ANNIVERSARIO
«Études», la Civiltà cattolica dei gesuiti francesi, compie 150 anni: dalle battaglie antimoderniste alle aperture al Maggio 1968. Parla il direttore De Charentenay
E il «martello» divenne un pungolo
Di Filippo Rizzi
Ha solo sei anni in meno della sua sorella La Civiltà Cattolica e porta su di sé la comune autorevolezza culturale di aver combattuto, lungo tutto l'Ottocento e la prima metà del Novecento, battaglie di uguale asprezza, di essere stata, come scrissero alcuni giornali d'Oltralpe, il «martello di Pio X» contro il modernismo e non ultimo di aver lottato contro la deriva laicista e la secolarizzazione della società.
Tutto questo è stato ed è la storia di Études, la nota rivista dei gesuiti francesi fondata nel lontano 1856 a Parigi dal nobile russo Ivan Gagarin, che abiurerà la fede ortodossa per abbracciare prima il cattolicesimo e poi la Compagnia di Gesù. Proprio in questi giorni il mensile culturale ha raggiunto lo storico traguardo dei 150 anni di vita e il 13 giugno si terrà a Parigi alla Maison de l'Unesco una giornata di studio che ne ripercorre il secolo e mezzo di vita, riflettendo sull'impronta che il periodico ha lasciato nella società francese.
Nel corso della sua esistenza Études ha visto comparire lungo le sue colonne le firme di grandi intellettuali del cattolicesimo francese ma non solo: dal generale Charles de Gaulle al filosofo Paul Claudel, all'antropologo evoluzionista Pierre Teilhard de Chardin, al teologo Romano Guardini. allo storico e psicanalista Michel de Certeau, all'arcivescovo emerito di Parigi, il cardinale Jean Marie Lustiger. Ma Études si è trovata ad essere anche la vetrina privilegiata da cui quasi tutti i teologi francesi, periti al Concilio Vaticano II, i cosiddetti ispiratori della Nouvelle théologie - solo per citarne alcuni: Jean Daniélou, Henri de Lubac, Marie Dominique Chenu, Yves Marie Congar - hanno mostrato come il «vento conciliare» avrebbe cambiato il ruolo della Chiesa e del suo laicato nel confronto con il mondo e la modernità.
Una lunga vita editoriale che non è stata solo costellata di luci, ma anche di ombre: per due volte la rivista fu sopp ressa, nel 1870 e nel 1880, a causa dell'espulsione dei gesuiti dalla Francia. Oggi con lo storico traguardo dei 150 anni è forse più il tempo di non fare affrettati bilanci sul glorioso passato ma di guardare soprattutto con fiducia alle sfide e prospettive che attendono il futuro della rivista. Ne è convinto l'attuale direttore Pierre de Charentenay, un gesuita dai tratti gentili con in tasca una laurea in Scienze politiche alla Fordham University di New York. Dal suo studio parigino, colmo di libri e di corrispondenze provenienti da tutto il mondo, nella centralissima rue D'Assas, Charentenay elenca proprio le priorità che attendono la rivista: quelle di continuare ad essere un pungolo critico per la Francia laica.
«Come nel 1905 durissima fu la nostra battaglia perché non fosse approvata la legge che separava la Chiesa dallo Stato - annota il religoso - così oggi, pur essendo mutati i contesti storici, non è cambiato lo spirito. Ad esempio ferma è stata la nostra condanna, in un recente editoriale, per le misure sull'immigrazione decise ultimamente dal ministro degli Interni Sarkozy. La nostra forza sta nel criticare liberamente sia i gaullisti che i socialisti, pensando all'interesse generale e al bene comune».
I temi cruciali su cui Études, focalizzerà il suo futuro editoriale, secondo Charentenay, saranno quelli già messi in agenda nel recente passato: dalla bioetica all'eutanasia, al diritto alla vita, al fermo «no» ai Pacs ma anche ai rischi della globalizzazione, al divario tra Nord e Sud del pianeta, alle nuove povertà, alla crisi del matrimonio e delle vocazioni e ai problemi dell'ambiente. «Oggi nella laicissima Francia repubblicana - rivela il direttore con una punta di orgoglio - continuiamo ad essere la prima rivista culturale del Paese e riceviamo un sostegno dal ministero degli Esteri, che ha riconosciuto il valore aggiunto del periodico per la cultura e la lingua francese. La nostra pubblicazione arriva ovunque e in tutte le ambasciate. Negli ultimi dieci anni c'è stato un incremento di circa seimila copie».
La rivista, agli occhi di Charentenay, trova la sua risorsa maggiore nel riuscire a parlare a tutti, nel rispetto di quella «cultura plurale» tanto cara alla Francia repubblicana: «Il nostro punto di vista è accettato e riconosciuto da tutti, soprattutto sulle questioni di politica internazionale. Segno evidente di questo stile è anche la collaborazione, ad esempio, dell'ex primo ministro socialista Michel Rocard o dello storico di fama internazionale René Rémond».
Il periodico dal suo osservatorio privilegiato ha anche cercato di spiegare la contestazione studentesca del maggio 1968. «Ricordo il memorabile articolo di Michel de Certeau - rivela oggi con una punta di nostalgia il gesuita Paul Valadier, storica firma del mensile di cui fu anche direttore dal 1981 al 1989 - secondo cui l'occupazione della Sorbona aveva lo stesso valore simbolico della presa della Bastiglia nel lontano 1789». Della sua lunga direzione padre Valadier, esperto di questioni teologiche e filosofiche, rammenta soprattutto le grandi battaglie come la parità scolastica (1984), le questioni di bioetica, la fecondazione medicalmente assistita, le riflessioni cruciali sull'eugenetica. «Sono stati terreni di scontro e di incontro - osserva - in cui ci siamo confrontati con il mondo laico, ma sempre è stato rispettato il nostro punto di vista. La nostra forza? Cercare di dare un contributo di riflessione, attraverso la nostra identità, non solo su questioni ecclesiastiche ma su campi diversissimi quali il cinema, il potere dei nuovi media (e penso soprattutto a Internet e alla tv via cavo), la democrazia, la libertà di pensiero».
Uno sguardo particolare e non disinteressato sul futuro di Études arriva roprio da Villa Malta a Roma, dove ha sede oggi La Civiltà Cattolica. Il suo direttore Giampaolo Salvini annota: «Siamo nati negli stessi anni e abbiamo combattuto b attaglie molto simili in un'Europa molto anticlericale, la lotta al comunismo e alla massoneria. Credo che uno dei tratti più belli della rivista francese è quello di essere un punto di osservazione non comune per conoscere, in ogni aspetto della fede cristiana, il pluralismo della realtà contemporanee». Ma padre Salvini evidenzia anche le specifiche differenze tra i due periodici. «In un certo senso Études è rispetto alla Civiltà Cattolica più aperto al mondo laico e d'avanguardia. Sul nostro quindicinale possono scrivere solo gesuiti e per statuto siamo legati da un particolare vincolo di obbedienza alla Santa Sede. Ma una cosa ci rende sorelle: l'annuale proficuo scambio di articoli. Il mio augurio per il futuro? Di godere della stessa buona salute e autorevolezza che ha contraddistinto i primi 150 anni di vita. Noi da Roma facciamo il tifo».
http://www.db.avvenire.it/avvenire/e...lo_654653.html




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): il cristianesimo di per se non assicura nulla
