SELARGIUS (SARDEGNA) - «Prima rientrano a casa meglio è. L'Iraq è un posto dove la vita umana non conta, mentre la popolazione è da aiutare». Lo ha detto ai giornalisti che sostano dalla mattinata davanti all'abitazione di Selargius, Marco Pibiri, il padre di Alessandro, il militare ucciso nell'attentato di Nassiriya, il cui rientro a casa in Sardegna era previsto per il 28 giugno. L'uomo ha ricordato il tragico momento in cui ha appreso la notizia della morte del figlio: a comunicargliela è stato, con una telefonata, il cappellano militare della Brigata Sassari, padre Mariano. La notte stessa - ha ricostruito ancora Marco Pibiri - i genitori dell'altro ragazzo di Selargius rimasto ferito nell'attentato sono andati a fargli visita a casa stringendosi attorno al loro dolore. Ricordando l'attività del figlio in Iraq, il genitore ha svelato che Alessandro gli raccontava diversi particolari della sua missione: «Mi diceva che faceva la scorta ai convogli che andavano in Kuwait - ha detto ai giornalisti - perché lì avvenivano gli sbarchi di armi».
SOLIDARIETA' - Il flusso di parenti e amici nell'abitazione dei Pibiri (il papà Marco, maestro di musica in pensione, attuale direttore del coro polifonico cittadino; la madre Luisella, casalinga; il fratello Mauro, di 30 anni; la fidanzata di Alessandro, Valentina), è continuo fin dalle prime ore del mattino: davanti all'ingresso principale della villetta nel centro del paese, staziona un picchetto del 151/o reggimento della Brigata Sassari, di stanza a Cagliari.
06 giugno 2006
http://www.corriere.it/Primo_Piano/C...e_pibiri.shtml




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