Assassini NOI non ne abbiamo.
Caso D’Elia, la rivolta dei poliziotti
Il Sap: lasci. Dubbi nella Silp-Cgil. E la procura di Firenze apre un’inchiesta
Da un lato l’iniziativa del Sap. Dall’altro quella dell’Udc. E così prosegue la polemica sull’ex terrorista di Prima linea Sergio D’Elia, condannato nel 1978 per l’uccisione del poliziotto Fausto Dionisi, e ora eletto deputato per la Rosa nel pugno. Intanto la procura di Firenze ha avviato accertamenti sulle dichiarazioni dell’ex militante di Prima linea Roberto Sandalo, secondo il quale D’Elia avrebbe avuto un ruolo in una rapina in banca avvenuta negli anni ’70, in cui sarebbe rimasta uccisa una guardia giurata.
IL SAP - Tre milioni di cartoline da spedire a Montecitorio con un’unica frase: chiediamo le dimissioni di D’Elia da segretario della presidenza della Camera. E poi raccolta di firme in tutte le città per una legge elettorale, manifestazioni nelle piazze. Circa 1.300 email di adesione arrivate sul sito. E la distribuzione di un gadget: un bottone nero in segno di lutto. Filippo Saltamartini, segretario generale nazionale del Sap, sindacato autonomo di polizia che ha una storia vicina alla destra, spiega: «D’Elia? Vogliamo che si dimetta dall’ufficio di presidenza della Camera. Prima di tutto perché ha una pendenza: il processo non ha risarcito i danni alla parte civile. E poi perché con una legge elettorale diversa non credo che i cittadini lo avrebbero votato». Inutile, poi, ricordargli che D’Elia in questi anni è cambiato: «È un ragionamento che può valere per un gelataio, non per un ex terrorista. Per quanto ci riguarda, un condannato per reati gravi non può essere eletto in Parlamento. D’Elia cerca di nascondere le sue responsabilità: è stato condannato all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, ma il tribunale di Roma lo ha ingiustamente riabilitato».
LA SILP-CGIL - Ma quella del Sap è una posizione molto diversa dalla Silp-Cgil. Il segretario Claudio Giardullo, infatti, prende le distanze dall’iniziativa di ieri e dalle molte dichiarazioni politiche: «C’è il rischio che il dolore dei parenti delle vittime e dei poliziotti sia strumentalizzato. L’iniziativa del Sap e dei partiti del Polo ha sempre più questo sapore. Non mi interessa una battaglia fatta adesso e in questo modo. Ho il dovere di difendere le famiglie dei poliziotti. D’Elia? Per la legge italiana chi ha scontato la pena può essere eletto, a prescindere dalla parte politica». Sulla stessa linea anche il segretario regionale toscano, Renato Scalia, che però ribadisce la sua richiesta di dimissioni a D’Elia «solo per ragioni di opportunità».
L’UDC - E ieri è arrivato anche l’affondo di Carlo Giovanardi: «D’Elia scrive cose false sul suo ruolo in Prima Linea. Lui è stato uno dei capi di uno dei gruppi terroristici più sanguinosi. Lo faremo sapere a tutti». Detto fatto. Il gruppo parlamentare udc ha fatto recapitare nella casella di tutti i deputati stralci della sentenza di condanna della Corte d’Assise di Firenze nei confronti di D’Elia, confermata in Appello e in Cassazione. Nella lettera di accompagnamento, firmata dal capogruppo Luca Volontè e da Giovanardi, si sottolinea come l’iniziativa sia stata presa per dimostrare che «le affermazioni di D’Elia a Bertinotti non corrispondono alla verità».
Sergio D'Elia, esponente della Rosa nel pugno e presidente dell’associazione «Nessuno tocchi
Caino», in gioventù fece parte di Prima Linea e fu nel commando per l’azione in cui morì l’agente Fausto Dionisi. D’Elia è stato eletto segretario di presidenza della Camera
Dopo le polemiche, D’Elia ha scritto una lettera al presidente della Camera Fausto Bertinotti: «Non accetto di rimanere ostaggio perpetuo della memoria, del mio passato e di ciò che ho fatto trent’anni fa». Bertinotti ha poi spiegato che «dal punto di vista istituzionale non ci sono possibili obiezioni»
Il gruppo parlamentare Udc ieri ha fatto recapitare nella casella di tutti i deputati ampi stralci della sentenza di condanna di Firenze nei confronti di Sergio D'Elia, confermata in appello e in Cassazione. Per dimostrare, spiega l’Udc, che le sue parole «non corrispondono alla verità» Angela Frenda
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