POTERE AL POPOLO. E AI SEGRETARI DI PRESIDENZA
Il presidente Bertinotti moltiplica le cariche della Camera. E i costi.
di Salvatore Dama
L’egualitarismo applicato alle istituzioni secondo Bertinotti? Significa questo: una poltrona per tutti. Così, dopo aver moltiplicato il numero dei Gruppi parlamentari – e relativi capigruppo e relativi contributi per spese e personale – ora il presidente rifondator-comunista provvede alla riproduzione dei deputati segretari di presidenza, simpatica figura con molti benefit e minime responsabilità. Secondo il regolamento della Camera i segretari di presidenza dovrebbero essere quattro, due per la minoranza e due per la maggioranza. La quindicesima legislatura, quella nata sotto il segno della falce e martello, ne avrà sedici. Cioè quattro al quadrato. La moltiplicazione nasce da un artifizio intepretativo. Già, perché il regolamento di Montecitorio stabilisce sì il numero del segretari di presidenza, ma dice pure che è necessario che essi rappresentino tutti i gruppi parlamentari. Moltiplicato il numero di questi ultimi, va da sé che i primi debbano aumentare.
E allora, se egualitarismo deve essere, lo sia in tutto e per tutto. Soprattutto se si tratta di privilegi. E i segretari ne hanno. Eccome. Indennità extra, personale da assumere, auto blu, eccetera eccetera.
Potere al popolo, dunque. Al popolo dei segretari di presidenza.




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