"Fu più o meno nell'anno della maturità, quando si fa più impellente la necessità di chiarire a se stessi che cosa veramente vorremmo fare da grandi, che dentro di me mi diedi questa risposta: "Vorrei fare il giornalista o il capo di Stato" (p. 25).
«I primi anni sono stati durissimi. Ero disorientato: fumavo, bevevo alcolici e caffè, fino a farmi scoppiare il fegato».
Quando, un giorno, Magdi si trovò con il permesso di soggiorno in scadenza e a rischio di espulsione dal paese, Giorgio Signorini, capo della redazione Esteri, senza peraltro avere la facoltà di farlo,
"tirò fuori da un cassetto della scrivania un foglio di carta intestata e scrisse a macchina: "Certifico che Magdi Allam è un collaboratore fisso del quotidiano 'La Repubblica' e percepisce mensilmente un regolare compenso" (p. 74).
Grazie a questa falsa dichiarazione, Magdi Allam potè rinnovare il permesso di soggiorno e avviarsi poi alla cittadinanza italiana.
Nello stesso periodo, si mise a frequentare un
gruppo di amici carissimi che, proponendosi di scardinare la società per introdurvi un cambiamento, si erano ribattezzati 'piedi di porco'".
Tutto questa storia di tentati suicidi, documenti falsificati, alcol e propositi di "scardinare la società" si può leggere in due modi diversi.