Girato da tre riservisti, ha appena vinto il Tribeca Film Festival
E poi la storia del primo caduto, un ex clandestino guatemalteco
La guerra filmata dal soldato
un documentario-choc in Usa
dal nostro inviato RICCARDO STAGLIANO'

La guerra filmata dal soldato
un documentario-choc in Usa



NEW YORK - Sui giornali Usa appaiono i primi paragoni tra il massacro di Haditha, dove 24 civili iracheni sarebbero stati uccisi in rappresaglia dai marines, e quello di My Lai in Vietnam dove un villaggio venne sterminato dai soldati americani. Nei cinema si racconta invece la guerra dal punto di vista di chi la combatte. e, sui due fronti, continua a morire.

Questo fine settimana è uscito nelle sale "The War Tapes" il primo documentario - che ha appena vinto il Tribeca Film Festival - in cui sono stati proprio tre riservisti della Guardia nazionale a riprendere per un anno la loro vita quotidiana al fronte. La telecamera è sempre con loro.

Di pattuglia sui blindati, quando esplode un improvised explosive device, quelle bombe artigianali che hanno fatto circa un terzo delle vittime tra gli americani. Mentre fanno un raid in una casa occupata da un paio di insorti che feriscono un marine e poi vengono uccisi.
Quando, in un incidente, la loro jeep investe una donna per strada tranciandola in due. La registrazione non si ferma mai, neppure di fronte alle immagini più raccapriccianti. Registra anche l'ammissione di uno di loro di non aver fatto niente per fermare un cane che si cibava della carne dei ribelli appena uccisi: "Perché dovevo farlo? Almeno avrà la pancia piena". O ancora quando un altro commenta: "Siamo qui per aiutarli e invece li ammazziamo".

"E' il miglior documento - sia libro, film o articolo - sulla guerra in Iraq" ha assicurato John Burns, l'inviato a Bagdad del New York Times. tanto più forte perché ad averlo realizzato non sono pacifisti ma persone convinte che, fosse anche solo per il petrolio - come
dicono due dei protagonisti - quella guerra andava fatta.

La via intimista alla denuncia dei disastri della guerra è quella scelta dalla svizzera Heidi Specogna. In "La breve vita di Jose Antonio Gutierrez". Molto ben accolto al Sundance festival, racconta la storia del primo soldato Usa morto al fronte il 20 marzo 2003. Un ex trovatello guatemalteco, immigrato clandestino in America, arruolatosi per diventare cittadino statunitense. L'autrice, a partire da due foto - una a 8 anni, l'altra in uniforme - ricostruisce un'esistenza simile a tanti che tentano la carta dell'esercito in una speranza di riscatto.

A giorni invece sarà presentato a New York, all'interno dello Human Rights Watch Film Festival, il pluripremiato Iraq in fragments" di James Longley che ha trascorso più di due anni, dal febbraio 2003
all'aprile 2005, in giro per il paese devastato. Correndo rischi enormi e finendo brevemente in carcere con l'accusa di aver filmato i cadaveri di alcuni membri dell'esercito del Mehdi, il filmaker
americano ha raccontato l'Iraq quotidiano da nord a sud. Le speranze di indipendenza dei curdi. La vita post-saddam di un meccanico 11enne di Bagdad. Il lungo assedio che precedette la mattanza di Falluja. Il movimento di Moqtada al Sadr nelle parole dello sceicco al Kafaji, suo luogotenente a Nassiriya e per questo ben noto al contingente italiano.

In contemporanea con The War Tapes è uscito (anche in versione dvd) "The cult of suicide bomber" in cui l'ex agente della cia Robert Baer, noto in italia per i libri "Dormire con il diavolo" (sui rapporti incestuosi tra Usa e Arabia saudita) e "La disfatta della Cia", racconta la genesi dell'uso dei kamikaze come strumento di
guerra moderna. Grazie alle sue formidabile entrature l'uomo - che George Clooney ha impersonato nel suo "Syriana" - riesce a far parlar in video per la prima volta sia i familiari degli attentatori più famosi (che si rifiutano di chiamarli "suicidi" ma "martiri", la cui
venerazione sopravvive di molto alle loro gesta) sia i generali israeliani che davano loro la caccia.

Il reportage passa dall'Iran, dove la tecnica sarebbe nata, al Libano, alla Palestina per arrivare all'Iraq dove si fanno saltare in aria in un mese più kamikaze di
quanto succeda nel resto del mondo in un anno intero. "L'arma intelligente definitiva" commenta amaro Aaer "economica e ad alto effetto, in termini simbolici e di perdite per il nemico". Una tesi ripresa dal libro recente del professor Robert Pape in cui,
ridimensionando il fattore religioso, se ne spiega piuttosto la "logica strategica".

(7 giugno 2006)