Sul set di Fiumicino

Con l’impresa dei Mille la fiction-kolossal Rai

Storia d’amore (e guerra) per il bicentenario di Garibaldi

FIUMICINO (Roma) — Un eroe per caso: Corrado, un giovane siciliano precettore della bella Isabella, aristocratica ma infiammata di idee liberali di cui è segretamente innamorato, diventa uno dei Mille, al seguito di Garibaldi.

Siamo nella Sicilia del 1860. Il mitico sbarco delle camicie rosse è ormai prossimo. Durante uno scontro tra soldati borbonici e patrioti siciliani, Corrado viene accusato ingiustamente di aver ucciso due soldati. È costretto a fuggire. Incoraggiato da Isabella, raggiunge Genova e, suo malgrado, s’imbarcherà a Quarto alla volta della conquista del Regno di Francesco II. Al porto di Fiumicino si sta girando I Mille, tv-movie in due puntate, su Raiuno nella prossima stagione (probabilmente nei primi mesi del 2007, per il bicentenario della nascita di Garibaldi), prodotto da Rai Fiction con Cosmo Production, regista Stefano Reali. Il siciliano David Coco è Corrado, Christiane Filangeri è Isabella, mentre Daniele Pecci, una volta tanto, è nel ruolo dell’antagonista «cattivo». Nel cast anche Mariano Rigillo, Marina Giulia Cavalli, Francesco Venditti e Pino Caruso.

Sul molo di Fiumicino, si sta realizzando la scena dell’approdo dei Mille a Marsala. È l’11 maggio. Solo 5 giorni prima quel pugno di uomini era partito da Quarto sui vaporetti «Piemonte » e «Lombardo» fermandosi prima a Talamone e puntando poi alle coste siciliane. Ci sono volute 7 settimane di lavoro e circa 50 mila euro per ricostruire fedelmente il Piemonte. Ma per il tempo cattivo, il set non ha avuto vita facile. È preoccupato il regista: «Abbiamo avuto una mareggiata con onde di 5 metri, speriamo di non avere altre sorprese». Interviene David Coco: «Nel copione c’era anche una scena di salvataggio dove io mi butto dal vaporetto per soccorrere un compagno caduto in mare: mi sono tuffato nell’acqua gelida, con la muta nascosta sotto il costume di scena».

Ma Fiumicino non è l’unica location. La fiction è stata ospitata anche nella Reggia di Caserta, dove per la prima volta è stato possibile girare nella sala del trono; a Castel dell’Ovo a Napoli; a Palazzo Chigi di Ariccia (lo stesso del «Gattopardo» di Visconti) e nella tenuta di Torrimpietra vicino a Roma: proprio lì dove Luigi Albertini, storico direttore del Corriere della Sera, fondò nel 1926 un’azienda agricola modello.

Spiega Reali: «Questo è un romanzo storico dove, sullo sfondo di fatti realmente avvenuti, si racconta una storia inventata: Garibaldi appare fugacemente in una sequenza. È un modo per ripercorrere l’avventura garibaldina con un’ottica privata, il punto di vista degli umili, di chi non voleva partecipare a quell’avventura: la storia di un non-eroe». Il modello sono i film di Monicelli, Blasetti, Rossellini, De Sica: dalla Grande guerra a 1860, da Viva l’Italia a Un garibaldino al convento. Riprende il regista: «Una commedia dolce- amara. I nostri personaggi non hanno furore patriottico, sono cialtroni che si trovano per caso sul campo di battaglia, ma sanno farsi onore. Proprio come certi personaggi interpretati da Alberto Sordi o da Vittorio Gassman». Interviene Coco, attore che proviene dal teatro: «Corrado è un uomo mite, più che la spada ama lo studio della letteratura, del latino ed è anche un fifone. L’unica molla che lo spinge ad accettare un ruolo da combattente valoroso è l’amore per la principessa».

Una principessa capricciosa: figlia del borbonico principe di Montalto (personaggio realmente esistito e interpretato da Rigillo), è animata da spirito di ribellione. Dice la Filangeri: «In fondo, Isabella gioca a fare la guerra: vive negli agi e non sa cosa significhi combattere per un ideale. Ma in lei è ancora vivo il ricordo del fratello, ucciso dai Borboni, e proprio per questo sogna l’avvento dei Savoia».

La vicenda si snoda in un lungo percorso fra molte battaglie, amicizie, tradimenti, speranze e disillusioni. Un percorso che porta alla crescita e alla maturazione di tutti quegli uomini e quelle donne, provenienti dalle più disparate regioni, che per un caso o per una scelta consapevole hanno creato, con le loro piccole storie, il terreno per l'unità d’Italia. Daniele Pecci, l’eroe di Orgoglio, qui è il perfido Malaspina: «Finalmente non sono il "buono" della situazione. Ma in fondo il mio personaggio non si sente cattivo: è schierato dalla parte sbagliata, opposta al protagonista ma, pensandoci bene, se la storia fosse andata diversamente, i cattivi sarebbero stati i seguaci di Garibaldi. Malaspina si adopera semplicemente per difendere la sua terra, il suo regno. Avendo sposato la causa borbonica, lotta fino alla morte per avere ragione sui Mille e, siccome ogni guerra è sporca, anche lui compie azioni sporche, illecite, in nome del giuramento di fedeltà fatto al suo re Francesco II. Dal suo punto di vista, anche Malaspina è un eroe. Epensare—conclude—che, da bambino, invece che la solita collezione di soldatini, ne avevo una di garibaldini...».

Emilia Costantini

02 giugno 2006