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Discussione: Posidonia oceanica

  1. #1
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    Predefinito Posidonia oceanica

    Inserisco un interessantissimo articolo di Lorenzo Giani riguardante questa importantissima pianta marina, che sta inesorabilmente diminuendo le sue presenze nel mediterraneo, anche se alcuni suoi santuari (come la Sardegna) sembrano ancora fuori pericolo.


  2. #2
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    Le Praterie di Posidonia oceanica

    La pianta che rappresenta l'endemismo più caratteristico del Mediterraneo riveste un ruolo fondamentale nell'ecologia della fascia costiera.
    Gli studi eseguiti nell'area Parco hanno dimostrato il buono stato di conservazione di questa colonizzatrice dei fondali marini
    La Posidonia oceanica è una delle quattro fanerogame spontanee del Mar Mediterraneo, insieme alla Cymodocea nodosa, alla Zostera noltii e alla Zostera marina.

    Le fanerogame marine, quali colonizzatrici dei fondali marini incoerenti sabbiosi e melmosi, presentano nel Mar Mediterraneo il loro massimo sviluppo con il Posidonietum oceanicae (Br.-Bl. 1931, 1952). Questa associazione che rappresenta il "climax" dei fondi marini mediterranei (Molinièr Picard, 1952) è oggi protetta e considerata un elemento qualificante dello stato dell'ambiente (Direttiva 92/43 Unione Europea). Questa specie esercita un ruolo multifunzionale nei sistemi costieri, ed essendo sensibile al degrado ambientale, è oggi oggetto di notevole interesse per la tendenza alla progressiva e diffusa regressione. L'importanza che questa fanerogama riveste nell'ecosistema è testimoniata da considerazioni di tipo fisico e biologico.

    La presenza e lo stato di conservazione sono parametri che danno informazioni sulla trasparenza dell'acqua, sulla composizione dei sedimenti e sul livello degli scambi idrici.
    Il complesso apparato rizomatoso esercita un'azione di fissazione dei fondali e insieme a quello delle foglie contribuisce allo smorzamento idrodinamico del moto ondoso e delle correnti di fondo.
    Calcoli teorici ed esperimenti condotti in vasca su praterie artificiali hanno dimostrato che la capacità di dissipazione per attrito di queste superfici elastiche può essere stimata nell'ordine del 30/40 % per il moto ondoso e per il 60/70 % per le correnti (Blanc, 1974 ; Jeudy de Grissac, 1979).
    Si è calcolato che la distruzione di un metro di spessore di "matte" può comportare l'instaurarsi di un processo di erosione che, in zone con litorali sabbiosi, può determinare un arretramento della linea di costa di 20 metri.
    I relativi danni per l'economia delle zone interessate sono evidenti.

    La produttività di una prateria in buono stato di conservazione è testimoniata dalle 31 tonnellate di materiale secco per ettaro e dalla capacità di trasferire fino al 30% di questa energia agli ecosistemi limitrofi e profondi. Inoltre, per una prateria in buono stato di salute, è stata stimata la capacità di produzione di ossigeno pari a 14 litri al giorno per metro quadro (Ministero Ambiente, 1997).

    Questo ecosistema costituisce un ambiente indispensabile per la riproduzione e protezione di organismi che sono alla base di una catena alimentare dalla quale dipendono anche pesci e cefalopodi pregiati per l'economia umana.
    Pochi sono gli organismi che si cibano direttamente delle foglie di Posidonia come il riccio Paracentrotus lividus o il pesce Sarpa salpa a causa di alcuni composti chimici e all'elevato contenuto di cellulosa che rende le foglie poco appetibili (Mazzella, 1986).
    Moltissimi sono però quelli che si nutrono degli epifiti (batteri, micro e macroflora) delle foglie e dei rizomi.
    Inoltre i residui disgregati sono fonte di alimento per tutti gli organismi "detritivori".
    Queste semplici considerazioni mettono in evidenza la valenza ecologica di una specie, la cui salvaguardia interessa direttamente attività economiche legate al turismo e alla pesca.




  3. #3
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    Predefinito

    Analisi degli impatti Alcuni miei studi, inerenti il Dottorato di Ricerca, riguardano rilievi eseguiti sui limiti superiori di Posidonia oceanica tra i 5 e i 15 metri di profondità.

    I dati sono stati raccolti durante due campagne svolte lungo le coste dell'arcipelago nelle estati del 1999 e 2000.
    Sono state delimitate 78 aree circolari di rilievo, di 20 metri di raggio.




    Per ognuna di queste aree si è calcolata la percentuale di copertura della specie, la densità media dei fasci e la media delle massime lunghezze fogliari.

    In alcune stazioni si è potuta constatare al momento del campionamento un'elevata torbidezza dell'acqua, intesa come incapacità da parte dell'operatore di vedere dal fondo l'imbarcazione soprastante.




    Queste rare stazioni sono per lo più circoscritte a ristrette porzioni di coste antistanti il comune di La Maddalena e la base americana dell'isola di S. Stefano.
    I valori medi dei rilievi di queste sono stati raggruppati nel primo gruppo. Alcune aree circolari di campionamento sono state scelte in zone molto frequentate dal diporto nautico, adatte cioè alla sosta diurna o notturna delle imbarcazioni alla fonda, altre in zone che, per motivi diversi, non sono appetibili a questo scopo.

    Le più rappresentative della prima situazione costituiscono il secondo aggruppamento.
    Infine nel terzo si sono presi in considerazione quelle stazioni che non sono soggette a questi fattori di disturbo e che dal punto di vista geografico risultano essere le più vicine a quelle del secondo gruppo.
    Le medie dei valori di copertura, lunghezza fogliare e densità delle tre differenti tipologie di rilievo sono rappresentate con gli istogrammi delle figure 1, 2 e 3.






  4. #4
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    Conclusioni
    Questi parametri danno informazioni puntuali sulla distribuzione e sullo stato di salute delle praterie, un fattore che si può spesso correlare alla maggiore o minore incidenza di alcune attività antropiche.

    Tra queste lo sconsiderato utilizzo degli apparati di ancoraggio delle imbarcazioni da diporto è senza dubbio la causa principale dell'estirpazione meccanica di foglie, rizomi e loro parti.


    La formazione di discontinuità nella compattezza della prateria, accentuata dalle correnti di fondo, comporta molto spesso la presenza di lacune sempre più ampie che innescano processi di erosione che la specie non riesce a colmare.



    A questo proposito si deve considerare la limitata capacità di accrescimento della specie, i cui rizomi hanno capacità di allungarsi un solo centimetro l'anno in senso verticale e pochi (da 3.5 a 7.5 secondo Cinelli et al., 1995) in senso orizzontale.

    I rilievi appartenenti al primo gruppo mettono in evidenza uno stato di sofferenza probabilmente attribuibile alla difficoltà della specie di compiere la fotosintesi e di contrastare l'eccessiva sedimentazione di materiali fini.
    Nel secondo gruppo gli apparati di ancoraggio delle imbarcazioni sono il fattore limitante principale, le ancore esercitano un'azione negativa a livello dei rizomi, riducendo i valori di copertura e densità al punto di poter identificare un reale processo di regressione.
    Inoltre il continuo movimento delle catene sul fondo determinano una riduzione della lunghezza delle foglie; che si registra in maniera evidente con la diminuzione del valore delle massime lunghezze.
    Il terzo gruppo, rappresentato da quei rilievi in cui non sono risultati evidenti questi fattori di disturbo, è caratterizzato dai più alti valori di copertura, lunghezza fogliare e densità della specie.





  5. #5
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    fonti: sito del Parco Nazionale dell'Arcipelago della Maddalena

    http://www.lamaddalenapark.it

  6. #6
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    anch'io ne avevo parlato un pò di tempo fa

    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=201881
    http://www.planetsmilies.com/smilies/animal/animal0028.gif

 

 

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