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  1. #591
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    Predefinito Ma va bene,

    cari Hus ed Arsena,
    Diciamo allora che la sinistra e i DS in particolare sono sempre stati buoni e generosi con la Sbarbati ed i suoi,che si sono fatti in quattro per garantire alla cultura repubblicana di cui la Sbarbati si era fatta portavoce spazio,rappresentanza, visibilità e peso politico(come d'altronde avevano già fatto con Bogi ed i suoi amici) e che la colpa è tutta e sempre di quell'ingrata della Sbarbati che lungi dall'apprezzare tanta magnanimità,si è messa a rompere le scatole a Fassino,Rutelli ecc...meritandosi la giusta punizione.
    A parte che nessuno si è accorto(a parte voi) cosa abbia fatto mai la Sbarbati per meritarsela questa punizione,dal momento che l'unica cosa nella quale in questi anni si è caratterizzata lei ed il suo movimento è l'assoluta e perfino imbarazzante acquiescenza e lealtà all'Ulivo , al gruppo dirigente dell'Unione e a Prodi in particolare evitando peraltro, qualsiasi caratterizzazione politica in termini di contenuti proprio per evitare di cantare fuori dal coro.
    Il punto però lo ripeto è quello del Partito Democratico.Se le cose stanno come dite voi, non si capisce perchè siate contrari a questa prospettiva.
    Se avete a che fare con una sinistra così talmente illuminata da aver fatta propria la cultura politica del movimento repubblicano, così disponibile ad assumerne e valorizzarne i contenuti e così ben disposta a dare il massimo spazio e la massima rappresentanza a chi di quella cultura si è fatto portatore al punto che- ci racconta Hus- perfino i partiti della sinistra radicale comunisti e verdi sono prodighi di attenzioni ed attestazioni, significa che il movimento repubblicano ha portato ha termine quella che è sempre stata in Italia una sua missione storica e cioè quella di portare il maggior partito della sinistra sul versante della sinistra democratica,europea ed occidentale.Ragion per cui,se le cose stanno così, davvero ci si può chiedere se ha più senso rivendicare una autonomia politica ed organizzativa e non sia più lungimirante e saggio invece concorrere all'aggregazione di un soggetto politico assai più vasto ed influente.
    Detto che così stando le cose,il merito principale anche nell'aver capito ed anticipato i tempi,andrebbe riconosciuto ai nostri primi fuoriusciti,quelli cioè che partirono per andare a costruire il PDS,la vostra posizione sul PD rischia di apparire alquanto illogica e contradditoria.
    Così come priva di linearità e coerenza o quantomeno un pò fragile dal punto di vista prettamente politico(di altre ragioni non parlo), rischia di apparire la vostra critica alla Sbarbati.Non discuto le vostre buone intenzioni Arsena ci mancherebbe,ma se espongo delle considerazioni e delle valutazioni come quelle da te postate sopra,che obbiettivamente supportano la bontà e direi l'ineluttabilità del Partito Democratico, non posso poi credibilmente dissentire sul disegno strategico di cui la Sbarbati è sostenitrice e cioè per l'appunto quello del Partito Democratico. Posso benissimo criticarla se ritengo che lei non sia all'altezza di perseguirlo quell'obbiettivo o se ritengo(come dite voi) che non sappia gestire i rapporti con i partiti alleati nella costruzione del nuovo soggetto ma non perchè persegue quell'obbiettivo dal momento che sono io il primo a non essere in grado di confutarlo sul piano politico e non personale.O di confutarlo in modo convincente non ai miei occhi,ma a quelli dei miei interlocutori.Per lo meno,a me dai questa impressione.Può darsi intendiamoci che io non faccia testo,del resto penso ancora che La Malfa avesse ragione a lamentarsi della sinistra e a trarne le conseguenza quindi per antonomasia sono tra quelli che non hanno capito un cazzo.Mi consola che a farmi compagnia ci sia la Sbarbati la quale ha le mani legate(se le è legate da sola intendiamoci) perchè se potesse farlo, le conseguenze forse le trarrebbe pure lei...
    Fai presto a dire Hus che il problema non è tra chi capisce e chi non capisce,salvo poi lanciarti in una disanima tesa proprio a dimostrare che la Sbarbati non abbia capito nulla e continui a non capire nulla(il che può anche essere in parte vero e secondo me lo è ma sul piano politico, per motivi specularmente opposti a quelli che dici tu.).Il discrimine anche in politica come nella vita è tra chi capisce e chi non capisce.Posto che una volta capito,poi bisogna avere o costruirsi le condizioni per poter agire di conseguenza e la Luciana ormai, può anche aver capito tutto quello che c'è da capire,ma margini di movimento temo che non ne abbia più posto che non ne ha mai avuti tanti.
    omar proietti

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  2. #592
    repubblicano nella sinistra
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Jan Hus Visualizza Messaggio
    Guarda che lo stesso discorso vale per il PRI.
    Io ricordo quando, in occasione dell'ultimo congresso, Giorgio La Malfa sbraitava che "non ci hanno voluti". Ora, magari avrà ragione lui. Però bisognerebbe sapere anche cos'è stato chiesto e come ci si è posti nei confronti degli alleati.
    In generale mi pare che i repubblicani abbiano una specie di sindrome del brutto anatroccolo. E' un atteggiamento che personalmente non capisco.
    Oltretutto, perché sempre questo lamentarsi di come si è stati trattati? Se l'MRE e il PRI si sono ridotti allo 0,1 per cento ciascuno ci sarà qualcosa per cui le rispettive guide politiche dovranno fare autocritica, sì o no? Alle elezioni del 1992 il PRI ottenne il secondo miglior risultato nelle elezioni politiche dopo quello del 1983. Da allora i repubblicani, con qualunque sigla si siano presentati, con qualunque alleanza, con qualunque simbolo, non hanno fatto altro che perdere voti. Eppure i leader sono stati sempre gli stessi, e la scusa che hanno addotto è stata sempre la stessa: non ci vogliono bene, ci hanno trattato male, ci vogliono ammazzare etc. etc.
    Ma ci sarà pure un motivo se un partito ottiene prima lo 0,5, poi lo 0,3, poi lo 0,1.
    Sempre colpa degli altri?
    Ottimo Jan, da trattato su chiarezza e lucidità anche questo !

    vorrei un partito ,un movimento, un cappero che sia , dove il piagnisteo autoassolutorio comporti l' automatica espulsione !

    Quali bandiere abbiamo sbandierato per richiamare gente e per intimidire chi ci tratta male ?

    Vogliamo semplificare alla "bar sport" ?

    Chi è contro gli OGM e le grandi infrastrutture vota verde.
    Chi vuole abolire la l. 30/03 (cd Biagi) vota PRC o PdCI.
    Chi vuole aiutare i magistrati sempre e comunque vota IdV.
    Chi vuole l' eutanasia e l' amnistia vota RnP
    Chi apprezza le liberalizzazioni di Bersani, la politica industriale sempre di Bersani e Letta, la politica estera di D'Alema, la severità fiscale di Visco, la poltica del lavoro di Treu ( parlo delle posizoni anche non d aministro) vota Ulivo.
    Chi ha bisogno di piaceri vota Mastella

    Ma i 51.000 che hanno votato per noi per cosa l' hanno fatto ? per i nostri grandi morti, ma alla fine i morti abbracciano il vivi e li trascinano con sè.

  3. #593
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    Citazione Originariamente Scritto da Lincoln Visualizza Messaggio
    cari Hus ed Arsena,
    Diciamo allora che la sinistra e i DS in particolare sono sempre stati buoni e generosi con la Sbarbati ed i suoi,che si sono fatti in quattro per garantire alla cultura repubblicana di cui la Sbarbati si era fatta portavoce spazio,rappresentanza, visibilità e peso politico(come d'altronde avevano già fatto con Bogi ed i suoi amici) e che la colpa è tutta e sempre di quell'ingrata della Sbarbati che lungi dall'apprezzare tanta magnanimità,si è messa a rompere le scatole a Fassino,Rutelli ecc...meritandosi la giusta punizione.
    A parte che nessuno si è accorto(a parte voi) cosa abbia fatto mai la Sbarbati per meritarsela questa punizione,dal momento che l'unica cosa nella quale in questi anni si è caratterizzata lei ed il suo movimento è l'assoluta e perfino imbarazzante acquiescenza e lealtà all'Ulivo , al gruppo dirigente dell'Unione e a Prodi in particolare evitando peraltro, qualsiasi caratterizzazione politica in termini di contenuti proprio per evitare di cantare fuori dal coro.
    Il punto però lo ripeto è quello del Partito Democratico.Se le cose stanno come dite voi, non si capisce perchè siate contrari a questa prospettiva.
    Se avete a che fare con una sinistra così talmente illuminata da aver fatta propria la cultura politica del movimento repubblicano, così disponibile ad assumerne e valorizzarne i contenuti e così ben disposta a dare il massimo spazio e la massima rappresentanza a chi di quella cultura si è fatto portatore al punto che- ci racconta Hus- perfino i partiti della sinistra radicale comunisti e verdi sono prodighi di attenzioni ed attestazioni, significa che il movimento repubblicano ha portato ha termine quella che è sempre stata in Italia una sua missione storica e cioè quella di portare il maggior partito della sinistra sul versante della sinistra democratica,europea ed occidentale.Ragion per cui,se le cose stanno così, davvero ci si può chiedere se ha più senso rivendicare una autonomia politica ed organizzativa e non sia più lungimirante e saggio invece concorrere all'aggregazione di un soggetto politico assai più vasto ed influente.
    Detto che così stando le cose,il merito principale anche nell'aver capito ed anticipato i tempi,andrebbe riconosciuto ai nostri primi fuoriusciti,quelli cioè che partirono per andare a costruire il PDS,la vostra posizione sul PD rischia di apparire alquanto illogica e contradditoria.
    Così come priva di linearità e coerenza o quantomeno un pò fragile dal punto di vista prettamente politico(di altre ragioni non parlo), rischia di apparire la vostra critica alla Sbarbati.Non discuto le vostre buone intenzioni Arsena ci mancherebbe,ma se espongo delle considerazioni e delle valutazioni come quelle da te postate sopra,che obbiettivamente supportano la bontà e direi l'ineluttabilità del Partito Democratico, non posso poi credibilmente dissentire sul disegno strategico di cui la Sbarbati è sostenitrice e cioè per l'appunto quello del Partito Democratico. Posso benissimo criticarla se ritengo che lei non sia all'altezza di perseguirlo quell'obbiettivo o se ritengo(come dite voi) che non sappia gestire i rapporti con i partiti alleati nella costruzione del nuovo soggetto ma non perchè persegue quell'obbiettivo dal momento che sono io il primo a non essere in grado di confutarlo sul piano politico e non personale.O di confutarlo in modo convincente non ai miei occhi,ma a quelli dei miei interlocutori.Per lo meno,a me dai questa impressione.Può darsi intendiamoci che io non faccia testo,del resto penso ancora che La Malfa avesse ragione a lamentarsi della sinistra e a trarne le conseguenza quindi per antonomasia sono tra quelli che non hanno capito un cazzo.Mi consola che a farmi compagnia ci sia la Sbarbati la quale ha le mani legate(se le è legate da sola intendiamoci) perchè se potesse farlo, le conseguenze forse le trarrebbe pure lei...
    Fai presto a dire Hus che il problema non è tra chi capisce e chi non capisce,salvo poi lanciarti in una disanima tesa proprio a dimostrare che la Sbarbati non abbia capito nulla e continui a non capire nulla(il che può anche essere in parte vero e secondo me lo è ma sul piano politico, per motivi specularmente opposti a quelli che dici tu.).Il discrimine anche in politica come nella vita è tra chi capisce e chi non capisce.Posto che una volta capito,poi bisogna avere o costruirsi le condizioni per poter agire di conseguenza e la Luciana ormai, può anche aver capito tutto quello che c'è da capire,ma margini di movimento temo che non ne abbia più posto che non ne ha mai avuti tanti.
    Credo che il Partito Democratico non avrà nulla di repubblicano, se non un piccolo numero di iscritti, del tutto incapace di esercitare un significativo peso, sia numerico sia politico, sul Partito Democratico. Se ci saranno posizioni riformatrici saranno ereditate dall'ala destra dei DS e da parte della Margherita, che ci sono arrivate per conto proprio e non tanto perché i repubblicani hanno portato la sinistra su posizioni europee. Aggiungo che trovo molto stupido pretendere dal proprio partito che "porti gli altri a posizioni più moderne". Il compito di un partito è di elaborare delle politiche e di rappresentare degli interessi formando e selezionando un personale politico adatto, non quello di fare da maestrino agli altri distribuendo patenti di laicità, di democraticità o di europeismo di cui è tutto da dimostrare, tra l'altro, che gli altri partiti abbiano bisogno.

    La critica che io personalmente muovo alla Sbarbati è quella di aver schiacciato l'MRE a prescindere su Prodi e sulle sue scelte politiche subordinando a questa scelta (motivata, a mio parere, da ambizione personale), la preservazione e il rinnovamento a medio termine di una presenza repubblicana di sinistra nella politica italiana. Credo di aver espresso questa critica in più occasioni e con sufficiente chiarezza (anche se a quanto pare a te devo rispiegare sempre tutto almeno una seconda volta).

    Ultima considerazione: trovo che il disastro dei repubblicani negli ultimi quindici anni sia da ricondurre principalmente ad atteggiamenti come quelli che ho descritto sopra. In altre parole, i leader, TUTTI i leader (Bogi, La Malfa, Sbarbati) si sono dedicati poco a tenere in piedi un'organizzazione in grado di garantire una presenza repubblicana e si sono preoccupati poco di qualificarsi davanti all'opinione pubblica, mentre si sono preoccupati molto dei riconoscimenti politici alle loro persone e dei loro interessi personali, subordinando ad esse l'interesse delle loro basi. In altri termini, non sono stati veri "leader". Guardiamo alla Sinistra Repubblicana: dov'è la sua organizzazione? Com'è possibile aderirvi, quanti sono i suoi aderenti, quali sono i suoi organismi direttivi, quali sono le sue politiche distintive? E del modo in cui il PRI tiene i suoi congressi lasciamo stare.
    Più i repubblicani vanno a fondo, meno vanno a fondo i leader repubblicani, che sono, guarda caso, sempre lì.
    E sia chiaro: se i repubblicani si sono ridotti a questo punto dal 1993 ad oggi non è certo colpa né mia, né di quel che si scrive e si è scritto in questo forum.

  4. #594
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    Citazione Originariamente Scritto da Lincoln Visualizza Messaggio
    cari Hus ed Arsena,
    Diciamo allora che la sinistra e i DS in particolare sono sempre stati buoni e generosi (...)
    No, no Lincoln, riavvolgiamo il nastro, perché siamo su un discorso sbagliato.
    Io forse do per scontato che tu abbia ben in mente quanto ho detto e scritto in due anni di forum, e probabilmente pecco di presunzione.
    Devo riprendere il discorso dal principio, affinché non si confondano le cose.

    Anzitutto, non ho mai pensato che il nostro piccolo partito dovesse farsi promotore di grandi progetti di respiro nazionale, ma piuttosto che dovesse agire pensando anzitutto alla propria crescita e sopravvivenza. Questo perché i numeri e lo stato di afasia della nostra cultura non possono permettersi oltre, in questo frangente, pena l'assimilazione e la scomparsa definitiva.
    In questo quadro, ho sempre pensato che la nostra adesione iniziale alla lista Uniti nell'Ulivo fosse un grande successo, non dal punto di vista strategico, ma perché aveva rappresentato il modo per riconfermare il nostro parlamentare europeo e per dare visibilità al grande pubblico ad un partito fino ad allora praticamente sconosciuto. Un eccezionale successo tattico (e, per restare al nostro tema, anche una dimostrazione di generosità della sinistra nei nostri confronti) non doveva significare però legarsi mani e piedi al progetto unitario.
    A questo proposito, ci fu a febbraio del 2005 un CN a cui volli essere presente, perché si decideva la nostra adesione strategica a Uniti nell'Ulivo.
    In un Consiglio che ebbi modo di definire "bulgaro", cioè totalmente privo di dissenso sulla linea dell'adesione incondizionata, chiesi di parlare poco prima del voto, da "abusivo" e su concessione della Sbarbati, e feci l'unico intervento diverso.
    Te lo condenso, riportandone stralci significativi, perché lo ritengo un'importante testimonianza nell'economia del nostro discorso:

    «(...)da dieci anni la politica in Italia ha operato all’interno di uno schema bipolare assai bizzarro.
    A destra e a sinistra si sono ammucchiati partiti profondamente eterogenei. Se a sinistra abita un gran calderone rissoso che comprende comunisti, ex comunisti, socialisti, ambientalisti, laici e cattolici, garantisti e giustizialisti, non meno variegato è il panorama della destra, dove convivono gli scissionisti della Lega e i nazionalisti di An, gli statalisti della destra sociale e gli ultraliberisti di Berlusconi, i cattolici conservatori e i laici liberali. Tutto e il contrario di tutto.
    Questo bipolarismo si è poi sostanziato per la presenza dirompente sulla scena politica di Silvio Berlusconi, la cui figura ha spaccato in due il Paese: il Parlamento non dialoga più, si guarda in cagnesco da una parte all’altra della barricata, fa e disfa le leggi senza concordia, senza discutere, come in una guerra accanita tra fazioni. E i cittadini vivono di riflesso questa condizione, divisi da un’incomunicabilità che sfocia nel rancore se non nell’odio reciproco. Berlusconi e il bipolarismo hanno poi spaccato trasversalmente tutta la classe politica moderata, anche all’interno dei singoli partiti: i cattolici, i socialisti, i repubblicani. Gente da sempre accomunata dagli stessi valori si è divisa in due per assecondare o combattere l’avventura di questo plutocrate, potente, seducente e pericoloso per la democrazia.
    (...)
    Ampi settori hanno già compreso che lo scenario cambierà. Alcuni ridiscutono di proporzionale, mentre Rutelli e tutta l’area cattolica di destra e di sinistra si rimettono in movimento. (...)
    In questo scenario Prodi sta coinvolgendo un intero schieramento in un progetto tutto suo, vòlto a rafforzare l’esistente, ad ingessare l’Italia in uno schema bipolare ancora più accentuato, che vorrebbe sublimato nel bipartitismo. E’ ormai chiaro, anche se la cosa viene ventilata a corrente alternata, che l’obiettivo finale del suo processo federativo e unitario è il partito riformista, un gran minestrone della sinistra, dove confluiranno via via la cultura cattolica, comunista, laica, socialista, ecologista.
    Il congresso diessino che si aprirà tra qualche giorno sarà un capitolo ulteriore di questo processo.
    Cerchiamo dunque di capire e di discutere il nostro futuro.
    E’ questo il nostro obiettivo? E’ lo scioglimento dei repubblicani in un contenitore più grande e indistinto ciò a cui aspiriamo? Oppure, in una società che cambia e si apre a nuove culture, a nuove esigenze sociali, a nuove religioni, dobbiamo lavorare per fare emergere la nostra visione laica, la nostra tradizione democratica, i nostri infallibili valori secolari, il nostro lume razionale e progressista?
    Nel centrosinistra io vedo da un lato un nucleo che ha deciso di portare fino in fondo il progetto di Prodi e Parisi, dall’altro un altro blocco che ha dettato le condizioni per proseguire: Rutelli ha posto i suoi paletti dicendo un chiaro no al partito unico e difendendo l’autonomia e l’identità del suo gruppo.
    Noi invece siamo tra coloro che seguono a ruota Prodi, senza colpo ferire, senza che nel partito, al di là di questa, ci siano state finora reali occasioni di dibattito serio. (...)
    Dobbiamo rinunciare ad essere propositivi per non disturbare il manovratore oppure dobbiamo qualificare la nostra politica, parlare alla società, rimarcare la nostra visione, lavorare su contenuti che ci rappresentino ai nostri elettori?
    La strada percorsa fin qui da Luciana Sbarbati è stata vincente, ci conferma una rappresentanza europea e ci ha garantito una visibilità che prima non potevamo neppure immaginare. Ma il percorso adesso diventa davvero insidioso: la nostra visibilità domani sarà condannata a condensarsi nella figura di Luciana Sbarbati non in quanto segretario del Mre, ma quale esponente di un contenitore più ampio, dove i repubblicani non avranno visibilità in quanto tali, ma in quanto riformisti, fusi e affratellati con gli altri in un unico simbolo, magari una sola organizzazione, un solo partito.
    Se ci pensiamo bene, marciare a tappe forzate verso la federazione prima e poi verso un’unità sempre più stringente e vincolante che prenderà via via le sembianze di un unico soggetto politico, si configura su grande scala come la realizzazione del progetto di Bogi, di Battaglia, di Maccanico e di tanti altri illustri repubblicani che hanno creduto di far vivere i nostri ideali per interposta persona, in altre parole riducendo la tradizione repubblicana ad una serie di testimonianze individuali, mimetizzate e confuse in contenitori più grandi e perfino molto diversi da noi.
    Tutte scelte anche rispettabili, ma che non abbiamo mai condiviso.
    Siamo un partito nato da una dolorosa lacerazione, che ha sofferto durissime battaglie, che ha combattuto e sputato sangue per continuare a sventolare la sua bandiera a sinistra, per testimoniare una presenza e una visibilità repubblicana nella parte sana del Paese, per onorare una trazione altrimenti destinata a macchiarsi indelebilmente degli oltraggi di Giorgio La Malfa.
    Abbiamo fatto tutto questo per morire prodiani?
    (...)
    Oggi siamo legati da una necessità superiore, battere Berlusconi e liberare l’Italia da questa destra. Per questo siamo costretti a seguire un processo più o meno condivisibile che porti alla creazione di una classe dirigente moderata in grado di infondere fiducia al Paese e di indicare una visione comune. Questo è il cammino che altri hanno deciso e che dobbiamo seguire per sperare di risollevare il degrado morale e istituzionale in cui è caduta la nostra democrazia.
    Ma dobbiamo metterci in condizione di poter difendere la nostra identità e la nostra autonomia di partito. Dobbiamo frenare e scongiurare l’esito semplificatorio di questo processo unitario.
    Il partito, la sua struttura e soprattutto l’aspettativa di rappresentare un polo laico ben visibile, autonomo e propositivo, devono continuare a vivere dentro ognuno di noi.
    Anche perché attorno al nostro movimento c’è un grande fermento repubblicano: i Repubblicani Democratici di Ossorio, il movimento toscano di Democrazia Repubblicana, la componente di Riscossa del PRI, il neo costituendo Partito Repubblicano Romagnolo, i delusi sempre più numerosi del partito repubblicano. Tutti spezzoni che cercano a sinistra un’edera sana e ben riconoscibile dove ritrovarsi, senza confondersi tra i diessini, i popolari, i prodiani, sotto un’etichetta riformista che appartiene ad un gergo e a una storia che è di altri e non nostra.
    Io non sono consigliere nazionale e quindi non sarò chiamato ad esprimermi, ma vorrei che questo consiglio si pronunciasse con chiarezza sul modo di partecipare alla lista unitaria. Se oggi si rende ancora necessaria, ben venga l’adesione a Uniti nell’Ulivo, ma definiamo chiaramente il limite oltre il quale ci dobbiamo assolutamente fermare: no al partito unico. No al progetto del partito riformista. No ad un appiattimento supino sulle “strampalerie” di Prodi.
    Si batte Berlusconi, poi si governa. Ma si governa da repubblicani, con il nostro partito, gli ideali laici e democratici nella mente e nel cuore e con in mano non il ramoscello d’Ulivo, ma un tralcio d’edera in bella mostra.»


    Le cose continuarono invece in modo del tutto opposto.
    Si aderì al progetto prodiano con sempre più convinzione, sapendo anche che c'era in ballo la promessa di un ministero, pegno il silenzio politico (o il sussurro all'orecchio del Professore), e senza qualificarci a sufficienza su tematiche nostre agli occhi della gente. Perdendo l'occasione anche sulle battaglie laiche: si pensi solo che il referendum sulla procreazione assistita era condotto in prima linea da donne laiche, e che l'unico segretario donna di un partito laico restò in retroguardia.
    Si pensò cioè, che il "favore" regalatoci dalla sinistra, ci consentisse di crescere dall'alto, senza confronti elettorali, senza stabilire un legame con la gente, senza irrobustirci e qualificarci dal basso. E in virtù di questa grazia ricevuta e conquistata, si pensò a rafforzare il partito, sgomitando sulle rappresentanze, sui seggi, sulle vetrine, sulle foto di gruppo, sulla postazione a fianco del Professore.
    Questa strategia fu sempre permeata di grandi valori, di grandi slanci verso il rinnovamento della politica, verso il progetto di un nuovo grande partito di massa, ma non si capì che aveva le gambe corte, se non in generale, soprattutto per noi. Che i grandi partiti ci avrebbero sbranato era nelle cose: fondere due grossi gruppi costa una marea di sacrifici, non solo ideali, ma anche e soprattutto in termini di apparati. Gli incarichi si dimezzano, le rappresentanze locali anche. Possono mai pensare, questi due elefanti in concorrenza tra loro (questi nodi non li hanno ancora sciolti, tra l'altro), di fare spazio anche a un topolino? Occorreva smarcarsi dal progetto, e trovare il modo e il momento opportuno. Avremmo conservato la visibilità ormai guadagnata, ma avremmo potuto gareggiare alle politiche con qualche chance. Anzitutto riaggregando la diaspora repubblicana, almeno di sinistra. E poi sfruttando l'unico treno che passava, quello della Rosa nel Pugno, come ha fatto Boselli.
    Da qui la proposta avanzata dal sottoscritto insieme ad altri, al Congresso straordinario di gennaio. Allora, la nostra forza era spendibilissima in quel progetto, e ci avrebbe reso coprotagonisti di un soggetto politico che andava ad occupare mani e piedi il nostro terreno, che fino ad allora non avevamo presidiato a sufficienza. Sempre senza legami strategici, ma operando col metro del tatticismo, perché a questo ci obbliga un sistema bipolare e un peso elettorale che non ci da spazi sufficienti di manovra. Pensando comunque a qualificare la nostra forza sempre sullo stesso versante, quello laico e liberaldemocratico.
    Ma anche qui, si tirò dritto sul percorso ulivista. Contro tutto e contro tutti. Fino alla debacle elettorale e all'esclusione dal governo.

    Vista vicina la fine del repubblicanesimo in generale (oltre al Mre, si aggiunge il risultato del Pri, l'emarginazione della Sinistra Repubblicana e il salto di Ossorio) è nato un movimento di base che si è organizzato parallelamente ai partiti esistenti, per costruire un percorso unitario, con uno strumento che fosse super-partes, sotto forma di associazione e di laboratorio politico. Come ultimo tentativo per cercare di recuperare e rilanciare ciò che rimane e che è rimasto in sonno, della nostra cultura, ed aiutare i partiti repubblicani esistenti a trovare un percorso unitario che non hanno intrapreso in tutti questi anni.
    Infine, per gli ultimi eventi congressuali, parla il documento-mozione che abbiamo fatto circolare, e a cui ti rimando.
    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=294214

    Non mi pare ci siano stranezze e contraddizioni. Mi pare un percorso chiaro e lineare. Spero che questo lungo riassunto ti possa rimettere sul binario giusto per capire la mia condotta.

  5. #595
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    Predefinito Beh,

    Hus dice che il piccolo numero di repubblicani che stanno a sinistra è e sarà "incapace di esercitare un significativo peso sia numerico che politico"anche nel Partito Democratico.Bene.
    Poi,dice che non ha mai esercitato uno stimolo di carattere politico teso alla modernizzazione della sinistra sia perchè la sinistra non ne aveva bisogno(sic!)sia perchè su certe sponde riformatrici,europeiste ecc... alcune componenti della sinistra ci sono arrivate da sole senza alcun bisogno dell'aiuto dei repubblicani.Bene anche qui,però a questo punto sorge spontanea una domanda;se le cose stanno così, i repubblicani a sinistra che ci stanno a fare? O meglio,quale ruolo politico possono esercitare?Nessuno si direbbe se si prende per buono quanto dice l'amico Hus il quale però, pretendeva dalla Sbarbati quello che lui stesso non reputa possibile e cioè che non si schiacciasse politicamente su Prodi e la sinistra e si caratterizzasse agli occhi dell'opinione pubblica su proposte specifiche.Ma se come dici tu Hus la sinistra sulle posizione tipiche dei repubblicani ci è già arrivata da sola e le ha già fatte proprie su che cosa vuoi che si differenzi la Sbarbati?E a quale pro se tanto non è in grado di esercitare una significativa influenza politica?Ecco che tanto vale ed è tanto più utile ed influente questo sì,concorrere all'affermazione politica delle idee repubblicane in un contenitore più grande che già come dici tu stesso le contiene.Ma naturalmente non ho capito nulla per cui il spero che il buon Hus avrà la pazienza di spiegarmi il suo pensiero per la terza volta sempre che sconsolato,non vi rinunci.
    Per Arsena,
    Apprezzo il tuo sforzo di chiarirmi la tua posizione io spero comunque che ce l'abbia chiara tu anche se nutro più di qualche dubbio al riguardo.
    Battute(cattive)a parte devi secondo me cercare di cogliere il nocciolo politico delle questioni che è sempre quello dirimente.
    Nel caso specifico,soffermati un attimo sulla posizione della Sbarbati;
    il suo schierarsi lineare e coerente per l'Ulivo prima e per il Partito Democratico poi (aspettative personali a parte perchè la confutazione di un disegno politico deve avvenire per l'appunto su questo piano),si basa su di una scommessa politica,su un assunto che tieni in piedi l'intero disegno politico.Quello cioè che reputa possibile per i repubblicani stare non semplicemente-stai attento- a sinistra in un rapporto di alleanza,ma NELLA sinistra quale parte integrante di questa,che reputa possibile vedere riconosciute, valorizzate ed assimilate dalla sinistra quelle che sono le tipiche istanze politiche e programmatiche del nostro mondo sino al punto di poterle comprendere in un un contenitore politico più ampio(Ulivo prima)ed addirittura in un unico partito(PD poi),che vede inoltre possibile garantirsi ora nella costruzione di questo nuovo soggetto, spazi di rappresentanza e visibilità per chi vi accede essendo portatore della nostra cultura politica d'origine.In altre parole di poter stare nella sinistra e concorrere in attesa di fondersi con essa, alla costruzione di un nuovo partito in una condizione di pari dignità politica(un concetto che forse non a te ma ad Hus mi pare sfugga completamente).
    Se si ritiene caro Arsena,che questa scommessa sia stata vinta e/o che si possa comunque vincere nell'immediato futuro,allora la condivisione del percorso che porta al PD è la logica,conseguente evoluzione di una scelta che peraltro si è sempre espressa da parte della Sbarbati con assoluta coerenza.Che poi lei ne sia intimamente convinta specie oggi e che ogni tanto rilasci delle funamboliche interviste(tanto per alzare la voce sperando che gli serva a qualcosa) che smentiscono quanto sopra,questo è un altro discorso che nell'economia di quanto stiamo dicendo non conta e che non inficiano il fatto che lei la barra almeno sino ad oggi,l'ha sempre tenuta ben ferma in una e soltanto in una direzione.

    L'assunto di cui sopra Arsena,è il PERNO di questa posizione politica senza il quale questa non sta in piedi.
    Quindi o tu lo condividi e però diventa poi difficile per non dire impossibile contestarne l'approdo e cioè il PD,o non lo condividi(in tutto o in parte) ma allora devi smontarlo sulla base di una analisi politica stringente e lineare che sappia poi esprimere un diverso indirizzo verso il quale muoversi.
    Quello che non puoi fare (politicamente s'intende)è proprio quello che secondo me tendi a fare dire cioè che l'assunto è nella sostanza giusto,veritiero, ma che l'approdo politico al quale l'assunto conduce a norma di logica politica è sbagliato perchè questa in politica, si chiama contraddizione.E presentare una posizione politica contradditoria,rischia di non giovare alla credibilità politica di chi la propone specie se quest'ultimo, intende cimentarsi in una legittima quanto ardua e difficile battaglia politica interna al movimento
    Altrimenti non c'è da sorprendersi se la Sbarbati che non sarà una cima ma la politica almeno un pò la conosce e almeno un pò sa come si fa,i lupacchiotti del suo movimento che dissentono se li sbrana in un boccone come fa Pannella con i malcapitati giovani segretari radicali di turno.
    omar proietti

  6. #596
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    Battute gratuite a parte, caro mio, mi sorprende come tu continui a pensare che io sostenga con pieno favore l'assunto del Partito Democratico.
    E' proprio questo il punto del dissenso di fondo. Scusa, ma ti ho postato il discorso del febbraio 2005, ti ho rimandato al documento congressuale, in cui si chiede, tra le altre cose, di sospendere la nostra adesione al PD, ti potrei aggiungere la mozione portata al Congresso straordinario di gennaio, in cui si optava chiaramente per una virata sulla Rosa nel Pugno. Potrei continuare, andando a riprendere montagne di post scritti su questo forum sempre sulla stessa solfa....
    E' chiaro che la contestazione di fondo è su questo punto. Non solo, ma oggi è una contestazione che, in un discorso tutto interno al Mre, ha molto più senso di ieri: perché i risultati non sono mica quelli che hai ipotizzato tu. Nel PD non contiamo un'acca, siamo stati fatti fuori dalle candidature, fuori dai tavoli, fuori dal governo, fuori da Orvieto. Restiamo attaccati solo perché ogni tanto qualche anima pia si ricorda di noi, e viste le insistenze, ci riserva una citazione, un'apparizione fugace....
    Ma chi è quel pazzo che ritiene che questa scommessa sia stata vinta? Certamente non lo sono io, caro Lincoln, e non vedo come ti possa saltare in mente di scriverlo. E credo che nemmeno la stessa Sbarbati oggi possa dire di aver vinto questa scommessa. Anzi, non lo dice affatto. Non lo può dire.

    Certamente la contrarietà al PD assume un diverso sapore se parliamo di riaggregazione repubblicana. Quello è un discorso diverso. Su quel fronte, se riusciamo a ricostruire una forza unita e coesa, che recuperi l'intero nostro elettorato reale e potenziale, tutte le soluzioni poi si possono valutare. Un'opzione può essere più preferibile di un'altra, ma da una posizione di maggior forza e di maggior dignità politica, tutto si può discutere.

    Infine, mi domandi in nome di quale percorso alternativo si osteggia il PD: ma santi numi, in nome di un rafforzamento dell'area laica e repubblicana! Rafforzamento che, per forza di cose, non può che precedere le scelte future, perché se la precondizione è il PD, il processo non potrà mai riuscire.

    A margine di tutto, lo ripeto e lo ribadisco: un piccolo partito non può porsi obiettivi strategici. Non ha la benchè minima forza per renderli credibili e praticabili. Specie in un sistema così bloccato e polarizzato, come lo stesso tentativo della Sbarbati sta dimostrando.
    Un piccolo partito dovrebbe procedere solo per espedienti tattici. Badando a crescere trovando di volta in volta la via che gli consenta di farlo. Tutto questo senza mancare di essere sempre propositivo. Le tematiche qualificanti e i piccoli passi nelle giuste direzioni, sono l'unico modo per uscire dal pantano di questo sistema, e per rivedere pian piano la luce.
    Questo almeno è il mio modesto pensiero.

  7. #597
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    Predefinito una correzione ed un ringraziamento

    Citazione Originariamente Scritto da lucrezio Visualizza Messaggio
    Chi vuole l' eutanasia, le liberalizzazioni di Bersani e l' amnistia vota RnP
    Chi apprezza la liberalizzazionie dei taxi di Veltroni, la politica industriale sempre di Bersani e Letta, la politica estera di D'Alema, la severità fiscale di Visco, la poltica del lavoro di Treu ( parlo delle posizoni anche non d aministro) vota Ulivo.
    mi sa che è più così; nonostante la tessera di Bersani, le liberalizzazioni erano solo nel programma della RnP; e tra Bersani che le voleva, e Veltroni (tessera n° 2 del PD) chi sarà più influente?

    Chi apprezza la politica estera di D'Alema vota Ulivo.
    Oh, ho capito perché non voto Ulivo!

  8. #598
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    Predefinito Lascia stare Arsena,

    mi pare che tu non abbia capito niente del discorso che ti ho fatto men che meno, hai capito la domanda di fondo che ti ho posto.Basti pensare che tutto il mio ragionamento aveva alla base il presupposto dato dalla tua contrarietà al PD.Boh,vorrà dire che io parlo arabo...oppure che la tua capacità di comprensione del linguaggio quantomeno di quello politico, va un pò... affinata diciamo così.E poi volete fare le scarpe alla Sbarbati...Buonanotte!!!
    omar proietti

  9. #599
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    Citazione Originariamente Scritto da Lincoln Visualizza Messaggio
    Hus dice che il piccolo numero di repubblicani che stanno a sinistra è e sarà "incapace di esercitare un significativo peso sia numerico che politico"anche nel Partito Democratico.Bene.
    Poi,dice che non ha mai esercitato uno stimolo di carattere politico teso alla modernizzazione della sinistra sia perchè la sinistra non ne aveva bisogno(sic!)sia perchè su certe sponde riformatrici,europeiste ecc... alcune componenti della sinistra ci sono arrivate da sole senza alcun bisogno dell'aiuto dei repubblicani.Bene anche qui,però a questo punto sorge spontanea una domanda;se le cose stanno così, i repubblicani a sinistra che ci stanno a fare? O meglio,quale ruolo politico possono esercitare?Nessuno si direbbe se si prende per buono quanto dice l'amico Hus il quale però, pretendeva dalla Sbarbati quello che lui stesso non reputa possibile e cioè che non si schiacciasse politicamente su Prodi e la sinistra e si caratterizzasse agli occhi dell'opinione pubblica su proposte specifiche.Ma se come dici tu Hus la sinistra sulle posizione tipiche dei repubblicani ci è già arrivata da sola e le ha già fatte proprie su che cosa vuoi che si differenzi la Sbarbati?E a quale pro se tanto non è in grado di esercitare una significativa influenza politica?Ecco che tanto vale ed è tanto più utile ed influente questo sì,concorrere all'affermazione politica delle idee repubblicane in un contenitore più grande che già come dici tu stesso le contiene.Ma naturalmente non ho capito nulla per cui il spero che il buon Hus avrà la pazienza di spiegarmi il suo pensiero per la terza volta sempre che sconsolato,non vi rinunci.
    Dunque, ricapitoliamo.

    Un partito non può fare attività politica pretendendo di insegnare agli altri come si è di sinistra, di destra, di centro etc.. Da questo punto di vista ritengo che la pretesa che spesso i repubblicani hanno avuto di "portare la sinistra" sulle loro posizioni non avesse senso. Il compito di un partito non è quello di fare da maestro agli altri, ma quello di costruire presso l'opinione pubblica un consenso nei confronti delle sue politiche. L'asse di una coalizione si sposta aumentando il proprio peso politico ed elettorale all'interno di quella coalizione, non dando lezioni agli altri su quello che si dovrebbe o non si dovrebbe pensare.

    La sinistra è su posizioni che oggi sono, per molti versi, simili a quelle che il PRI aveva vent'anni fa. Vent'anni fa il PRI era critico nei confronti del sistema delle partecipazioni statali, mentre PSI e PCI lo difendevano; oggi né i DS, né gli SDI propongono di riesumare quel sistema. Lo stesso dicasi per la politica estera o per altre questioni. Questo è avvenuto su influsso dei repubblicani? Non direi, o comunque solo in parte: l'evoluzione del PCI e del PSI è stata causata dal crollo del Muro di Berlino e da Tangentopoli, e da una più generale evoluzione della politica italiana. In quest'evoluzione, mi spiace dirlo, i repubblicani in quanto tali hanno giocato un ruolo marginale. Hanno anticipato certe posizioni, ma questo non è sufficiente per dire che un'evoluzione verso posizioni tipiche dei repubblicani sia stata generata dai repubblicani stessi. A dire queste cose non sono solo io. Lo stesso Bogi, nel suo intervento all'assemblea dell'Associazione per la Rosa nel Pugno, ha detto, in sostanza (non ricordo le parole precise ma credo di ricordarne bene il senso) che la speranza dei repubblicani di "modernizzare" i DS contaminandoli con la loro presenza si è rivelata fallace. Prova ne sia il fatto che la componente di provenienza repubblicana nei DS si è praticamente estinta.

    Cosa significa questo per i repubblicani di sinistra? Significa forse che uno spazio autonomo per i repubblicani si sia esaurito? La risposta è sì se ci si limita a riproporre le istanze tipiche dei repubblicani. Quel che diceva il PRI venti o trent'anni fa oggi lo dicono in tanti, e non è sufficiente rivendicare una primogenitura per essere al centro del dibattito politico. Tuttavia, la politica non è immobile. Vecchie linee di demarcazione spariscono e ne sorgono di nuove. Questioni che prima erano irrilevanti diventano rilevanti. Se il vecchio spazio politico risulta occupato da partiti più grandi e più visibili è necessario un ripensamento. Bisogna chiedersi, cioè, se è possibile creare uno spazio politico nuovo in maniera originale; compiere, in altri termini, uno sforzo di rielaborazione politica. Non è detto che uno sforzo di questo genere sia fruttifero: forse lo è, forse no, però va comunque fatto. Nella storia del PRI c'è un precedente. Negli anni Cinquanta il PRI era sull'orlo dell'estinzione; la evitò riqualificandosi, e la rielaborazione della tradizione mazziniana in una forma di liberalismo progressista fu compiuta dal gruppo degli ex azionisti.

    L'MRE aveva il compito di testimoniare il vecchio stimolando al tempo stesso la nascita del nuovo. A mio parere l'MRE questo compito non l'ha assolto, per tanti motivi che sono stati spesso esposti in questo forum e che non ho tempo né voglia di riesporre in questa sede. Ha fatto molta retorica di partito patriottarda, per motivi, a mio parere, strumentali, ma non ha prodotto politiche, né tanto meno una prassi coerente con le politiche che avrebbe dovuto sostenere. Poiché questo sforzo non è stato compiuto, se anche domani dovesse costituirsi il Partito Democratico e l'MRE dovesse farne parte, a mio parere il suo contributo sarà impercettibile, sia in termini numerici, perché l'MRE è un partito minuscolo, sia in termini politici, perché l'MRE non porterà un valore aggiunto né in termini di proposte politiche qualificanti, né sotto forma di uno stile politico innovativo, del quale nel nostro paese c'è un bisogno enorme, visto lo stato attuale della politica. Non si può certo fare in sei mesi quel che non è stato neanche abbozzato in cinque anni. A questo proposito faccio presente che al congresso di dell'Associazione LibertàEguale sono state formulate delle proposte, sia organizzative sia politiche, riguardanti il Partito Democratico. Sono proposte innovative ed interessanti, ma non mi risulta che l'MRE, al di là di una retorica altisonante e assai in conflitto con la pratica politica quotidiana, abbia mai prodotto niente di simile.

    Con questo credo di aver risposto anche ad un'altra tua critica. Io critico lo schiacciamento su Prodi perché dire "Prodi ha ragione" (che è ciò che la Sbarbati ha sempre fatto e continua a fare) a mio parere non è sufficiente per caratterizzare un partito di fronte all'elettorato. Dire "Prodi ha ragione", in altri termini, non è una politica. Secondo me un partito deve esistere per qualche altro motivo, e sarebbe stato necessario e possibile dire qualcosa di più e di diverso. Questa mia posizione evidentemente non è condivisa all'interno dell'MRE, e la dirigenza politica ha ritenuto di fare scelte diverse. Penso che i risultati elettorali dell'MRE dicano chiaramente che la strada imboccata è senza sbocco, ma questa è una mia valutazione. Chi è rimasto nell'MRE la pensa diversamente: affari loro, io non faccio più parte dell'MRE e le scelte dell'MRE non mi coinvolgono più personalmente, per fortuna. Mi limito a discuterne e ad usufruire del diritto di esprimere le mie opinioni, diritto al quale non rinuncio di sicuro, anche perché esercitarlo non significa affatto essere "insolenti", ma soltanto pensare con la propria testa. E a me piace pensare con la mia, di testa.

    Ovviamente posso essere smentito. Mi si possono portare ad esempio proposte politiche originali, caratterizzanti, qualificanti formulate dall'MRE. Finché questo non avviene io non ho motivo di cambiare opinione.

    Tu chiedi: i repubblicani a sinistra che ci stanno a fare? A mio parere i repubblicani hanno ottimi motivi per stare a sinistra e non con la destra, soprattutto con questa destra. Per quanto riguarda me, io, che mi ritengo repubblicano, credo che la politica dovrebbe evitare e contrastare il crearsi di grandi disuguaglianze sociali, difendere la scuola pubblica, difendere il welfare state anche se in forme diverse da quelle tradizionali, promuovere lo sviluppo e mobilitare le energie migliori presenti nel paese, promuovere una politica d'integrazione degli stranieri che immigrano nel nostro paese pur controllando il fenomeno (ma senza isterismi), promuovere l'integrazione europea, non assecondare la politica estera dell'attuale governo degli Stati Uniti, promuovere la laicità dello stato e sostenere un'espansione di nuovi diritti individuali sorti per effetto del mutamento del contesto sociale e tecnologico. Su tutti questi problemi le mie posizioni sono antitetiche a quelle della destra e in assonanza con quelle della sinistra, o almeno di parte di essa. A mio parere su tutte queste cose i repubblicani avrebbero qualcosa di specifico da dire e potrebbero cercare convergenze con chi la pensa in maniera simile; e a sinistra, di gente che la pensa in maniera simile, ce n'è anche in altri partiti.

    Tutto questo, però, non è stato fatto. Dato che l'MRE non lo fa, e che per me le etichette hanno senso solo in quanto rappresentano delle idee, alle ultime elezioni per la Camera ho ritenuto opportuno votare per la Rosa nel Pugno (per il Senato ho votato MRE, ma controvoglia, perché se fosse dipeso da me avrei votato Rosa nel Pugno anche per il Senato; e mi pento di non averlo fatto). Se la Rosa nel Pugno si sfascerà, com'è probabile, sosterò per il partito che a queste posizioni sarà più vicino. Al momento sono iscritto all'Associazione per la Rosa nel Pugno perché mi riconosco in quelle posizioni.

    Spero di essere stato chiaro perché vorrei fare altro stasera che continuare a spiegare cose che ho già detto tante volte.

  10. #600
    laico progressista
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    Citazione Originariamente Scritto da Lincoln Visualizza Messaggio
    mi pare che tu non abbia capito niente del discorso che ti ho fatto men che meno, hai capito la domanda di fondo che ti ho posto.Basti pensare che tutto il mio ragionamento aveva alla base il presupposto dato dalla tua contrarietà al PD.Boh,vorrà dire che io parlo arabo...oppure che la tua capacità di comprensione del linguaggio quantomeno di quello politico, va un pò... affinata diciamo così.E poi volete fare le scarpe alla Sbarbati...Buonanotte!!!
    Posso immaginare che tu sia un po' nervosetto stasera, comunque se non ho capito spiegati, sono qui pronto a riascoltare. Mica c'è bisogno di fare tante storie....

 

 
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