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    Predefinito Il perche della pirateria musicale? colpa della case discografiche...

    Tiscali chiude il juke box on line: discografici troppo avidi
    Davide Madeddu


    Il juke box interattivo è spento: il popolo degli internauti non potrà più ascoltare musica dal Tiscali Juke Box, il sistema che dava la possibilità di ascoltare legalmente in streaming milioni di pezzi musicali, selezionandoli per autore, genere, o semplicemente scegliendo playlist già definite e messe a disposizione da altri utenti.
    La società cagliaritana, che aveva lanciato il servizio contemporaneamente in Italia e Regno Unito il 26 aprile, ha infatti deciso di spegnerlo. Ma lo fa con un pesante atto di accusa nei confronti della majors discografiche, tacciate di poca lungimiranza e di eccessiva sete di guadagno. Un vecchio ritornello, questo, ed una delle cause principali di quella che le stesse majors, incapaci di comprendere il mercato e l´evoluzione tecnologica, si ostinano a definire "pirateria" ma che per la maggior parte degli internauti è una semplice autodifesa.

    La clamorosa decisione del management di Tiscali, se da un lato priva moltissimi utenti della possibilità di ascoltare musica da Internet legalmente, dall´altro mette di fronte alle proprie responsabilità i grandi distributori discografici. Con il risultato che il popolo di internet non potrà più beneficiare, scrive la compagnia in una nota, «del servizio, sviluppato sulla piattaforma di Mercora, che da oltre un anno sta offrendo peraltro con grande successo la stessa possibilità di ascolto legale negli Stati Uniti». Il motivo della disdetta è spiegato dalla stessa compagnia. «Il servizio - scrive Tiscali - è stato giudicato dalle major discografiche "troppo interattivo" per il solo fatto che permette agli utenti di Internet di effettuare ricerche per "autore", oltre che per genere». Quindi, ricordando che i diritti musicali online si dividono in "non interattivi", che possono essere negoziati con le collecting society, e "diritti interattivi" che devono invece essere negoziati con le singole case di produzione i responsabili dell´azienda subito aggiungono. «Dopo aver siglato un accordo sperimentale della durata di un anno basato su una gestione di diritti non interattivi, Tiscali riceve la richiesta da parte delle case discografiche di modificare il servizio togliendo la modalità di ricerca per artista o, alternativamente, di negoziare con le singole case i diritti ritenuti interattivi».
    E non mancano le prese di posizioni polemiche dei responsabili dell´azienda che, dopo la sospensione del servizio, ricordano come «lo stesso servizio, ancora più completo e con tutte le funzioni oggi qui contestate, viene offerto da Mercora negli Stati Uniti ed in Canada dove è ritenuto perfettamente legale».

    L´interruzione del servizio musicale non riguarda poi, come precisa la compagnia italiana con base operativa in una struttura che si affaccia sul mare alla periferia di Cagliari. «Tutta la vicenda non impatta solo sul Tiscali Juke Box ma sull´intero mercato della distribuzione di musica legale online», andando a vantaggio, come chiosano ancora i dirigenti della compagnia «del proliferare dei servizi di pirateria musicale».

    Tiscali non è il primo servizio di distribuzione musicale on line a cadere sotto i colpi della voracità della distribuzione discografica. D´altronde basta ricordare la diffidenza con la quale venne accolta, tre anni fa, l´iniziativa della Apple di lanciare il primo negozio di musicale digitale on line. Per mesi alcune etichette rifiutarono di collaborare, salvo poi cedere sotto il peso dell´enorme successo dell´iTunes Music Store sostenuto però dalla straordinaria diffusione dell´iPod, il lettore musicale della stessa Apple. E anche recentemente la Apple ha dovuto fare la voce grossa per resistere alle pressioni dei discografici che volevano aumentare i prezzi dei brani in vendita, da 99 centesimi (di dollari negli Usa, di euro in Europa) a 119. Ma la Apple ha alle spalle quasi un miliardo e mezzo di pezzi musicali venduti e ha i muscoli per resistere alle pressioni. Formidabili, dobbiamo certo riconoscere: il mercato mondiale della musica è in mano a cinque attori che in alcuni mercati hanno anche degli accordi di cartello.

  2. #2
    moderatore di bachelite
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    se un cd costa in media ormai 21,50 euro la colpa è anche della catena distributiva, non solo delle major.

  3. #3
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    Il problema di internet riguarda le piccole case discografiche, non le major. Anzi, per queste ultime è tutta pubblicità, mentre alle piccole toglie l'aria per sopravvivere. Lo stesso boss della casa discografica che sta publicando il CD del mio gruppo ha detto che se le cose continuano così, con la gente che scarica invece che comprare, sarà costretto a chiudere bottega entro un anno.

    Chiunque di voi suona in un gruppo emergente, ha amici che ci suonano, o semplicemente ha a cuore il mondo della musica uncderground ed emergente, dovrebbe fare a meno di scaricare musica di artisti che vendono per piccole label, e dovrebbe invece comprargli il disco, perchè così continuando, a lungo andare, non ci rimarrà da ascoltare nient'altro che la musica commerciale che propongono le major. Le quali a generi diversi da quello non sono interessati, mentre le etichette che li pubblicano stanno morendo una dopo l'altra.

 

 

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