“Gli Antichi, nel loro complesso, si distinsero in molte finalizzazioni materiali. Avrebbero potuto vantarsi del sistema d’irrigazione in Sumeria; della costruzione di piramidi che rivelano, sia in Egitto che, secoli più tardi, in America Centrale, una conoscenza sorprendente di dati astronomici; delle stanze da bagno e fognature nel palazzo di Knossos; dell'invenzione del carro-da-guerra dopo quella dell'arco e freccia, e della clessidra dopo quella del quadrante solare, abbastanza per farli confondere con pretenziosi e fiduciosi concetti nel destino delle loro rispettive civilizzazioni. Tuttavia, anche se riconobbero pienamente il valore del loro proprio lavoro nel campo pratico, e certamente molto presto concepirono la possibilità (e forse acquisirono la certezza) di un indefinito progresso tecnico, non credettero mai nel progresso in generale, nel progresso su tutte le linee, come invece sembra fare la maggior parte dei nostri contemporanei. Da ogni evidenza, sembra che fedelmente credessero all'idea tradizionale dell'evoluzione ciclica ed avessero, oltre a ciò, il buon senso di ammettere che stessero vivendo (nonostante tutti i loro successi) in un certo senso come all'inizio di un processo discendente a lungo termine che costituisse il loro proprio particolare "ciclo" - ed il nostro. Indù o Greci, Egiziani o Giapponesi, Cinesi, Sumeri, gli abitanti delle Americhe - o anche i Romani, i più "moderni" fra i popoli dell'Antichità - tutti loro posero l'"Età D’Oro", l'"Età della Verità", la regola di Kronos o di Ra, o di alcuni altri Dei sulla terra - l' Inizio glorioso del lento, discendente ammainare della storia, qualunque fosse il nome usato! – in un tempo remoto indietro nel loro passato.
Ed erano convinti che il ritorno di una simile Epoca, predetta nei loro rispettivi testi sacri e tradizioni orali dipendesse, non dallo sforzo consapevole dell’uomo, ma da leggi ferree, inerenti alla vera natura della manifestazione visibile e tangibile, e che pervadono ogni cosa; da leggi cosmiche. Credevano che lo sforzo consapevole di un uomo fosse solo un'espressione di quelle leggi al lavoro, che conducevano il mondo, volente o nolente; in una parola che la storia dell’uomo, come la storia del resto del mondo vivente fosse solo un dettaglio nella storia cosmica senza inizio né fine; una conseguenza periodica della Necessità interna che lega ogni fenomeno nel Tempo.
E così che gli Antichi potettero accettare questa visione dell'evoluzione del mondo mentre approfittavano di ogni progresso tecnico alla loro portata, così possono - e così fanno - al giorno d'oggi, migliaia di uomini nati nel grembo di vecchie culture impallidite incentrate intorno a simili visioni tradizionali, e, anche alcuni individui isolati capaci di pensare in modo autonomo nel mezzo di culture industriali ultra-orgogliose. Costoro contemplano la storia dell' umanità da una simile prospettiva.
Mentre vivendo, apparentemente come uomini e donne "moderni" - usando ventilatori elettrici e ferri elettrici, telefoni e treni, ed aeroplani, quando possono permetterselo - nutrono nei loro cuori un disprezzo profondo per la presunzione infantile e le gonfie speranze della nostra epoca, e per le varie ricette per "salvare l'umanità" che filosofi zelanti e statisti mettono in circolazione. Loro sanno che nulla può "salvare l'umanità", perchè l' umanità sta arrivando alla fine del suo attuale ciclo. L'onda che l' ha sostenuta, per così molti millenni sta quasi per infrangersi, con tutta la furia della velocità acquisita ed ancora una volta la unirà nella profondità dell' Oceano immutabile di esistenze indifferenziate. Sorgerà di nuovo, un giorno, con maestà improvvisa perchè tale è la legge delle onde. Ma nel frattempo nulla può essere fatto per fermarla. Sfortunatamente - gli sciocchi - sono quegli uomini che, per qualche loro ragione particolare - probabilmente basandosi su di un loro calcolo sovrastimato di ciò che andrà perduto in questo processo! - vorrebbero fermarlo. I privilegiati - i saggi - sono quei pochi che, essendo completamente consapevoli dell'infelicità in aumento nell'umanità attuale e del suo molto-applaudito "progresso", sanno quanto piccola possa essere la perdita nel prossimo incidente e guardare ad esso con gioiosa attesa come ad una condizione necessaria per un nuovo inizio - una nuova "Età dell'Oro", cresta illuminata dal sole sulla prossima lunga onda cavalcante la superficie dell' Oceano senza fine della Vita.”
Savitri Devi, The lightening and the Sun




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