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Risultati da 1 a 10 di 60
  1. #1
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    Thumbs up Voci: Giorgetti dimissionario. Salta Pontida

    ..da fonti ben informate

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  2. #2
    naufrago
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    Der, queste le ho lette anche io ma sembrano voci messe in giro volontariamente... aspettiamo eventuali conferme, anche perchè credo che la LN se dovesse effettivamente annullare Pontida, lo farà 2 giorni prima... loro dicono che chi non condivide l'andazzo leghista sono 4 gatti tra dentro e fuori la lega, e poi annullano Pontida... per me se l'annullano è perchè temono contestazioni e la cosa sarebbe l'ennesima dimostrazione della democrazia presente in lega oggi.

  3. #3
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    Esatto.Aspettiamo. Ma se dovessero annullare Pontida (prima non volevano farla per pura di contestazioni, poi la hanno confermata per non dare un segnale di debolezza e adesso , di nuovo, la annullano) sarebbe davvero un segnale che ormai la Lega è nelle mani di 4 terroni pavidi, ignoranti quanto arroganti.

  4. #4
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  5. #5
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    Chissà...noi intanto continuiamo i preparativi per la nostra Pontida frontista.
    La macchina organizzativa non si ferma

    Luca
    Comunità Antagonista Padana

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Luca
    Chissà...noi intanto continuiamo i preparativi per la nostra Pontida frontista.
    La macchina organizzativa non si ferma

    Luca
    Comunità Antagonista Padana
    La "gioiosa macchina organizzativa" frontista??!!

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Der Wehrwolf
    ..da fonti ben informate
    le fonti ben informate sono le stesse che hanno anticipato le espulsioni di massa che non ci sono state e la nomina di caparini a commissario di brescia che non c'è stata?
    o sono informate davvero, stavolta?

    nulla di peggio (per alcuni) o di meglio (per altri) delle voci per creare confusione ..

  8. #8
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    Delle dimissioni di Giorgetti è un po che se ne sente in giro...per Pontida mi sembra una telenovela argentina sì, no, no, sì forse....

    Si attendono conferme

  9. #9
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    Compriamoci Pontida" fu lo slogan. Vennero quindi emessi dei Btp, Buoni Terreno Pontida, da 20-50-200 mila lire per tre distinte pezzature del terreno. Superbo imbonitore, il gran capo: "Ohé - gridò Bossi dal palco - mentre io sto qui a parlare, questi mi si comprano tutte le quote del terreno e non me ne lasciano nemmeno uno spicchio! Tenetemene via sei - ordinò - per mia moglie e per ognuno dei miei figli!". Ed ebbe i lotti dal 496 al 501.

    L'operazione politico-finanziaria venne affidata nelle mani di Calderoli. Agli acquirenti delle zolle venne consegnata una pergamena: "Ogni padano potrà raccontare ai nipoti non solo di esserci stato - proclamò l'ineffabile ministro nella cerimonia di consegna - ma anche di aver contribuito a conservare per sempre un sacro luogo di libertà". In tutto, nell'arco di un paio d'anni, furono venduti Btp per 500 milioni.

  10. #10
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    Maroni fa la prima mossa nella sfida tra i colonnelli leghisti


    Da Il Foglio, 31 maggio 2006

    Mentre la questione settentrionale s’impone nella dialettica politica, la tensione all’interno della Lega Nord è ai livelli di guardia. Il Carroccio guarda con timore al referendum sulla Devolution. Se la riforma fosse bocciata la pressione della base potrebbe sospingere verso una revisione dell’alleanza con la CdL. Ma l’epicentro del sisma sarebbe interno alla Lega.

    Il sasso nello stagno l’ha tirato per primo Roberto Maroni, che, sul Corriere di ieri, ha avanzato un ragionamento sulle leadership. Lo ha fatto in termini prudenti ma netti: “ci sarà chi nella Lega chiederà di cambiare strategia e gruppo dirigente. Magari anche il segretario, visti i fermenti che ci sono. In quel caso sarebbero da ridiscutere anche gli assetti interni alla Lega”. Pur ribadendo che “spero che Umberto Bossi rimanga”, ha aggiunto che “se perdiamo, in tutti i casi si dovrà cambiare”. Un avvertimento solo apparentemente rivolto a Silvio Berlusconi, a cui i leghisti riconoscono la lealtà devoluzionista. Piuttosto, le parole di Maroni devono aver fatto fischiare le orecchie di altri colonnelli preoccupati dai segnali che ineluttabilmente le diverse tornate elettorali mandano a Via Bellerio.

    Uno è Giancarlo Giorgetti, segretario della Lega Lombarda ritenuto a lungo il delfino di Bossi, accusato di aver scelto i candidati per Camera e Senato premiando più gli yesmen degli uomini di qualità (clamorosa l’estromissione dell’ex ministro del Bilancio Giancarlo Pagliarini). Giorgetti, pur forte del risultato varesino, avrebbe confidato ad alcuni collaboratori di aver consegnato a Bossi le dimissioni. Il Senatùr mediterebbe da tempo di sostituirlo col Presidente della Provincia di Varese Marco Reguzzoni, non a caso nominato plenipotenziario per le Comunali milanesi. Il magro bottino del capoluogo, però, allontana l’avvicendamento. Per giunta Reguzzoni si è pronunciato contro la Devolution, interpretando forse un gioco delle parti su mandato di Bossi: l’esistenza di una frangia interna ostile a una riforma giudicata troppo moderata sarebbe funzionale all’elaborazione di una exit strategy in caso di debacle. Dice Gilberto Oneto, l’animatore della Libera Compagnia Padana, il pensatorio indipendentista vicino alla Lega: “altre volte Bellerio si è inventata delle fronde teleguidate: questa volta la rabbia della base non sarà facilmente pilotabile”.

    Queste vicende s’intersecano con altre due. La prima è l’appello del direttore della Padania Gianluigi Paragone per nominare Bossi senatore a vita: potrebbe essere una mossa mediatica per tenere i riflettori accesi sul Carroccio, ma qualcuno ha visto nella promozione (e rimozione) di Bossi a “riserva della patria” un assist per l’affondo di Maroni. Paragone smentisce: “con questa provocazione ho voluto sottrarre l’immagine di Bossi a un’eventuale sconfitta referendaria. Non vedo all’orizzonte un cambio al vertice: la Lega è Bossi e senza Bossi la Lega cessa di esistere”.

    Non sembrano pensarla così coloro che, dalla base, stanno chiedendo l’indizione di un Congresso straordinario per ridiscutere la strategia del Carroccio, pare con la benedizione di alcuni big. Uno dei promotori sottolinea come “gli attuali delegati sono figli della costellazione di potere che ha portato la Lega ai minimi termini. Per questo bisognerebbe aprire il Congresso a tutti quei militanti che hanno abbandonato la Lega o ne sono stati espulsi, purché non abbiano aderito ad altri partiti”. L’opzione congressuale incontra il fuoco di sbarramento del presidente del partito Stefano Stefani: “abbiamo un leader che le ha sempre azzeccate tutte e non c’è ragione di cambiarlo”. Gli fa eco Paragone: “Nessuno può ambire a diventare Bossi. Nella Lega ci sono molti numero due di valore, ma nessuno può ambire a diventare numero uno”. Eppure, la calma pre-referendaria potrebbe sfociare più in uno tsunami che in una tempesta estiva, costringendo a prendere una posizione anche chi, come Calderoli e Castelli, sta tenendo un basso profilo.

 

 
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