo può essere considerato NORMALE e SANO per la scienza finisce per non essere considerato tale per la teologia ascetica.
Questo, però, non per un motivo moralistico, come si potrebbe desumere se si osserva una certa manualistica scolastica di stampo tradizionale.
Il motivo non è neppure di ordine superficiale o di semplice coerenza ad una legge scritta.
La teologia ascetica cura la salute dell'UOMO INTERIORE (come direbbe san Paolo), della parte più interiore di noi stessi in qualche modo intuita dalla psicologia.
Le energie del nostro spirito sono utilizzate in molti modi e maniere a seconda di cosa pensiamo e di come ci comportiamo.
Esistono, però, situazioni in cui disperdiamo le nostre energie e situazioni in cui le raccogliamo nel cuore, ossia nella nostra intimità.
Un modo dispersivo di vivere la sessualità (4) finisce per oscurare la propria interiorità, concentrare il nostro sguardo sulle forme esteriori delle cose e dei corpi addebitando ad esse un vero e proprio culto.
In questo senso la pratica dell'onanismo anche saltuario - considerata naturale dalla scienza - finisce per essere un OSCURAMENTO della sfera più intima del nostro essere nella quale, a volte, percepiamo distintamente le realtà divine.
Questo, a lungo andare, può portare ad una sorta di accecamento della propria interiorità (nella quale risiede Dio) e, di pari passo, ad una sorta di esasperazione della sensualità e dell'emotività che proiettano l'uomo fuori di sé.
Mi viene in mente l'esempio della vecchia mal vissuta di manzoniana memoria incontrata da Lucia (ne "I promessi sposi") al momento della sua prigionia nel castellaccio dell'Innominato. Essa trasecolò all'invocazione del nome di Dio fatta da Lucia percependolo come qualcosa d'indefinito, lontano e molto sfocato.
La vecchia malvissuta ci rappresenta un animo quasi totalmente accecato.
Avendo presente l'UOMO INTERIORE, chiamato ad essere Cristo, tutto quanto disturba o stravolge questo cammino è detto MALATTIA.
Quando le cose non sono così distinte si cade in situazioni ridicole dal punto di vista della scienza. È famosa quella che proibiva l'onanismo con criteri pseudoscientifici. Questo genere di proibizione anche di natura religiosa, durata fino a buona parte del XX secolo, sosteneva che l'onanismo faceva divenire imbecilli o creava forti scompensi nervosi. Erano idee di marca vittoriana ma ben presenti anche nel mondo cattolico. Oggi la scienza le ha assolutamente confutate ma si trova davanti a situazioni analoghe dinnanzi agli odierni tentativi papali di estorcere alla scienza dichiarazioni non coerenti con il suo statuto e il suo campo di ricerca riguardo alla questione gay.
In realtà le esigenze ascetiche nel Cristianesimo nascono prima di tutto da riferimenti teologici e può essere molto pericoloso sovrapporre le esigenze della teologia con le esigenze della medicina.
Partendo dai presupposti teologici non voglio certo formulare un insieme di proclami contro il mondo gay o contro gli onanisti. Non è assolutamente il mio fine perché il Cristianesimo non è nato per essere tout-court CONTRO i gay o contro gli onanisti. Non è nato per essere CONTRO qualcuno ma per stare SOPRA le condizioni in modo da invitare tutti a oltrepassare i loro limiti indicando Cristo, uomo-Dio e infondendo la sua Forza spirituale.
In altre parole, dentro ogni uomo esistono possibilità e livelli inaspettati a se stesso che si aprono nella misura in cui permette a Dio di dominare la sua vita.
Fermarsi solo al dato SCIENTIFICO per quanto giusto e corretto (non contesterò mai i provvisori dati della scienza) significa essersi fermati a una ben piccola parte di ciò che è l'uomo, fermarsi alla sua “buccia” e trascurare la sua polpa (l’anima) e il suo nocciolo (lo spirito).
Allo stesso modo IMPUGNARE i risultati della scienza, in nome della teologia, come fa l'attuale papa, per far dire ciò che sia malattia e ciò che non lo sia dal punto di vista medico, significa rinunciare di illuminare l'infinita ricchezza di possibilità che si nasconde dietro ad ogni uomo nell'UMANITA' DI CRISTO RISORTO e finir per rendere RIPUGNANTE il Cristianesimo stesso trasformandolo in una morale COERCITIVA anche per chi non è cristiano.
da Silvano
La separazione tra gli ambiti di qualunque scienza umana e l'ascetica ortodossa sta nel fine:
l'ascetica non tende - moralisticamente - a scampare l'uomo dalle fiamme dell'inferno - ma a sollevare l'uomo in quella dimensione dell'essere ove egli partecipa di Dio per mezzo delle sue energie increate.
L'uomo è naturalmente sovrannaturale nel senso che l'ortodossia non distingue tra il mondo della natura ed il mondo della grazia come organismo creato concepisce l'uomo finalizzato "per natura" alla deificazione. L'uomo è stato creato per farsi Dio per Grazia. In questo senso è naturalmente sovrannaturale.
Il peccato che è entrato nel mondo ha sovvertito l'ordine dei fini in un ordine "conto natura: l'uomo non tende verso Dio e la deificazione, ma verso la dimensione creata. La passione, qualunque passione, è un ancoraggio dell'uomo alla dimensione creata che lo distoglie dal vero fine per cui egli esiste.
L'ascesi è la partecipazione sinergica dell'uomo al ritorno verso il fine vero , reso possibile dall'opera redentrice di Cristo. E' un continuo indirizzare all'alto, là dove è Cristo. Per questo la Chiesa non pensa che l'angoscia o il rimorso o il senso di colpa (cose tutte umane e ferme e chiuse nella dimensione carnale e psichica) servano a qualcosa nella dimensione spirituale. Ciò che serve alla dimensione spirituale è la serena presa di cosienza che noiu siamo destinati "altrove" e che verso quell'altrove non camminiamo sospinti dalla partecipazione alla Grazia che Cristo ci ha apportato per mezzo del suo Santo Spirito. "Senza di me voi non potete far niente" dice il Signore. Ma nemmeno senza "di noi stessi" noi possiamo far niente, perchè restaurati da Cristo nella nostra direzione primigenia dobbiamo - e qui sta la grandezza dell'uomo - partecipare nella nostra libertà alla nostra piena restaurazione nel nostro essere naturalmente sovrannaturale. Questa è l'ascesi. Partecipare liberamente al nostro cammino verso l'oltre di Dio.
Certamente questo non si realizzerà pienamente che negli "escata" ma sappiamo bene che gli "escata" sono cominciati con la resurrezione di Cristo ed il dono dello Spirito, anche se avranno il loro compimento al Segondo Avvento del Risorto. Ebbene, l'ascesi è il nostro lavorare (la "praxis" dicevano i Padri) qui per realizzare, seppur in modo incipiente il "non ancora" a cui tende la nostra umanità, a cui tendeva prima del peccato, a cui tende di nuovo dopo la redenzione.
Mi rendo conto di come è difficile parlare di queste cose, che si comprendono solo sul piano della "praxis" , seppur povera, che possiamo ralizzare in noi.
Mi viene in mente un monaco dell'Athos che diceva a tuitti i giovani che incontrava e che gli chiedevano, in anni in cui era straletto in occidente (senza che venisse però realmente capito) "I Racconti di un Pellegrino Russo":
sei ortodosso? se non lo sei fatti battezzare e diventalo, poi partecipa alla vita della Chiesa, confessati, comunicati, fai i digiuni, prega.... poi, se vuoi, prendi un comboschini e, senza porti tanti problemi "teorici comincia a scorrerlo ed a ripetere con attenzione "Signore Gesù Cristo abbi pietà di me".
Ed a chi si soffermava sui problemi di tecnica, rispondeva: "nopn è per noi peccatori: noi ci limitiamo a gridare a lui "Signore Gesù Cristo abbi pietà di me".
Questa è la praxis.
da Silvano
Ho segnato questo intervento con un ape perchè questo insetto è preso talvolta dai padri - in oriente come in occidente - come simbolo della madre che nutre didolcezza e che produce dolcezza. E' quindi simbolo della Chiesa.
Mi sembra che questo tread, a parte gli interventi devianti o poco pertinenti a cui siamo abituati, iniziato come un tread sull'omosessualità è finito - grazie al Signore - in un tread sull'antropologia spirituale e sull'ascetica ortodossa.
E qui i nostri amici cattolici che intervengono su questo forum dovrebbero riflettere molto su quanto sia banale affermare che la Chiesa ortodossa è tanto simile a quella cattolica, con riti tanto belli ma - peccato! - non vuole il "santo padre"!
Da una discussione come questa emerge proprio un punto, quello che ho messo in titolo di questo intervento, che fa emergere una chiave di lettura ortodossa (ovviamente: autenticamente ortodossa) su Dio e sull'uomo che si distingue nettamente da quella cattolica-romana. Mentre la chiesa romana si preoccupa di precisare minuziosamente, cone in un codice penale, se l'essere gay porta diritto all'inferno, se vi porta anche la masturbazione oppure se per quella bisognerà contare gli anni di purgatorio per ogni singolo atto, o se una messa saltata è sufficente a dannare i fedeli....... la prospettiva ortodossa mira a saltare di livello e ad esaminare l'uomo nel suo cammino verso il "diventare Dio" in una prospettiva globale del destino umano, in una visione totalizzante della Grazia increata e della sinergia dell'uomo libero .
Qualche teologo aveva tentato di avvisinarsi a questa prospettiva parlando di "opzione fondamentale dell'esistenza del credente in Cristo" come "risposta libera all'azione salvatrice di Cristo nello Spirito", per la quale non si doveva guardare ai singoli atti del credente buoni o cattivi e trovare un articolo del lubro di morale, come in un codice, per pronunciare una sentenza di condanna o di assoluzione, ma cercare come lui avesse scelto Cristo nella sua vita e come, al di là delle possibili debolezze, si fosse sforzato di vivere una vita coerente a questa scelta. Ma queeta prospettiva, che stava avvicinandosi alla nostra trovò due ostacoli insormontabili nella dottrina della Grazia creata come definita dal Concilio di Trento e nella dottrina del sacramento della Confessione definita dallo stesso Concilio per cui i fedeli erano tenuti a confessare "ogniuno e singolo i peccati mortali, col numero approssimativo delle volte in cui erano stati commessi e le circostanze che possano aver contribuito ad aggravarne la natura" : così la confessione anzichè il sacram,ento della riconciliazione, della crescita e dell'amore diventava un atto processuela in cui il prete era contemporaneamente accusatore giudice e difensore (di solito un po' meno quest'ultimo). Cosa che Trento non nega anzi sancisce che la confessione è amministrata "ad modum iudicii" Infatti si parla del "sacro tribunale della penitenza" ed iul potere di assolvere diviene parte della"potestas jurisdictionis" .
Inoltre lo scoglio fondamentale di tutto questo è la nozione dell'"organismo spirituale creato" che trasformando la grazia in una "cosa" falsa totalmente l'intera prospettiva della salvezza e la riconduce nell'ambito dei "meriti acquisiti" con appendice di indulgenze e simili.Da tutto questo, la morale casuistica e giudiziaria, la grazia creata, i meriti... la chiesa romana non si è ancora liberata (se forse lo farà mai) nonostante gli sforzi egregi di qualche solitario teologo.
In questa prospettiva ortodossa ho voluto rileggere il brano evangelico del giudizio in cui Cristo al suo secondo avvento pone l'amore con cui abbiamo guardato al nostro prossimo come il "metro" di quel giudizio. E ne ho scoperto - spero - una iommensa profondità. Non è tanto la prospettiva "sociologica" di quanto ci siamo occupati dei poveri, ma la prospettiva in cui il nostro sguardo si è purificato, illuminato, divinizzato fino a poter vedere nei piccoli, nei poveri, nei peccatori, nei gay, negli onanisti etc.etc.etc. l'immagine di Lui che ha preso la nostra carne carne mortale ed, appendendo alla Croce la legge fatta di prescrizione e di decreti, ha ribaltato la prospettiva innaturale della salvezza riportandola a quella che essa era prima del peccato.LO sguardo dell'uomo presupposto negli eletti di questo brano è lo sguardo purissimo ed infinitamente dolce del redentore che santo starez Silvano del Monte Athos scorge nel volto del Redentore nella cappella del Mulito del Rossikòn, quella sera dopo il Vespro, quella sera che cambio' la sua vita e fece del contadinotto passionale Simeone uno dei più grandi spirituali che l'Ortodossia può offrire nei nostri giorni.Lo sguardo che non giuduica se non nella prospettiva di salvare, lo sguardo che penetra fino nell'Inferno per andare a cercare Adamo perduto, ponendo così Silvano nel la linea di tanti Padri e di tanti testi della Liturgia.
Questo uomo che cammina con Cristo, irradiato dalla sua Luce increta e sostenuto dalla sua Grazia fino a che non guarda come Lui, diventa uno con Lui, senza confusione ma anche senza separazione, per parlare di una enosis escatologica in linea con Calcedonia. La Cristologia che si fa antropologia ed una critologia che esiste e vive in funzione della praxis e non di una Theoria disincarnata dalla vita degli uomini come avrebbe voluto Aristolele.
Con queste riflessioni, che non so se possono essere condivise, ma che io voglio condividere con voi, penso che questo tread si possa chiudere per aprirne un altro, col titolo di questo mio post per approfondire questo immenso oceano della sapienza dei Padri.
Ma prima di farlo aspetto un vostro assenso.
da Luce-da-Luce
Non a caso la Chiesa (a differenza dei latini) amministra il mistero dell'Eleounzione a tutti i fedeli indistintamente, a prescindere dalle malattie del corpo, infatti in quanto peccatori siamo tutti malati e bisognosi di essere sanati. Questo spiega anche perchè i Padri non conoscano la distinzione tutta occidentale tra peccato mortale e peccato veniale, poichè tutto ciò che è peccato non può che essere mortale per l'uomo. Si comprende così anche il carattere assolutorio del mistero dell'Eleounzione: la Chiesa, come Cristo negli evangeli, fa precedere il perdono dei peccati alla guarigione del corpo, celebrando un unico mistero per sanare e liberare i fedeli dal Male-Maligno.
Sono infine a pregare Padre Giovanni di fare una sintesi dei suoi interventi sull'argomento - tutti di grande interesse - ma che per me è difficile scegliere
per il suo stile di linguaggio. Una sintesi anche lunghetta, ma chiara starebbe proprio bene!




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