la Guerra di Mario di Capuano.
Certo..era difficile che si mantenesse all'altezza dei due suoi precedenti film : bello Buongiorno ,notte,bellissimo L'ora di religione,ma IL regista di matrimoni,il nuovo film di Bellocchio ,è davvero deludente,pretestuoso ,intellettualoide,sconclusionato,ripetitivo,arroga nte..
Davvero non ci si aspettava un simile "pacco"da parte di un ottimo regista come Bellocchio.
Non mancano le idee buone in questo film,come il film immaginato sulla spiaggia da Castellitto.Ma alcune parti sono imbarazzanti,ed in generale sono patetiche anche le frecciatine da "dente avvelenato"di Bellocchio alla critica cinematografica italiana,attraverso il personaggio inventato del regista Smamma("In Italia comandano i morti")..
Alla fine il film non va a parare da nessuna parte e risulta una presa per i fondelli tirata per le lunghe.
Il miglior film italiano della stagione,e in questo condivido il giudizio di Mereghetti .è invece La guerra di Mario di Capuano :
Contro chi combatte la sua guerra, reale o immaginaria, Mario, 9 anni, cresciuto a Ponticelli, periferia napoletana segnata dall’anomia e dal degrado? Il piccolo protagonista, interpretato da Marco Grieco (premiato con una menzione speciale al festival di Locarno), affidato temporaneamente, per sfuggire a una situazione familiare a dir poco difficile, ad una “coppia di fatto” alto-borghese di Posillipo si trova improvvisamente a fare i conti con un ambiente del tutto diverso da quello a cui era abituato. Giulia (Valeria Golino), insegnante dell’Accademia di Belle Arti, si lega da subito al ragazzino in maniera fortissima, e colpita dal suo talento, non vorrebbe imporgli alcuna disciplina, e vorrebbe crescerlo libero da modelli di comportamento prestabiliti. Il rapporto esclusivo che si crea tra lei e Mario finisce per mandare in crisi quello della donna col compagno Sandro (Andrea Renzi, già co-protagonista del bellissimo L’uomo in più di Sorrentino). Ma Mario continua a vivere in un mondo tutto suo, coltivando fantasie violentissime ispirate a un videogioco, mettendosi in urto con le istituzioni, la scuola e il Tribunale dei Minori, che mal comprendono le sue ambizioni da artista trendy e i suoi piccoli tentativi imprenditoriali, unico vero amico il cagnolino Mimmo.
Napoli : città dall’anima divisa in due. Una sottile linea d’ombra separa la parte della città colta e civile della borghesia (di sinistra nella fattispecie), ma fondamentalmente parassitaria, da un sottoproletariato dalla straordinaria vitalità, ma abbrutito e privo di speranza. Due realtà al tempo stesso intrecciate e parallele. Capuano sembra volerci dire, raccontandoci una vicenda al contempo concreta e simbolica, che la città borghese, civile, quella che esprime le istituzioni,non potrà cambiare e risanare la Napoli dei Quartieri, delle periferie, del sottoproletariato urbano se imposterà il rapporto in maniera univoca, cercando solo di imporre la propria visione, i propri modelli, le proprie risposte, ma uscirà vincitrice solo se saprà a sua volta farsi cambiare da questo incontro.
E nella visione di Capuano Napoli sembra divenire un’efficace metafora della globalizzazione, e di quella parte di mondo asserragliata, che guarda al resto dell’umanità con sempre maggiore autoritarismo, incomprensione, paura.
Ma, al di là delle possibili letture sociologiche, La Guerra di Mario funziona perché è soprattutto una storia ben raccontata.La borghesia italiana e napoletana non è rappresentata da Giulia : radical chic quanto basta ma ammirevole nel suo tentativo di addentrarsi in realtà estranee ,da sola costretta a combattere contro istituzioni che si basano su schemi precostituiti,ma da Sandro,altruista solo a chiacchiere,ma incapace a rinunciare anche al minimo privilegio.Giulia è vittima dell'incomunicabilità tra classi sociali : Mario è vittima di un sistema che non sfrutta le potenzialità di intere classi disagiate che recepiscono dalla società solo l'aspetto consumistico e volgare,quello del modello berlusconiano e dell'arricchimento facile.
Capuano rinuncia alla stilizzazione e ai momenti surreali che avevano caratterizzato le sue opere precedenti per una messa in scena al servizio della fabula, uno sguardo attento allo sviluppo dei sentimenti e che né condanna né assolve personaggi che si trovano di fronte a scelte difficili, e che non hanno verità in tasca, ma tentano e magari sbagliano come farebbe chiunque di noi. Un film bellissimo(solo gli intermezzi fantasiosi di Mario che si immagina guerriero africano mi sembrano di cattivo gusto).Bravissima Valeria Golino,e finalmente un film che racconta la realtà senza stereotipi,ma in maniera molto verosimile.




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