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    antropologia spirituale e ascetica ortodossa

    Iniziamo questo nuovo tread riportando alcuni iterventi del precedente tread da cui questo deriva per fare un inizio concreto.

    Da Informatore
    Noi che ci riconosciamo in Cristo e che cerchiamo di seguirne il cammino - nonostante le nostre miserie - dobbiamo però renderci conto che SPESSO in Suo nome abbiamo condannato e confinato gli "ultimi" e tra questi i cosiddetti omosessuali. Così il Vangelo, da opportunità di autentica LIBERAZIONE NELLA GRAZIA, è divenuto segno di maledizione e la stessa redenzione è parsa un cammino possibile solo ai pochi GIUSTI E PERFETTI mentre, come si sa, Cristo è venuto proprio per tutti.

    Caro amico,
    ritengo cristianamente ingiusto un discorso nel quale ci si pone ETERNAMENTE a favore o contro i temi proposti da molte associazioni gay.
    Il Vangelo non è CONTRO il mondo ma SOPRA il mondo per ELEVARE il mondo a sé. Cristo non è CONTRO i peccatori ma SOPRA i peccatori per sollevarli a sé.
    Allo stesso modo la castità non è CONTRO il sesso e il suo esercizio (di qualsiasi genere sia) ma al di sopra del sesso, oltre ad esso, ed è per questo che richiama lo stato del Regno dove non ci sarà né marito né moglie!

    Così la Chiesa, più che misurare quanto lecito sia un amore rispetto ad un altro, quanto naturale sia un amore rispetto ad un altro, deve puntare alle realtà NON UMANE perché a quelle è chiamato l'uomo oltre questa terra.
    La Chiesa è qui per PREPARARE l'uomo a quelle realtà che saranno ETERNE mentre queste sono transitorie.

    Oggi c'è piuttosto una tendenza inversa che si concentra OSSESSIVAMENTE sul definire - a volte in modo assai artificiale - cosa vada bene da cosa non vada bene.
    Questo è un discorso molto rischioso perché RIDUCE il Cristianesimo a pura ETICA.

    Invece sappiamo che Cristo non ha indicato una VIA ETICA ma ha donato un MODO DI VITA NELLA GRAZIA. La prima rimane ancora troppo umana (se fosse mai possibile alle sole forze dell'uomo!), la seconda è decisamente CRISTIANA!!!

    Viceversa molti ambienti di Chiesa oggi hanno uno stile "ariano" perché sono concentrati sulla pura etica, sul definire il lecito e l'illecito per l'uomo, si schiacciano in una dimensione puramente orizzontale che non apre ad alcun respiro per una esperienza di Grazia!

    Sono infatti convinto che c'è ancora molta strada da fare.

    C'è una tremenda difficoltà, quasi un' IMPOSSIBILITA', a parlare evangelicamente all'UOMO DI OGGI in modo da fargli comprendere che Cristo non è CONTRO di lui ma PER LUI. Questo perché si tende sempre ad usare di Cristo per CONDANNARE. Tutto il cammino religioso e culturale ha usato spesso di Cristo per confinare, condannare, espellere, scomunicare, non tanto per riammettere e sanare ma per AMMAZZARE SOCIALMENTE il prossimo.
    Tutta la storia religiosa del nostro continente ce lo ricorda....

    Viceversa Cristo, alla peccatrice, dice: "Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più" (Gv 8, 11).
    SI NOTI, sebbene dica "non peccare più", aggiunge: "NEANCH' IO TI CONDANNO"!!!

    Mentre al centurione, che aveva un "pes" (dal greco un "ragazzo" o, come viene anche tradotto, uno "schiavo"- "doulos") a cui era molto affezionato (un possibile riferimento ad una convivenza omoaffettiva del Centurione?) Cristo non giudica IL VALORE DI TALE AFFETTO, quanto sia NATURALE o non naturale, ma LODA la sua fede (Lc 7,2). CHE SIGNIFICA?

    TUTTO QUESTO evidentemente ci indica che la Chiesa stessa, seguace di Cristo, è invitata a stare SOPRA le situazioni perché deve ELEVARE ossia PORTARE le persone OLTRE il loro attuale stato, qualsiasi esso sia.

    Purtroppo oggi molti ambienti di Chiesa pare non testimonino questo ma una RIGIDA E RADICALE ESCLUSIONE nella quale non si respira afflato di misericordia ma molta molta PAURA.

    Allora se ci si pone contro e si contrasta in modo tagliente (anche in nome di Cristo) idee e tendenze non solo non si giungerà ad elevare ma si scaccerà inevitabilmente da sé molti uomini che inconsciamente cercano UN DI PIU', un orizzonte più ampio di quello nel quale vivono e che, forse, li "stringe".

    Contrastando brutalmente si offre l'idea che la redenzione sia solo per i redenti e Cristo sia venuto solo per i SANI. In realtà non esiste da nessuna parte un sano e un redento da se stesso!

    ALLORA È COMPRENSIBILE COME TUTTA L'UMANITA' (non solo i gay) non abbia certamente bisogno di una Chiesa che si manifesta così.
    Evidentemente la prosecuzione di una tal "politica ecclesiastica" accentuerà solo l'allontanamento delle masse e l'apostasia generale.

    sempre da Informatore
    MALATTIA PER LA MEDICINA - MALATTIA PER LA TEOLOGIA ASCETICA

    Il presente scritto cerca di porre qualche pista di ricerca per giungere ad un poco di chiarezza davanti alla questione gay per un credente cristiano.

    Per la MEDICINA odierna l'atteggiamento e l'inclinazione gay non è una malattia.

    L'oggetto considerato dalla medicina è, infatti, il corpo umano, il suo funzionamento e, nella psicologia, il comportamento delle persone.
    Dal punto di vista somatico e comportamentale la scienza oggi generalmente non individua nel modo di essere gay una malattia.

    Se è possibile fare un esempio, senza però dare alcuna valutazione morale in rapporto al mondo gay, tutto questo è analogo a chi pratica in modo saltuario l'onanismo o la masturbazione.
    È ovvio che, per la scienza, un uomo che fa queste pratiche saltuariamente non è da considerarsi malato né somaticamente né psicologicamente.
    Per di più i biologi osservano che in natura ci sono animali che praticano l'onanismo. Al momento ho in mente il caso di una tipologia di scimmie (1).
    Da questo punto di vista, dunque, l'onanismo è considerato sicuramente naturale, ossia espressione di un aspetto della natura che ci circonda.

    Non ho molta competenza a descrivere il concetto di patologia (o malattia) dal punto di vista medico, per cui al momento mi fermerò fin qui.
    È chiaro, però, quale sia il campo analizzato dalla scienza medica e, da questo punto di vista, i suoi risultati risultano essere perfettamente coerenti.


    Dal punto di vista della TEOLOGIA ASCETICA, invece, le cose stanno in modo differente.
    La teologia ascetica non ha davanti a sé una natura come quella che ci circonda nel cui mondo animale si riscontra l'onanismo e l'omosessualità.

    La teologia ascetica ha presente l'umanità redenta di Cristo (2) ed è da qui che definisce il suo concetto di malattia e di sanità.

    Evidentemente l'umanità di Cristo è una realtà naturale ma elevata dalla grazia ad una condizione increata. Lo stesso uomo deificato, per la teologia bizantina, diviene increato per grazia, ossia assurge ad avere le stesse caratteristiche di Dio!

    Così ciò che è NATURALE in riferimento all'umanità di Cristo (oggetto della teologia ascetica) è INNATURALE per il punto di partenza della scienza che considera la natura a noi circostante, quella natura che i cristiani vedono segnata dalle conseguenze del peccato ancestrale il cui approdo drammatico è la morte (3).

    Nei vangeli si nota che Cristo risorto passa attraverso le pareti, cammina sulle acque, comanda ai venti... Tutto questo è segno di una umanità che partecipa ad un altro LIVELLO DELL'ESSERE.

    A questo punto il nostro comune modo di vivere - pieno di passioni di ogni tipo - è NATURALE per la scienza ma INNATURALE per la teologia ascetica, SANO (nei debiti limiti) per la scienza ma più o meno MALATO per la teologia ascetica.

    Così, per tornare all'esempio dell'onanismo saltuario (non compulsivo che è indice di qualche problema), se questo può essere considerato NORMALE e SANO per la scienza finisce per non essere considerato tale per la teologia ascetica.
    Questo, però, non per un motivo moralistico, come si potrebbe desumere se si osserva una certa manualistica scolastica di stampo tradizionale.

    Il motivo non è neppure di ordine superficiale o di semplice coerenza ad una legge scritta.

    La teologia ascetica cura la salute dell'UOMO INTERIORE (come direbbe san Paolo), della parte più interiore di noi stessi in qualche modo intuita dalla psicologia.
    Le energie del nostro spirito sono utilizzate in molti modi e maniere a seconda di cosa pensiamo e di come ci comportiamo.

    Esistono, però, situazioni in cui disperdiamo le nostre energie e situazioni in cui le raccogliamo nel cuore, ossia nella nostra intimità.

    Un modo dispersivo di vivere la sessualità (4) finisce per oscurare la propria interiorità, concentrare il nostro sguardo sulle forme esteriori delle cose e dei corpi addebitando ad esse un vero e proprio culto.

    In questo senso la pratica dell'onanismo anche saltuario - considerata naturale dalla scienza - finisce per essere un OSCURAMENTO della sfera più intima del nostro essere nella quale, a volte, percepiamo distintamente le realtà divine.

    Questo, a lungo andare, può portare ad una sorta di accecamento della propria interiorità (nella quale risiede Dio) e, di pari passo, ad una sorta di esasperazione della sensualità e dell'emotività che proiettano l'uomo fuori di sé.

    Mi viene in mente l'esempio della vecchia mal vissuta di manzoniana memoria incontrata da Lucia (ne "I promessi sposi") al momento della sua prigionia nel castellaccio dell'Innominato. Essa trasecolò all'invocazione del nome di Dio fatta da Lucia percependolo come qualcosa d'indefinito, lontano e molto sfocato.
    La vecchia malvissuta ci rappresenta un animo quasi totalmente accecato.

    Avendo presente l'UOMO INTERIORE, chiamato ad essere Cristo, tutto quanto disturba o stravolge questo cammino è detto MALATTIA.

    Quando le cose non sono così distinte si cade in situazioni ridicole dal punto di vista della scienza. È famosa quella che proibiva l'onanismo con criteri pseudoscientifici. Questo genere di proibizione anche di natura religiosa, durata fino a buona parte del XX secolo, sosteneva che l'onanismo faceva divenire imbecilli o creava forti scompensi nervosi. Erano idee di marca vittoriana ma ben presenti anche nel mondo cattolico. Oggi la scienza le ha assolutamente confutate ma si trova davanti a situazioni analoghe dinnanzi agli odierni tentativi papali di estorcere alla scienza dichiarazioni non coerenti con il suo statuto e il suo campo di ricerca riguardo alla questione gay.

    In realtà le esigenze ascetiche nel Cristianesimo nascono prima di tutto da riferimenti teologici e può essere molto pericoloso sovrapporre le esigenze della teologia con le esigenze della medicina.

    Partendo dai presupposti teologici non voglio certo formulare un insieme di proclami contro il mondo gay o contro gli onanisti. Non è assolutamente il mio fine perché il Cristianesimo non è nato per essere tout-court CONTRO i gay o contro gli onanisti. Non è nato per essere CONTRO qualcuno ma per stare SOPRA le condizioni in modo da invitare tutti a oltrepassare i loro limiti indicando Cristo, uomo-Dio e infondendo la sua Forza spirituale.

    In altre parole, dentro ogni uomo esistono possibilità e livelli inaspettati a se stesso che si aprono nella misura in cui permette a Dio di dominare la sua vita.

    Fermarsi solo al dato SCIENTIFICO per quanto giusto e corretto (non contesterò mai i provvisori dati della scienza) significa essersi fermati a una ben piccola parte di ciò che è l'uomo, fermarsi alla sua “buccia” e trascurare la sua polpa (l’anima) e il suo nocciolo (lo spirito).

    Allo stesso modo IMPUGNARE i risultati della scienza, in nome della teologia, come fa l'attuale papa, per far dire ciò che sia malattia e ciò che non lo sia dal punto di vista medico, significa rinunciare di illuminare l'infinita ricchezza di possibilità che si nasconde dietro ad ogni uomo nell'UMANITA' DI CRISTO RISORTO e finir per rendere RIPUGNANTE il Cristianesimo stesso trasformandolo in una morale COERCITIVA anche per chi non è cristiano.



    da Silvano
    La separazione tra gli ambiti di qualunque scienza umana e l'ascetica ortodossa sta nel fine:

    l'ascetica non tende - moralisticamente - a scampare l'uomo dalle fiamme dell'inferno - ma a sollevare l'uomo in quella dimensione dell'essere ove egli partecipa di Dio per mezzo delle sue energie increate.
    L'uomo è naturalmente sovrannaturale nel senso che l'ortodossia non distingue tra il mondo della natura ed il mondo della grazia come organismo creato concepisce l'uomo finalizzato "per natura" alla deificazione. L'uomo è stato creato per farsi Dio per Grazia. In questo senso è naturalmente sovrannaturale.
    Il peccato che è entrato nel mondo ha sovvertito l'ordine dei fini in un ordine "conto natura: l'uomo non tende verso Dio e la deificazione, ma verso la dimensione creata. La passione, qualunque passione, è un ancoraggio dell'uomo alla dimensione creata che lo distoglie dal vero fine per cui egli esiste.
    L'ascesi è la partecipazione sinergica dell'uomo al ritorno verso il fine vero , reso possibile dall'opera redentrice di Cristo. E' un continuo indirizzare all'alto, là dove è Cristo. Per questo la Chiesa non pensa che l'angoscia o il rimorso o il senso di colpa (cose tutte umane e ferme e chiuse nella dimensione carnale e psichica) servano a qualcosa nella dimensione spirituale. Ciò che serve alla dimensione spirituale è la serena presa di cosienza che noiu siamo destinati "altrove" e che verso quell'altrove non camminiamo sospinti dalla partecipazione alla Grazia che Cristo ci ha apportato per mezzo del suo Santo Spirito. "Senza di me voi non potete far niente" dice il Signore. Ma nemmeno senza "di noi stessi" noi possiamo far niente, perchè restaurati da Cristo nella nostra direzione primigenia dobbiamo - e qui sta la grandezza dell'uomo - partecipare nella nostra libertà alla nostra piena restaurazione nel nostro essere naturalmente sovrannaturale. Questa è l'ascesi. Partecipare liberamente al nostro cammino verso l'oltre di Dio.
    Certamente questo non si realizzerà pienamente che negli "escata" ma sappiamo bene che gli "escata" sono cominciati con la resurrezione di Cristo ed il dono dello Spirito, anche se avranno il loro compimento al Segondo Avvento del Risorto. Ebbene, l'ascesi è il nostro lavorare (la "praxis" dicevano i Padri) qui per realizzare, seppur in modo incipiente il "non ancora" a cui tende la nostra umanità, a cui tendeva prima del peccato, a cui tende di nuovo dopo la redenzione.

    Mi rendo conto di come è difficile parlare di queste cose, che si comprendono solo sul piano della "praxis" , seppur povera, che possiamo ralizzare in noi.
    Mi viene in mente un monaco dell'Athos che diceva a tuitti i giovani che incontrava e che gli chiedevano, in anni in cui era straletto in occidente (senza che venisse però realmente capito) "I Racconti di un Pellegrino Russo":
    sei ortodosso? se non lo sei fatti battezzare e diventalo, poi partecipa alla vita della Chiesa, confessati, comunicati, fai i digiuni, prega.... poi, se vuoi, prendi un comboschini e, senza porti tanti problemi "teorici comincia a scorrerlo ed a ripetere con attenzione "Signore Gesù Cristo abbi pietà di me".
    Ed a chi si soffermava sui problemi di tecnica, rispondeva: "nopn è per noi peccatori: noi ci limitiamo a gridare a lui "Signore Gesù Cristo abbi pietà di me".
    Questa è la praxis.

    da Silvano
    Ho segnato questo intervento con un ape perchè questo insetto è preso talvolta dai padri - in oriente come in occidente - come simbolo della madre che nutre didolcezza e che produce dolcezza. E' quindi simbolo della Chiesa.

    Mi sembra che questo tread, a parte gli interventi devianti o poco pertinenti a cui siamo abituati, iniziato come un tread sull'omosessualità è finito - grazie al Signore - in un tread sull'antropologia spirituale e sull'ascetica ortodossa.
    E qui i nostri amici cattolici che intervengono su questo forum dovrebbero riflettere molto su quanto sia banale affermare che la Chiesa ortodossa è tanto simile a quella cattolica, con riti tanto belli ma - peccato! - non vuole il "santo padre"!

    Da una discussione come questa emerge proprio un punto, quello che ho messo in titolo di questo intervento, che fa emergere una chiave di lettura ortodossa (ovviamente: autenticamente ortodossa) su Dio e sull'uomo che si distingue nettamente da quella cattolica-romana. Mentre la chiesa romana si preoccupa di precisare minuziosamente, cone in un codice penale, se l'essere gay porta diritto all'inferno, se vi porta anche la masturbazione oppure se per quella bisognerà contare gli anni di purgatorio per ogni singolo atto, o se una messa saltata è sufficente a dannare i fedeli....... la prospettiva ortodossa mira a saltare di livello e ad esaminare l'uomo nel suo cammino verso il "diventare Dio" in una prospettiva globale del destino umano, in una visione totalizzante della Grazia increata e della sinergia dell'uomo libero .
    Qualche teologo aveva tentato di avvisinarsi a questa prospettiva parlando di "opzione fondamentale dell'esistenza del credente in Cristo" come "risposta libera all'azione salvatrice di Cristo nello Spirito", per la quale non si doveva guardare ai singoli atti del credente buoni o cattivi e trovare un articolo del lubro di morale, come in un codice, per pronunciare una sentenza di condanna o di assoluzione, ma cercare come lui avesse scelto Cristo nella sua vita e come, al di là delle possibili debolezze, si fosse sforzato di vivere una vita coerente a questa scelta. Ma queeta prospettiva, che stava avvicinandosi alla nostra trovò due ostacoli insormontabili nella dottrina della Grazia creata come definita dal Concilio di Trento e nella dottrina del sacramento della Confessione definita dallo stesso Concilio per cui i fedeli erano tenuti a confessare "ogniuno e singolo i peccati mortali, col numero approssimativo delle volte in cui erano stati commessi e le circostanze che possano aver contribuito ad aggravarne la natura" : così la confessione anzichè il sacram,ento della riconciliazione, della crescita e dell'amore diventava un atto processuela in cui il prete era contemporaneamente accusatore giudice e difensore (di solito un po' meno quest'ultimo). Cosa che Trento non nega anzi sancisce che la confessione è amministrata "ad modum iudicii" Infatti si parla del "sacro tribunale della penitenza" ed iul potere di assolvere diviene parte della"potestas jurisdictionis" .
    Inoltre lo scoglio fondamentale di tutto questo è la nozione dell'"organismo spirituale creato" che trasformando la grazia in una "cosa" falsa totalmente l'intera prospettiva della salvezza e la riconduce nell'ambito dei "meriti acquisiti" con appendice di indulgenze e simili.Da tutto questo, la morale casuistica e giudiziaria, la grazia creata, i meriti... la chiesa romana non si è ancora liberata (se forse lo farà mai) nonostante gli sforzi egregi di qualche solitario teologo.
    In questa prospettiva ortodossa ho voluto rileggere il brano evangelico del giudizio in cui Cristo al suo secondo avvento pone l'amore con cui abbiamo guardato al nostro prossimo come il "metro" di quel giudizio. E ne ho scoperto - spero - una iommensa profondità. Non è tanto la prospettiva "sociologica" di quanto ci siamo occupati dei poveri, ma la prospettiva in cui il nostro sguardo si è purificato, illuminato, divinizzato fino a poter vedere nei piccoli, nei poveri, nei peccatori, nei gay, negli onanisti etc.etc.etc. l'immagine di Lui che ha preso la nostra carne carne mortale ed, appendendo alla Croce la legge fatta di prescrizione e di decreti, ha ribaltato la prospettiva innaturale della salvezza riportandola a quella che essa era prima del peccato.LO sguardo dell'uomo presupposto negli eletti di questo brano è lo sguardo purissimo ed infinitamente dolce del redentore che santo starez Silvano del Monte Athos scorge nel volto del Redentore nella cappella del Mulito del Rossikòn, quella sera dopo il Vespro, quella sera che cambio' la sua vita e fece del contadinotto passionale Simeone uno dei più grandi spirituali che l'Ortodossia può offrire nei nostri giorni.Lo sguardo che non giuduica se non nella prospettiva di salvare, lo sguardo che penetra fino nell'Inferno per andare a cercare Adamo perduto, ponendo così Silvano nel la linea di tanti Padri e di tanti testi della Liturgia.
    Questo uomo che cammina con Cristo, irradiato dalla sua Luce increta e sostenuto dalla sua Grazia fino a che non guarda come Lui, diventa uno con Lui, senza confusione ma anche senza separazione, per parlare di una enosis escatologica in linea con Calcedonia. La Cristologia che si fa antropologia ed una critologia che esiste e vive in funzione della praxis e non di una Theoria disincarnata dalla vita degli uomini come avrebbe voluto Aristolele.
    Con queste riflessioni, che non so se possono essere condivise, ma che io voglio condividere con voi, penso che questo tread si possa chiudere per aprirne un altro, col titolo di questo mio post per approfondire questo immenso oceano della sapienza dei Padri.
    Ma prima di farlo aspetto un vostro assenso.

    da Luce-da-Luce

    Non a caso la Chiesa (a differenza dei latini) amministra il mistero dell'Eleounzione a tutti i fedeli indistintamente, a prescindere dalle malattie del corpo, infatti in quanto peccatori siamo tutti malati e bisognosi di essere sanati. Questo spiega anche perchè i Padri non conoscano la distinzione tutta occidentale tra peccato mortale e peccato veniale, poichè tutto ciò che è peccato non può che essere mortale per l'uomo. Si comprende così anche il carattere assolutorio del mistero dell'Eleounzione: la Chiesa, come Cristo negli evangeli, fa precedere il perdono dei peccati alla guarigione del corpo, celebrando un unico mistero per sanare e liberare i fedeli dal Male-Maligno.

    Sono infine a pregare Padre Giovanni di fare una sintesi dei suoi interventi sull'argomento - tutti di grande interesse - ma che per me è difficile scegliere
    per il suo stile di linguaggio. Una sintesi anche lunghetta, ma chiara starebbe proprio bene!

  2. #2
    Ut unum sint!
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    io sono perfettamente in disaccordo non a questo tread di carattere religioso ma alla fuga dalla discussione scientifica di cui il tred specialmente negli interventi di informatore era zeppo.
    Tutto si impermierava tra: cio' che e' "malattia" per Cristo e per la scienza corrisponde a due categorie diverse.
    Ora poiche' la scienza non puo' essere un dialogo tra sordi ma cosa condivisibile universalmente (altrimenti non e' scienza moderna) io credo che bisognerebbe chiarire alcuni punti "scientifici" accanto poi all'aspetto religioso. Altrimenti veramente non ci ci si capisce....

    Vengo a rispondere a luce da luce: si il mio non era proprio un lapsus ma scrivo in fretta perdonami, quello che volevo intendere e' che il problema (scientifico) dell'omosessualita' sta' nell'attrazione fisica che non si indirizza all'altro sesso ma al proprio. Quando tu vedi una bella ragazza ad esempio un po svestita, il tuo cuore aumenta le pulsazioni, il tuo membro si inturgidisce etc... con annesso desiderio si possedere la ragazza. Questo per un complicato effetto di reazioni di tipo chimico ormonali e non, che avvengono nel tuo corpo. Qual'e' il problema scientifico? E' appunto che tutto cio' nell'omosessuale (non nel trans) causa questa attrazione verso il sesso sbagliato.
    UT UNUM SINT!

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da catholikos
    ... Qual'e' il problema scientifico? E' appunto che tutto cio' nell'omosessuale (non nel trans) causa questa attrazione verso il sesso sbagliato.
    Premetto dicendo che l'intervento del vescovo Silvano è giusto. Questo è un forum ortodosso non un forum di discussioni di medicina, anche se talora si può fugacemente toccare questi ultimi temi.
    E, per un ulteriore fugace tocco, devo rimproverarti nella tua ultima frase.
    Un analista non parte dicendo questo è il sesso GIUSTO, questo è il sesso SBAGLIATO. Un analista dice "succede questo" e lì si ferma.
    L'analisi scientifica - alla quale anche tu vuoi appellarti - non implica giudizi ETICI (giusto-sbagliato) ma valutazioni scientifiche, ossia legate a quanto fenomenicamente avviene. Probabilmente questo è un discorso difficile, per te e quindi è egualmente difficile accettare certi asserti scientifici in base ai quali l'omosessualità non è una malattia. Mescoli indebitamente - come fa il papa, d'altronde - scienza con etica dove non deve essere mescolata.

    ORA, per riprendere il discorso nel senso corretto, l'ANTROPOLOGIA ORTODOSSA, non si basa su asserti A PRIORI ma sull'ESPERIENZA DEI SANTI.
    Non è un caso che dopo il battesimo di una persona adulta, nel monte Athos, i monaci gli chiedano continuamente "Come stai? Cosa provi? Cosa senti?".
    La presenza della Grazia è una realtà veramente TERAPEUTICA.
    In fondo il tesoro dell'Ortodossia è tutto qua!

    Per contro mi sembra quasi blasfemo l'atteggiamento di certi genitori cattolici (ho in testa un caso preciso) i quali si allarmavano perché, durante il battesimo del loro bambino, gli arrivava troppa acqua in testa. La madre arrivò fino al punto da dire al prete "Basta, basta!".
    Ecco un esempio di cristianesimo puramente formale e quindi morente...

  4. #4
    Ut unum sint!
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    Citazione Originariamente Scritto da Informatore
    [COLOR="Black"][B]Premetto dicendo che l'intervento del vescovo Silvano è giusto. Questo è un forum ortodosso non un forum di discussioni di medicina, anche se talora si può fugacemente toccare questi ultimi temi.
    scienza....
    UT UNUM SINT!

  5. #5
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    L'ANTROPOLOGIA ORTODOSSA: UN CAMMINO URANICO

    Un altro dato molto importante è che l'antropologia ortodossa è un cammino uranico, cioè celeste dal momento che punta a rivivere la stessa esperienza paolina "non sono più io che vivo ma Cristo vive in me".

    La pulsione delle passioni non viene annullata, rimane come un rumore di fondo, ma quello che orienta e illumina la persona sono principi superiori e - SOPRATTUTTO - percezioni e forze di ordine non naturale.

    Anche per questo il cammino uranico non è la tensione verso un mero ideale effimero, non è la rappresentazione di un IRRAGGIUNGIBILE SUPEREGO, come succede in moltissimi sistemi puramente religiosi.

    Si tratta di una continua spinta verso una crescita, spinta data da continue percezioni di un mondo celeste che chiama il cristiano dietro ad ogni contingenza terrena.

    Il mondo celeste si affaccia dietro l'immagine del mondo terreno, irradia la sua forza e dona la possibilità di vivere in Cristo AL DI SOPRA delle passioni.

    Per questo l'antropologia ortodossa non conosce idealismi e moralismi, che sono costruzioni religiose fatte UNICAMENTE dalle forze umane.

    Se molti uomini potessero scoprire questo, abbandonerebbero le false religiosità, ossia quelle fedi basate solo sull'uomo e le sue più o meno nobili intenzioni.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Informatore
    L'ANTROPOLOGIA ORTODOSSA: UN CAMMINO URANICO

    Un altro dato molto importante è che l'antropologia ortodossa è un cammino uranico, cioè celeste dal momento che punta a rivivere la stessa esperienza paolina "non sono più io che vivo ma Cristo vive in me".

    La pulsione delle passioni non viene annullata, rimane come un rumore di fondo (*), ma quello che orienta e illumina la persona sono principi superiori e - SOPRATTUTTO - percezioni e forze di ordine non naturale.

    Anche per questo il cammino uranico non è la tensione verso un mero ideale effimero, non è la rappresentazione di un IRRAGGIUNGIBILE SUPEREGO, come succede in moltissimi sistemi puramente religiosi.

    Si tratta di una continua spinta verso una crescita, spinta data da continue percezioni di un mondo celeste che chiama il cristiano dietro ad ogni contingenza terrena.

    Il mondo celeste si affaccia dietro l'immagine del mondo terreno, irradia la sua forza e dona la possibilità di vivere in Cristo AL DI SOPRA delle passioni.

    Per questo l'antropologia ortodossa non conosce idealismi e moralismi, che sono costruzioni religiose fatte UNICAMENTE dalle forze umane.

    Se molti uomini potessero scoprire questo, abbandonerebbero le false religiosità, ossia quelle fedi basate solo sull'uomo e le sue più o meno nobili intenzioni.
    ---

    (*) "Camminerai sopra aspidi e scorpioni", dice un versetto di un salmo che cito a memoria. Il senso evangelico ed esistenziale è proprio questo: le passioni insidieranno sempre ma tu ci camminerai SOPRA. Anche qui si noti il valore ESPERIENZIALE di tale frase...

  7. #7
    presbitero cristiano ortodosso
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    ed eretico perfino di se stesso -contraddisse e si contraddisse
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    QUOTE=silvano]Iniziamo questo nuovo tread riportando alcuni iterventi del precedente tread da cui questo deriva per fare un inizio concreto.

    Sono infine a pregare Padre Giovanni di fare una sintesi dei suoi interventi sull'argomento - tutti di grande interesse - ma che per me è difficile scegliere
    per il suo stile di linguaggio. Una sintesi anche lunghetta, ma chiara starebbe proprio bene!
    [/QUOTE]


    Ci tento,vladyka, ma non è nelle mie corde fare sintesi ordinate,disciplinate, di senso compiuto ..comunque ci tento...

    Cita:
    Scritto in origine da silvano
    Una Chiesa dalla quale nessuno debba difendersi!


    Non dobbiamo dimenticarlo mai.
    1-- E' un deserto dove tu prete ti muovi a pelo d'acqua ,navigando a vista ,con la paura totale di commettere sbagli irrecuperabili in tutte le latitudini e direzioni che questi sbagli possono e possano avvenire .Il mio ministero di confessore e di padre spirituale…..Ma non ho altra strada: la condivisione del carico leggero, la pesantezza degli stessi miei demoni, la mondanità come terreno comune,spartire inevitabilmente spazio e tempo, le regole del gioco del brodo in cui siamo inseriti , piacere e desiderio ,vladyka, non mi sento assolutamente di esorcizzarli,di palettarli,di interpretarli.

    2-di fronte al Signore allora questo prete di 55 anni quando confessa non solo annuncia il perdono e l'alzati e cammina del Risorto ma raramente ha proibito, raramente ha chiesto promesse, mai ha preteso impegni solenni, e ha invece-sulla questione della relazione affettiva totalmente e complessivamente intesa- cantato con i propri figli la libertà del piacere e del desiderio .

    3-Ma non possiamo forse con coraggio accettare nella nostra vita ( e nel personale/privato e nell'ecclesiale/misterico ) di farci carico di una santa schizofrenia,di un'assoluta non relazionalità comunicativa tra esperienze umane precise e il cristianesimo così come oggi esso -su questi terreni-continua a porsi. Vivo,vladyka e amici tutti,con confusione ma con necessità per cui faccio e non faccio violenza a me stesso ,l'intuizione che alcune esperienze umane sono altro da noi,noi non possediamo(per colpa nostra,per nostra assenza o mancanza -non solo teoretica-ma proprio deficit di agape e deficit di eros) gli strumenti (e forse ci manca colpevolmente la volontà) di comprensione e di rispetto .Queste esperienze( e forse con coraggio dovremmo dire l'umano intero e porre a noi stessi la questione se e come abbiamo capito e vissuto la nostra stessa fede nel mistero dell'incarnazione che diciamo di sentire dentro il nostro sangue) allora si ergono nella loro tragicità(ho detto tragicità e non tragedia) pensandosi ed essendo per loro stessa inevitabile scelta altro da noi e ci guardano sempre o come nemici(il che forse è anche la situazione meno grave) o come pericolosi invasori(si perchè anche l'altra nostra tendenza a non accettare l'esistenza di altro fuori dalla nostra tenda e quindi tendiamo a battezzare tutto e tutti diventanoed è gravissimo-invasori e violentatori)

    4-[B]la reale complessità del mondo proprio nel suo frammento,magma,nodo assolutamente inestricabile in quanto e perchè tale cioè magma e da Dio benedetta s olo da Dio benedetta e nulla di più e nulla di meno:
    il magma vive nel frammento( quanto di paolino c'è in questa dimensione reale...),vive del e nel relativo,vive e realizza tutta una serie di eventi,espereinze che nell'ordine suo proprio sono vissute e pensate e realizzate come altro da noi ed è bene che sia così.

    E' allora giunto il momento di fare outing,si perchè anche il maschio eterosessuale praticante(e per di più presbitero cristiano e cristiano ortodosso) non deve dare nulla per scontato (quale idolatria ai limiti della bestemmia totale ritenere che la dimensione eterosessuale trovi ordine(ma quale poi?)disciplina(ma quale poi?) regolarità(ma quale poi?) nel timbro(perchè a questo punto di questo si tratta) chiamato sacramento offendendo così e il mistero e la dimesnione esistenziale totale della coppia.

    Quindi,giacchè nulla è scontato (non esistono isole felici e le presunte isole di legge di natura proprio perchè tali sono destinate al fallimento...)farò outing ed infatti ho fatto outing e credo di averlo fatto sino in fondo

    Orbene con tutta questa adrenalina,con tutto questo border line ho tematizzato una possibilità di fede ortodossa,di speranza cristiana della e nella chiesa una ed indivisa,Sono in linea con i Padri ,non sono in linea con i Padri? Non lo so.

    So solo che la legge è stata crocifissa sulla croce,essa che era il manoscritto dei nostri peccati e che quindi siamo sotto la Grazia .

    Vivere il tempo/non tempo della Grazia e il luogo /non luogo della Grazia nell'orizzonte concreto ,storico,quotidiano della mia contemporaneità alla
    quale annuncio l'Evangelo della Grazia e della Libertà

    L'antropologia spirituale e l'ascetica ortodossa non è forse il Non temete e il non abbiate paura?

  8. #8
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    NON VOGLIO FARE LUNGHI INTERVENTI perché c'è il pericolo prossimo che non vengano letti.
    Ci tengo però a fare un parallelo evidente.
    Osservando le considerazioni di san Massimo il Confessore in Oriente, ma anche il modo di costruire le cattedrali romaniche in Occidente, esiste un PARALLELO tra la chiesa di mura e la persona umana.

    Ogni elemento della chiesa di mura rimanda alla persona umana, santuario compreso il quale rimanda alla parte più INTERIORE dell'uomo, quella che è ignota pure alla ragione (per questo in Oriente ci sono ancora le iconostasi e in Occidente esistevano delle tende di protezione allo sguardo di chi stava nella navata).

    Peché oggi queste cose non sono più evidenti al punto che la chiesa come edificio non dice più nulla all'uomo e non rivela nulla di se stesso?

    Perché in Occidente (ma sta succedendo un poco anche in Oriente) c'è stato un cammino culturale che ha cominciato a considerare le cose sacre PER LORO STESSE. L'Occidente latino scolastico batte ossessivamente sull'OGGETTIVITA' come se questa non abbia delle ripercussioni nella soggettività.
    Con la rivolta protestante il mondo cattolico ha attribuito un vero e proprio culto all'oggettività (la cosa per se stessa) e avversò la soggettività (la cosa in rapporto al soggetto) che con Lutero divenne soggettivismo.

    QUESTO AUTENTICO DISASTRO religioso ha portato a dimenticare la prospettiva antica, quella prospettiva che mi affascina molto ogni volta che penso al fatto che una cattedrale romanica nasconde e rimanda alla verità di me in quanto uomo.
    Dio abita nella chiesa di mura semplicemente perché PRIMA DI TUTTO abita nella chiesa del corpo umano. Le due cose non possono essere disgiunte. Solo così l'antica antifona della dedicazione della chiesa ha una verità da rivelarci e ci affascina.
    "Terribilis est locus iste hic domus Dei est et porta caeli et vocabitur aula Dei".
    "Questo luogo è terribile, questa è la casa di Dio e la porta del cielo ed è chiamata l'aula di Dio".

    http://www.artetmusique.org/cd/abbay...ibilis est.mp3


    Purtroppo da un certo periodo in poi molte chiese occidentali - succube di mode mondane e di principi oggettivisti - hanno potuto sempre meno essere un rimando simbolico all'uomo, nel senso inteso dagli antichi Padri.

    Oggi molte chiese occidentali di cemento sono dei veri e propri "garages" e non rivelano se non un'umanità dispersa, in alcuni casi disperata, scentrata e vuota di Dio. Questo mi viene da pensare soprattutto laddove il santuario comincia ad essere inesistente perché l' "altare" è posto al centro dell'assemblea.

  9. #9
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    Una cosa da non sottavalutare per me è dove può portare l'omossesualità
    anche perchè quando si dice omosessuale spesso lo si associa al transessuale.
    Io peso che l'omosessualità sia una malattia spirituale perchè una persona che ha attrazione dello stesso sesso di certo non ha le idee precise ma il problema e anche che molte volte gli omosessuali si affiancano anche alla perversione e alla sodomia e a mio avviso queste sono malattie spirituali.
    Correggetemi può anche darsi che mi sbaglio.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da bizantinos-sr
    Una cosa da non sottavalutare per me è dove può portare l'omossesualità
    anche perchè quando si dice omosessuale spesso lo si associa al transessuale.
    Io peso che l'omosessualità sia una malattia spirituale perchè una persona che ha attrazione dello stesso sesso di certo non ha le idee precise ma il problema e anche che molte volte gli omosessuali si affiancano anche alla perversione e alla sodomia e a mio avviso queste sono malattie spirituali.
    Correggetemi può anche darsi che mi sbaglio.
    Arrivi in ritardo! Il tread sull'omosessualità è chiuso perchè ripeteva sempre le stesse cose dette in vari tread, su questo ed altri forum, dalle stesse persone. Se te li leggi bene capirai che anche se "repetita iuvant" questo non significa che non si debba anche avere il senso del limite.

    Mettere poi l'omosessualità così, con un criterio diagnostico, come "malattia spirituale" vuol dire che non hai riflettuto su quello che si è detto. La malattia spirituale è l'incapacità di passare dal piano del nostro essere limita, al piano increato di Dio, confinandosi così e condannandosi alla morte di vivere sempre nel limite del creato. Il queta malattia ci sono tutti gli uomini dopo io peccato.....

 

 
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