Oreste Sartore
03/06/2006
Molteplici sono gli strumenti che il potere reale utilizza per portare le masse nel proprio recinto, ma il più importante, in quanto tutti gli altri precede, è il linguaggio, o meglio il suo utilizzo strumentale.
Per evidenziare, semmai fosse necessario, la centralità del linguaggio nella convivenza umana, sentiamo i pareri di alcuni illustri studiosi.
Il linguaggio, dice von Foerster, non è un semplice veicolo mediante il quale convogliamo esperienze ed idee; è lo strumento stesso che controlla le nostre esperienze e le nostre idee.
Emanuele Samek Ludovici sostiene che «chi non ha le parole non ha le cose», per indicare che «sia l’esistenza umana che la comprensione sono linguistiche, storicamente condizionate e veicolate dal linguaggio».
Ed ancora: il linguaggio è il mezzo con cui la tradizione parla a noi e con cui costantemente si rinnova.
D’altro canto, «con il suo linguaggio storico e circoscritto, l’uomo può esprimere la verità e trascendere i condizionamenti» (1).
Per Baget Bozzo il verbo umano è «una partecipazione al Verbo divino; la dimensione linguistica dell’uomo ha un fondamento nella verbalità del Verbo, nella verità divina. Il linguaggio del mondo è contenuto in Dio, perché in Dio sono contenute le cose al modo divino... le cose sono un linguaggio in Dio» (2).
Il linguaggio è dunque un bene preziosissimo.
Anche un semplice irritante linguistico può avere un effetto patogeno sul tessuto sociale.
Ovvio che per chi hegelianamente «crede che la verità non esiste o non esista ancora», diventi necessario «parlare la verità per farla esistere».
Ovvio che per chi vuole scardinare l’esistente e corrompere la memoria storica, la corruzione del linguaggio, alterando o addirittura invertendo il significato delle parole allo scopo di imporre la propria tesi, rappresenti il metodo principe (3).
Si possono individuare varie forme di corruzione del linguaggio:
la sacralizzazione illegittima,
la demonizzazione ingiustificata,
l’eliminazione di alcune parole e la loro sostituzione con altre (deformazione dei significati),
l’appropriazione indebita,
lo svuotamento semantico,
l’omissione di alcuni concetti/entità.
La sacralizzazione illegittima è oggetto delle riflessioni di molti di coloro che contribuiscono a questo sito.
Voglio solo segnalare due parole magiche: riforme e ricerca.
E’ sufficiente chiamare riforma una proposta legislativa per mettere la sordina alla discussione sulla validità o meno del suo contenuto.
Sulla ricerca che ci farà vivere fino a centovent’anni e che presto eliminerà ogni malattia (a patto naturalmente che le persone sensibili continuino a foraggiare con generosità i ricercatori) sproloquiano continuamente l’impresentabile prof. Veronesi, la Nobel cotonata Rita Levi Montalcini e vari ginecologi divenuti apprendisti stregoni.
Sponsor della ricerca ad ogni costo sono le prosperose Sabrina Ferilli e Monica Bellucci, oltre a decine di prime donne dello spettacolo e del giornalismo.
Il popolo italiano ha mandato a quel paese l’idea di fare a pezzi i nascituri in nome di fantomatici elisir di lunga vita, ma il potere non si è dato per vinto e il neo-ministro Mussi si sta dando da fare per dare l’ennesimo schiaffo al nostro voto.
La demonizzazione immotivata è una forma di ostracismo con cui il potere può dare la morte civile senza ricorrere all’esilio.
Oggi basta dire che un modo di vedere le cose è del passato, perché sia oggetto di condiscendenza o di scherno.
Nessuno più si chiede se quel modo di vedere sia giusto o sbagliato.
L’aveva capito Mazzini quando, all’elezione di Pio IX, diede ai suoi queste direttive: «paralizzare avversari e riformisti con l’etichetta del retrogrado, far dire al Papa ciò ch’egli non intende abusando degli applausi, isolando le sue affermazioni dal loro contesto» (4).
E’ passato un secolo e mezzo, ma questa tattica, lo constatiamo, è tuttora operativa.
Censura e repressione sono il marchio impresso su qualsiasi tentativo di arginare l’ondata maligna della trasgressione.
Familismo designa la tenacia nel difendere la famiglia.
Intransigente, fondamentalista, integralista, oscurantista sono gli insulti destinati a coloro che si ostinano nel rimanere nella fede cattolica di sempre.
Proselitismo è la versione sprezzante della parola missione: oggi Gesù sarebbe nuovamente chiamato davanti al sinedrio a rispondere dei suoi atti e dei suoi scandalosi comandamenti («andate e battezzate… chi crederà sarà salvo e chi non crederà sarà condannato»).
Reazionari nell’ottocento, fascisti negli anni ‘70 ÷ ‘90, antisemiti oggi, così sono definiti coloro che si ostinano ad opporsi politicamente al sistema imperante.
Vi è da dire che il vocabolo in questione è anche scorretto semanticamente: gli ebrei sono solo una piccola parte del mondo semitico, che comprende gli arabi e le genti che parlano l’aramaico.
Quindi il popolo eletto dovrebbe più correttamente indicare i propri nemici come, antigiudaici, antiebraici o antiisraeliani.
Se l’uso demonizzante del linguaggio è in fondo la sua strumentalizzazione più scoperta, la più diffusa è un’altra, la deformazione dei significati, ovvero l’eliminazione di parole (e quindi di concetti) e la loro sostituzione con circonlocuzioni fumose o fuorvianti (vedi anche articolo di Massignan su questo sito).
Orwell e Huxley hanno insegnato che con questa tecnica si può isolare l’uomo in un universo fittizio.
All’inferno, diceva C.S. Lewis, ci deve essere un ufficio per la corruzione dei significati e lo scambio delle parole.
Sono state incipriate con vocaboli a valenza positiva le strategie di morte: l’uccisione dei nascituri è un’interruzione volontaria di gravidanza (5), la legge che la legalizza si chiama legge per la tutela della maternità e si apre con una solenne dichiarazione in favore del diritto alla vita; il ginecologo «aiuta le donne a liberarsi dai bebé indesiderati» (così in un film).
La salute riproduttiva è, l’ombrello con cui vengono tutelate dall’ONU le pratiche anti-demografiche, dalla contraccezione, alla sterilizzazione, all’aborto aiutato, fomentato e perfino coatto.
Gli anziani morenti non vengono uccisi, vengono invece aiutati a chiudere la loro vicenda terrena, procurando loro la buona morte (eutanasia).
La libertà non è più la condizione drammatica dell’uomo, la possibilità che ha di scegliere tra il bene e il male.
Libertà è diventata sinonimo di liberazione da ogni regola naturale, il passepartout per ogni perversione, il diritto di dare la morte ai deboli; emancipazione è la sua declinazione, specie sessuale.
Altre deformazioni del linguaggio riflettono il materialismo imperante.
Il nascituro è diventato prodotto del concepimento.
Non ci sono più uomini, ma individui, non c’è più il popolo, ma la massa.
La prospettiva di liberalizzare la fecondazione artificiale eterologa - magari per produrre un figlio da consegnare a coppie omosessuali e perché no, in futuro a triangoli, quadrati e pentagoni, composti di persone di vario gender e perché no qualche animale - è una speranza per colmare i buchi di affettività di persone discriminate dalla società o da Dio.
La clonazione umana apre le porte ad una speranza per la medicina.
Vi sono poi le deformazioni progressiste.
Democratici è il nome che danno a se stessi studenti, insegnanti, donne, genitori, giudici, medici post cristiani o anticristiani.
Progresso, oltre ad indicare lo sviluppo economico e sociale, è diventato anche il nome di ogni rottura con la tradizione.
Con la parola apertura si indica la capitolazione alle rivendicazioni progressiste.
I moderati hanno in tutto questo un ruolo: essi - come i progressisti - conducono nello stesso baratro, ma a velocità appunto più moderata.
Le parola straniero, africano e asiatico sono state bandite, sostituite da quella di extra-comunitario, dimenticando che questa categoria include anche gli statunitensi, verso cui ci si guarda bene dall’adoperarla.
L’antirazzismo è il più feroce dei razzismi.
Non esistono più i violenti.
Chi ferisce od uccide per rubare un gruzzolo, magari per procurarsi la droga, è solo un balordo.
Gli imbrattatori delle città e dei treni sono dei creativi (nonostante non ci sia niente di creativo nei loro stilemi ripetitivi), anzi dei writers.
Un ulteriore insieme di deformazioni è lo specchio della rivoluzione sessuale.
Sono spariti dal linguaggio corrente termini come invertiti, sodomiti, ecc. sostituiti dal vocabolo inglese gay che nulla ha a che vedere con il fenomeno omosessuale.
La parola pederasta è svanita, sostituita da pedofilo, in attesa di un sostantivo ancora più rassicurante.
Trasgressivi è il nuovo nome dei comportamenti in contrasto con la nostra civiltà o addirittura contro natura.
Si chiama coraggio l’aver esternato pubblicamente il proprio disordine, o aver approvato coram populo un disordine altrui.
Pornografico si è mutato nel più neutro sexually explicit.
La parola è rimasta come insulto, ma da utilizzare solo contro i revisionisti ed i negazionisti, anche qui del tutto fuori contesto.
Pornostar ha perso la sua connotazione negativa ed è diventato un complimento a donne coraggiose che svolgono il loro mestiere con professionalità.
Gender non indica più il genere grammaticale maschile, femminile e neutro, ma l’orientamento sessuale, che ha una gamma più ampia di possibilità.
Una frode perpetrata per anni è stata smascherata di recente: per anni ci avevano spiegato (il valente, ma fortemente ambiguo Gianni Brera per primo) che, no, gli arbitri non erano corrotti, i loro errori non erano voluti, erano semplicemente addebitabili alla sudditanza psicologica degli stessi verso la «vecchia signora».
La giaculatoria era ripetuta dai giornalisti nei dibattiti televisivi per mettere a tacere la voce dei dietrologi (detti anche complottisti).
Quanto all’appropriazione indebita ed esclusiva di un termine o di un lessico, essa dà un potere immenso a chi riesce nell’impresa.
È il caso della parola olocausto, monopolizzata ormai dal popolo ebraico (6).
Lo si constata quando si parla di problemi, da quelli dei lavoratori, a quelli dell’ambiente, della fame e della sovrappopolazione.
I partiti o i gruppi che riescono a monopolizzare l’esclusiva di un problema, acquisiscono il diritto di imporre la propria soluzione, almeno come punto di partenza delle trattative.
Appropriazione indebita è anche la pretesa degli esperti di un settore di essere ingiudicabili da chi esperto non è, anche quando quello che costoro sostengono ha ricadute sulla vita dei cittadini.
Gli esperti si sono sostituiti ai preti, solo che fondano le proprie argomentazioni non sulla Rivelazione divina ma sulla prassi del proprio settore.
Il che andrebbe anche bene, se non si ammantassero di infallibilità anche quando sostengono teorie non comprovate (darwinismo) o addirittura non falsificabili e quindi inconsistenti (la psico-frode freudiana).
Con la parola professionalità si indica oggi non solo la legittima padronanza di una tecnica, ma anche l’assoluta neutralità morale (e quindi l’amoralità) di chi la esercita.
Di deformazione in deformazione si arriva poi allo svuotamento semantico.
Il concetto di normalità, privato del suo significato originale, è utilizzato dal potere per legittimare ciò che il potere intende imporre.
Parole come amore e pace hanno oggi una forte valenza unitiva, in quanto ognuno può piegarle alla propria concezione del mondo, fino al neonato partito olandese dei pederasti, NDV, il cui acronimo significa «Amore del prossimo, Libertà, Diversità».
Porterò un unico esempio relativamente all’omissione di alcuni concetti/entità: è la dichiarazione del capo delle comunità ebraiche dell’Unione Europea, dichiarazione resa il 9 febbraio 2003.
Dice l’eminente personalità, parlando in seguito ad attentati «antisemiti»: «ebrei, non ebrei e musulmani d’Europa» sono uniti nel condannare, ecc. ecc.
Per il rabbino capo i cristiani non sono degni di essere menzionati.
Del resto si tratta della stessa persona che aveva detto, a proposito del defunto progetto di costituzione europea e delle polemiche sull’inserimento in essa di una menzione alle radici cristiane: «bisogna prenderne atto: l’Europa non è un club cristiano», parole poi ripetute pappagallescamente da Bush, (vedi la Stampa del 30 giugno 2004).
Su questo punto sia il rabbino che il presidente americano hanno purtroppo ragioni da vendere.
Tornando al problema generale sentiamo cosa dice l’antropologa Ida Magli: «plasmare i sentimenti e i giudizi attraverso il linguaggio è un’operazione non soltanto profondamente violenta ma anche pericolosissima perché l’Uomo possiede soltanto il proprio pensiero, e il linguaggio con il quale ne diventa consapevole, come strumento per assicurare la sopravvivenza del gruppo. Falsare questo strumento significa perdere il rapporto con la realtà. Un epistemologo sa bene che pensare significa cogliere differenze, individuare forme, dando loro il nome che le definisce concettualmente».
Il sinuoso lessico politicamente corretto non è quindi cosa di cui sorridere; è il cemento di cui sono fatte le mura che imprigionano i nostri popoli, costituisce una violenza inaudita perpetrata sulla nostra carne.
Il potere, mediante lo sbarramento del politically correct, esclude dal diritto di esprimersi chiunque la pensi in modo diverso.
Si tratta, convinciamocene, di un linguaggio che veicola concezioni estranee alla nostra civiltà, forgiate nel buio delle latomie, concezioni che ora, fuoruscite dai sotterranei, stanno diventando il modo di pensare egemone.
Mano a mano che il popolo accetta l’antilingua e la fa propria, è destinato a soccombere ad un pensiero tortuoso, che è al servizio della menzogna ed anche del crimine.
Naturalmente la condanna definitiva di ogni usurpazione del linguaggio è stata espressa in maniera divina da Nostro Signore: «il vostro parlare sia sì sì, no no. Ogni di più viene dal maligno».
Il politically correct, infine, è il linguaggio che fomenta le divisioni tra laici e cattolici (compito della massoneria), tra sinistra e destra (compito dei comunisti), tra monoteisti e superstiziosi (compito dei giudei), tra oscurantisti e avanzati (compito dei radicali).
Tali divisioni impediscono di fatto ai popoli di unificarsi in nazioni con un sentire condiviso.
L’onorevole Fini ha capito l’antifona e si è dichiarato prima antifascista (Fiuggi), poi
anti-antisemita (Gerusalemme), infine cattolico laico (referendum sulla legge 40).
Ora ha tutte le credenziali in regola.
Oreste Sartore
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Note
1) E. Samek Ludovici, «Metamorfosi della gnosi», Ares, 1991.
2) G. Baget Bozzo, «San Tommaso dopo il postmoderno», Studi cattolici, settembre 2002.
3) M. Blondet, Certamen VII, Primavera 1996.
4) Don E. Innocenti, «Storia del potere temporale dei Papi», Sacra Fraternitas Aurigarum, 1996, pagina 417.
5) Anche rimanendo nell’astrazione, l’espressione è completamente falsa. Non è un’interruzione (parola che prevede una ripresa), ma una eliminazione di gravidanza. Non è volontaria, bensì richiesta ed ottenuta.
6) Chiedo perdono; oggi è imposto di sostituire olocausto con shoà, l’unico termine che la teologia della nuova religione ritiene adeguato all’unicità dell’evento.
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