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  1. #1
    frontelombardia.org
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    Predefinito Voglia di Indipendenza anche a sinistra?

    Brèsa sembra proprio predestinata ad avere un futuro nella lotta contro roma
    Anche a sinistra sono scontenti dei metodi romani, chissà che non sia un primissimo passo?
    Ovviamente aspettiamo a rallegrarci, ma sarà forse un segnale questo?

    Convegno di Brescia: convegno "Le terre del nord e le sfide della modernità"
    BATTISTA BONFANTI: "MARGHERITA LOMBARDA
    AUTONOMA DA ROMA"
    LE ANALISI DEL VOTO DI NANDO PAGNONCELLI (IPSOS): "ECCO COME BERLUSCONI HA RECUPERATO"
    27-05-2006

    Battista Bonfanti, segretari regionale della Margherita, ha lanciato la sua sfida e ha perorato la causa del partito federale in apertura del convegno "Le terre del nord e le sfide della modernità" che si sta tenendo a Brescia, nella sede dell'istituto Artigianelli.

    "Scegliere il partito federale - ha detto Bonfanti - significa scegliere autonomia politica. Oggi siamo in un sistema talmente ingessato che la linea politica è frutto di un automatismo, mentre il partito federale comporta autonomia organizzativa. Un esempio? Lo stesso tesseramento che è organizzato su base nazionale, quindi in modo molto rigido". Un'autonomia che dovrebbe riguardare anche le risorse finanziarie. Ma il motivo più serio e grave, secondo Bonfanti, riguarda "la scelta della propria classe politica: oggi tutto è condizionato da Roma. Mi rendo conto che quando batto e ribatto su questo tema appaio interessato - ha detto il coordinatore regionale -, ma in realtà è una ragione di rappresentanza perché la classe dirigente deve essere in grado di parlare ai nostri elettori".

    Infine, un invito: "Del partito democratico se ne deve discutere, ma subito, perché la stagione che si apre adesso non deve essere vissuta per parlarci addosso su questioni interne alla Margherita e ai Ds. Il centrosinistra è alla prova decisiva, non ci sarà più un'altra volta: o dimostra di governare bene, acquisendo il consenso della gente non con l'autoesaltazione, o non ci sarà più futuro e la già poca fiducia degli elettori sparirà. Il mio timore è che questi 5 anni di governo si sprechino a chiacchierare tra noi. Invece - ha concluso Bonfanti - devono essere 5 anni di buongoverno. E la Margherita è chiamata a dare un contributo decisivo".



    Brescia, 27 maggio '06

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  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Gioàn Padàn
    Brèsa sembra proprio predestinata ad avere un futuro nella lotta contro roma
    Anche a sinistra sono scontenti dei metodi romani, chissà che non sia un primissimo passo?
    Ovviamente aspettiamo a rallegrarci, ma sarà forse un segnale questo?
    non ci vedo nessun segnale di indipendentismo.
    solo una questione di tesseramento e di gestione del partito.

  3. #3
    piemonteis downunder
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    Citazione Originariamente Scritto da Celtic Pride
    non ci vedo nessun segnale di indipendentismo.
    solo una questione di tesseramento e di gestione del partito.

    Si, pero' l'avere un partito organizzato su base territoriale al nord, diviso da quello del sud, portera' inevitabilmente come conseguenza una progressiva differenziazione degli obiettivi politici, della visione della societa', della scelta di alleanze locali, ecc. E' un fatto positivo. Anche in Scozia, ad esempio, non c'e' solo l'SNP: ci sono anche i Conservatori Scozzesi, i Laburisti Scozzesi, i Socialisti Scozzesi, ecc.

  4. #4
    frontelombardia.org
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    Citazione Originariamente Scritto da Celtic Pride
    non ci vedo nessun segnale di indipendentismo.
    solo una questione di tesseramento e di gestione del partito.
    ammetto di essermi lasciato trasportare dal troppo entusiasmo nel titolo
    speravo di averlo limitato nel thread
    purtroppo non sono riuscito a procurarmi gli articoli esposti sul Giornale de Brèsa a riguardo, per chi fosse interessato comunque si può sfruttare questo grandioso lavoro da parte di Radio Radicale(bisogna ammettere che questa radio per certe cose, lavora fantasticamente. Forse Radiopadania potrebbe imparare qualcosina) ovvero il convegno intero in mp3.

    http://www.radioradicale.it/index.ph...heda&id=198735

    Provo a consultare Brèsa Enchè se dice qualcosa, mi pare che non abbia un archivio a pagamento.

  5. #5
    frontelombardia.org
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    dal Brèsaenchè(Bresciaoggi)

    Convegno della MARGHERITA agli Artigianelli per discutere di «questione settentrionale»


    Martinazzoli sferza i Dl


    Bombassei (Confindustria) a sorpresa «apre» al governo

    di Paolo Algisi



    Pesare tanto per contare poco meno di niente. È il paradosso della Lombardia, polmone economico dell’Italia, cuore produttivo ma anche laboratorio culturale, centro della finanza, del non profit, dell’associazionismo, dei servizi. Una locomotiva che conta quasi zero se si guarda alla compagine governativa. Nel governo Prodi un solo rappresentante è lombardo. La diessina Barbara Pollastrini, ministro (senza portafoglio) per le pari Pari opportunità.
    Questo paradosso, messo in luce ieri nel corso del convegno della MARGHERITA di ieri a Brescia (titolo dell’incontro «Le terre del nord e le sfide della modernità») è il sintomo più evidente di una trascuratezza che ha spinto l’anima del Nord del partito di Rutelli a incontrarsi a Brescia e a parlare del progetto di una MARGHERITA del Nord, cioè di un partito con un’impronta federale ben più forte di quanto non sia adesso.
    Quello di ieri a Brescia è stato anche un incontro per cercare anche di capire cosa sia il Nord, quali siano le cause del suo malessere, della sua stanchezza, del suo deficit di rappresentatività. Per un giorno, dunque, l’aula degli Artigianelli, sede del convegno, è stato laboratorio politico, luogo di dibattito, centro di analisi. Nel corso delle giornata sono intervenuti Nando Pagnoncelli, amministratore delegato della società di ricerche Ipsos, i docenti Mauro Magatti dell’università Cattolica di Milano e Paolo Feltrin dell’ateneo di Trieste, il sociologo Aldo Bonomi, il vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei, don Virginio Colmegna della Caritas ambrosiana, l’ex segretario generale della Cisl Savino Pezzotta, l’ex segretario della democrazia cristiana, Mino Martinazzoli. E poi i politici della MARGHERITA: il segretario provinciale di Brescia, Gian Antonio Girelli, il coordinatore lombardo, Battista Bonfanti, di quello veneto, Diego Bottacin, del consigliere regionale piemontese Alessandro Bizjak, di quello friulano Ivano Strizzolo. In platea era anche presente il direttore del Tg 1, Clemente Mimun e nel pomeriggio è arrivato anche il senatore della MARGHERITA ed ex ministro del Lavoro, Tiziano Treu.
    LA MARGHERITA DEL NORD. A organizzare l’incontro è stato Bonfanti. Ed è stato lui dal palco a proporre dal palco l’idea di una MARGHERITA del Nord. Secondo Bonfanti deve essere una partito sovraregionale «che si auto-organizza, che ha un suo simbolo, che si presenta con un suo logo alla campagna elettorale e si allea con la MARGHERITA nazionale». Insomma si tratta di trasformare il partito di Rutelli in una vera e propria federazione di partiti regionali a cui dare autonomia. A partire dalla classe dirigente «che deve essere scelta dal territorio e non dalle conventicole romane» in modo che alla Lombardia, a differenza di quanto accaduto alle ultime politiche, «sia data una rappresentanza adeguata tanto nella composizione delle liste quanto nella formazione del governo». «In questi due passaggi - gli ha fatto eco Girelli - un maggior rispetto delle rappresentanze territoriali ci avrebbe tranquillizzato». Ma a che punto è il progetto? «Se ne sta parlando – ha detto Bonfanti -. Si tratta di un’idea dirompente che incontrerà grandi difficoltà e ostacoli ma sulla quale bisogna incamminarsi soprattutto ora che avanza l’idea del partito democratico, una struttura ancora più pesante e centralistica della MARGHERITA». Un partito che se nascerà lo dovrà fare «dal basso», ha detto Bonfanti, magari «in una fase congressuale che sarebbe ora venisse convocata visto che abbiamo gli organi in scadenza». Ma nel corso del dibattito non sono mancate le critiche. Martinazzoli, in particolare, ha parlato di una mortificazione dei lombardi da parte del centro del partito. «Con la vecchia Dc - ha ricordato - c’era una certa contrattazione tra periferia e centro e il risultato era un compromesso tra esigenze politiche locali e nazionali». La periferia, il territorio, diventano poi ancora più importanti in tempi di post-ideologie anche se poi, ha riconosciuto Martinazzoli alle ultime elezioni «si è votato come tifosi». E la proposta della MARGHERITA del Nord rientra in quegli strumenti che i lombardi del partito vogliono mettere in campo per agganciare quell’elettorato che, ha detto Galperti, «tra il fallimento del governo precedente e la nostra proposta politica ha preferito il fallimento».
    LAVORO E GIUSTIZIA. A margine dell’incontro di ieri sono anche arrivate alcune proposte al nuovo esecutivo. Dal vice di Montezemelo in Confindustria, Alberto Bombassei, è arrivata un’apertura al governo. Bombassei ha riconosciuto «qualche indicazione in senso positivo alle richieste di Confindustria» dagli interventi di Prodi e Bersani all’assemblea di viale dell’Astronomia. Positivo anche il giudizio sul nuovo ministro del Lavoro, Cesare Damiano, definito «equilibrato» e di cui Bombassei ha apprezzato le dichiarazioni in tema di legge Biagi. Rispetto alla quale Bombassei ha rimarcato che la priorità resta la «Riforma degli ammortizzatori sociali». Un intervento auspicato anche da Pezzotta che ha invitato il governo a «trovare le risorse per gli ammortizzatori sociali» e ad abbandonare contrapposizioni ideologiche. Ai ministri il sindacalista bergamasco ha anche consigliato «di praticare la virtù del silenzio». Sempre in tema di riforma, questa volta in tema di giustizia, è giunta anche la proposta di Martinazzoli: per accelerare i processi occorre «eliminare il processo d’appello e lasciare il ricorso per cassazione». Una soluzione coerente al processo accusatorio e l’unica, per l’avvocato bresciano ed ex ministro di Grazia e Giustizia, in grado di ovviare alla «lentezza insopportabile dei processi».
    Sto ascoltando la prima parte dell'incontro dal link che vi ho postato prima: sento cose abbastanza interessanti, e sono ancora convinto che se la Lega avesse lavorato meglio, sicuramente avremmo molti più voti e deputati, primi fra tutti questi.

  6. #6
    Blut und Boden
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    Predefinito Non è la prima volta

    (da La Stampa, 6 novembre 1975)
    MA NASCERÀ DAVVERO LA SUPER REGIONE
    DELLA PADANIA?
    FANTI SPIEGA LA SUA PROPOSTA PER
    UNA GRANDE “LEGA DEL PO”

    L’accordo tra Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto ed Emilia per superare la crisi è giudicato dal Presidente
    emiliano “improcrastinabile”. Quest’area geografica “ha in comune un groviglio di problemi irrisolti”.
    Alla vigilia dell’incontro Governo-Regioni fissato a Roma per metà novembre, Guido Fanti Presidente della Giunta
    dell’Emilia Romagna, rilancia con il tema Padania il ruolo dell’area del Po e giudica improcrastinabile un accordo
    tra Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto ed Emilia per superare la crisi che ha colpito il Paese.
    C’è sul tavolo del governo Moro il piano di intervento a medio termine e Guido Fanti propone la partecipazione
    delle Regioni al dialogo per il rilancio economico. Chiede perciò che al discorso con i Sindacati, il Governo
    affianchi in parallelo quello con le Regioni impegnate in queste settimane ad attuare i decreti anticongiunturali e
    a preparare i bilanci del prossimo anno. “È un’occasione che il Paese non può perdere – dice –
    un appuntamento al quale gli Enti locali, proprio per le funzioni loro attribuite, non possono mancare”.
    Inserisce su questo punto il progetto di un accordo tra le cinque Regioni dell’area del Po e subito aggiunge che la
    proposta non nasconde l’insidia di scaricare una nuova forza sul governo centrale: vuole al contrario, “convogliare
    l’apporto coordinato di un’area geografica che ha in comune un groviglio di problemi irrisolti, di scelte
    non fatte”. “Nessuno vuole indebolire il governo Moro – dice – anzi la nostra è una proposta di sostegno” e liquida i timori di una aggregazione tra Regioni forti, fatalmente contrapposte ad un Mezzogiorno debole, chiarendo: “Nel Centro-
    Nord la crisi economica non si è tradotta come al Sud, in crisi sociale: quindi in un discorso ampio di programmazione,
    la strategia di intervento non si deve risolvere sulla testa del Meridione d’Italia, anzi le cinque Regioni del Po sono chiamate a incidere come fattore di equilibrio”. Fa un esempio, quello dei Servizi sociali che sempre è stato molto a cuore agli amministratori emiliani e si dice pronto a “non pochi sacrifici”. Ricorda che in questo settore il livello raggiunto dalla sua Regione rappresenta una “singolare eccezione” ma si domanda: “In una situazione di crisi e di dissesto generale dell’economia, è giusto continuare con le scuole materne e gli asili nido addebitati alla spesa nazionale? Si possono ancora spendere somme così ingenti?” Per Fanti è necessario un coordinamento della spesa pubblica sul piano nazionale e subito aggiunge: “Noi siamo pronti a sacrificare parte delle nostre risorse purchè si sappia dove vanno a finire questi quattrini e insieme si decida come utilizzarli, si esige quindi un coordinamento secondo priorità valutate e programmate complessivamente”. In questo quadro che parte da un’analisi di crisi per il sistema economico “senza precedenza in 40 anni”, il Presidente della Giunta emiliana, individua nel superamento delle vecchie strutture dello Stato centralistico e nella
    rapida attuazione del nuovo Stato decentrato, “la via d’uscita per il Paese”.“Le Regioni – dice Fanti – rifiutandosi di chiudersi in se stesse, sono chiamate a svolgere il ruolo di protagoniste della politica nazionale e il consolidarsi dei rapporti permanenti, nell’area padana, rappresenta un contributo decisivo”. Le singole realtà regionali sono per Fanti limitate e i grandi temi, da quello dell’industrializzazione e dell’occupazione a quello degli investimenti “si estendono su
    aree geografiche ben più vaste; le risorse potenziali del Po sono disperse e inutilizzate, la crisi dell’agricoltura
    investe pesantemente anche le zone padane tradizionalmente più avanzate. Il patrimonio zootecnico si depaupera
    di giorno in giorno mentre il più grande fiume italiano è oggi una minaccia naturale, non una fonte di ricchezza”.
    Il progetto di aggregazione per le Regioni della Valle Padana è in formazione e si annunciano i primi contatti tra
    i Presidenti delle Giunte regionali. Fanti individua i punti al primo posto e le Regioni padane, nel tentativo di
    collaborare debbono tenere presenti essenzialmente, con gli sbocchi professionali dei giovani, il lavoro nelle campagne.
    “Ed è proprio nell’agricoltura che si fa necessario uno sviluppo coordinato tra le Regioni padane e quelle meridionali,
    non si può continuare a produrre disordinatamente senza confrontarsi sui problemi dell’irrigazione
    agricola, dei rapporti di produzione in agricoltura, delle colture pregiate, dell’industrializzazione agricola, della
    connessione agricoltura-industria”. Dall’agricoltura passa all’industria: “C’è da tener conto
    della domanda sociale, ma è necessario individuare tutti insieme, gli sbocchi sui mercati interni e su quelli esteri,
    ecco la necessità del confronto fra le Regioni del Po. Non si può ignorare la politica delle localizzazioni industriali,
    per uno sviluppo equilibrato del territorio”. Fa l’esempio dell’Innocenti, della necessità di riconversione
    produttiva da programmare con una base di organicità comune. Ecco la via d’uscita in nuovi indirizzi di
    polita industriale capace di promuovere l’ammodernamento e la ristrutturazione di alcuni comparti e di favorire
    processi programmati di riconversione nei settori destinati a un ridimensionamento.
    Dall’agricoltura, all’industria, alla ricerca scientifica, alla utilizzazione delle risorse naturali nell’area del Po, ad
    una diversa politica finanziaria che consenta un reale coordinamento. “Non c’è dubbio – dice – che non possiamo parlare di
    una programmazione nazionale e regionale senza lo strumento essenziale della politica finanziaria ed è qui
    che è necessaria un’iniziativa consona delle Regioni: non solo per la loro autonomia, ma nella direzione più generale
    di una riforma complessiva della finanza centrale”. Questa della Padania, è per Fanti una proposta essenzialmente
    politica. Ne ha parlato a Bruxelles, la settimana scorsa in sede CEE con il Presidente Ortoli e dice: “E’
    inutile andare a Bruxelles a chiedere soldi per le Regioni quando non ci sono: la nostra proposta è stata diversa:
    chiediamo piuttosto che siano le Regioni e non la Cassa per il Mezzogiorno a gestire i fondi riservati in sede comunitaria,
    alle aree depresse del nostro Paese”.


    Consiglio di attendere i fatti; improbabili, visti i precedenti.

  7. #7
    giovanni.fgf
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    La voglia di indipendenza della sinistra e una voglia ARTEFATTA E solo ad uso e consumo della dirigenza ( un pò come bellerio)
    gia questo artificioso uso della AUTONOMIA negli anni 70/80 aveva raccolto a sinistra movimenti indipendentisti e giovani ( la maggior parte di DP lo era) che credevano in una sorta di autonomia regionale ( votata nel 48 e fino ad allora mai eseguita) .

    qui siamo nella stessa fase. diffidare sempre !

    con ossequi.

  8. #8
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    Bravo Eridano

    Il Pci fu federalista all'epoca manon c'erano nemmeno le Regioni...

  9. #9
    Blut und Boden
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    Citazione Originariamente Scritto da yurj
    Bravo Eridano

    Il Pci fu federalista all'epoca manon c'erano nemmeno le Regioni...
    Le regioni esistono dal 1970.

  10. #10
    giovanni.fgf
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    Citazione Originariamente Scritto da yurj
    Bravo Eridano

    Il Pci fu federalista all'epoca manon c'erano nemmeno le Regioni...
    come dicevo.....diffidare sempre.

    nero o rosso sono solo colori , il centralismo rimane lo stesso.

    con ossequi.

 

 
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