Trovata citta' di Castore e Polluce
Era nascosta da 2.300 anni, ma niente scavi, mancano fondi
(ANSA) - ROMA, 6 APR - E' stata scoperta nel Parco dei Monti Aurunci un'area urbanistica di 2.300 anni fa. Si tratta forse di Amyclae, fondata da Castore e Polluce. Il sito dista solo 2,5 km da Fondi e si affaccia sulla piana tra Terracina e Sperlonga, nel basso Lazio. Il direttore generale per i Beni archeologicipensa in un futuro a istituire dei percorsi di visita, mentre sono escluse campagne di scavo per mancanza di fondi.
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Roma, dibattito sulla scoperta della mitica Amyclae
Data: Thu, 6 Apr 2006 18:25:42 +0200 (CEST)
L'evento è stato ospitato al Complesso Monumentale di San Michele a Ripa
*Roma, dibattito sulla scoperta della mitica Amyclae*
Individuata la città che combatté contro Enea. Presenti alla conferenza
gli autori dello studio Stefania Gigli e Lorenzo Quilici e il direttore
generale per i Beni Archeologici del ministero per i Beni e le Attività
Culturali Anna Maria Reggiani
Roma, 6 apr. (Adnkronos Cultura) - Cercata dagli studiosi fin dal
Cinquecento, sembrerebbe finalmente provata la reale esistenza della
mitica Amyclae, città che combatté contro Enea al suo sbarco nel Lazio:
Stefania Gigli, direttrice del dipartimento di studio delle componenti
culturali, umane e relazionali del territorio e Lorenzo Quilici,
direttore dell?Istituto di Archeologia dell?Università di Bologna,
l?avrebbero individuata tra i resti, curiosamente ignorati fino a oggi,
di una grande città edificata nel VI secolo a.C. su un terreno di ben 33
ettari in cima al monte Panara, nel parco naturale dei Monti Aurunci,
tra Sperlonga e Terracina.
Dal giorno della recente scoperta della città che si trova a soli 2,5
chilometri in linea d?aria da Fondi, il dibattito archeologico attuale
si è diviso tra chi la identifica proprio in Amyclae e chi, invece,
cerca le risposte della sua esistenza altrove; un dibattito al quale
oggi, in occasione della VIII Settimana della Cultura, si è aperto il
Complesso Monumentale di San Michele a Ripa con la presentazione della
scoperta da parte di Anna Maria Reggiani, direttore generale per i Beni
Archeologici del ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Fondata dai Greci provenienti da Laconia, venuti dal mare sotto la guida
di Glauco, figlio del re di Creta Minosse, e dai Dioscuri Castore e
Polluce, Amyclae era stata idealmente collocata sul fondo dei laghi o
dei fiumi della piana di Fondi, così come la dipinse anche Nicolas
Pussin. Almeno finché, nel corso dei recenti lavori di restauro e
valorizzazione dei tre chilometri della via Appia di epoca romana che
attraversano il parco naturale, Lorenzo Quilici si è spinto sulla
sommità del monte Panara, essendogli stata indicata la presenza di mura
poligonali.
''Credevo si trattasse di uno dei numerosi fortini che si trovano sul
nostro territorio, o semplicemente della roccia della montagna, ma
quando decidemmo di arrampicarci fin sul monte lo spettacolo che si aprì
di fronte ai nostri occhi fu sorprendente'', ha raccontato Quilici
presentando la scoperta in una conferenza-dibattito nella Sala dello
Stenditoio del San Michele.
''Si trattava di un oppidum incredibilmente vasto, rimasto
incredibilmente ignoto alla scienza, forse per la difficoltà di
raggiungere il luogo, a 320 metri di altezza, invaso dalla vegetazione
del parco naturale - ha spiegato Quilici - La città, anche grazie alle
foto aeree realizzate, si presenta circondata da 2,7 chilometri di mura
monumentali costituite da blocchi che raggiungono, in alcuni casi, la
lunghezza di tre metri. Sul versante sud occidentale si presenta
l?ingresso della città protetta da una fortezza, un potente punzone dal
quale era possibile dominare l?intero territorio sottostante.
All?interno delle mura, una serie di terrazzamenti regolarizzavano il
terreno della città, una sorta di piano regolatore arcaico che rese
possibile la disposizione di case e costruzioni''.
Una grande città, dunque, non solo un centro abitato; una città che,
viste le proporzioni, la posizione favorevole e di controllo e
l?imponenza delle sue mura di cinta, deve aver lasciato un segno
importante sul territorio.
''Per questi motivi dobbiamo chiederci: che cos?è questa città? - ha
dichiarato Stefania Gigli - l?unica spiegazione plausibile collegherebbe
la scoperta a una città tanto importante, ma mai trovata, da lasciare il
suo nome al tratto di mare compreso fra il promontorio del Circeo e
Gaeta: il golfo detto ?Sinus Amyclanus?. Si tratterebbe dunque di
Amyclae, città evocata già come distrutta nel II secolo a.C., anche se
ora si pone il problema del suo rapporto con Fondi, centro abitato che
esisteva, almeno in parte, quando era ancora esistente la città in alto''.
Forse Fondi fu il luogo in cui si spostarono i superstiti di Amyclae una
volta distrutta la loro città, o forse il piccolo centro in pianura
conobbe il suo sviluppo proprio in conseguenza dell?improvvisa
distruzione di Amyclae. Le leggende, infatti, narrano di una città
abbandonata in seguito a un?invasione di serpenti che gli abitanti,
membri di una setta pitagorica che impediva di uccidere gli animali, non
si curarono di sterminare (spiegazione che portò gli studiosi a
collocare idealmente Amyclae in una zona paludosa), ma anche di una
città i cui abitanti, legati invece alla setta pitagorica votata al
silenzio, si sarebbero rifiutati di gridare l?allarme all?arrivo del
nemico, dal quale sarebbero stati sterminati. In realtà, l?ipotesi più
probabile è che la città sia stata abbandonata e distrutta a causa di un
fortissimo terremoto, la cui violenza è ancora testimoniata dalle
fratture e i crolli delle mura monumentali. A tutti questi interrogativi
dovranno rispondere i prossimi scavi e le indagini che oggi gli studiosi
sperano di poter avviare al più presto in collaborazione con la regione
Lazio.
(fonte: www.adnkronos.it)


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