Marco Orvieto, 61 anni, non ha più casa
Faccini: «Affitti alti, colpito il ceto medio»
di MATTIA PELLI Da ieri mattina alle 11 Marco Orvieto, 61 anni, e sua moglie Liviana, 55 anni, non hanno più una casa. A quell'ora, infatti, la padrona dell'appartamento in cui i due vivono in affitto da quasi 10 anni, si è presentata alla porta con l'ufficiale giudiziario. E con in mano un provvedimento di sfratto esecutivo. Il signore dapprima si barrica in casa, non vuole uscire giacché non ha altro posto dove andare. A quel punto parte la telefonata alle forze dell'ordine e sul posto arriva una volante della polizia: i due agenti entrano e un po' con le buone, un po' con le cattive, convincono Marco Orvieto ad uscire da quella che era casa sua. Due stanze da letto, un salotto, una cucina e un bagno, all'incrocio tra via Fratelli Fontana e Lungadige Leopardi, 635 euro al mese, più le spese.
La proprietaria dell'appartamento, Ariella Caravello, è di Padova, e di quell'inquilino proprio non ne poteva più: «Ho contribuito abbastanza - dice alla fine della pietosa vicenda - alla causa dei pensionati». Da 14 mesi, infatti, l'uomo non pagava più l'affitto.
Marco Orvieto, trentino, ha alle spalle 36 anni di onorato lavoro, di cui 23 passati sull'autostrada, come benzinaio nell'area di servizio Paganella Est, che gli hanno fruttato una pensione che di questi tempi magri non è poi male: 1.230 euro al mese. 500 ne prende invece sua moglie, che dà una mano in cucina con la Risto 3 alla mensa della guardia di finanza. Eppure il reddito familiare non è bastato a pagare tutte le spese e la sua vicenda mostra quanto sia facile, ormai, passare da una situazione di quasi normalità direttamente alla strada.
Perché Marco Orvieti non sa proprio dove andare: «Per me non fa niente, vado anche a dormire sotto un ponte - spiega tra le lacrime - ma sono preoccupato per mia moglie». Liviana ha fatto richiesta ormai da tempo di una casa Itea: da anni soffre di un male grave e debilitante. I due, marito e moglie, si sono anche separati per dare più possibilità a Liviana di ottenere un alloggio popolare, ma non c'è stato nulla da fare. Nel 2000 Orvieto va in coma per una malattia rara, lo danno per morto: «Sarebbe stato meglio», dice lui, senza speranza.
E le spese cominciano ad accumularsi: bollette, gas, riscaldamento (in tutto 3.000 euro l'anno scorso), medicinali; è aumentato l'affitto di 100 euro, ci sono da fare i lavori in casa per metterla a norma, 700 euro promessi dalla padrona di casa ma mai visti.
E a un certo punto questa massa è diventata una valanga, che ha travolto i due. Il 3 ottobre scorso arriva la notifica di sfratto e ieri l'uomo è stato cacciato di casa, le chiavi consegnata alla padrona. Per Diego Faccini, segretario aggiunto della Cisl del Trentino con delega ai problemi della casa, si tratta di un caso significativo. «Anche le fasce medie della popolazione - spiega - sono sempre più colpite dagli aumenti dei prezzi degli affitti, che a Trento sono altissimi. Il fatto è che in questi anni mentre aumentavano i canoni le retribuzioni non crescevano in proporzione».
Faccini ha fiducia che la nuova legge sull'Itea porti anche un calmiere sui prezzi degli affitti, anche se in Trentino circa l'80% delle famiglie è proprietaria della casa in cui vive. Per chi è in affitto, invece, non pare esserci scampo al ricatto del mercato privato:
«Noi diciamo - sottolinea Faccini - che per essere giusto il canone non deve superare un quinto del reddito famigliare».
Nel caso di Marco Orvieto e di sua moglie, novelli senzatetto, il «giusto» affitto sarebbe stato di circa 350 euro. «Di casi come questo - spiega l'ufficiale giudiziario - ne vediamo circa 50 all'anno. Solo questa settimana, in tutto, saranno tre».