La proposta, che coprirebbe il taglio del cuneo, viene da Grandi, sottosegretario all'Economia e da Morando, presidente della commissione Bilancio del Senato
E ora spunta la ricetta Merkel
"Via gli sgravi per i redditi alti"
Un piano per riprendersi parte dei 6 miliardi dati da Tremonti
di ROBERTO PETRINI
ROMA - Bloccare il secondo modulo della riduzione delle aliquote di Berlusconi destinato ai redditi più alti. L'ipotesi, fino ad oggi sussurrata nelle file della maggioranza, ieri ha trovato due autorevoli sponsor. Il primo è Alfiero Grandi, sottosegretario all'Economia, diessino che in una intervista a "Repubblica Radio" ha accennato alla possibilità di "rivedere almeno in parte il secondo modulo della riforma fiscale del centrodestra con benefici che sono andati per il 70-80 per cento ai redditi più alti". Su questo, ha detto parlando della manovra-bis, "ci potrebbe essere qualcosa". "Penso - ha aggiunto Grandi mettendo l'accento sulla necessità di avviare una seria lotta all'evasione - che sia possibile fare la manovra senza toccare la spesa sociale".
Proprio a proposito della lotta all'evasione si sta studiando come combattere l'elusione dell'Iva da parte di molti possessori di fuoristrada. Molti utenti infatti immatricolano come autocarro la propria autovettura che utilizzano per uso privato e la intestano alla propria ditta. Secondo alcune stime tra Iva, bollo e Irpeg il mancato gettito sarebbe di circa 100 milioni: si valuta infatti che gli autocarri che vengono immatricolati ogni anno siano circa 30 mila. Si prevedono dunque maggiori controlli e norme in grado di impedire l'elusione.
Tornando al secondo modulo fiscale in vigore dai redditi del 2005, a lanciare l'idea di cancellarlo in parte è stato il neo-presidente della Commissione Bilancio del Senato Enrico Morando dei Ds. "Rispetto ad altre ipotesi come quella di un aumento delle aliquote Iva - ha detto ieri - è preferibile lavorare sulla pressoché totale eliminazione del secondo modulo che riduce le tasse per le fasce medio-alte e altissime".
Morando ha aggiunto che la riduzione "non ha realizzato nessun vantaggio significativo per il complesso dell'economia" e che la cancellazione del modulo "fornirebbe circa 6 miliardi che potrebbero andare alla copertura della riduzione del cuneo fiscale". "Sono convinto - ha aggiunto il presidente della Bilancio - che questi contribuenti, per la maggior parte dirigenti, imprenditori e titolari di aziende familiari, sono in grado di valutare il vantaggio per il paese di una riduzione del costo del lavoro rispetto a quello di avere un migliaio di euro in tasca in più all'anno".
Il varo del secondo modulo da parte del governo Berlusconi fu assai contrastato. Durante il 2004 ci fu un lungo braccio di ferro che contrappose il Cavaliere, deciso al varo, e la coppia Fini-Follini contrari a tagliare l'Irpef per i più ricchi. "Possono aspettare", disse Fini il 10 maggio riferendosi ai 396 mila contribuenti sopra i 70 mila euro. Alla fine dell'anno la riduzione sembrò sfumare a favore del taglio dell'Irap. Solo la minaccia della crisi di governo, avanzata da Berlusconi in novembre, sbloccò la situazione. Proprio durante il dibattito parlamentare fu presentato un emendamento dell'Ulivo che proponeva di eliminare il secondo modulo per destinare le risorse proprio alla riduzione del cuneo fiscale.
Oggi la questione è sul tavolo del governo che dal colpo di spugna sulle riduzioni dell'Irpef per le fasce più alte potrebbe ricavare 4 miliardi (l'intero pacchetto costa infatti 6 miliardi). Del resto in Europa c'è un esempio autorevole: il cancelliere tedesco Angela Merkel nelle settimane scorse ha riportato l'aliquota, ridotta dal precedente governo, per i redditi sopra i 250 mila euro dal 42 al 45 per cento.
(8 giugno 2006)




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