di Maurizio Blondet [09/06/2006]
Frame preso dall'emittente russa NTV, sul posto dove è avvenuto l'omicidio di Musa Nalgiyev, capo delle forze speciali russe.
MOSCA - Putin ha inviato un messaggio ad Israele, per parare un attacco militare all’Iran che ritiene imminente.
Lo rivela il Jerusalem Post (1) in un articolo in cui sottolinea il seguente strano particolare: Mosca ha inviato il messaggio «attraverso intermediari degli USA», e ciò «benchè Israele e Russia abbiano buone relazioni e una linea diretta di comunicazione».
Infatti, Putin è convinto che Israele «dà maggiore attenzione ai messaggi che arrivano da Washington».
Sic.
Il succo dell’avvertimento pare essere questo: Mosca non vuole che l’Iran si faccia la bomba, ma è convinta che questo non avverrà prima di dieci anni, e dunque c’è ancora spazio per la diplomazia. Per contro, un’azione militare preventiva avrebbe conseguenze che traboccherebbero oltre la frontiera russo-iraniana e destabilizzerebbero il Caucaso, l’Asia centrale e la Cecenia, a danno degli interessi russi nella region e.
Pronta la risposta, sotto forma di attentato proprio in un’area del Caucaso in via di destabilizzazione: l’Ingushezia.
Musa Nalgiyev, il capo delle forze speciali russe (OMON) nella regione, è stato ucciso con tre dei suoi bambini e due guardie del corpo nella città di Karabak, da uomini armati di mitragliatori, mentre saliva in auto (2).
Si tratta di aree non solo vicine alla Cecenia, ma dove abitano forti minoranze russe, ora sotto la sovranità delle «neo-democrazie» colorate.
Nei giorni scorsi Putin aveva chiarito che il rispetto dell’integrità territoriale di Georgia
e Moldavia era condizionato allo status di queste regioni russofone.
Se il Kossovo di lingua albanese ha potuto staccarsi dallo Stato di cui faceva parte, perché questo diritto non verrebbe riconosciuto all’Ingushezia e alla Transnistria abitata da russi?
Una di queste aree, forse la più delicata, è la Crimea.
Non solo è abitata in maggioranza da russi, ma è - o era - il quartier generale della flotta russa sul Mar Nero, oggi separata dalla madrepatria.
In Crimea, provocatoriamente, Gran Bretagna e Ucraina hanno programmato un’esercitazione militare congiunta dal nome significativo, «Tight Knot 2006» (nodo solido), nell’ambito del progetto di entrata accelerata dell’Ucraina nella NATO.
L’esercitazione ha dovuto essere rimandata per le forti manifestazioni di protesta: all’arrivo di una nave USA piena di Marines nel porto di Fedosia i l 27 maggio scorso, la gente era scesa in piazza al grido «yankees go home». (3)
Ora alcuni parlamentari russi della Crimea hanno dichiarato la loro regione «Nato-free».
La voglia di destabilizzare un’area percorsa da tensioni esplosive è evidente.
Nel suo messagio ad Israele, Mosca parla del rischio che un attacco all’Iran porti la regione su
«un piano inclinato» verso un pullulare di conflitti.
Sul piano inclinato, la NATO sta spalmando più sostanze viscide che può.
Che ne dice D’Alema?
Lo sa Parisi?




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