Magdi Allam: «Un grande successo, ma l'Occidente non tradisca se stesso»
intervista di Luca Fiore
Tornano alla mente le immagini agghiaccianti delle teste decapitate degli ostaggi occidentali, i corpi devastati dalle autobombe dei civili iracheni, le stragi tra le giovani reclute della polizia, ma anche centinaia di vittime del contingente internazionale: americani, inglesi, italiani. Il cervello di questo mercato dell'orrore era lui: Abu Musab al Zarqawi, il numero uno di al-Qaeda in Iraq, ucciso l'altra notte in un raid aereo. Che portata ha la sua scomparsa nel quadro della lotta al terrorismo in Iraq e nel mondo? Lo abbiamo chiesto a Magdi Allam, vice direttore del Corriere della Sera e grande conoscitore delle logiche del terrorismo islamico, che si rallegra della notizia ma non risparmia dure critiche all'Occidente che accusa di arrendevolezza etica e politica, ribadendo le tesi del suo ultimo libro “Io amo l'Italia, ma gli italiani la amano?” (Ed. Mondadori). Magdi Allam, come giudica la notizia dell'uccisione di al Zarqawi? Ritengo che sia un durissimo colpo ai burattinai del terrore in Iraq che avrà delle conseguenze sulla strategia del terrorismo islamico non soltanto in Iraq ma anche altrove nel mondo. Stiamo parlando di al-Qaeda, una rete globalizzata del terrore che ha individuato in Iraq il suo principale fronte di “guerra santa”. Ciò non significa che l'attività terroristica si fermerà, ci sono in circolazione ancora tanti burattini del terrore, robot della morte; ma certamente per quelli che pianificano, gestiscono e strumentalizzano il terrorismo, si tratta di una sconfitta. (...) Cosa significa questa uccisione per gli Stati Uniti e il governo iracheno? Per il popolo iracheno è un giorno di festa, per gli americani un successo del quale possono essere orgogliosi. Dobbiamo prendere atto che questo è un terrorismo che colpisce prevalentemente la popolazione civile irachena e che l'uccisione di al Zarqawi si è potuta realizzare anche per la graduale e la sempre più esplicita presa di distanza degli iracheni dal terrorismo. La tensione è ancora alta anche in Afghanistan e in questi giorni la Somalia sembra essere diventata una nuova roccaforte jihadista. Non è comunque un buon momento... Certamente il quadro è estremamente preoccupante. Abbiamo da un lato al-Qaeda che procede con una strategia ben delineata, mentre dall'altra parte l'Occidente è diviso e ciascun Paese è fragile al suo interno. L'orientamento generale è quello dell'arretramento, si fa finta di non vedere che la Somalia, appunto, è caduta nelle mani di al-Qaeda, che l'Afghanistan e l'Iraq, se abbandonati subirebbero la stessa sorte. Si continua, poi, a concepire il terrorismo come un fenomeno reattivo, si parla di “resistenza” della popolazione irachena. Ma questa è veramente un'assurdità quando la gran parte delle vittime in Iraq sono proprio civili iracheni. Vuol dire che l'Occidente è stanco di questa lotta al terrorismo? L'Occidente è malato. L'Occidente soffre di un profondo male interiore che è un male che attiene alla crisi dei valori, alla crisi dell'identità, alla rinuncia a voler aprire gli occhi. Manca la volontà di assumere in primo luogo posizioni etiche e di conseguenza perseguire delle politiche responsabili per salvaguardare la propria vita, la propria libertà e la propria civiltà. Lei ha denunciato recentemente il rapporto ambiguo dell'Occidente con i Fratelli Musulmani, soprattutto per quanto riguarda, oltre la Palestina, anche la Siria e l'Egitto. Perché? Perché l'Occidente sta sdoganando e legittimando i Fratelli Musulmani sia nei Paesi musulmani, sia all'interno stesso dell'Occidente, illudendosi che possano essere degli alleati utili nella lotta contro lo jihadismo. In realtà è come passare dalla padella alla brace, perché se Bin Laden rappresenta una minaccia, e questo è un fatto indubbio, questa minaccia è circoscritta. Viceversa il pericolo che proviene dai Fratelli Musulmani, che è un'organizzazione internazionale che mira al potere e all'imposizione della legge islamica ovunque nel mondo, è ancora maggiore. Il pericolo deriva dal fatto che questa organizzazione controlla moschee, scuole coraniche, enti finanziari, istituzioni dello Stato ed è in grado di plagiare e sottomettere fascie più ampie di musulmani. L'occidente si sta comportando in modo miope immaginando di poter mercanteggiare sui valori e sulla vita per salvarsi nel brevissimo periodo senza rendersi conto che sta compromettendo la propria sicurezza nel lungo periodo.