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  1. #1
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    Regno d'Italia > They challenge science to prove the existence of God. But must we really light a candle to see the sun?
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    Arrow Breve storia dei Neo-Con

    J. Lobe, A. Olivieri (a cura di), I nuovi rivoluzionari. Il pensiero dei neoconservatori americani.

    I nuovi rivoluzionari. Il pensiero dei neoconservatori americani raccoglie alcuni dei più importanti saggi, articoli di giornale, lettere aperte al Presidente, dei più autorevoli intellettuali e funzionari che, con tutte le loro specifiche differenze, si riconosco o sono riconosciuti come appartenenti a un movimento, una lobby, un gruppo, oggi particolarmente influente nel determinare la politica estera e di sicurezza statunitense, che viene definito neoconservatore. Gli articoli e saggi pubblicati riguardano cinque tematiche chiave della loro dottrina neoconservatrice: 1) il ruolo geostrategico degli Stati Uniti, 2) la nuova dottrina militare, 3) gli Stati Uniti e la comunità internazionale, 4) Medio Oriente e guerra al terrorismo, 5) la Cina. Un'analisi di questi saggi è utilissima non solo alla comprensione della dottrina neoconservatrice, ma anche a svelare i presupposti ideologi e il fondamento teorico dell'attuale Dottrina Bush, così come espressa in numerosi interventi del Presidente, dai Discorsi sullo Stato dell'Unione (gennaio 2002, 2003, 2004) al Documento sulla strategia sulla sicurezza nazionale (settembre 2002). Questa dottrina affonda le sue radici nel pensiero dei neoconservatori, e ricalca progetti e proposte già avanzate da istituzioni come l'American Enterprise Institute (Aei) o il Project for the New American Century (Pnac), punte di diamante dei think tank neoconservatori, e i cui membri ricoprono cariche di primo piano nei settori strategico-militari e politici dell'amministrazione Bush.
    L'espressione 'neoconservatori' o 'neocon' ricorda come molti dei rappresentanti di questo gruppo, a differenza dei conservatori tradizionali, provengono da un passato liberal o di sinistra. Ma questa etichetta è troppo sintetica per fotografare una realtà più complessa. I neoconservatori sono un gruppo di intellettuali, accademici, analisti e funzionari politici, lobbysti dell'industria militare, incredibilmente compatto ma al tempo stesso variegato. Al primo nucleo di intellettuali ebrei americani che a seguito che conflitto arabo-israeliano del 1967 e al successivo isolamento internazionale di Israele si erano allontanati dall'ala liberal e dal Partito democratico per fondare l'ideologia neoconservatrice, si sono uniti i rappresentati di un parte del partito repubblicano, con stretti legami con l'industria della difesa e caratterizzati da forte impronta ideologico-religiosa di matrice puritana, che affonda le sue radici nel senso di missione civilizzatrice dei primi pellegrini, missione oggi intesa come dovere-potere degli Stati Uniti di espandere nel mondo i 'valori americani', libertà individuale e democrazia.
    Durante la guerra fredda i neoconservatori hanno criticato la politica di distensione e di equilibrio sostenuta dagli esponenti della scuola 'realista' e da amministrazioni come quella di Jimmy Carter, ed hanno invece promosso e favorito la «strategia di militarismo aggressivo mirata a far ritirare il nemico (roll-back strategy) appoggiata dall'idea che 'non esiste alternativa' (There Is Not Alternative o Tina) al modello americano di liberalismo di mercato» (p. 15) promossa dall'amministrazione Reagan (prima di aderire al piano di reciproco disarmo intrapreso col Presidente Gorbaciov osteggiato da molti neoconservatori).
    La caduta del muro di Berlino, il progressivo declino della ex Unione Sovietica, con la conseguente fine della guerra fredda, segnano un passaggio chiave nell'elaborazione della dottrina neoconservatrice. Con la caduta di quello che per quarant'anni era stato il nemico, lo spettro del comunismo, contro cui armarsi e da cui proteggersi, la dottrina neoconservatrice doveva sviluppare una nuova visione geostrategica che guidasse la politica estera statunitense nel ventunesimo secolo. Con la fine della guerra fredda si apriva uno scenario geopolitico completamente nuovo nel quale gli Stati Uniti giocavano per la prima volta nella storia il ruolo di unica super potenza mondiale. Charles Krauthammer, fotografò questo scenario con una espressione particolarmente efficace parlando di «momento unipolare».
    Di fronte al nuovo ruolo degli Stati Uniti come unica super potenza, i conservatori si divisero riguardo alle strategie future. Da una parte l'ala tradizionalmente conservatrice (i 'paleoconservatori') come Pat Buchanan difesero una riduzione netta degli impegni stranieri degli Stati Uniti e si opposero con forza alla Guerra del Golfo del 1991 contro l'Iraq, individuando in una politica isolazionista la via maestra per tutelare al meglio gli interessi nazionali. Dall'altra i neoconservatori, proprio a partire dalla vittoria statunitense nella Guerra del Golfo, e dalla supremazia poltico-militare dagli Stati Uniti, evidenziarono «l'eccezionale opportunità di rimodellare il mondo alla luce dei propri interessi e valori» (p. 16), sostenendo esplicitamente che «l'obiettivo della politica estera americana avrebbe dovuto essere la trasformazione di quello che Charles Krauthammer aveva definito 'momento unipolare' in una 'era unipolare'» ed estendere un ordine internazionale compatibile sia con i nostri interessi materiali sia con i nostri principi» (p. 50).
    Senza un competitor alla loro altezza nello scenario internazionale gli Stati Uniti esercitano di fatto una supremazia globale: «sulla base di qualsiasi metro politico, economico, militare, culturale, ideologico, di potere nazionale, gli Stati Uniti non hanno rivali, non solo oggi nel mondo, ma si potrebbe sostenere, nella storia umana» (p. 73). Così gli Stati Uniti, per i neoconservatori, hanno il dovere e la missione di mantenere la pace nel mondo e di esportare i propri valori di libertà e democrazia. Ma Who is the Enemy? (pp. 124 sgg.), chi è il nemico nell'era post guerra fredda? Apparentemente «il messaggio dell'undici settembre è forte e chiaro, senza lasciare spazio ad ambiguità: il nemico è l'Islam militante» (p. 127). In realtà nel progetto di supremazia globale neoconservatrice i nemici sono molti. Sono tutti quei paesi e quei popoli che vantano ragioni politiche, ideologiche, culturali, reali o potenziali, per opporsi alla supremazia statunitense. Particolarmente sprezzanti sono gli attacchi di alcuni intellettuali neoconservatori contro la 'Vecchia Europa', e in particolare la Francia (p. 60), colpevole, come nel caso della guerra in Iraq, di aver tentato di riportare l'agenda politica internazionale all'interno del foro del Consiglio di Sicurezza (istituzione del tutto superata per i neoconservaori. Cfr. pp. 100-101), trattando così da pari gli Stati Uniti e minacciando lo spettro del diritto di veto. Nemici sono la maggior parte dei paesi arabi musulmani, la Siria, l'Iran, l'Iraq, la Libia, il Sudan, lo Yemen, il Libano, e i gruppi di musulmani militanti che operano non solo in tutti paesi arabi, anche quelli politicamente più vicini agli Stati Uniti, dall'Arabia Saudita all'Egitto al Pakistan, ma anche nel resto del mondo, Europa e Stati Uniti compresi. Ma nemici dichiarati, e citati espressamente negli articoli e nelle lettere aperte al Presidente di istituzioni come il Pnac e l'Aei, sono anche le potenze asiatiche che cominciano a minacciare direttamente l'economia e la supremazia politico-militare statunitense, in particolare la Cina e la Corea del Nord, ma con una attenzione vigile anche sull'India e sulla Russia. Gary Schmitt, direttore esecutivo del Pnac, afferma tranquillamente che «la verità è che gli Stati Uniti non possono rimandare troppo a lungo il confronto con la Cina. In fondo, sono le ambizioni della Cina a rendere un conflitto inevitabile» (p. 147).
    Paradossalmente, con la fine della guerra fredda i nemici (reali o potenziali) degli Stati Uniti sono aumentati (qualche miliardo di persone circa). Per questo uno degli imperativi dei neoconservatori è, dopo i tagli dell'amministrazione Clinton, la necessità di un aumento costante dei fondi destinati alla difesa e alla sicurezza nazionale (intanto la Cina aumenta le spese militari del 17% ogni anno. Cfr. p. 146), aumenti prontamente concessi dall'amministrazione Bush.
    Nell'era del terrorismo post 11 settembre, dell'Asse del Male e dello scontro di civiltà contro l'estremismo islamico, l'alleato più fedele degli Stati Uniti, fortemente appoggiato dall'influente lobby ebraica aderente ai think tank neoconservatori, è lo Stato di Israele, e lo scontro - di cui la guerra in Iraq è solo una premessa, quasi un avvertimento - si gioca nell'area geostrategica mediorientale. Ma la prospettiva neoconservatrice è proiettata su una supremazia globale e in primo luogo sull'Asia.
    Nella dottrina neoconservatrice, le istituzioni come le Nazioni Unite, il Consiglio di sicurezza, e la Corte penale internazionale, rappresentano un ostacolo all'implementazione di questo progetto di egemonia politico-militare globale, frutto di una vecchia strategia dell'equilibrio e dei rapporti multilaterali che nell''era unipolare' non ha più senso e utilità conservare. Nell'era unipolare non sono necessari né fori di discussione multilaterale (le Nazioni Unite) né arbitri che sanzionino le infrazioni (la Corte penale internazionale). Alleanze occasionali, «coalizioni di volenterosi», possono comunque essere utili a fornire appoggio logistico e legittimazione politica ad interventi militari statunitensi, ma non sono assolutamente necessari (come dimostra la guerra in Iraq, sia nel 1991 che nel 2003). C'è un'unica potenza, un unico giocatore, un unico arbitro, rappresentante dell'Asse del bene, che decide chi sono i nemici, e come e quando punirli (perfino preventivamente, perché, come ha insegnato l'esperienza dell'Olocausto, non bisogna aspettare che il male si realizzi, bisogna prevenirlo: «un attacco preventivo contro Hitler ai tempi di Monaco avrebbe comportato una guerra immediata, piuttosto che la guerra che è scoppiata successivamente. Dopo è stato molto peggio». L'egemonia globale è un dovere per gli Stati Uniti, sia per la propria supremazia militare, che per la propria supremazia culturale, incarnata nei valori di libertà e democrazia che l'America rappresenta.
    Il ruolo e l'influenza dei neoconservatori sull'amministrazione Bush è determinante. Il bilancio dei costi/benefici - non solo del conflitto iracheno, ma di tutta la dottrina neoconservatrice, con il suo interventismo militare, la guerra preventiva, la rottura del multilateralismo propria delle Nazioni Unite, l'attacco alla Corte penale internazionale - determinerà le fortune o l'eclissi di questo particolare gruppo di pressione politica, strategica, militare, definito neoconservatore. Ma come ricorda Pat Buchanan il movimento neoconservatore è come una marea, che «ha la capacità di riemergere, spesso a distanza di anni, sulla scena della politica estera americana» (p. 41).
    http://dex1.tsd.unifi.it/jg/it/index.htm?books/lobe.htm

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  2. #2
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    Bellissimo articolo!!!

  3. #3
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    Thx.

  4. #4
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    Scusi, ma devo mencionare che i conservatori americani non usiamo la parola neocon. E' una parola che le persone di sinistra sempre cercano attaccare a noi. Loro dicono molto su chi e' e chi non e' un neocon, ma non ho mai conoscuito nessuno americano che dice di essere un neocon.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Christine
    Scusi, ma devo mencionare che i conservatori americani non usiamo la parola neocon. E' una parola che le persone di sinistra sempre cercano attaccare a noi. Loro dicono molto su chi e' e chi non e' un neocon, ma non ho mai conoscuito a nessuno americano che dice di essere un neocon.
    Hai ragione ma da quando è stata coniata e soprattutto dalla prima presidenza G.W.Bush, è entrata rapidamente nell'immaginario collettivo insieme alle altre declinazioni abbinate alla parola conservatore.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da W. Von Braun
    Hai ragione ma da quando è stata coniata e soprattutto dalla prima presidenza G.W.Bush, è entrata rapidamente nell'immaginario collettivo insieme alle altre declinazioni abbinate alla parola conservatore.
    Forse in italiano non ha le connotazione cattive che ha in inglese.

  7. #7
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    Già..qua in Italia i conservatori americano vengono definiti con varie sigle..che vengono poi applicate anche ai politici italiano:
    teocon,paleocon,neocon ecc.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Nicki
    Già..qua in Italia i conservatori americano vengono definiti con varie sigle..che vengono poi applicate anche ai politici italiano:
    teocon,paleocon,neocon ecc.
    Qua sono i democrats che cercano darci quelli nomi. Ricordo che durante la ultima elezione un democrat ha dato del neocon a Dick Cheney, e lui lo ha detto che non era uno conservatore nuovo, che sempre era stato conservatore.

    Con significa truffatore.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Nicki
    Bellissimo articolo!!!
    NON BELLISSIMO.......
    MA STUPENDO

  10. #10
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    Questo e' in inglese, e non e' un sito conservativo, ma...:
    http://www.deanesmay.com/archives/005616.html

    December 03, 2003

    The "Neocon" Slur

    I'm tired of the word "neocon." It's not just that the word has no fixed meaning, which is irritating enough. It's that it's a slur.

    To understand this word, we must know its origin. Back in the early 1970s, a group of left-wing intellectuals started questioning some left-wing dogma and began saying that, in at least some areas, the right had some good points. The main departure point was communism, which too many on the left tended to deal with softly, or in morally relativistic terms. There were other areas of questioning of extreme left dogma, but national defense was the core of it. Some of these people who questioned left-wing dogma eventually formed their own political journals because, even though they still considered themselves members of the left, they were often ostracized in traditional left-wing circles.

    In fact, one of the ways they were ostracized by the left was by giving them a snotty, derisive name. The left dubbed them "neocons," as a way of implying that they were once liberal but had newly become conservatives instead.

    By the way, by coincidence, a large number of these renegade liberals, these "neocons," were Jewish intellectuals. I only mention that because it becomes important later.

    Anyway, by 1980, most of the neocons had walked out of the Democratic Party, and away from the Left. A few latched on to the "neocon" slur and made it their own (sort of the way gay people have latched on to "queer"). After all, anyone who really looked at what they believed would have a hard time calling them truly conservative, since most of them were still broad-minded reformers and not traditionalists. A few decided to call themselves libertarians. Eventually, though, most of them just went ahead and started calling themselves "conservatives."

    Arguably, there hasn't been any such thing as a neocon in 20 years. Unless, I suppose, you call anyone who walks out of the Democratic Party and starts voting Republican a "neocon," the word just doesn't mean anything.

    What's bizarre is that, since 9/11, angry left-wing critics have started dubbing just about everyone who disagrees with them on defense matters a "neocon." Democrat, Republican, socialist, capitalist, it doesn't matter. If you supported the effort to liberate Iraq, you are a "neocon."

    People who've considered themselves conservative Republicans their whole lives, like Dick Cheney and Donald Rumsfeld, are now routinely called "neocons." Democrats who support the war effort get called "neocons." People who voted for Gore who think Iraq was the right thing to do are called "neocons." Pretty much anybody who thinks that America needed to take out Saddam Hussein and start the process of reforming the thug-regimes of the Middle East, or who thinks the liberal democratic state of Israel has a right to exist and is not the moral equivalent of Yassir Arafat's terrorist-regime, is now dubbed a "neocon."

    There is also a subtle undercurrent among some (not all, but some) who use the term that a "neocon" is really someone who's either Jewish, or secretly influenced by Zionist thinkers.

    It's bugged me for some time, though: why "neocon?" Why label people with a 30 year old slur that described a group of people who are now either very old, or dead? Why is it so popular now, all of a sudden? Then something occurred to me.

    "Con," supposedly short for "conservative," also sounds like "con" as in "con artist" or "liar."

    Furthermore, by adding the term "neo" to it, you have a word that sounds more sinister, as in "Neo-Nazi."


    I don't get mad when someone calls me a "neocon." It's like someone calling me a Communist. I recognize it as a snotty, somewhat bizarre non-sequitur. I also don't much care, since people who have to descend to juvenile name-calling and cheap labeling are obviously not very bright anyway. It's like having a 9-year-old say, "you're just a big stupid-head!"

    Still, I think it's worth noticing that "neocon" is so popular among the lefty hatemongers precisely because it makes you sound like a Neo-Nazi liar. Or just a tool of scheming Jews.

 

 

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