Ricordate questa notizia?
"Roma, 1 giugno 2006 - E' sprofondato nella cappella di famiglia mentre stava pregando padre Claudio Rossi, gesuita, vicerettore della Cappella dell'Università La Sapienza. Padre Claudio, 61 anni, è sprofondato in un cunicolo di cui nessuno sapeva l'esistenza, largo 1 metro ma molto profondo, situato proprio sotto il pavimento della chiesetta di famiglia a Palestrina.
La vittima, che stava pregando insieme all'anziana madre, si era appena alzato per cambiare i fiori alla statua della Vergine quando è caduto nel vuoto. Inutili i tentativi di soccorrerlo. I vigili del Fuoco, accorsi sul posto, hanno provato varie volte a chiamarlo, ma lui non ha mai risposto agli appelli. Fino alla fine i famigliari hanno sperato che fosse semplicemente svenuto. Ma dopo quattro ore, quando i soccorritori lo hanno tirato su, hanno potuto solo constatarne il decesso."
bene,ora leggete quest'articolo preso dal messaggero sullo stesso fatto:
Prete precipita in un pozzo e perde la vita
Si trovava nella cappella della villa di famiglia e stava mettendo i fiori alla Madonna
di MASSIMO SBARDELLA
Tragedia dai contorni della beffa ieri a Palestrina. Don Claudio Rossi, 61 anni, viceparroco gesuita della chiesa di piazzale Aldo Moro a Roma, subito fuori l’Università La Sapienza, è morto dopo essere precipitato per circa 30 metri in un pozzo romano. Un pozzo di cui i proprietari di Villa Finzi, in località Colle Sant’Agapito a Palestrina, non conoscevano neanche l’esistenza. Costruito dai primi proprietari della villa, era stato successivamente ricoperto con tavole, terra e mattoni per pavimentare una cappella dedicata alla Madonna annessa all’elegante residenza. E il sacerdote, in visita alla sorella e alla mamma, era entrato in quella cappella proprio per pregare. «La famiglia - dichiara, visibilmente scosso, il nipote ai tanti giornalisti assiepati fuori il cancello - non ha nulla da dire. Se non che zio Claudio stava mettendo i fiori alla Madonna quando è caduto nel vuoto».
L’anziana mamma del sacerdote, subito fuori, è la prima ad accorgersi di quello che sta accadendo. Alle 18.20 parte la telefonata ai carabinieri della locale stazione. I soccorsi giungono immediati. Oltre ai militari sul posto arrivano diversi mezzi dei Vigili del Fuoco, un elicottero e anche il gruppo Saf (salvataggio) di cui fanno parte gli speleologi. L’uomo non risponde alle chiamate. Ma, non conoscendo neanche la profondità della voragine, si spera abbia solo perso conoscenza. Scendere giù, però, non è un’impresa facile. Occorre mettere in sicurezza la volta del pozzo, sia per evitare che crolli giù - peggiorando, in tal caso, la situazione - sia per non mettere a repentaglio l’incolumità dei soccorritori. Sono momenti di grande tensione. Intanto, sul posto, iniziano ad affluire i parenti di don Claudio. Il tempo scorre inesorabile, senza che dal fondo del pozzo arrivi, però, alcun segnale confortante. Intorno alle 21, mentre si sta terminando l’intervento di messa in sicurezza dell’area, arriva un’altra squadra specializzata nella discesa. Le operazioni sono più complesse del previsto. L’ambulanza e i medici sono lì che aspettano, sperando di poter ancora salvare la vita del sacerdote. Ma è davvero troppo tardi.
Alle 22.45, quando don Claudio viene finalmente tirato su, non dà più segni di vita. Tra la commozione dei presenti, parenti ma anche tanti vicini accorsi sul posto, la salma viene caricata sull’ambulanza e trasportata all’ospedale di Palestrina, prima di essere trasferita nel centro di medicina legale di Roma. Cinque minuti dopo nella villa arriva anche monsignor Domenico Sigalini, vescovo della Diocesi di Palestrina, per dare un sostegno morale alla famiglia. Una famiglia che, seppure non originaria di Palestrina (dove vive da circa trent’anni), è conosciuta e stimata in molti ambienti e per Palestrina nutre un affetto particolare. Proprio Gino Pennacchi, papà di Matteo e cognato di don Claudio, infatti, è uno degli ideatori del premio letterario “L’Albatros” che, da qualche anno, ha visto passare di qua le più importanti firme della letteratura di viaggio. Non ultimo Tiziano Terzani, vincitore di una delle prime edizioni.
La tragedia di ieri arriva come un fulmine a ciel sereno. A turbare la serenità di una villa che, da qualche tempo, veniva utilizzata anche per feste e banchetti. Una villa che è negli annali della storia italiana: fu qui, infatti, che Aldo Finzi - nel 1924 sottosegretario agli Interni del primo governo Mussolini - si ritirò a coltivare tabacco dopo essere stato mandato al confino nel 1942. Da qui, nel 1944, venne poi prelevato per essere condotto alle Fosse Ardeatine e ucciso insieme agli altri.
Lasciando aperto un profondo mistero.
http://www.ilmessaggero.it/view.php?...&type=STANDARD
Quale mistero?
chi era aldo finzi, e che fine ha fatto?
da sottosegretario agli interni, da primo fra i primi fascisti(quello della famosa foto che si mette alla guida del tram a milano durante gli scioperi, è lui), dopo il delitto Matteotti(del quale è considerato uno dei responsabili principali,anche in virtù della nota rivalità tra i due) sparisce e si ritira a vita privata nella villa in questione. mantenendo rapporti comunque con Mussolini.
Nel corso 1942, mentre il governo comincia a scricchiolare e presumibilmente cominciano le losche manovre che portano al 25 luglio, il Finzi viene mandato al confino. Perchè non prima?
E dopo l'otto settembre, il suo nome finisce nella famosa lista delle fosse ardeatine, che a tutt'oggi, ancora non si sà bene chi ha compilato.
Perchè? Cosa sapeva che poteva dar fastidio non al fascismo, che non c'era più, ma a qualche altra cosa o qualcuno?
e ancora; l'artiolo del messaggero dice che i primi proprietari della villa fecero costruire una cappella su un pozzo di trenta metri, ......non un pozzo per l'acqua, ma più semplicemete una buca. del resto in una tenuta di 150 ettari, non saranno mancati i pozzi per l'acqua.
Che doveva nascondere quella cappella? che c'era in quella buca?
e poi ci sono quelle 5 ore spese per tirar su il povero prete........


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