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Risultati da 1 a 10 di 119
  1. #1
    Silvioleo
    Ospite

    La lunga lista di errori metodologici della scienza-rottame sul fumo passivo

    1. Le affermazioni concernenti l’esposizione al fumo passivo non sono autentiche, perché l’esposizione delle persone al fumo durante la vita non è misurata. Infatti, gli studi in realtà non misurano nulla, ma si affidano alle vaghe e grossolanamente imprecise dichiarazioni di memorie di soggetti che sono stati intervistati e che cercano di evocare in pochi minuti i loro ricordi sull’esposizione al fumo passivo di un’intera esistenza.
    2. L’errore dei suddetti ricordi è senz’altro grande, sconosciuto e non conoscibile. Ne segue che la digitalizzazione in cifre di tali ricordi non può essere congrua e non è permissibile, nonostante che la rappresentazione numerica dia un’impressione di affidabilità e precisione, che però si può facilmente dimostrare come falsa e tendenziosa.
    3. E’ stato ampiamente dimostrato che la tendenziosità nel richiamo alla memoria, conosciuta nell’inglese scientifico come recall bias, è più probabile in persone affette da cancro polmonare o malattie cardiovascolari perché, per ovvie ragioni emozionali, tali persone tendono ad amplificare i loro ricordi di esposizione al fumo passivo per giustificare la loro malattia.
    4. E’ stato dimostrato che l’errata classificazione di fumatori come non fumatori (misclassification bias) è più pronunciata tra i soggetti con cancro polmonare e malattie cardiovascolari. Questi soggetti tendono, più delle persone sane, a rappresentare se stessi come non fumatori invece di fumatori a causa dello stigma artificiosamente attaccato dalla propaganda a cancro polmonare e fumo.
    5. Gli errori di accoppiamento (mismatch error) dei casi (gruppo di persone affette) e dei controlli (gruppo di persone non affette) negli studi sono inevitabili perché i gruppi che si comparano non sono omogenei e differiscono per moltissime caratteristiche che vanno oltre al basilare problema del ricordo dell’esposizione al fumo passivo.
    6. Per definizione, è più probabile che gli errori dovuti ai confondenti siano più prevalenti tra i cancri polmonari e le malattie cardiovascolari. I confondenti sono tutte le altre conosciute e sconosciute potenziali cause di cancro polmonare e malattie cardiovascolari che interferiscono con l’attribuzione specifica del rischio al fumo passivo.
    7. Molto raramente gli studi sul fumo passivo tengono conto dei probabili errori di diagnosi delle malattie.
    8. Si sono riscontrati errori di pubblicazione, ovvero si favorisce la pubblicazione di quegli studi che affermano di aver trovato un’associazione con l’incrementato rischio.
    9. Gli errori statistici di campionamento e di significato statistico sono grossolanamente incoerenti tra gli studi sul fumo passivo, a causa delle flebili differenze di ricordi di esposizione e a causa dello spesso scarno numero dei soggetti esaminati in ogni studio. La grande maggioranza degli studi non ha raggiunto significato statistico. In ogni caso, abbiano gli studi raggiunto significato statistico o no, gli indici statistici di tutti gli studi sul fumo passivo sono illusori perché derivanti da grossolanamente illusorie e tendenziose rappresentazioni numeriche di vaghe memorie di esposizione individuale, come descritto sopra.
    10. I risultati dei diversi studi non sono coerenti e non sono riproducibili.
    11. Gli studi sul fumo passivo non soddisfano i criteri epidemiologici di inferenza causale (criteri di Hill – vedi sotto).
    12. I tentativi di mettere assieme i risultati dei diversi studi tramite tecniche di meta analisi statistica non sono legittimi. Infatti, essi sono ottenuti assemblando studi che sono comunque eterogenei – il che è contrario alla pratica epidemiologica - e dando la preferenza solo a determinati studi. In ogni caso, tutti gli studi sono invalidati da tutti gli errori metodologici di questa lista.

    Cosa deve garantire uno studio epidemiologico per essere valido e credibile?

    1. Uno studio deve garantire che le sue rappresentazioni numeriche di esposizione individuale al fumo passivo durante l’arco della vita ricordate dai soggetti intervistati siano misure vere di esposizioni reali.
    2. Uno studio deve garantire che la tendenziosità (bias) dei ricordi dei soggetti intervistati abbia la stessa influenza sia sui casi (gruppo di persone affette) sia sui controlli (gruppo di persone non affette), e sui gruppi esposti e non esposti.
    3. Uno studio deve garantire che la selezione dei soggetti e le tendenziosità su classificazione errata (misclassification) abbiano la stessa influenza sia sui casi sia sui controlli, e sui gruppi esposti e non esposti.
    4. Uno studio deve garantire che noti fattori confondenti causali (causal confounders) abbiano la stessa influenza sia sui casi sia sui controlli, e sui gruppi esposti e non esposti.
    5. Uno studio deve garantire l’accuratezza delle informazioni cliniche concernenti patologie e diagnosi.
    6. I risultati di vari studi concernenti il fumo passivo devono essere coerentemente riproducibili da altri.
    7. In qualsiasi studio, il margine di errore statistico del rischio riportato dovrebbe raggiungere non meno del 95% di livello di significato.
    8. Se i criteri suddetti sono soddisfatti, i risultati dello studio dovrebbero essere in accordo con i criteri di Hill sulla causalità (vedi sotto).
    9. Le sommatorie meta-analitiche non sono credibili a meno che non siano fatte sulla base di tutti gli studi disponibili. Tali studi devono anche esibire un’omogeneità di struttura e di condotta, e devono soddisfare i criteri di validità descritti sopra.

    Dato quanto sopra come pratica universale epidemiologica e medica:

    1. È incontrovertibile che nessuno degli studi esistenti può garantire che le sue rappresentazioni numeriche di esposizione individuale al fumo passivo durante l’arco della vita ricordate dai soggetti intervistati siano misure vere di esposizioni reali.
    2. È incontrovertibile che nessuno degli studi esistenti può garantire che la tendenziosità (bias) dei ricordi dei soggetti intervistati abbia la stessa influenza sia sui casi sia sui controlli, e sui gruppi esposti e non esposti.
    3. È incontrovertibile che nessuno degli studi esistenti può garantire che la selezione dei soggetti e le tendenziosità su classificazione errata (misclassification ed altri bias) abbiano la stessa influenza sia sui casi sia sui controlli, e sui gruppi esposti e non esposti.
    4. È incontrovertibile che nessuno degli studi esistenti può garantire che noti fattori confondenti causali (causal confounders) abbiano la stessa influenza sia sui casi sia sui controlli, e sui gruppi esposti e non esposti.
    5. È incontrovertibile che nessuno degli studi esistenti ha garantito l’accuratezza delle informazioni cliniche concernenti patologie e diagnosi.
    6. È incontrovertibile che i risultati di vari studi concernenti il fumo passivo sono stati grossolanamente incoerenti e non riproducibili in modo affidabile.
    7. È incontrovertibile che solo una sparuta minoranza di studi ha riportato il margine di errore numerico sopra al 95% del livello di confidenza del significato statistico.
    8. È incontrovertibile che nessuno degli studi sul fumo passivo ha soddisfatto i criteri di causalità di Hill (vedi sotto).
    9. È incontrovertibile che nessuna meta-analisi degli studi sul fumo passivo è stata condotta sulla base di tutti gli studi disponibili e/o di studi che esibiscano un’omogeneità di struttura e di condotta, e che abbiano soddisfatto i criteri di validità suesposti.

    I criteri di Hill

    1) Forza di un’associazione è indicatore di causa, sebbene una forte associazione non sia né necessaria né sufficiente per stabilire causalità, ed un’associazione debole non sia né necessaria né sufficiente per negare causalità.

    * Nel caso del fumo passivo, è chiaro che le associazioni sono estremamente deboli, come anche confermato dalle seguenti autorevoli voci:


    National Cancer Institute degli Stati Uniti - "Nella ricerca epidemiologica, rischi relativi (elevazioni di rischio) che sono meno di 2 (100% elevazione di rischio) sono considerati piccoli e difficili da interpretare. Tali elevazioni possono essere dovute al caso, tendenziosità statistica o agli effetti di fattori confondenti che talvolta non sono evidenti" - National Cancer Institute, “Abortion and possible risk for breast cancer: analysis and inconsistencies,” 26 Ottobre 1994.

    Sir Richard Doll - "Quando il rischio relativo si trova tra 1 e 2 (elevazione di rischio 100% o meno)... i problemi di interpretazione [dei risultati] diventano acuti, e può diventare estremamente difficicle sbrogliare i vari contributi dell'informazione tendenziosa, la confusione di due o più fattori, nonché causa ed effetto" - “The Causes of Cancer," by Richard Doll, F.R.S. and Richard Peto. Oxford-New York, Oxford University Press, 1981, p. 1219. (http://www.newscientist.com/opinion/....jsp?id=ns2306)

    Organizzazione Mondiale della Sanità/Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro (AIRC) - "Rischi relativi di meno di 2 (100% elevazione di rischio) possono facilmente riflettere tendenziosità non percepite o fattori confondenti. E' improbabile che rischi relativi di 5,0 (400% elevazione di rischio) o più abbiano gli stessi problemi" - Breslow and Day, 1980, Statistical methods in cancer research, Vol. 1, The analysis of case control studies. Pubblicata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro, Pubblicazione scientifica numero 32, Lyon, pagina 36.

    Food and Drug Administration degli Stati Uniti - "I rischi relativi di 2 (elevazione di rischio 100%) hanno una storia di inaffidabilità" - Robert Temple, M.D. Food and Drug Administration, Journal of the American Medical Association (JAMA), Lettere, 8 Settembre 1999

    Ancora la Food and Drug Administration degli Stati Uniti - "La mia regola di base è che, se il rischio relativo non è almeno di 3 o 4 (200-300% elevazione di rischio) è meglio lasciar perdere" - Robert Temple, direttore del dipartimento della valutazione dei medicinali della Food and Drug Administration.

    Elevazione media di rischio di cancro per esposizione al fumo passivo: circa 20% (rischio relativo=1,2)

    Elevazione media di rischio di malattie cardiovascolari per esposizione al fumo passivo: circa 30% (rischio relativo =1,3)

    Qualità della metodologia e della raccolta dati sul fumo passivo in tutti gli studi: spazzatura

    2) La coerenza dei risultati da diversi studi è un ovvio attributo di una vera relazione causale.

    * Gli studi epidemiologici sul fumo passivo sono grossolanamente incoerenti, ed è assai improbabile che associazioni epidemiologiche che sono incoerenti siano vere.

    3) La specificità richiede che una causa conduca a un singolo effetto.

    * Si continua a dire che il fumo passivo causa molti e differenti effetti.

    4) Il tempismo richiede che gli effetti abbiano luogo dopo che la causa abbia la possibilità di agire. Questo triviale criterio di causalità è ovvio e non richiede spiegazioni.

    5) La relazione di dose-effetto è un criterio utile di causalità, ma non risolve ciò che lo studio si propone di stabilire.

    * Questo effetto è un’eccezione negli studi sul fumo passivo, comunque affetti dagli errori metodologici sopra descritti.

    6) Plausibilità. Il fatto che un’associazione sia biologicamente plausibile o no è sempre un’opinione individuale lungi dall’essere obiettiva e conclusiva. La coerenza con altra informazione può essere un attributo corollario ma non è evidenza di causalità.

    7) Evidenza sperimentale. Tale evidenza sperimentale in esseri umani costituirebbe certo prova di causalità, ma non è disponibile nel caso del fumo passivo.

    8) L’analogia è aperta all’immaginazione e resta comunque un criterio non valido di causalità.

    CASO CHIUSO.

    LA SI SMETTA DI MISTIFICARE IL POPOLO ITALIANO CON IL FUMO PASSIVO.


    Qui non si tratta di opinioni personali, né di quale autorità dica che, né di chi finanzi cosa. Si tratta invece di REGOLE CHE SONO ALLA BASE DELLA SCIENZA, DELL’EPIDEMIOLOGIA E DELLA STATISTICA – regole fondamentali che sono SISTEMATICAMENTE VIOLATE per far tornare i conti e giustificare proibizionismo, arroganza e sete di potere, e per facilitare le agende farmaceutiche internazionali.

    Persino a dispetto delle violazioni che abbiamo esibito, gli studi ancora non dimostrano nulla - e quindi CI VENGONO FALSAMENTE RAPPRESENTATI DALLE AUTORITÀ SANITARIE COME SE RAPPRESENTASSERO QUALCOSA.

    Ecco perché le entità salutiste rifiutano ostinatamente un dibattito pubblico sulla validità della loro scienza rottame e sulla veridicità delle loro affermazioni:

    RIFIUTANO PERCHÉ SANNO DI MENTIRE, ED HANNO PAURA DELLA VERITÀ.

    NON ESISTE DIMOSTRAZIONE CHE IL FUMO PASSIVO SIA NOCIVO.

    IL MINISTERO DELLA SALUTE DICE IL FALSO.

    ACCETTIAMO UNA LEGGE BASATA SU DI ESSO? SE SI, SARA' LA PRIMA DI MOLTE.

  2. #2
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito

    ALCUNI RISCHI DI CANCRO POLMONARE INDIPENDENTI DAL FUMO DI SIGARETTA
    http://www.forcesitaly.org/italy/evi.../appendice.htm

  3. #3
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito

    ancora da http://www.forcesitaly.org/

    TUTTE LE BUFALE DEI SALUTISTI
    Intervista con Steven J. Milloy, il re della scienza rottame(direttore degli studi sulle politiche scientifiche del National Environmental Policy Institute )

    D. Oggi dappertutto sentiamo parlare di rischio: da fumo,da alcol,da inquinamento e così via. Quanto seriamente dovremmo prendere questi rischi? Siamo veramente più a rischio oggi di quanto eravamo diciamo 30 anni fa?

    R. Certamente non siamo più a rischio di 30 anni fa! In tutto il pianeta la durata della vita media – in miglior indicatore della salute pubblica – sta crescendo. Naturalmente qualsiasi attività fatta in eccesso - troppo fumo, troppo bere, troppo mangiare – incrementa il rischio di problemi alla salute.

    D. Ci dicono che questi pericoli sono dimostrati dalla scienza, ma in verità si tratta di statistica. La statistica è scienza?

    R. La statistica è un attrezzo della scienza, ma in se stessa non è scienza. La maggior parte degli studi che vengono riportati dai mass-media sono basati su statistiche piuttosto che su esperimenti scientifici. Questo perché dalle statistiche si possono trarre delle ottime frasi ad effetto; ma in realtà esse provvedono solo una caratterizzazione quantitativa delle osservazioni, senza spiegare le osservazioni stesse. La scienza invece fornisce spiegazioni.

    D. Che valore si può dare alle investigazioni statistiche su salute e stili di vita? E in che misura esse dovrebbero influenzare le libere scelte degli individui?

    R. Le investigazioni statistiche sono utili per creare idee su future ricerche scientifiche. Le investigazioni statistiche però non hanno assolutamente l’ultima parola nella ricerca scientifica. Parlando in generale, nessuno dovrebbe cambiare il suo stile di vita basandosi su studi statistici. Tali studi devono essere confermati e spiegati da accurata ricerca scientifica.

    D. Il ruolo e la missione della salute pubblica sono cambiati negli anni recenti. Lei come descriverebbe questo cambio? Quali sono i fattori che l’hanno
    influenzato, nella sua opinione? Quali sono le implicazioni sociali e politiche per la società libera e democratica?

    R. Fino a poco tempo fa la salute pubblica si concentrava su scopi tradizionali, come la prevenzione delle malattie infettive. Il successo contro queste malattie è infatti la ragione primaria dell’incremento della durata della vita; però, invece di ridurre le dimensioni della burocrazia in funzione del diminuito bisogno, i bisogni della salute pubblica furono espansi concentrandosi su scopi non tradizionali come fumo, alcol, dieta, esercizio e – qui in America – persino sul controllo delle armi da fuoco! Oggi l’establishment governativo salutista si sente in diritto e dovere di dirci come dobbiamo vivere le nostre vite: non fumare, non bere, fai esercizio un’ora al giorno, evita la carne rossa, e così via. La dittatura sullo stile di vita è diventata una pericolosa espansione del ruolo del governo.

    D. Come può la persona qualunque difendersi dalla disinformazione mass-mediatica e sapere se ciò che sente corrisponde a verità?

    R. La prima e più importante regola è essere scettici. Bisogna ricordare che uno studio non significa nulla. La scienza vera non è una cosa sbrigativa. Parlando in generale, gli studi devono essere ripetuti attraverso gli anni da diversi scienziati prima che possano essere presi seriamente; invece la maggioranza dei reporter semplicemente rigurgita i comunicati stampa senza nemmeno capire che sta scrivendo. Molti scienziati poi hanno agende personali e non dichiarate che li inducono a interpretare tendenziosamente i risultati della loro ricerca. La seconda importante regola è ottenere ulteriori informazioni – cosa facile da fare oggi se si usa l’Internet. Esistono molti siti web capaci di fornire al pubblico informazioni utili e bilanciate su argomenti di salute pubblica.

    D. Come sa l’Italia ha recentemente vietato il fumo in tutti i locali pubblici. Cosa ci può dire sull’evidenza statistica sui pericoli del fumo passivo?

    R. Il fumo passivo può dare fastidio, ma non rappresenta certo un dimostrato pericolo per la salute. Di tutti gli studi su fumo passivo e cancro polmonare, la stragrande maggioranza non riesce neppure a correlare statisticamente il fumo passivo col cancro! Inoltre non esiste alcun dubbio sulla assenza di prove scientifiche che il fumo passivo incrementi il rischio di cancro polmonare. C’è anche chi dice che il fumo passivo provoca l’asma dei bambini, ma ciò non passa nemmeno il test del buon senso; infatti non c'era alcun misurabile incremento dei casi d'asma durante gli anni '50 e '60 qui negli Stati Uniti, dove oltre la metà degli uomini ed un terzo delle donne americane fumavano spesso in presenza di bambini.

    D. Sembra proprio che le statistiche istighino isterismo pubblico che poi si trasforma in leggi, proibizioni e costosa super-regolamentazione. Si andrà avanti all’infinito? C’è una soluzione all’orizzonte? Lei che raccomanda di fare agli italiani?

    R. Finché permetteremo ai produttori di “scienza rottame” di farla franca senza alcun controllo, loro se ne approfitteranno. La tendenza naturale dell’establishment della salute pubblica – come del resto di ogni burocrazia statale – è di espandersi senza limiti. Esiste un numero infinito di gruppi attivisti con agende politiche ben definite che ci renderanno la vita invivibile. Mi spiace dirlo, ma bisogna accettare che siamo in una lotta costante che potrebbe non finire mai. Penso però che la soluzione sia di sfidare continuamente coloro che usano la scienza rottame per limitare le libertà. Bisogna sfidare i media. Bisogna sfidare le istituzioni statali. Bisogna sfidarle sia nella legislazione, sia nei tribunali. La scienza rottame deve essere esposta al ridicolo che si merita. Ciò a sua volta smaschererà i ficcanaso statali ed anche quello che veramente vogliono gli “attivisti”: comandarci a bacchetta su come condurre le nostre vite.


    Intervista esclusiva a L'Indipendente, 2 Febbraio 2005

  4. #4
    Estremista della libertà
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    A proposito di Milloy, mi preme segnalare un suo irrinunciabile libello uscito qualche tempo fa per Stampalternativa:



    (clicca sull'immagine per info o per ordinarlo)

  5. #5
    Silvioleo
    Ospite

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    E PARTE L'ASSALTO AI PIANEROTTOLI...

    Dopo pochi giorni dall'entrata in vigore del divieto di fumare,ecco profilarsi all'orizzonte una sua ulteriore estensione...i pianerottoli dei condomini...dov'è l'inghippo?Il problema nasce dal fatto che il divieto di fumare e' previsto nei locali privati che siano ''aperti ad utenti o al pubblico''. Ma chi sono, appunto, gli utenti? Inutile sfogliare libri e pandette. I dizionari dei termini giuridici (Favata, Palmieri, Menghi, per dirne alcuni) non registrano neppure il termine...E' l'Anaci, l'Associazione Nazionale degli Amministratori Condominiali e Immobiliari, a temere che i fumatori possano invadere questi spazi comuni dei condomini.
    Il problema, che secondo il presidente dell'Anaci Pietro Membri, può sorgere in tutti i condomini, riguarderà in particolare quelli che hanno uno o più appartamenti adibiti ad uso ufficio, i cui dipendenti e clienti potrebbero infatti rifugiarsi sul pianerottolo o per le scale per fumare una sigaretta...

    se gli dai un dito si prendono anche il braccio...

  6. #6
    Silvioleo
    Ospite

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    ECCO A COSA ARRIVEREMO...


    San Francisco, fumo vietato anche nei parchi pubblici

    La città di San Francisco, in California, ha messo al bando il fumo nei parchi cittadini, primo caso del genere in una grande città d'America.

    "E' il primo bando che vieta il tabacco in tutti i giardini pubblici e nei centri ricreativi di una contea", ha detto Michela Alioto-Pier, che ha presentato la proposta varata dal Consiglio comunale con 8 voti favorevoli e 3 contrari.

    Prima di diventare legge il bando deve essere ratificato dal sindaco Gavin Newsom, diventato famoso in tutta America per aver permesso a coppie gay di sposarsi in municipio.

    In California altre comunità più piccole hanno già vietato il fumo nei parchi: tra queste Fresno e le contee di Santa Monica e Beverly Hills, nell'area di Los Angeles.

    Alioto-Pier ha spiegato le ragioni del provvedimento: Il fumo è un pericolo per i nostri bambini e non è un buon esempio fumare davanti a loro, anche al'aperto nei luoghi dove vanno a giocare. Tra l'altro, i mozziconi di sigarette rappresentano gran parte della spazzatura che si raccoglie nei parchi e ci vogliono 10-12 anni perché un mozzicone venga completamente biodegradato.

    Lo Stato della California sta anche pensando di vietare il fumo sulle sue spiagge e San Francisco potrebbe aviarsi sulla strada dello stato asiatico del Buthan, il primo al mondo dove il fumo è stato vietato completamente.

    (La Repubblica,26 gennaio 2005)

  7. #7
    Silvioleo
    Ospite

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    E' FALSO CHE GLI STUDI SUL FUMO PASSIVO SONO MANIPOLATI DALLE MULTINAZIONALI DEL TABACCO: ECCO LE PROVE

    5 Febbraio - Il Ministro Sirchia continua a fuorviare la gente sul fumo passivo. Dopo che abbiamo dimostrato che gli studi non dimostrano relazione tra fumo passivo e malattie, ora egli gioca la carta dei finanziamenti/falsificazioni delle multinazionali del tabacco. Nella puntata de L’Antipatico del 20 Gennaio scorso Sirchia ha dichiarato quanto segue durante l’intervista condotta da Belpietro :

    1) D. ...E queste lobby, per esempio, che ci sono e che in questo momento stanno protestando, di fumatori, secondo lei sono finanziate dalle multinazionali?

    R. Assolutamente sì.

    2) D. Ecco. Le associazioni dei fumatori, come ce ne sono alcune, la accusano di avere intrapreso una crociata sulla base di dati falsi. Il pericolo di fumo attivo sarebbe stato immensamente esagerato.

    R. Beh questi, appunto, sono i dati che le multinazionali, falsificando la realtà, hanno e stanno tentando di continuare a iniettare nella pubblica opinione. Le riviste scientifiche, cui io mi rivolgo meglio che non ai dati falsificati delle multinazionali…

    3) D. Ma anche nel caso del fumo passivo?

    R. Anche del fumo passivo.

    4) D. È una delle polemiche più forti. Si sostiene che in realtà il fumo passivo non sia così dannoso come il fumo attivo.

    R. Ecco. Questi sono, appunto, i dati falsificati. I dati della letteratura scientifica sono pubblicati sulle riviste scientifiche e tutti li possono vedere.

    5) D. Ma in questo caso lo si sta facendo.

    R. No, in questo caso non lo si sta facendo. In questo caso, ripeto, perché forse non è chiaro, si vuole tutelare i diritti di coloro che non fumano a non essere contaminati da un inquinante come il fumo. Quindi rispettiamo il diritto di chi fuma a continuare a fumare ma non a prezzo della salute degli altri che non vogliono fumare. Allora la libertà dei non fumatori va tutelata come la libertà dei fumatori.

    Sul punto (1) - La prima menzogna è che tutte le “lobby” che stanno protestando sono finanziate dalle multinazionali del tabacco. FORCES Italiana (e internazionale) non è finanziata dalle multinazionali, né direttamente, né indirettamente. In italiano, la parola “tutte” non può essere fraintesa. Qui risulta chiarissima la formula standard di dipingere chi dimostra la falsa informazione antifumo con i colori dell'industria demonizzata per invalidarne la credibilità. Ma - anche alla luce di recenti eventi - è la credibilità del ministro che è alquanto discutibile. Al di la di ciò, chiediamo ufficialmente al Ministro della Salute di dimostrare che la nostra organizzazione è finanziata da Big Tobacco – altrimenti il sig. Ministro deve ritrattare la sua diffamazione. Mentre riconfermiamo la nostra posizione che non vedremmo nulla di male a ricevere finanziamenti da un'industria legale, reiteriamo anche che nel nostro caso ciò è semplicemente falso.

    Sui punti da (2) a (4) - Anche qui le distorsioni abbondano, e sono articolate su tre punti:

    1. Indipendentemente da chi sono stati condotti, gli studi sul fumo passivo indicano un’elevazione di rischio insufficiente per distinguere il fumo passivo come fattore di tale elevazione secondo ogni regola epidemiologica. Il Ministro è al corrente di questa realtà in quanto medico.

    2. Anche se l’elevazione di rischio fosse sufficiente a distinguere il fumo passivo come fattore significativo di rischio, resta comunque l’indisputabile realtà che la metodologia – basata su interviste di ricordi – non permette di sapere cosa si è misurato, ed è vera spazzatura statistica indipendentemente da chi ha condotto gli studi, da chi li ha finanziati, e dai risultati prodotti. Se il ministro non è a conoscenza di questa realtà, allora non è competente abbastanza né come medico, né come ministro.

    3. Questo è il punto più grave: i dati degli studi – tutti gli studi – non sono falsificati. E sia chiaro che i dati sono TUTTI pubblicati da riviste scientifiche; invece sembra che Sirchia lasci intendere che >lui< è quello che legge le riviste scientifiche e gli altri no. Caro Sig. Ministro, le riviste scientifiche le leggiamo anche noi e sappiamo benissimo come leggere i dati - e possiamo provare che quello che dice lei non è vero!

    Ripetiamo: indipendentemente da risultati e finanziamenti, gli studi non dimostrano statisticamente, epidemiologicamente, o biologicamente che il fumo passivo nuoccia alla salute del non fumatore. E' semplicemente impossibile stabilirlo. Per dimostrare conclusivamente che le insinuazioni di Sirchia sono false, pubblichiamo la lista COMPLETA di TUTTI gli studi su fumo passivo e malattie - e per la prima volta rendiamo disponibili e scaricabili TUTTI gli studi in PDF per chiunque voglia verificare ciò che riportiamo.

    Nella lista figurano:
    i) Il titolo dello studio
    ii) Gli autori
    iii) La rivista scientifica che l’ha pubblicato
    iv) La data di pubblicazione
    v) Chi l’ha finanziato
    vi) L’elevazione di rischio media dello studio

    Mentre i nostri scienziati stanno elaborando la lista degli studi sulle malattie cardiovascolari che sarà aggiornata man mano che gli studi sono ottenuti, pubblichiamo subito quella completa concernente fumo passivo e cancro polmonare.

    Sul punto (5) - Basato su quanto sopra (e parlando di "chiarificazioni"), sia dunque ben chiaro ciò che è logico: che non si può tutelare chi non fuma da un pericolo di cui non è dimostrata l'esistenza. Ne segue che la legge antifumo nella sua presente forma è una scusa per non rispettare di fatto i diritti dei fumatori e degli esercenti, e per avanzare agende internazionali di ingegneria sociale che sono indegne di una nazione che vogliasi chiamare libera e democratica.

    Conclusioni - Invece di ricorrere a calunnie e di fuorviare i cittadini, il ministro Sirchia farebbe bene a dire al popolo QUALI sono gli studi pubblicati sulle riviste scientifiche a cui si riferisce (e che si suppone facciano vedere l’esistenza di un rischio credibile) e QUALI sono gli quelli che non sono basati su interviste a lontani ricordi – visto che li abbiamo tutti in lista; dovrebbe anche spiegarci con quale coraggio tali studi statistici rottame possono essere chiamati scienza. Inoltre, Sirchia dovrebbe anche darci i nomi delle organizzazioni finanziate dalle multinazionali del tabacco, invece di evitare astutamente i punti specifici. Altrimenti il signor ministro dovrebbe fare l’unica cosa onorevole che gli resta: tacere e rassegnare le dimissioni, perché perseverando nel difendere l'indifendibile egli insulta la scienza vera e diventa un imbarazzo per il governo.

    su http://www.forcesitaly.org/ la lista completa (2005) scaricabile degli studi sul fumo passivo, inclusi autori, pubblicazione, rischio medio e finanziamenti. Dove sono quelli pagati/"falsificati" dalle multinazionali, signor Ministro?... La smetta di prendere gli italiani per i fondelli!

  8. #8
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito

    LO SAPEVATE CHE...

    ... anche considerando vere le cifre sbandierate dalla propaganda, cioè che un non fumatore ha 1 possibilità su 10.000 di contrarre cancro polmonare da fumo passivo, il rischio per lo stesso non fumatore di contrarre lo stesso cancro dalla pasta di riso (comune alimento nei Peasi anglosassoni) o dal latte è 4 su 10.000, cioè il 400% più alto?

    Dati da:
    "Rice Pudding a Greater Risk," by Nigel Hawkes, science editor of The Times, August 6, 1997.

  9. #9
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    ma che rottura
    insomma, fumati tutte le sigarette che vuoi

  10. #10
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito

    LO SAPEVATE CHE...

    ... i non fumatori sembrano avere una frequenza più alta di infarti che i fumatori?

    Dati da:
    0298. St. Vincent's Hospital, Dept. of Preventive
    Cardiology and Cardiac Dept. (Dublin, Ireland).
    Gruppo di 898 maschi e 415 femmine pazienti di malattie cardiache. 12/80-1/86.

 

 
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