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  1. #1
    decolonizzare l'immaginario
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    Predefinito Il Maestro Taisen Deshimaru




    Taisen Deshimaru Roshi (1914 - 1982)
    Giunto dal Giappone a Parigi sul finire del 1967, dall'inizio della sua vera missione in Europa insegnò lo Zen in modo originale e poliedrico, elaborando su diversi registri gli aspetti essenziali di un'esperienza millenaria, secondo una visione capace di una sorprendente consonanza con il vissuto esistenziale e storico-culturale dei suoi contemporanei europei. Le sue intuizioni e le sue ricerche riguardo alle connessioni tra scienza, religione e filosofia emergono tra i suoi contributi più attuali anche in riferimento ai risultati e percorsi più recenti nell'ambito delle scienze cognitive. Una parte cospicua dei suoi insegnamenti è trascritta in numerose pubblicazioni in italiano, francese e giapponese. Alla figura del Maestro e alle prospettive aperte in questi anni con la sua opera è dedicato il sito www.deshimaru.info.


    E' stato un grandissimo maestro ed è colui che ha portato la tradizione Zen in Europa, paragonato e ritenuto Bodhidharma dell'epoca moderna. Enorme è la gratitudine che tutti i sinceri ricercatori della Via attestano al Maestro con la loro testimonianza.

  2. #2
    decolonizzare l'immaginario
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    Kôdô Sawaki Roshi (1880 - 1965)
    Detto "Yadonashi Kôdô", l'uomo senza dimora, figura anomala quanto altamente ispirativa dello Zen Sôtô contemporaneo, giunse a 16 anni a realizzare la sua vocazione, superando gravi difficoltà e privazioni. Orfano in tenera età, conobbe gli ambienti più malfamati, un'esperienza che connotò di un'intensa umanità il tenore del suo insegnamento - noto per profondità e sapienza, quanto per l'ironia dei folgoranti aforismi - che elargì peregrinando nei più remoti angoli del Giappone, dalle città ai villaggi di pescatori, dalle università alle prigioni.
    Fu discepolo di Kôhô Sawada Roshi, da cui ricevette il Dempô (Trasmissione del Dharma) e di Sôtan Oka Roshi; occupò alte cariche di educatore in grandi monasteri e fu professore all'Università di Komazawa, senza mai arrestare il suo viaggio per promuovere il "nuovo" Zen dei Buddha-patriarchi, Zazen. Nel 1965, sul letto di morte, ordinò Shukke Tokudo il suo discepolo, Taisen Deshimaru Roshi.


    Figura ormai leggendaria dello Zen di tutti i tempi...che dire? Ci si può solo inchinare profondamente.

  3. #3
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    molto interessante l'articolo e anche il sito, bravo

  4. #4
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    grazie.. questo non lo conoscevo
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  5. #5
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    grazie

  6. #6
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    Mi colpisce e mi fa molto piacere trovare su POL una discussione dedicata al maestro Taisen Deshimaru.

    Ho conosciuto Deshimaru di persona, nel 1981, e sono stata da lui ordinata bodhisattva, con il nome di Kan Gyoku (gemma di intuizione). Avevo 18 anni, poco più di una bambiba, e lui sul rakusu (il piccolo abito che viene trasmesso all'atto della ordinazione) mi calligrafò una faccia di luna tonda e appena un po' triste, una calligrafia che poi feci riprodurre e che ora mi sorride dal muro della mia stanza proprio qui davanti a me.
    Dopo quell'incontro, avevo deciso di trasferirmi in Francia, a Parigi, appena finito il liceo, per seguirlo più da vicino: ma lui morì, il 29 aprile del 1982, al termine di una lunga notte che passammo tutta intera nel piccolo dojo di Milano a fare meditazione. Non andai quindi in Francia, e continuai qui in Italia, con i suoi allievi.

    Taisen Deshimaru era una figura sconvolgente, nel senso che ti sconvolgeva l'anima. Eccessivo - nella dolcezza, nella collera, nella forza, nella delicatezza - sempre e comunque eccessivo.

    Mi prenderò la libertà di pubblicare qui alcune cose su di lui che ho già scritto nel piccolo forum dove di solito sto rifugiata www.zonafranka.net, nella sezione Trascendenza.

    Grazie per avermene fornito l'occasione.

  7. #7
    zen nun
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    Deshimaru tagliava peggio di una katana. E bruciava come un falò. Ma non lasciava tracce, silenzioso come un gatto
    Il pezzo più bello che ho mai letto su di lui (e sono stati scritti milioni di pagine) lo ha scritto Cesare Barioli, maestro di judo e di go, altro assurdo e grandioso personaggio del secolo (un bacio a Cesare, semmai leggerà, il che non è un'ipotesi del tutto "peregrina"...)
    Per la precisione, questo pezzo.



    - Taisen Deshimaru, monaco zen (1924-1982) -

    Un bastone, un pezzo di universo…
    di Cesare Barioli, dedicato a Taisen Deshimaru
    Zen Notiziario Anno 1989, n° 15

    Venne che forse aveva 50 anni. Venne un uomo dal volto espressivo e tranquillo. Portava un basco. Diceva con sicurezza parole che non capivamo.
    Ci faceva meditare e all’inizio qualcuno scoppiò a ridere. Lui controllava la situazione e, man mano che capivamo, diceva nuove parole incomprensibili. Riguardo allo Zen avevamo tanti dubbi, ma non ce ne importava nulla: se c’era lui guardavamo i nostri dubbi con pigrizia – se lui mancava il dubbio diventava come la camicia, che c’è e non c’è secondo dove fissi l’attenzione.
    Il dubbio è proprio come la camicia! Se è pulita ti pesa meno addosso.
    Quante avventure insieme!
    Sul tatami, a tavola, a Zinal, a Parigi, al congresso interreligioso dei Sufi. Visitava i sofferenti evocando l’atmosfera della medicina antica; palpava un braccio (dolorosamente) per diagnosticare una retina malferma; guariva il corpo e ammalava lo spirito col germe del dubbio.
    E’ bene che il corpo sia sano, per affrontare la malattia dello spirito che, guarendo, ci darà l’eternità.
    Parlava di Judo. Era nemico della mente. Gli portavo in regalo una bottiglia di whisky, che lui ricambiava. Parlava di sesso rimpiangendo di essere anziano e molto occupato. Recitava i sutra. Ricordava tutti quelli che aveva conosciuto.
    Magnificava il suo Maestro – che in Giappone nessuno conosceva.
    Un grande allievo può far grande il maestro.
    Una volta, a Zinal, quando i francesi non me lo lasciarono avvicinare, io forzai il blocco e ci ritrovammo insieme. “Mi farai da guardia del corpo e terrai lontano la calca”, mi disse in quell’inglese miracoloso che nessuno capiva, ma s’intendeva. Scendemmo in albergo e nessuno si avvicinò: sembrava indispettito, come un bambino con cui nessuno vuol giocare.
    Aveva la gravità d’un uomo e la personalità d’un bambino. Intendo il meglio di tutt’e due.
    La vita ci portò lontano, anche se vivevamo molto vicini.
    Ognuno seguitò la sua strada, sotto la stessa luna, tra queste stesse pietre, tra la gente: la stessa.
    Poi lui morì, lasciando un vuoto sereno. Lui non morì, perché non c’è morte.
    Senza distacco, senza dolore; l’esistenza ci ha portati un poco più lontani, anche se siamo vicini come non mai. Ognuno segue la sua strada infinita: sentieri ombrosi e colli, deserti e fresche sorgenti; la stessa luna, altre lune; lo stesso cielo, altri cieli.
    Resta un bastone, un pezzo di universo. A quel bastone lui ha donato una reliquia di spirito. E’ il bastone del viandante, pellegrino dell’universo, a cui si appoggia lo spirito bambino, malfermo come quello del vecchio.




    [nota mia: Deshimaru regalò a Barioli un bastone (kyosaku), uno di quelli che i monaci zen usano durante la meditazione]

  8. #8
    zen nun
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    Predefinito la pace della montagna

    Di tutti i miliardi di pagine di filosofia, storia e trattati sullo zen che ho letto, questa è e rimane per me il top: sta sulla quarta di copertina di un libro che va sotto il nome di altri, ma che in realtà ho messo insieme dalla prima parola fino all'ultima io - Il pensiero religioso di Taiseh Deshimaru Roshi - maestro zen del XXI secolo.
    Più che quello che "dice", è il sentimento con cui arrivi in fondo a questa lettura il vero messaggio del testo. Da leggere lentamente.





    Nessuno arriva alla cima della più alta montagna.
    Nessuno comprende questo luogo misterioso.
    Né Buddha, né Dio, nessun santo, nessun saggio può esprimerlo
    Con la virtù dell'eloquenza,
    Neanche con il silenzio.
    Studiando profondamente e spingendo lontano le nostre ricerche,
    Arriviamo in questo luogo;
    Anche se guardiamo tutto il giorno, è come se non avessimo occhi;
    Anche se ascoltiamo tutta la notte, è come se non avessimo orecchie.
    Melodia di un'arpa senza corde,
    Di un flauto senza fori,
    Questa musica solleva i cuori più freddi,
    La sua armonia sconvolge lo spirito più ironico.
    Il soggetto e l'oggetto scompaiono entrambi,
    L'attività dei fenomeni e la profondità della Saggezza si assopiscono.
    Non più ansietà, progetti, calcoli,
    Non si pensa più.
    Il vento cade, le onde scompaiono,
    L'oceano s'acquieta.
    Con la sera, il fiore si chiude, le persone se ne vanno,
    Allora, la pace della montagna diventa profonda.

    Taisen Deshimaru Rôshi

  9. #9
    Vittima del kali yuga
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    mille grazie per il tuo contributo satya.
    Scrivi pure qua, se poi la discussione dovesse scendere, la riporteremo su, con un bel "up" o, creando una mega discussione in rilievo contenente i pezzi più belli del forum.

  10. #10
    Vittima del kali yuga
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da satya
    Di tutti i miliardi di pagine di filosofia, storia e trattati sullo zen che ho letto, questa è e rimane per me il top: sta sulla quarta di copertina di un libro che va sotto il nome di altri, ma che in realtà ho messo insieme dalla prima parola fino all'ultima io - Il pensiero religioso di Taiseh Deshimaru Roshi - maestro zen del XXI secolo.
    Più che quello che "dice", è il sentimento con cui arrivi in fondo a questa lettura il vero messaggio del testo. Da leggere lentamente.





    Nessuno arriva alla cima della più alta montagna.
    Nessuno comprende questo luogo misterioso.
    Né Buddha, né Dio, nessun santo, nessun saggio può esprimerlo
    Con la virtù dell'eloquenza,
    Neanche con il silenzio.
    Studiando profondamente e spingendo lontano le nostre ricerche,
    Arriviamo in questo luogo;
    Anche se guardiamo tutto il giorno, è come se non avessimo occhi;
    Anche se ascoltiamo tutta la notte, è come se non avessimo orecchie.
    Melodia di un'arpa senza corde,
    Di un flauto senza fori,
    Questa musica solleva i cuori più freddi,
    La sua armonia sconvolge lo spirito più ironico.
    Il soggetto e l'oggetto scompaiono entrambi,
    L'attività dei fenomeni e la profondità della Saggezza si assopiscono.
    Non più ansietà, progetti, calcoli,
    Non si pensa più.
    Il vento cade, le onde scompaiono,
    L'oceano s'acquieta.
    Con la sera, il fiore si chiude, le persone se ne vanno,
    Allora, la pace della montagna diventa profonda.

    Taisen Deshimaru Rôshi
    complimenti, veramente bello. Posso chiederti quale luogo ti ha ispirato questa magnifica poesia? (anche se poesia mi pare limitato come termine)

 

 
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