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    Ciociaria Felix Chiamami al 348-3406101
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    Predefinito Soggetto Unitario Del Centrodestra, Non Solo Una Scelta: è Una Necessità

    SOGGETTO UNITARIO DEL CENTRODESTRA, NON SOLO UNA SCELTA: È UNA NECESSITÀ


    Il soggetto unitario del centrodestra non è solo una scelta: è una necessità. Si può certo preferire di non costituirlo affatto di costituire una “cosa” improbabile, tardiva, di pura facciata. Si può insomma decidere di non decidere, di affidarsi all’onda storica senza anticiparne la direzione.
    Però deve essere chiaro che, in tale caso, ci si condanna all’afasia strategica e a una lenta, ma inesorabile, fuoriuscita dalla storia. Rimanere fermi mentre il mondo cambia non è cosa che possa permettersi una classe politica lungimirante.

    Accolgo quindi con soddisfazione il dibattito avviato dal Secolo sul futuro del centrodestra. Mi sembra di cogliere nei vari interventi la sollecitazione ad avviare senza tanti indugi la fase di costruzione del nuovo soggetto politico. E tutto questo a prescindere dal rilancio – pur significativo – della questione venuto recentemente da Silvio Berlusconi.

    Dire “dobbiamo far presto” non vuole naturalmente dire che dobbiamo costruire la “casa comune” dei moderati in tempo record e ignorando disinvoltamente le possibili resistenze o i problemi che un tale processo inevitabilmente comporta. Proprio perché si tratta di un progetto ambizioso e destinato a durare a lungo, negli anni futuri, è bene prevedere solide fondamenta. “Fare presto” significa avviare al più presto il motore. E avviarlo seriamente. Ma senza mandarlo prematuramente su di giri. Occorre cioè combattere, da un lato, la pigrizia, l’immobilismo e certo “egoismo” di parte, ma evitare, dall’altro, di mettere il carro davanti ai buoi e di abbandonarsi all’ebbrezza temeraria della corsa precipitosa.
    Proprio perché credo nel soggetto unitario, mi sento di raccomandare anche saggezza e realismo. Mi sento soprattutto in dovere d’invitare tutti a tener conto dei tempi di maturazione dell’elettorato italiano.

    Un punto deve essere però chiaro: più tardi si comincia il lavoro, più tardi si risolvono le questioni sul tappeto. Occorre entrare nell’ordine d’idee di aprire un processo costituente, processo che dovrà trovare nei prossimi congressi dei partiti del centrodestra una sua tappa fondamentale. Non c’è lo spazio per un’analisi approfondita. Mi limito solo a fissare tre punti, a cui corrispondono altrettanti problemi.

    Primo: la questione dell’identità. Non c’è dubbio che l’attuale legge elettorale abbia assecondato la tendenza dell’elettorato a seguire il richiamo delle vecchie appartenenze. Tale tendenza è stata accentuata dallo schema dell’“attacco a tre punte”. L’opinione pubblica di centrodestra è del resto, tradizionalmente, assai sensibile al richiamo dei leader, delle personalità forti e carismatiche. Come risolvere il problema? Credo che la soluzione migliore sia quella di prevedere, in un primo tempo, la federazione dei partiti i centrodestra. Non è ancora il soggetto unitario. Ma non è più il mero cartello elettorale, come è stato fino a oggi. L’idea venne avanzata, l’estate scorsa, mentre erano in corso i convegni del Gruppo di Todi. Ritengo opportuno, in questa fase, riprenderla e di lanciarla. Tale federazione deve prevedere organismi comuni di consultazione, decisione e iniziativa politica. E questo non solo, come è ovvio, a livello centrale, ma anche regionale, provinciale e comunale. Può rivelarsi la soluzione igliore per rispettare l’identità dei singoli soggetti costituenti, senza con questo ostacolare una loro integrazione sempre più stretta.
    Molto dipenderà naturalmente da quella che sarà la risposta della gente. E qui arriviamo al secondo punto: il coinvolgimento del “popolo” di centrodestra e l’apertura a quella che, una volta, avremmo definito la “società civile”.
    È una questione d’immagine e di sostanza nello stesso tempo. D’immagine, perché il processo costituente non deve apparire un’operazione di vertice, chiusa entro il perimetro dei Palazzi, riservata agli addetti ai lavori. Il soggetto unitario in formazione non deve parlare in politichese. Deve piuttosto assumere un carattere popolare e comportamenti di serietà. Una volta avviato, il processo costituente ha il diritto di svolgersi al riparo da interessi di bottega, da umori e malumori estemporanei, nonché da valutazioni meramente tattiche o dettate da esigenze contingenti. Se così malauguratamente fosse, tanto varrebbe non fare alcunché. Certe iniziative servono a far riavvicinare la gente alla politica, non a spingerla ancora più lontano. In questo senso va sicuramente incoraggiata la formazione dei circoli della libertà, dove il “popolo” di centrodestra può sperimentare una prima fase di lavoro comune.
    La questione di sostanza riguarda invece la necessità di raggiungere tutti i settori sociali possibili, di collegarsi con le mille forme di volontariato e associazionismo di cui sono ricchi i territori italiani. Un’attenzione particolare va dedicata al mondo cattolico. Soprattutto in considerazione della svolta impressa da Benedetto XVI con i suoi interventi alti e veementi. Si tratta soprattutto di stabilire un legame sempre più stretto con i settori economici e produttivi che guardano con interesse al centrodestra, ma che non si lasciano coinvolgere più di tanto per effetto di quella diffidenza cresciuta in questi anni verso il mondo della politica. Il soggetto unitario, se verrà da un processo costituente serio e coerente, potrà fornire stabile organizzazione politica a quel mitico blocco sociale di cui si favoleggia da tanti anni. Questo incontro tra fronte politico e fronte sociale non ha ancora espresso tutte le sue potenzialità, perché la divisione tra i partiti del centrodestra ha spesso fornito un’immagine di frammentarietà alla proposta politica.
    Il terzo punto non è meno importante dei primi due: la valorizzazione dei laboratori culturali. Ne sono nati diversi in questi anni e hanno fatto crescere il livello del dibattito dentro e fuori la Casa delle Libertà. Ora si tratta di potenziarli prevedendo un contatto in qualche modo organico con il futuro soggetto politico. Penso, come modello, alle grandi fondazioni che affiancano negli Usa e in Germania l’attività, rispettivamente, del partito repubblicano e della Cdu. La loro funzione è duplice: fornire i materiali essenziali alla proposta politica approfondendo gli studi sulle trasformazioni economiche e sociali del nostro tempo; riscoprire e valorizzare i singoli percorsi storici dei movimenti che costituiscono il soggetto unitario. È così che le identità e le radici si sposano con la proiezione verso il domani. Per questo va costituito il soggetto unitario: dare un futuro al nostro passato. E la destra dovrebbe essere molto, molto sensibile a tale argomento. Non siamo i guardiani di nessun museo. Lo si disse, già sessant’anni fa, quando nacque il Movimento Sociale Italiano.


    Fonte : Secolo d'Italia del 20/5/2006
    Autore : Franco Servello

  2. #2
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    Quel soggetto rappresenta la pietra tombale di An.
    Chi è destra non può mischiarsi col centro democristiano.
    Alleati si,ma nella distinzione.
    O regaleremo un sacco di voti alla destra radicale.
    Io non voglio morire democristiano dentro il PPE.

  3. #3
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    Io sono favorevolissimo e concordo con Servello. Sono certo che io posso morire di destra , liberale e in un partito unico di Cdx. Avere paura del partito unico vuol dire essere convinti della debolezza delle proprie idee. La Destra Italiana invece ha grandi idee e grandi personaggi...basta valorizzarli entrambi. I risultati sempre stabili di AN sono la dimostrazione che lo sbocco naturale per quel partito e per il suo leader è il partito unico del Cdx....un grande partito moderato capace di dare una risposta al popolo dei MODERATI...liberali , cattolici ,laici , riformatori , cristiani e liberaldemocratici...ma sempre MODERATI nei metodi e nella politica ma estremisti nel difendere i loro valori e i loro principi....beh...se il partito unico di Cdx sarà questo io dico.....VIVA IL PARTITO UNICO
    ...cercatemi , se volete e potete , come RoccoFerraro

  4. #4
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    Scusami Gianfranco,senza polemica, ma...mi spieghi che destra è quella che fa un partito assieme a chi di destra non è(ovvero al centro)?
    Non ti rendi conto che così perdiamo voti sia a destra a beneficio della destra radicale e della Lega che al centro,perchè ci saranno anche elettori centristi che non vogliono stare nello stesso partito di An,così come ci sono elettori di destra che non vogliono stare con Tabacci e Buttiglione.
    Io non capisco perchè dobbiamo scimmiottare Prodi, lo facciano a sinistra questo pasticcio,mettendo assieme postcomunisti e democristiani della Margherita,noi dobbiamo presentare un'alleanza la più vasta possibile in grado di intercettare tutte gli umori di chi non si riconosce nel centrosinistra.
    E non è fondendosi col centro che otteniamo ciò .

  5. #5
    in silenzio
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    "uniti nella diversità" = "in varietate concordia"

    Per affermare doveri e diritti della cittadinanza responsabile, per migliorare le condizioni di vita di ogni persona, per crescere in Italia e in Europa insieme è indispensabile procedere alla semplificazione del sistema: pochi partiti capaci di dialogo costruttivo in rete sul territorio, e molto dibattito democratico.
    di necessità virtù

  6. #6
    Uno dei tanti tra pochi
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    Citazione Originariamente Scritto da BOY74
    Quel soggetto rappresenta la pietra tombale di An.
    Chi è destra non può mischiarsi col centro democristiano.
    Alleati si,ma nella distinzione.
    O regaleremo un sacco di voti alla destra radicale.
    Io non voglio morire democristiano dentro il PPE.
    Non preoccuparti il Berlusca a pensato anche a questo, portandoti dentro Azione Sociale, luogo per transfughi da un AN democristiana. Un partito che raccoglierà tutti gli amici della destra sociale.
    Dopo di questo a Fini gli manca la svolta a sinistra!!!!!!!!

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da MariaVittoria C
    "uniti nella diversità" = "in varietate concordia"

    Per affermare doveri e diritti della cittadinanza responsabile, per migliorare le condizioni di vita di ogni persona, per crescere in Italia e in Europa insieme è indispensabile procedere alla semplificazione del sistema: pochi partiti capaci di dialogo costruttivo in rete sul territorio, e molto dibattito democratico.
    Quando affermi la necessità di avere pochi partiti mi trovi totalmente d'accordo.
    Non se ne può più di liste e listarelle e di schede elettorali che sembrano lenzuola.
    Tuttavia,nel nostro schieramento,occorre che ci sia un partito che rappresenti l'area di centro cattolico-liberale e uno che rappresenti l'area di destra.
    Io immagino un centrodestra suddiviso in un centro che fa riferimento al PPE,una destra rappresentata da An e formazioni territoriali come la Lega al Nord e il MpA al centro-sud.
    Mi permetto di aggiungere che,ferme restando le diverse valutazioni sull'assetto del centrodestra, una semplificazione del quadro politico passa inevitabilmente per la legge elettorale che si adotta; alle recenti regionali siciliane s'è votato con lo sbarramento al 5% e ciò ha portato ad una forte riduzione del numero delle liste.
    Se la legge elettorale resterà quella di Calderoli ciò che noi auspichiamo non avverrà mai perchè quella legge spinge a creare il maggior numero di liste per accrescere il potere ricattatorio di ciascuna di esse.

  8. #8
    in silenzio
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    Thumbs up valori nel futuro ...

    Citazione Originariamente Scritto da BOY74
    Quando affermi la necessità di avere pochi partiti mi trovi totalmente d'accordo.
    Non se ne può più di liste e listarelle e di schede elettorali che sembrano lenzuola.
    Tuttavia,nel nostro schieramento,occorre che ci sia un partito che rappresenti l'area di centro cattolico-liberale e uno che rappresenti l'area di destra.
    Io immagino un centrodestra suddiviso in un centro che fa riferimento al PPE,una destra rappresentata da An e formazioni territoriali come la Lega al Nord e il MpA al centro-sud.
    Mi permetto di aggiungere che,ferme restando le diverse valutazioni sull'assetto del centrodestra, una semplificazione del quadro politico passa inevitabilmente per la legge elettorale che si adotta; alle recenti regionali siciliane s'è votato con lo sbarramento al 5% e ciò ha portato ad una forte riduzione del numero delle liste.
    Se la legge elettorale resterà quella di Calderoli ciò che noi auspichiamo non avverrà mai perchè quella legge spinge a creare il maggior numero di liste per accrescere il potere ricattatorio di ciascuna di esse.
    Comincio a pensare che sarà auspicabile quello che immagini, riguardo ad un Centro Moderato Italiano - liberaldemocratico, sociale e ispirato ai valori morali cristiani - alleato della Destra aennina...
    di necessità virtù

  9. #9
    Ardito86
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    Il partito unitario del centrodestra dovrà al suo interno mantenere una certa eterogeneità per poter sopravvivere.
    Se sarà creato con intelligenza l'idea può generare un polo politico molto importante per tanta gente

  10. #10
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    Il progetto del partito unico è sicuramente ambizioso ed interessante.

    Personalmente ritengo che la cosa sarà realizzabile in tempi non brevi.
    Il nostro sistema bipolare, pur essendo un significativo cambiamento, non ha portato ad una diminuzione delle realtà politiche bensì ha portato alla formazione di un csx come quello che sta ora governando, ovvero, una coalizione fatta di compromessi ed inciuci dove tutti hanno rinunciato a qualcosa per la loro poltrona.

    Nella destra questo non deve accadere, forse il bipolarismo puro così come è ora, non è adatto alle nostre esigenze di paese democratico; abbiamo bisogno magari anche di un terzo polo.
    La strada che deve prendere la destra ora deve essere innanzitutto di dialogo, si devono identificare obiettivi comuni e strategie condivise questa volta non per la caccia alla poltrona ma per il benessere di una nazione.
    Noi non dobbiamo vantare una superiorità non certificata, dobbiamo dimostrare che nella destra esistono idee e realtà che hanno dei valori che convergono nell'amore per la nostra patria. Purtroppo questo valore negli ultimi 10 anni è stato in parte accantonato e sotto la nostra bandiera dovrà risorgere la destra.

    I timori di una grande coalizione dei compromessi non deve spaventare chi entrerà a far parte di questa nuova realtà politica, chi lo farà dovrà avere lo spirito del confronto e la volontà di raggiungere un obiettivo più alto.

    Il futuro di questo partito unico sarà nelle menti giovani, non ancora inquinate dalla sete di potere, menti che dovranno essere guidate da figure di alto profilo che sappiano prevenire o far comprendere errori e imperfezioni dettate dall'inesperienza.

    Il motore che dovrà far ripartire il paese necessiterà una buona progettazione lunghi collaudi, la differenza la faranno le varie componenti che dovranno essere scelte e testate con cura.

    Noi come Nuova Destra Italiana abbiamo due obiettivi importanti da perseguire in questo processo di evoluzione della destra.
    Il primo è fornire un contributo importante creando un polo culturale dove le idee e le tematiche umanistiche e scientifiche raffrontate alle necessità del paese dovranno essere diffuse senza pregiudizi e con una forte capacità di autocritica per fare in modo che la popolazione sappia scegliere avendo le basi culturali per farlo senza essere vittima di oscurantismo e di pregiudizi inquisitori.
    Il secondo, ma non meno importante, è quello di fare da ponte tra la realtà della popolazione e chi sarà al governo, lanciando iniziative e, se fosse necessario, mettere in discussione l'operato del partito dandogli la possibilità di dialogare sui problemi delle persone e lavorare seriamente per il benessere del paese.

    L'obiettivo è estremamente ambizioso ma comunque realizzabile, solo ci dobbiamo credere.

 

 
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