Mercoledì, 7 Giugno 2006
L'UNIVERSITà DEL FRIULI E I "NO" STORICI DI TRIESTE di ROBERTO MEROIIl 3 giugno è ricorso un anniversario che nessuno ha ricordato.
Trent'anni fa i giornali regionali diedero notizia che il Comitato per l'Università Friulana, presieduto dal professor Tarcisio Petracco, aveva annunciato la ripresa della sottoscrizione - che era stata avviata ufficialmente il 15 marzo 1976 - per una proposta di legge di iniziativa popolare richiedente l'istituzione dell'Università statale del Friuli.
Tale sollecitazione a riprendere la battaglia per un autonomo ateneo era partita significativamente da alcuni abitanti dei paesi friulani gravemente colpiti, con lutti e danni, dal devastante terremoto del 6 maggio.
Il messaggio era chiaro: sì alla ricostruzione di fabbriche, case e chiese, ma anche sì ad una università moderna che avrebbe contribuito alla crescita culturale del Friuli messo in ginocchio dagli eventi sismici.
La raccolta proseguì fino all'11 luglio. L'11 agosto 1976 tutte le firme autenticate da pubblici ufficiali e regolarmente munite dei relativi certificati elettorali provenienti da centinaia di comuni, furono presentate, entro i termini di legge, a Roma alla Camera dei deputati.
In pochi mesi e nonostante l'interruzione dovuta al terremoto, i cittadini elettori (quindi con oltre 18 anni) che aderirono alla proposta d'istituzione dell'Università del Friuli furono oltre 125 mila. Fu un plebiscito. E i politici friulani, anche quelli condizionati da Trieste ed avversi alla nascita della seconda università in regione, dovettero prenderne atto e piegarsi all'evidenza.
Così, l'Università degli Studi di Udine nacque con la legge statale di ricostruzione del Friuli terremotato.
In seguito, come noto, l'Università di Udine ha gradualmente aperto corsi di laurea su tutto il territorio friulano, comprese la Province di Gorizia e di Pordenone, dimostrando di essere davvero un ateneo aperto al territorio.
Quello che, trent'anni fa, non voleva, ostinatamente non voleva fare l'Università di Trieste! Doveva essere l'unica università regionale, mantenendo però tutte le facoltà a Trieste. Guai a pensare alla nascita di una nuova università.
A Trieste avevano paura di perdere iscritti, di morire come università. Oggi è sotto gli occhi di tutti come entrambe le università della Regione Friuli Venezia Giulia abbiano fortemente allargato le loro scelte formative e il numero di studenti. L'Università di Trieste è più che raddoppiata...
Trent'anni fa Trieste diceva di no a tutto quanto, secondo quella città, avrebbe potuto sminuirne il prestigio, e si chiudeva a riccio. Oggi le cose sono cambiate perché le strategie sono cambiate: Trieste è uscita dai suoi ristretti confini comunali, ha cercato e trovato adeguati e strategici consensi tra i friulani stessi.
Trent'anni fa, il professor Petracco scriveva: «Dove le menti non sono ancora abbastanza aperte e chi affronta i problemi culturali e sociali mira più ad affermare se stesso che a risolvere quelli, trovano facile gioco coloro che hanno l'interesse ad impedire e a disgregare l'unità che temono». Oggi, purtroppo, è peggio di allora.