Intervista su la stampaweb...meglio che io non commenti

ROMA. Professor Renato Brunetta, economista ed europarlamentare di Forza Italia, siamo tornati alla concertazione con il sindacato, da voi tanto vituperata. L’aria è cambiata da quando lei era a palazzo Chigi.
«Infatti ha visto che grande successo per il sindacato? Sono andati lì, il premier li ha tenuti a pranzo, amabilmente, e poi li ha rimandati a casa a mani vuote. Assolutamente a mani vuote. Siamo a un fatto paradossale».


Dov’è il paradosso?
«Che Prodi non dà niente e i sindacati si sperticano in sorrisi e riverenze. Forse per ringraziare del pranzo, non vedo altre ipotesi. Berlusconi era un po’ più ruvido con loro ma li rimandava a casa con l’ira di Dio».


Professore, non esageri. Nessuno si ricorda grandi pacchi dono.
«E allora glieli ricordo io. I lavoratori della pubblica amministrazione, nei due bienni contrattuali, hanno avuto un incremento di 3-4 miliardi (da 9 a 12). La Sanità in 5 anni è passata da 60 a 90 miliardi. Il patto per l’Italia è stato onorato al 90%. La previdenza integrativa è stata varata pienamente, anche se poi l’applicazione si è fatta slittare di un anno».


Adesso non faccia il peana di Berlusconi, perché qualcuno potrebbe fare altri elenchi, meno lusinghieri.
«Io voglio solo dire ai sindacati che quello di Berlusconi è stato il governo più “labour” che l’Italia abbia conosciuto».


Lei ha ricordato una serie di misure prese nell’arco di una legislatura. Prodi ha appena cominciato.
«Giusto. È appena arrivato ma ha già cominciato a non mantenere».


Lei che è professore in una importante Università, non può bocciare qualcuno alla prima domanda.
«A meno che non dica delle cose che non stanno né in cielo né in terra».


Esempio?
«Subito. Le faccio esempi concreti di come il governo stia menando il sindacato per il naso: Padoa-Schioppa appena insediato ha subito parlato di “moderazione sindacale” proponendo al sindacato un ragionamento da banchiere centrale che stoppa ogni loro rivendicazione. Passiamo al cuneo fiscale: nei primi 100 giorni doveva esserci una riduzione di 5 punti, pari a 10 miliardi. Ha visto come sta andando a finire? Lo daremo però solo ad alcuni, a chi esporta, a chi fa questo e a chi fa quello: grandi promesse subito ridimensionate ...


È chiaro, professore, che lei può avanzare più di una riserva ...
... No, mi faccia dire ancora almeno degli ammortizzatori sociali: dovevano essere la contropartita alla riforma della legge Biagi. Ne ha più sentito parlare lei? Scomparsi. E poi il cattivo è Berlusconi, vero? Quello che nel 2005 non ha voluto ritoccare i coefficienti attuariali di adeguamento delle pensioni, una cosa che avrebbe potuto fare per semplici vie amministrative, dato che era un automatismo previsto dopo dieci anni dalla riforma Dini. Non l’ha fatto perché avrebbero comportato un taglio ai trattamenti pensionistici. Lui era un vero pro-labour. Non questi».


Prodi ancora non ha fatto né il Dpef né la Finanziaria, questi temi che lei dà per abbandonati devono essere in realtà ancora affrontati.
«Ma per carità! Al massimo riuscirà a fare un taglio del cuneo di un punto e solo in finanziaria. Mi dia retta. Va a finire così».


E perché dovrebbe finire così?
Perché Prodi è più bravo a vendere fumo e ad imbonire i sindacati. E poi perché non ha soldi».


Se facesse così perderebbe il consenso del sindacato, sarebbe pericoloso.
«A due mesi dalle elezioni, in effetti, la luna di miele dura solo con il sindacato. Lo hanno scaricato gli americani, i magistrati, i militari, gli imprenditori. E perfino Scalfari. Gli sono rimasti i sindacati, ma per quanto? Quest’uomo mi fa veramente tenerezza, lo scriva».