Damiano ai cancelli di Mirafiori: pensioni, addio "scalone"
Un gesto simbolico compiuto con la naturalezza di chi riprende una vecchia consuetudine. È la prima volta che un ministro del Lavoro si presenta davanti ai cancelli della Fiat perfettamente in tempo per il cambio di turno, alle 14. Ma per Cesare Damiano non c´è nulla di strano: stringe mani e si presenta, ascolta i problemi e gli umori degli operai rispondendo alle loro domande. E incontra i vecchi amici con cui ricorda le battaglie condotte insieme da sindacalista della Fiom.
Il ministro diessino risponde alle domande dei lavoratori su salari, instabilità, legge 30. E pensioni. A chi gli chiede «cosa si può fare per lo scalone del 2008» fissato dalla riforma del centrodestra, Damiano risponde che «noi vorremmo renderlo meno ripido». Come, aveva già provato a spiegarlo prima: «Per le pensioni sono convinto che il punto di riferimento sia la legge Dini che ha prodotto grandi novità, tra cui l'equiparazione del lavoro pubblico a quello privato», aveva detto a margine dell'assemblea dell'Unione industriale di Torino.
Rispetto alla riforma Maroni serve quindi «un'uscita più dolce, più flessibile e graduale». Niente «scalone» quindi, ma bisogna studiare «soluzioni alternative. Le studieremo al tavolo della concertazione – spiega Damiano - e poi si tratterà di fare un esame ai tanti problemi legati alle pensioni, come ad esempio mettere mano alle integrative, non solo nel privato ma anche nel pubblico per il lavoro atipico».
Risposta secca alla domanda se il governo abbia pensato all'innalzamento dell'età pensionabile per le donne: «È una discussione che non abbiamo fatto». Stessa risposta che ottengono, a Roma, i leader sindacali nel corso dell'incontro con il governo: «Il governo - riferisce il leader della Cisl Raffaele Bonanni - a parte l'abolizione dello scalone, smentisce, quello che hanno pubblicato i giornali. In particolare la riforma della previdenza e l'innalzamento dell'età pensionabile per le donne».





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